Dopo la scuola, in vacanza si impara

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 18 giugno 2012, www.ilmattino.it

Finite le scuole, i ragazzi sono in vacanza. In tutta Europa e in nord America si sguinzagliano a cercare lavoretti per qualche settimana, o mese. Per guadagnare un po’ di soldi, e per imparare qualcosa di diverso da quel che c’è sui libri di scuola.
In Italia l’esperienza dei lavoretti estivi è poco frequentata. In gran parte perché i genitori degli studenti si sentono diminuiti quando i loro figli fanno lavori umili, che non hanno niente a che fare con la magica qualifica di “dottore”.
Non sono solo i genitori, però, a mostrare questo atteggiamento di disprezzo verso i lavori pratici, spesso fisici, dove qualcuno ti insegna rapidamente come fare una certa cosa, e poi tu devi farla.
Tutto il sistema scolastico, e gran parte dei dirigenti politici hanno strenuamente ostacolato l’adeguamento della scuola italiana agli standard internazionali, dove da decenni gli stage di lavoro pratico (anche durante la scuola) sono considerati strumenti importanti non solo nella formazione universitaria, ma anche nelle scuole superiori. Si è cercato di mantenere quanto più separato possibile il mondo dell’istruzione da quello della formazione al lavoro, come se si trattasse di due cose diverse. Mentre sono entrambi momenti necessari allo sviluppo della personalità e delle sue competenze, indispensabili perché la persona impari a vivere nel proprio tempo ed affrontare le sue sfide.
Uno dei sintomi di malessere più vistosi che i pazienti, soprattutto giovani, portano nelle terapie psicologiche, è il senso di scollamento tra quello che hanno imparato e ciò che la società chiede poi loro di fare, e la fatica che sperimentano nel cercare di rispondere in modo flessibile e creativo, senza sentirsi umiliati o diminuiti.
Anche da questo punto di vista i “lavoretti estivi“ hanno una funzione didattica e psicologica molto importante. Più si parte dal basso, infatti, più ogni avanzamento, anche piccolo, nutre poi l’autostima e la sicurezza personale, mettendoti in grado di affrontare con efficacia cambiamenti e adeguamenti a richieste diverse.
Ogni tycoon ha i suoi racconti prediletti, che si riferiscono sempre a inizi umili, difficili, lavori per nulla gloriosi che hanno insegnato loro moltissimo. Non per nulla uno dei maggiori industriali del mondo, Leonardo Del Vecchio, si è formato dai Martinitt, la scuola del Comune di Milano per i bambini orfani o bisognosi, come prima di lui anche Angelo Rizzoli, Angelo Motta, e tanti altri.
Queste esperienze ti passano l’insegnamento fondamentale: dovrai sempre, di nuovo, imparare, interessandoti a ciò che fai, perché in ogni lavoro esprimi te stesso, le tue capacità. Esattamente il contrario dell’idolatria per la “posizione sociale” (studente, laureato, etc.), che ti rende dipendente da fattori esterni (che possono perdere di valore in qualsiasi momento), mentre chi vale sei tu, con la tua abilità nell’imparare ciò che serve.
Oggi, poi, la ricerca dei lavoretti offre altri insegnamenti importanti, che difficilmente si potrebbero impartire con predicozzi a tavola. I ragazzi, ad esempio, dovranno spesso gareggiare per avere il lavoro, ed essere poi capaci di tenerlo, con persone che vengono dal resto del mondo, extracomunitari e extraeuropei (capiterà poi anche finiti gli studi). Non sarà facile, ma farà loro molto bene. Queste persone, incalzate da bisogni economici elementari, hanno infatti una spinta vitale che i nostri figli e nipoti, molto più garantiti nelle loro esigenze essenziali, hanno smarrito. Ritrovarla, è forse più importante del voto di laurea. E il lavoretto estivo può essere un buon allenamento.

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One Response to Dopo la scuola, in vacanza si impara

  1. eglepiediscalzi says:

    La spinta vitale di cui parli, è la base di una vita vissuta non per delega.
    Molti adulti l’hanno smarrita per strada per cui è difficile insegnare
    qualcosa che ci siamo fatti rubare, abbiamo perso o pensiamo sia dannoso.
    Per fortuna, per quanto possiamo metterli all’ingrasso non tutti i giovani
    accettano.
    Il sistema scolastico,dove al 90% la relazione tra teoria e pratica è ormai pari a zero,
    mi sembra più un luogo fuori dal tempo che al servizio della vita presente.
    egle

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