L’altro volto delle città d’agosto

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 6 agosto 2012, www.ilmattino.it

Quando le grandi città sotto il sole rovente d’agosto vengono abbandonate, svuotandosi cambiano volto e carattere. Nei grandi quartieri dove tutti correvano a far soldi in un modo o nell’altro, rimangono quelli che soldi non possono farne affatto, o per vocazione o per necessità. I vecchi, i bimbi che non hanno chi gli badi, gli sbandati, quelli un po’ strani. Gente che non è più (o non è mai stata) una “ruota del ciclo produttivo”. Ma dà un’importante lezione ai produttori in vacanza.
Quale? Quella di badarsi l’un l’altro, invece di correre come dei disperati. E, prima ancora, di guardarsi, parlarsi, raccontarsi, ascoltare.
L’altro, infatti, è interessante, se solo ci fermiamo a guardarlo. Come dimostra l’arte, quella buona, vera, che è poi sempre un raccontare, descrivere, dipingere, mettere in musica l’altro. Il quale a sua volta si rivela sempre (lo si scopre se si smette di correre e ci si ascolta reciprocamente), essere in fondo una parte di noi, quella che non corre sui percorsi di tutti. Non quella che ci piace raccontare per vincere premi, non la “ruota del ciclo produttivo”. No: quella strana davvero, quella che gli altri lasciano in città col cane, le piante, il bimbo strano anche lui.
Nella città affollata, in movimento, non li vedi: sono chiusi in cucina, o fuori su una panchina (se la trovano, e non fa troppo freddo); i ragazzini all’oratorio, non in sala giochi, dove gli altri gli prendono i soldi, e li spingono via.
Nelle terapie che fanno gli altri, i “produttori” (quelli che possono pagarsele), il popolo diverso compare di sfuggita: si dice di qualche assegno a lui destinato da Enti o Onlus, di pensioni, di malattie quando si aggravano. Anche lì non vengono molto visti, e tantomeno ascoltati: sono soprattutto una diversità, un’anomalia, brutti anatroccoli tra i cigni Swarovski che quasi tutti vorrebbero essere. Ma questo non vederli, non prendere in considerazione l’altro che produttore non è (non è mai stato, forse non sarà mai), silenziosamente ci fa ammalare. Come mai?
Perché neppure noi siamo solo e soltanto buone ruote produttive. Ci sono tipi strani dentro di noi, che ogni tanto dovremmo lasciare uscire dalle loro cucine mezze rotte, sedendoci accanto sulle panchine sgangherate, rimandargli la palla sfuggita da un gioco solitario e un po’ goffo, in un giardinetto non frequentato dai coetanei di successo.
Sarebbe meglio ascoltarli e parlarci, come fanno tra loro adesso, abbandonati (ed anche liberati) in città, senza capifamiglia esigenti, figli pretenziosi, vicini giudicanti e imbarazzati.
Perché, penserete, perder tempo coi perdenti (domanda poco tenera, ma non stupida)? Forse perché la vita, a guardarla bene (anche dal punto di vista clinico), non è una gara come ci insegnano fin dalle scuole, e capire questo è già il primo modo di non gettarla via.
In fondo, i veri malati (anche dal punto di vista psicologico) sono quelli che si immaginano di essere impegnati a vincere gare che si sono inventate loro. A volte quelli fuggiti dalle città, che rischiano di rovinarsi le vacanze sforzandosi di essere nel posto più bello, più alla moda, più tutto.
I rimasti in città (abbandonati o liberati?), senza pensarci ma incontrandosi, guardandosi, parlandosi, facendosi piccole cortesie (e forse qualche dispetto), ci insegnano invece che la vita non è un correre, ma un trascorrere (nel modo meno dannoso possibile a sé e agli altri), un periodo, una condizione, un essere in un certo modo: il tuo. E dei tuoi preziosi fratelli strani, scoperti o ritrovati solo ora, che il regolamento della corsa è stato sospeso. Almeno per un mese.

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5 Responses to L’altro volto delle città d’agosto

  1. PolSer says:

    bello. bellissimo articolo per il mese d’agosto. ti rinnovo l’invito a venirci a trovare qui http://coatesa.wordpress.com/ a due passi da milano per “badarsi l’un l’altro, invece di correre come dei disperati. E, prima ancora, di guardarsi, parlarsi, raccontarsi, ascoltare” paolo ferrario e luciana quaia

  2. Pingback: L’altro volto delle città d’agosto, da Diario di bordo di Claudio Risè « Politica dei servizi sociali

  3. eglepiediscalzi says:

    Dopo che avremo sospeso la corsa finalmente
    potremo toglierci le scarpe.
    eglepiediscalzi

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