Disorientamento sociale e malessere psichico

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 8 ottobre 2012, www.ilmattino.it

C’è un aspetto nuovo nei malesseri che le persone presentano allo psicologo negli ultimi mesi. Si tratta del “disorientamento”, una sensazione di difficoltà nel muoversi nell’ambiente abituale. E’ un sintomo noto da sempre alla psichiatria, che lo tiene d’occhio come indicatore dello stato di salute della persona.
Chi sta bene sa dove andare, oggi invece questo orientamento è sostituito da sconcerto, che crea incertezza. E, non sapendo bene dove andare, le persone preferiscono fermarsi.
A cosa è dovuto questo disorientamento collettivo, testimoniato dalle persone in cura, ma anche, più banalmente, dai molti sondaggi (come quelli elettorali) che presentano una società sconcertata, priva di una direzione precisa, un programma più o meno condiviso?
Il fatto è che la chiarezza del nostro orientamento psicologico dipende anche da quanto ci riconosciamo nel mondo attorno a noi, nella società in cui viviamo. La società è lo scenario umano in cui è posta la “casa”, la vita quotidiana delle persone, è lo sfondo dell’orizzonte ad esse familiare. Oggi, però, si stenta a vedere nella società un ambiente sufficientemente affidabile, in cui si possa vivere e crescere.
Si è disorientati, e quindi ci si ferma. Si stenta non solo ad avviare iniziative, ma anche a continuare nella vita e negli impegni di sempre.
La forte diminuzione di “energia elettrica” consumata (ha stupito perfino gli osservatori più pessimisti), è un dato economico, ma anche simbolico. Le persone staccano la presa, e fermano se stessi e le proprie attività. Cosa li spaventa? I soldi, certo, sono importanti. Da questo punto di vista, però, gli italiani hanno probabilmente più riserve di altri popoli colpiti. Non solo economiche, ma psicologiche. Nella memoria della gran parte delle famiglie c’è infatti il ricordo tramandato della miseria vera, dell’emigrazione di massa di intere regioni, ed anche della capacità di costruire il benessere con la tenacia e la dedizione.
Queste memorie di povertà antiche, se valorizzate come devono (e non rimosse come vergogne), già contrastano una diffusione ancora maggiore del disorientamento.
A sconcertare le persone, e metterle in difficoltà sono altri fenomeni. Non tanto la corruzione, ma che sia così capillarmente diffusa, ed anzi esibita, sì, questo disorienta. Anche i suoi modi così plateali: che l’esattore della tasse si intaschi il malloppo, sorprende e sconcerta; è normale che le persone reagiscano in questo modo. Così come disorienta il funzionario che parcheggia la macchina ultralusso sul posteggio del disabile, a cui poi buca le gomme quando viene scoperto e deve rimuoverla. E inquieta la festa “scatologica” VIP con feci, urine e Autorità.
Quel “mondo alla rovescia” non è quello familiare al cittadino che non si riconosce nel delinquente abituale, né con la devianza esibita.
Il danno e il costo sociale è immenso, perché il disorientamento in cui questi comportamenti precipitano milioni di persone è un autentico malessere psichico, che può cronicizzarsi, legarsi ad altri disagi, e diventare un elemento invalidante nella vita ed attività delle persone.
Occorre dunque ricostruire un ambiente sociale nel quale (come in ogni organizzazione psicologica sana), le pratiche contrarie all’interesse comune e alle leggi siano eccezioni deplorate e perseguite, e non costume abituale delle categorie dirigenti.
La società con le sue istituzioni deve tornare ad essere parte dell’orizzonte di vita in cui tutti si riconoscono, non una zona inquietante nella quale entrare è malsano e pericoloso, ma presentato come eccitante e (provvisoriamente) redditizio.

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4 Responses to Disorientamento sociale e malessere psichico

  1. E’ sempre molto facile concordare con le lucide analisi del più Grande Maestro che, oggigiorno, cavalca i complessi misteri della psiche umana. Umilmente e in punta di piedi, tuttavia, mi permetto di aggiungere un piccolo inciso: la società sarà anche disorientata e con piena ragione, ma siamo sicuri che “i disorientatori” non siano lo specchio fedele proprio di “questa società?” Giorno dopo giorno cresce forte il sospetto che, molti “disorientati” (molti, non tutti), se avessero l’occasione di mettere le mani nella marmellata si comporterebbero esattamente come i porci, i ladri e i farabutti che siamo soliti vedere nelle cronache giornalistiche. La prova più eclatante della consistenza di questo assioma è costituita dal comportamento dei tanti politici che, da giovinetti, militavano nel MSI. Sono diventati più ladri e farabutti dei democristiani! Eppure ai tempi di Almirante si predicava chiaramente che: “Se uno ruba, deve andare in galera; se ruba uno di Destra, deve andare in galera due volte!” Senza contare, poi, l’inconsistenza culturale che caratterizza “tutti” gli esponenti della destra attuale (la minuscola è voluta, in questo caso) che sono riusciti a emergere. Allargando gli orizzonti, poi, viene da dire che l’italiano, sostanzialmente, fatte salve le debite e doverose eccezioni, ha una massiccia propensione al qualunquismo e alla truffa. Nasce anche da questo dato la scarsa o nulla capacità reattiva alla deriva di malcostume che ci attanaglia e che rende possibile, ai ladri e ai farabutti, di negare l’evidenza, come sistematicamente fanno Berlusconi, Formigoni e Co. Alla fine, quindi, chi è causa del suo mal pianga se stesso. Peccato solo per gli altri… per i “pochi altri”

  2. Si continua sempre a pensare che tutto il malessere dell’Italia derivi dalla politica. Secondo me invece deriva dall’aver delegato la politica nelle risoluzione di ogni problema quotidiano che potesse riguardare le nostre famiglie. Ovvero l’istruzione, il lavoro, la salute, la sicurezza sembrava che dovessero essere ambiti in cui lo Stato e chi lo gestisce ( le burocrazie e la politica) dovessero esercitare una prerogativa in maniera esclusiva. Dopo Tangentopoli l’Italia si è fermata ( per fortuna) e non è ripartita più ( per sfortuna). Proprio perchè gli italiani sembra vogliano attingere sempre a quella vacca grassa che era mamma-stato! Per fortuna quell’epoca è finita ed è arrivata l’epoca di dover ri-centrare la propria vita sul ruolo della società civile. Che, attenzione, non sono gli altri, ma siamo noi con le nostre aspirazioni, le nostre reti relazionali, e la nostra capacità di gestirle e di movimentarle. Se solo recuperassimo la voglia e la capacità di stare insieme, molti malesseri dell’Italia contemporanea scomparirebbero d’incanto. Ed invece si demonizza la libera iniziativa economica o sociale, si demonizza l’intraprendenza e la voglia e la gioia dello stare insieme. Questo si che è un retaggio delle vecchie repubbliche. Non vorrei che si stia realizzando una vecchia profezia tanto in voga alla fine degli anni Ottanta. Ovvero:” Moriremo tutti democristiani!” Vorrete perdonare alcuni toni ironici ed autoironici di questa risposta.

  3. uomo stanco says:

    Vorrei semplicemente far notare che la tendenza a “mettere le mani nella marmellata”, qualora se ne presentasse l’occasione, non è un malcostume tipico degli italiani ma dell’uomo, dell’essere umano, maschio, femmina, trans, bianco, nero o giallo che sia.
    Poi è la cultura, le regole sociali di questo o quel Paese a limitare, a contenere certe pulsioni umane, perciò sfatiamo la leggenda urbana secondo cui nel nostro Paese sarebbe sempre e comunque peggio che altrove.
    Al riguardo fatevi un giro in qualche Paese dell’Europa dell’Est o del Sud America…
    Altro che l’Italia…

  4. galvanor says:

    Uomo stanco, senza offesa, mi sto facendo quattro risate con gli amici leggendo il tuo commento. 🙂 Tralasciando la parte iniziale, che ci porterebbe in una elucubrazione sociologica troppo complessa per il poco tempo che manca all’inizio della partita di calcetto e per la quale basterà dire che pure in Finlandia e Norvegia vi sarà qualcuno che rubacchia: solo che lì è una sporadica e sconvolgente eccezione… da noi è regola.
    Europa dell’Est, Sud America 🙂 Se vuoi posso inviarti la classifica ufficiale dei paesi più schifosi del mondo! E ti confermo senz’altro che ve ne sono alcuni che stanno, in questo caso, “davanti a noi”, tra i quali quelli da te citati e tanti altri in Africa… La cosa non ci consola, però, perché sono davvero troppi quelli che ci “seguono” in classifica. . ed è una ben triste cosa vedersi “in alto” in una scala negativa. Tristissima, poi, vedere che troppi italiani difendono l’indifendibile… la qualcosa contribuisce a rendere questo paese non solo schifoso per i troppi delinquenti e farabutti al potere, ma anche misero per un tessuto sociale quaqquaraquesco e banale. Senza offesa, ovviamente.

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