Pace per Leonardo, e tutti i bambini

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 15 ottobre 2012, www.ilmattino.it

E’ bello che Leonardo, il bimbo trascinato sull’asfalto davanti a scuola per trasferirlo dalla madre al padre, dedichi alla madre un tema sull’ulivo, e la sua qualità di albero della pace. Bello per lui, fresco reduce dalla battaglia tra i genitori (con rispettive famiglie), e segno di speranza per i milioni di persone che si sono appassionati alla sua storia, specchio delle migliaia di bambini che negli ultimi quarant’anni sono stati trascinati e travolti nelle guerre tra i genitori.
E’ indispensabile che queste guerre tra madri e padri finiscano, se non si vuole perpetuare nei figli e nella loro vita affettiva i malesseri psicologici evidenti nella relazione tra i loro genitori, contagiando con l’odio una società che non ha certo bisogno di una “cura” così intossicante.
In questa pace deve impegnarsi direttamente lo Stato, che ha finora trattato l’intera questione badando ai voti e alle pressioni delle lobby, ma con distrazione verso quanto emergeva dalla società. Nella quale la conflittualità tra gli ex genitori ricadeva sull’equilibrio dei figli, sviluppando in loro i più diversi disturbi psicologici, dalle depressioni ai disturbi alimentari, alle patologie borderline, con i loro caratteristici scompensi affettivi ed emotivi.
Questa indifferenza verso la conflittualità tra genitori separati ha fatto sì che l’Italia fosse uno degli ultimi Paesi a varare una legge sull’ “affido condiviso” tra i due genitori, rinunciando così per decenni a premere, nell’interesse del bambino, per una relazione più civile tra gli ex coniugi. Del resto, interi Tribunali tuttora si rifiutano di applicarla (per fortuna altri, grazie alla nostra bizzarra anarchia, l’applicavano già nell’interminabile attesa della sua approvazione).
L’ulivo, la pace tra genitori, per evitare nuove sofferenze ai bambini, impone ora un innalzamento dello sguardo del Paese nel seguire il difficile percorso del bambino dopo la separazione della coppia nella quale è nato e si è formato nella primissima infanzia, la fase più delicata della sua esistenza.
Occorre uscire dal rumore delle lobby, spesso cassa di risonanza degli interessi degli associati, e badare agli impegni assunti anche verso la Comunità Internazionale. Come la convenzione dell’ONU sui diritti del bambino, sottoscritta dall’Italia nel 1991, che prevede che “in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del bambino/adolescente abbia la priorità”. E che: “gli Stati impegnino il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini”.
Questo “sano sviluppo”, come la Società italiana di neuropsichiatria di infanzia e adolescenza riconosce nei suoi lavori, richiede che non vi sia alienazione e distruzione della figura di un genitore da parte dell’altro.
Nel caso di Leonardo il bimbo era stato condotto addirittura a non pronunciare mai il nome del padre. E qui i nostri amministratori e legislatori sono chiamati a sapere, e far valere presso i genitori, che la pronuncia del “nome del padre”, in quanto figura terza che rompe la simbiosi tra madre e figlio, mette il figlio al riparo dalla malattia mentale, e in rapporto col mondo e le sue leggi.
Non è questione personale (come crede la madre accecata dalle proprie emozioni), ma simbolica: senza quel nome non c’è la persona.
Quindi basta grida: né per la strada, davanti alla scuola, né su Internet. Pace. I bambini ne hanno assoluto bisogno.
Cari genitori, siate presenti coi vostri bambini, ma toglietevi dagli schermi e dai video. Sono i vostri figli il mondo di domani.

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One Response to Pace per Leonardo, e tutti i bambini

  1. Roberto B. says:

    Personalmente credo che dietro a certe scabrose storie familiari ci siano delle pesanti psicopatologie dei genitori verso i quali qualunque invito alla ragionevolezzo ANCHE per il bene dei figli è pressoché inutile. Liquidare l’argomento come se si trattasse sempre di una zuffa tra coppiette di primo pelo. come spesso accade, mi sembra porti ampiamente molto fuori strada dalla realtà, ben più impegnativa da affrontare di quella che si avrebbe se si trattasse di semplici litigi tra persone fondamentalmente ragionevoli.
    Credo che si dovrebbero puntare bene i riflettori su chi nella coppia genitoriale ha comportamenti psicopatologici con forti ricadute sulla qualità della vita familiare per dare un senso a qualunque tipo di intervento. Il fatto che spesso i figli vengano messi in mezzo a tale baruffe come strumento per far valere le proprie istanze a mio parere è già un forte segnale di una psiche incapace di rilevare le conseguenze delle proprie scelte sui minori.

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