Quella sofferenza d’amore che uccide

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 22 ottobre 2012, www.ilmattino.it

Carmela, la diciassettenne uccisa a Palermo mentre cercava di difendere la sorella dal suo ex ragazzo, potrebbe aiutarci a evitare che nei prossimi mesi ricominci l’insensata strage di donne che ci ha accompagnato fino all’estate. Dietro questo eccidio, infatti, non ci sono solo i problemi affettivi e psichici degli assassini; c’è anche un buco culturale, un deficit cognitivo che essi condividono con buona parte della società. E che Carmela ha affrontato proprio nel suo ultimo tema.
Nel componimento, commentando una ballata del poeta Petrarca sul rifiuto ricevuto dall’amata Laura, Carmela nota con grande precisione: “La sofferenza d’amore uccide le facoltà mentali”.
Una brava maestra, un grande poeta, e soprattutto la sua anima sensibile hanno portato Carmela dritta al punto centrale della tragedia di cui, di lì a poco, lei stessa sarà vittima: chi soffre per amore, come chi è rifiutato, è già in una situazione di grave disagio psichico. Ciò non diminuisce in nulla la sua responsabilità, tuttavia l’ignoranza su contenuti e dinamiche di questa condizione esistenziale ed affettiva non fa che renderla più potenzialmente devastante.
Petrarca (e Carmela con lui), è molto preciso sulla situazione: la donna prima è gentile ma, quando lui le rivela il suo desiderio, si vela il volto e non lo guarda più. Settecento anni più tardi cosa sa l’uomo medio del terzo millennio circa il proprio stato psicologico e affettivo dopo il “lutto” (come lo chiama più tardi Freud), del rifiuto e dell’abbandono? Certo molto meno di Petrarca, che elaborava, trasformava la situazione psicologica con la poesia; ma forse non di più dell’uomo medio del trecento. Il quale disponeva delle risorse della morale corrente, che organizzava i rapporti affettivi e sessuali secondo regole ben precise, dirette a “contenere” le pulsioni, e quindi capaci di tenere a bada anche le “sofferenze d’amore” per esprimerci con le parole di Carmela.
La società di massa è, invece, contraddittoria. Da una parte fa sembrare tutto possibile, e celebra sia la libertà sessuale per tutti, che una maschilità muscolare e potente, trappola fatale per le personalità più deboli e scompensate. Dall’altra, afferma giustamente il rispetto dell’altra, la donna, dei suoi tempi e progetti affettivi.
Nel frattempo però, Laura, la donna, non ha più quello straordinario strumento di comunicazione e di potere che nella poesia di Petrarca è rappresentata dal velo: la possibilità di celare o svelare il proprio volto in sintonia con ciò che sente. Si è preteso di cambiare le relazioni tra i sessi senza costruire dei filtri simbolici che aiutino le persone a comunicare i sentimenti con una precisione maggiore della parola (sempre insufficiente).
Abbiamo sostituito i riti dell’educazione sentimentale con delle dichiarazioni di principio: naturalmente non funziona.
La pagina di Facebook dell’ex fidanzato, petto nudo e muscoloso e sorriso arrogante (dietro c’è la paura), rivela la mancanza di qualsiasi educazione del sentimento. Senza di essa però, senza una cultura dei sentimenti, con i suoi gesti, i suoi filtri, e i suoi riti, rischia di non esserci più neppure umanità. Come ci mostra Carmela nel suo ultimo tema, senza consapevolezza profonda di cosa sia l’amore e cosa provochino le sue sofferenze, la società rischia di impazzire. E passa dai gesti sconsiderati delle cronache alla fuga dei sentimenti delle grandi metropoli, dove la maggior parte delle persone è single ed ha rapporti temporanei, gestiti a “distanza di sicurezza”, sia affettiva che fisica.
C’è bisogno di brave maestre e maestri per questi ragazzi.

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3 Responses to Quella sofferenza d’amore che uccide

  1. Federico says:

    C’è pure da considerare l’atteggiamento di chi usa la violenza, nelle sue varie forme, come mezzo per risolvere i problemi.
    Queste persone sono ad alto rischio di fare grossi danni

  2. Ogni tanto, presi dai nostri progetti, dal turbinio delle nostre idee e problemi, dal succedersi degli avvenimenti, perdiamo il nostro equilibrio, il nostro centro. Talvolta cio’ avviene senza che nemmeno ce ne accorgiamo, giorno dopo giorno.

  3. Pingback: Provocazioni – Quella sofferenza d’amore che uccide | RASSEGNA FLP: materiali da testate generaliste su Freud, Lacan, la psicoanalisi

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