Servono grandi amori

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 29 ottobre 2012, www.ilmattino.it

Forse, prima e più dell’economia, è malato l’amore. O meglio la nostra capacità di innamorarci, di appassionarci all’altro.
E’ noto (e stradimostrato) come l’innamoramento dia nuove forze, nuove energie e capacità di immaginare cose, prendere iniziative. Oggi però ci si innamora sempre meno. Si costituiscono meno coppie, si rompono più velocemente. Anche il single, poi, non è felice, come sanno bene terapeuti e servizi sociali. Tutto ciò crea depressione e ristagno (anche economico).
In questo panorama desolato Francesco Alberoni, uno dei sociologi italiani più noti nel mondo (i suoi libri sull’amore sono stati tradotti in trenta lingue), lancia una proposta del tutto controcorrente. Mentre la maggior parte (anche dei terapeuti) convivono con le relazioni evaporate della società “liquida”, Alberoni scrive un libro (che chiama senza esitazioni: “L’arte di amare”), che è un inno, ragionato ma anche molto appassionato al: “grande amore erotico che dura”.
Nell’epoca del generale minimalismo amoroso, dove tutti cercano di convincere che va benissimo l’amore senza erotismo, o l’erotismo senza amore, e che comunque, si sa, dopo un po’ l’amore finisce, Alberoni propone un modello di amore non solo intensamente erotico, ma anche che dura nel tempo, e molto a lungo.
E’ chiaro, dalla convinzione e precisione con la quale descrive il fenomeno, che parla di qualcosa che ha sperimentato direttamente, nella propria vita personale e affettiva (oltre ad averlo visto in casi e storie che racconta nel libro). Ed è interessante che una persona che è da molti decenni attiva nel dibattito scientifico internazionale avanzi una proposta oggi al centro delle finora nascoste speranze dei più giovani, che osano (con difficoltà) parlarne solo allo psicoterapeuta: avere una persona amata, che ti ricambi appassionatamente, in una relazione “totale”, fisica e psicologica, di lunga durata.
E’ anche per questo che i ragazzi faticano ad impegnarsi nei rapporti di basso profilo: sognano, anche loro, “il grande amore erotico che dura”.
Una roba che la maggior parte degli adulti, genitori compresi, considerano ormai sorpassata e quasi improponibile. Tutti (o quasi) tranne Alberoni.
Come mai? Perché il grande amore totale è un’esperienza di completo rinnovamento dei due che si incontrano nella coppia e che, così facendo, istituiscono, per certi versi, una “nuova società”. Un fenomeno che riproduce quella situazione di rinnovamento (statu nascenti) tipica anche nei nuovi movimenti religiosi e politici. Questione studiata molto da Alberoni (sulla scorta di Max Weber), ma non tanto nelle nostre istituzioni culturali, che alle parole rinnovamento e passione cominciano a preoccuparsi.
Per innamorarsi, insomma, e far durare l’innamoramento, tenendo insieme esperienze coinvolgenti e diverse come erotismo e libertà, verità e passione, bisogna impegnarsi a rinnovarsi in continuazione, in un continuo, leale e non convenzionale dialogo psicologico e fisico con l’altro.
Così, negli anni, la coppia costruisce la propria “bolla”, un luogo esclusivo e incantato, che è anche quello “della loro verità e purificazione”. Parole forti, sulle quali nei salotti televisivi si sogghigna volentieri.
La situazione che queste parole descrivono, però, è la grande speranza nascosta nel cuore dei ragazzi, disgustati del cinismo degli adulti. E a volte disperati nei loro gesti di rifiuto verso la proposta corrente di identificare l’amore col libertinaggio e la pornografia.
Il vecchio ragazzo Alberoni traccia, da professore appassionato, l’accurata mappa della loro speranza: l’amore erotico che dura.

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2 Responses to Servono grandi amori

  1. Roberto says:

    Recensione che fa venire voglia di leggere un libro… chissà se ne avrò il tempo?
    Comunque spero che nel libro ci si chieda perchè la cultura attuale ha reso “sorpassato” e “improponibile” quello che era stato il progetto di molte generazioni prima.
    Interessante l’accenno al “bisogna impegnarsi a rinnovarsi in continuazione” perchè veramente siccome cambiamo noi, cambia “l’amato” e cambia il contesto in cui ci muoviamo, l’intuizione di 20, 10 anni, o anche solo pochi mesi prima non può reggere. Dobbiamo evolvere insieme.
    Allora forse “sorpassato” ed “improponibile” perchè si nega l’evoluzione?

  2. tamiso claudia says:

    l’ho iniziato ieri sera e già mi piace

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