Disubbidisce al giudice, padre assolto ‘per amore’

Separazioni, sentenza rivoluzionaria a Firenze

Firenze, 20 nov. – (Adnkronos/Catola&Partners/Quotidiano.net) – Condannato dopo la separazione a vedere la figlia per non più di tre ore infrasettimanali e successivamente processato per aver più volte ritardato a riportarla alla madre, un trentottenne professionista fiorentino è stato assolto in primo grado dal tribunale di Firenze perché il fatto non costituisce reato.

La sentenza è di alcuni giorni fa, ma ne danno notizia oggi Fabio Barzagli, presidente del network internazionale Paternita.info, e Marino Maglietta, presidente dell’associazione Crescere Insieme, cui si deve il disegno di legge 54/2006 sull’affido condiviso.
“Sentenza rivoluzionaria”, esulta Maglietta. “Vittoria della ragionevolezza”, aggiunge l’avvocato Elisabetta Bavasso, difensore dell’imputato. “Un ottimo provvedimento pilota”, commenta Giancarlo Ragone, in Italia il primo consigliere comunale (comune di Bari) incaricato di promuovere la Bigenitorialità.

Si tratta in ogni caso di una sentenza innovativa, che prelude a una giurisprudenza più attenta alle aspettative dei genitori svantaggiati nella frequentazione dei figli (quasi sempre i padri), sollecitando implicitamente norme più equilibrate.

La vicenda inizia nel 2003, quando la bambina, allora di 18 mesi, è affidata dal tribunale alla madre per sei notti alla settimana e al padre, allora trentenne, solo il mercoledì pomeriggio, dopo la scuola e fino alla mattina seguente. Nel gennaio 2009, però, il giudice Mario Miranda toglie al padre anche questo diritto: deve assolutamente riportare la figlia alla madre entro le ore 20.

Dopo sei anni ininterrotti di quell’unica abitudine è un strazio tale che l’uomo, per 8 mercoledì consecutivi, si tiene la bambina, con la madre che denuncia il fatto e ogni volta gli manda a casa i carabinieri. Per quanto il giudice istruttore Domenico Paparo ripristini i pernottamenti del mercoledì, la giustizia fa il suo corso e si va a processo. Il rischio: fino a tre anni di carcere. Adesso la sentenza. E’ stato lo stesso PM Raffaella Laudato a chiedere l’assoluzione, richiesta accolta dal giudice Maria Teresa Scinicariello della 1° sezione penale.

“Aspettiamo le motivazioni”, dice l’avvocato Bavasso, “ma sembra che il giudice abbia valutato i comportamenti del padre non come disobbedienza al provvedimento giudiziario, bensì come proseguimento del dovere di cura verso la figlia. Cenare insieme, mettere a letto, raccontare una favola, svegliare, fare colazione, portare a scuola. Come avrebbe motivato l’addio improvviso? Come dirle: da oggi non resti più a dormire da papà, staremo insieme solo 3 ore? E come avrebbe reagito la bambina?”

Una sentenza molto importante perché tutt’altro che scontata, ricorda Barzagli: “Un precedente”, spiega, “che apre nuove possibilità e interpretazioni per i tanti padri separati e per gli stessi figli in difficoltà nel vedersi, amarsi e crescere insieme. La magistratura ha dimostrato di saper distinguere tra un padre che elude un provvedimento e uno che invece ama sua figlia”.

Leggi tutto su paternita.info

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