Natale, mai come oggi è atteso il Bambino

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 24 dicembre 2012, www.ilmattino.it

Per una volta si sente il bisogno che il Babbo (Natale) si faccia da parte e ci lasci contemplare in silenzio il figlio, il bambino Gesù. Anche chi scrive, da sempre convinto della insostituibile funzione del padre, in questo caso sente (anche nelle testimonianze di chi soffre, e chiede cure), il bisogno del figlio, della presenza nuova e misteriosa che arriva nella notte, dall’inconscio, ed inaugura un tempo diverso da quello precedente.
Mai il bambino Gesù è stato più atteso di oggi. Mai come oggi è stato quindi facile cogliere l’aspetto simbolico di questa immagine, la forza dinamica che essa contiene e che ci trasmette con la sua apparizione.
Il bambino è il nuovo: la nuova vita, il nuovo modo di essere, ciò che comincia ora. È il rinnovamento: una necessità psicologica e biologica fortissima, costante nell’essere umano, in cui si ripresenta ciclicamente.
Per questo l’arrivo del Fanciullo Divino (archetipo antichissimo) è così amato, e sempre atteso, pur nel frastuono degli auguri, dei regali, dei gesti: è colui che porta il tempo nuovo. Leggi il resto dell’articolo

La fine del mondo per ricominciare

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 17 dicembre 2012, www.ilmattino.it

Milioni di persone, nei vari continenti, sono convinte che il mondo stia per finire. Preoccupati dalle manifestazioni di panico, dagli spostamenti di masse in cerca di rifugi ed altre manifestazioni imprevedibili, alcuni governi hanno diffuso comunicati ufficiali spiegando perché il mondo non finirà. Così ha fatto anche la NASA, agenzia spaziale americana, assicurando che nel cosmo tutto è tranquillo.
Cosa significano, però, queste periodiche e collettive convinzioni che tutto finisca?
Nel mondo prendono forma ciclicamente movimenti più o meno estesi, impegnati a diffondere l’attesa della fine. Qualcuno ne profitta per guadagnarci denaro o potere, magari come capo di una setta; ma il grosso di queste masse è in buona fede, e disinteressato. Come mai continuano a riproporsi aspettative di una fine che viene poi sempre smentita?
Le risposte sono diverse. Secondo la psicoanalisi tutti sono più o meno preoccupati della propria fine. Questi movimenti sarebbero allora un modo di condividere quest’angoscia, riferendola ad una fine collettiva. Al problema personale verrebbe insomma dato un senso più ampio, coinvolgendovi il resto del mondo. Leggi il resto dell’articolo

L’odio per la vita dei nuovi Erode

Claudio Risé, da “Il Messaggero”, 15 dicembre 2012, www.ilmessaggero.it

Ancora una strage di follia, ancora tanti morti. In maggioranza bambini. Teatro del massacro: una scuola, a conferma che era proprio quella, la nuova vita che cresceva, l’obiettivo della strage. Gli adulti, il preside, lo psicologo, gli altri che si sono messi di mezzo, erano probabilmente intralci rispetto all’obiettivo principale: i bimbi. E’ solo l’ultimo scoppio di un cattivo sentimento fin troppo diffuso: l’odio per la nuova vita.
Non è una novità assoluta della modernità. Si tratta di quel funesto “complesso di Erode” che già da prima del Re biblico ha procurato nella storia del mondo diverse “stragi degli innocenti”, massacri di bambini falciati da adulti terrorizzati (come quel Re) dal timore della propria morte, e dall’ossessione del proprio potere, reale o immaginario.
Certo, questo odio per la vita diventa più forte quando – come accade appunto oggi – il cambiamento si intensifica, e cresce la spinta a rinnovarsi, a riconoscere il proprio bisogno di crescere, di cambiare, di imparare nuove cose. Quando i deboli, che vorrebbero invece essere forti, si sentono sfidati dall’incalzare del tempo, del cambiamento, del necessario rinnovamento. Leggi il resto dell’articolo

Il Dio dei sensi

(Claudio Risé a Paolo Rodari. Il Foglio, sabato 15 dicembre 2012, www.ilfoglio.it)

Spiega lo psicoterapeuta Claudio Risé che “la psicologia moderna, che si crede pratica e utilitaria, è poco abituata a vedere la trascendenza nei rapporti sessuali. Con l’eccezione del pensiero junghiano, che ha individuato il transpersonale “inconscio collettivo”, coi suoi Archetipi invarianti nel tempo, la relazione tra sessualità e trascendenza più che in psicologia è studiata principalmente nella storia delle religioni e dalla filosofia. E’ su  questi terreni che vengono esplorati  i sensi  come strumenti per rompere la chiusura dell’Io e arrivare all’altra persona, e di lì all’Altro, infinito.
Il cristianesimo esplicita tutto ciò con la sua particolare passione per l’Incarnazione. E’ la scandalosa religione in cui Dio prende il corpo di un uomo, muore e rinasce con quello.  Se l’essere umano, col suo corpo, è immagine e somiglianza di Dio, amarlo e desiderarlo è un’esperienza sensata e religiosa, mentre il disprezzarlo è irrazionale e blasfemo.
Anche nella mistica cristiana il corpo è importante. “La bellezza seduce la carne per arrivare all’anima” dice Simone Weil. L’esperienza religiosa è l’incontro con l’amante-Gesù, sia che a cercarlo sia una delle molte mistiche che l’hanno trovato, sia che sia Giovanni della Croce, in vesti femminili. Ma l’incontro corpo-trascendenza c’è anche in altre religioni, ad esempio nel buddismo tibetano (che si avvale di tutta l’esperienza tantrica), dove i sensi sono un campo illimitato di percezioni che attraverso le esperienze della vita quotidiana  ci permettono di comunicare col trascendente”. Leggi il resto dell’articolo

Intervista a Paola Bonzi, del CAV Clinica Mangiagalli di Milano

(A cura dell’Associazione Maschi Selvatici)

Fondato nel 1984, per volontà di Paola Marozzi Bonzi, il Centro di Aiuto alla Vita “Mangiagalli” ha salvato più di 11 mila bambini che sarebbero stati uccisi con l’aborto. Lo ripetiamo: 11 mila bambini! Che si aggiungono alle donne e alle coppie guidate, con premura e attenzione, verso strade diverse da quelle proposte dal mondo incapace di dono in cui viviamo. Paola Marozzi Bonzi ha raccontato la splendida avventura del Centro nel suo libro Oggi è nata una mamma. Storie e sfide del Centro di aiuto alla Vita Mangiagalli (San Paolo Ed.). Abbiamo intervistato la fondatrice Paola Marozzi Bonzi per sapere cosa ha da dire agli uomini su questo argomento:

Signora Paola, noi siamo un’associazione maschile che da anni riflette sulla relazione tra l’uomo-padre e la vita concepita. Dal punto di vista del suo osservatorio cosa si sente di dire agli uomini che si trovano davanti alla gravidanza della loro donna?

Come sempre non si può fare di ogni erba un fascio:

Agli uomini presenti nella vita della donna, bisogna dare la consapevolezza del proprio ruolo; infatti spesso si sentono tagliati fuori e vivono la gestazione del loro figlio come spettatori.

Serve invece che l’uomo faccia da “contenitore” della donna che a sua volta fa da contenitore al loro bambino. Ciò procura nella madre una regressione allo stato di “figlia” che ha bisogno di gesti affettuosi, di rassicurazioni, di sentirsi comunque desiderata nonostante i cambiamenti corporei a volte importanti, di progettualità comune, di condivisione anche dei piccoli eventi.

Altri uomini tendono a lasciare la donna che sta per diventare madre, da sola, dicendo “sono affari tuoi” e ciò avviene anche per l’accettazione o meno della gravidanza. Leggi il resto dell’articolo

Inverno demografico e crisi economica

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 10 dicembre 2012, www.ilmattino.it

L’Europa, con l’Italia in buona posizione, ha in questi anni tre primati che fanno pensare: il maggior sviluppo di patologie psichiatriche; la crisi economica più persistente; il tasso di natalità più basso nel mondo, solo 1,47 figli per donna. Per avere una popolazione almeno stabile ne occorrerebbero 2,1.
Che ci sia un nesso tra questi tre primati? Se ne parla poco, ma è molto probabile. I rapporti fra sviluppo economico e demografico, e tra invecchiamento e demenza, sono noti.
Chi lavora con l’inconscio sa che la comparsa dei bambini nei sogni annuncia sempre l’arrivo di nuove energie, la possibilità di reagire alle spinte depressive, a stanchezze e pessimismo. Il perché non è poi difficile da capire: il bambino significa nuova vita, nuova forza vitale, e così è visto in tutte le culture.
In quella cristiana dove l’arrivo del bambino Gesù, attorno al solstizio d’inverno (fra poco), segna l’inizio nascosto del rinnovamento. Ma anche, ad esempio, nella cultura Maya (se ne parla oggi a proposito delle sue previsioni di “fine del mondo”), che nel momento del suo fulgore adorava un dio fanciullo e buono, Xochipilli, sostituito poi con una figura tenebrosa e crudele. Cominciarono allora a moltiplicarsi i sacrifici di bambini al dio Sole, e quella civiltà si avviò alla decadenza e alla scomparsa. Leggi il resto dell’articolo

Diciamo addio all’era dei bamboccioni

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 3 dicembre 2012, www.ilmattino.it

Cosa si aspettano i nostri (troppo pochi) giovani? Capirlo potrebbe aiutare il Paese ad uscire dallo stallo e malessere in cui si trova.
Chi, come genitori, educatori, terapeuti, è a contatto coi più giovani, può individuare con una certa chiarezza alcuni elementi comuni, presenti fra di loro e piuttosto nuovi rispetto alla generazione precedente. Uno è il rifiuto di ogni atteggiamento paternalista da parte dei “grandi”. Questi ragazzi si considerano persone, e sanno cosa ciò significa.
C’è – spesso – la consapevolezza di non sapere molte cose, e a volte la curiosità di conoscerle. Ma ancora più forte è la coscienza della propria dignità.
Dal punto di vista psicologico, la loro situazione è diversa da chi li ha preceduti 10 o vent’anni fa. Questi oscillano meno spesso tra depressione e trasgressione, i due poli degli adolescenti a cavallo del millennio. In compenso sono piuttosto stabilmente “arrabbiati”, in modo meno isterico ma più costante. Leggi il resto dell’articolo