Intervista a Paola Bonzi, del CAV Clinica Mangiagalli di Milano

(A cura dell’Associazione Maschi Selvatici)

Fondato nel 1984, per volontà di Paola Marozzi Bonzi, il Centro di Aiuto alla Vita “Mangiagalli” ha salvato più di 11 mila bambini che sarebbero stati uccisi con l’aborto. Lo ripetiamo: 11 mila bambini! Che si aggiungono alle donne e alle coppie guidate, con premura e attenzione, verso strade diverse da quelle proposte dal mondo incapace di dono in cui viviamo. Paola Marozzi Bonzi ha raccontato la splendida avventura del Centro nel suo libro Oggi è nata una mamma. Storie e sfide del Centro di aiuto alla Vita Mangiagalli (San Paolo Ed.). Abbiamo intervistato la fondatrice Paola Marozzi Bonzi per sapere cosa ha da dire agli uomini su questo argomento:

Signora Paola, noi siamo un’associazione maschile che da anni riflette sulla relazione tra l’uomo-padre e la vita concepita. Dal punto di vista del suo osservatorio cosa si sente di dire agli uomini che si trovano davanti alla gravidanza della loro donna?

Come sempre non si può fare di ogni erba un fascio:

Agli uomini presenti nella vita della donna, bisogna dare la consapevolezza del proprio ruolo; infatti spesso si sentono tagliati fuori e vivono la gestazione del loro figlio come spettatori.

Serve invece che l’uomo faccia da “contenitore” della donna che a sua volta fa da contenitore al loro bambino. Ciò procura nella madre una regressione allo stato di “figlia” che ha bisogno di gesti affettuosi, di rassicurazioni, di sentirsi comunque desiderata nonostante i cambiamenti corporei a volte importanti, di progettualità comune, di condivisione anche dei piccoli eventi.

Altri uomini tendono a lasciare la donna che sta per diventare madre, da sola, dicendo “sono affari tuoi” e ciò avviene anche per l’accettazione o meno della gravidanza.

Altri ancora spariscono del tutto, cambiano il numero di cellulare, indirizzo e non frequentano più gli amici comuni.

Da noi, al Centro di Aiuto alla Vita Mangiagalli, sono quasi sempre le donne che si presentano per un colloquio di riflessione anche se vivono una vita di coppia.

2) Di solito si dice che gli uomini mettono incinta la donna e poi l’abbandonano lasciandola nella difficoltà e costringendola all’aborto…

A volte è proprio così! La donna viene lasciata sola a prendere questa grave decisione e, in questi casi, l’accettazione della gravidanza è molto più difficile e la futura madre non vede davanti a sé una progettualità. Tutto è nero, incerto, e la tristezza per essere stata abbandonata non permette di mettere mano alle proprie risorse interne.

3) Non le è mai capitato invece di trovare uomini che volevano il bambino e hanno dovuto tacere perché la legge 194 dice che la scelta è solo della donna?

Sì, qualche volta è accaduto anche questo. Ricordo in particolare Fulvio che ha tentato di fermare per ben tre volte Maria che era decisa ad abortire a ogni costo. Fulvio è stato veramente molto determinato e quel bambino che tanti anni fa doveva essere abortito secondo sua madre e i medici che addirittura avevano fatto una sperimentazione sulla possibilità che un farmaco interrompesse la gravidanza, oggi ha 25 anni e spero sia felice.

4) Un problema su cui noi ci confrontiamo spesso è la diseducazione dei giovani maschi al rispetto per la vita nascente. Cosa possiamo fare noi uomini e padri per combattere il dilagare di quella che Giovanni Paolo II chiamava la “cultura della morte”? Spesso infatti ci sentiamo impotenti in questa battaglia…

Come sempre la personalità si forma in famiglia e nei primi anni di vita. Forse è da lì che si deve iniziare e i genitori hanno il dovere di vivere in modo accogliente una nuova vita. I padri, in particolare in questi casi, dovrebbero offrire collaborazione affettuosa alla donna già stressata per la vita quotidiana che si deve risolvere da sola. La solitudine della donna non si deve sottovalutare e i papà hanno bisogno di essere educati allo sviluppo mentale del bambino che, proprio dal padre, deve essere portato nel mondo e nel sistema familiare più esteso, mentre è proprio della mamma, costituire una diade quasi simbiotica con il figlio. Ciò ha ragion d’essere fino ai sei-sette mesi.

5) Un impegno come il suo richiede importanti risorse umane e economiche. Forse però basterebbe che ogni persona devolvesse anche solo un euro alla fondamentale causa in favore della vita. Un nostro lettore che volesse aiutarvi con un piccolo dono a quali dati di conto corrente può fare riferimento?

È proprio così in tutti i sensi! Un euro a testa potrebbero essere le tante gocce che formano il mare e il nostro è un mare grande visto che abbiamo in carico circa 2.000 donne e quest’anno abbiamo regalato pannolini a più di 1.000 bambini oltre ai sussidi alle madri e a tutto ciò che serve a una donna gravida. I dati di conto corrente bancario e postale potete trovarli sul nostro sito: http://www.cavmangiagalli.it/ Basta un click sulla voce Donazione per un piccolo dono che può salvare tante vite. Se non volete usare la carta di credito (o Postepay e simili) e volete usare metodi tradizionali in banca o in posta cliccate in http://www.cavmangiagalli.it/Pagine/ComeAiutarci/a2come.htm Davvero basta un euro! Ringrazio di cuore voi uomini e tutti coloro che vorranno seguirvi in questo bel gesto.

Annunci

One Response to Intervista a Paola Bonzi, del CAV Clinica Mangiagalli di Milano

  1. Pingback: Storia di Anna | Il blog di Costanza Miriano

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: