Natale, mai come oggi è atteso il Bambino

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 24 dicembre 2012, www.ilmattino.it

Per una volta si sente il bisogno che il Babbo (Natale) si faccia da parte e ci lasci contemplare in silenzio il figlio, il bambino Gesù. Anche chi scrive, da sempre convinto della insostituibile funzione del padre, in questo caso sente (anche nelle testimonianze di chi soffre, e chiede cure), il bisogno del figlio, della presenza nuova e misteriosa che arriva nella notte, dall’inconscio, ed inaugura un tempo diverso da quello precedente.
Mai il bambino Gesù è stato più atteso di oggi. Mai come oggi è stato quindi facile cogliere l’aspetto simbolico di questa immagine, la forza dinamica che essa contiene e che ci trasmette con la sua apparizione.
Il bambino è il nuovo: la nuova vita, il nuovo modo di essere, ciò che comincia ora. È il rinnovamento: una necessità psicologica e biologica fortissima, costante nell’essere umano, in cui si ripresenta ciclicamente.
Per questo l’arrivo del Fanciullo Divino (archetipo antichissimo) è così amato, e sempre atteso, pur nel frastuono degli auguri, dei regali, dei gesti: è colui che porta il tempo nuovo.
La sua attesa non si limita all’uomo: anche la terra, da tempo secca dal gelo, lo aspetta per poter lasciare spuntare nuovi germogli, fra non molto. Ma gli uomini lo attendono con ancora più ansia, perché hanno bisogno di nuove energie, nuove idee. L’eterna ripetizione delle stesse parole, di uguali interpretazioni di una realtà che invece cambia continuamente, suscita depressione. Mentre l’innovazione tende a moltiplicarsi: ci sono un’infinità di studi che lo dimostrano.
Da più di vent’anni le nuove idee in campo industriale vengono dalla Silicon valley. Come mai? Perché si è creato un habitat, una cultura, che le aspetta e le premia, proprio perché nuove.
Questa è l’attesa, di tutti anche se ognuno in modo diverso. Che non rimbombino più nelle orecchie vecchi slogan, ma che la presenza del nuovo Bambino sviluppi da questa notte uno sguardo diverso sul mondo e tra gli uomini.
La rappresentazione più tradizionale di questa particolarissima notte, il presepe, è del resto da sempre, con la sua quasi totale assenza di parole (tranne gli Alleluja degli angeli, a volte), un silenzioso Manifesto di rinnovamento del mondo.
Innanzitutto il bambino sulla paglia non è solo segno di umiltà, ma di adesione alla natura e alla naturalezza, alla realtà elementare. Insomma niente di intellettuale, di costruito, sofisticato.
La paglia: ci può dormire un uomo, ma anche un animale. Il bambino, inoltre, appena nato, è appunto un infante (infans): non parla.
In questa situazione straordinaria e attesissima, non sono i discorsi, le parole, che vengono onorate, ma una presenza umana nuova. Gli effetti di questa umanità nuova non riguardano un solo territorio: sono anche annunciati nel cielo, e conosciuti da sapienti che vengono da lontano, i Re Magi.
Anche le vecchie forme di potere locale, il vecchio Re Erode, hanno sentito parlare del portatore di rinnovamento e lo temono: per soffocarlo in culla viene infatti organizzata la «strage degli innocenti», il disperato tentativo di evitare che la vita nuova cresca, e si affermi.
La vita che continua, e si rinnova, suscita a volte anche la violenza spietata di potenti senz’anima, o di infelici senza speranze (come si è visto non molti giorni fa a Newtown, Connecticut). Gli uomini semplici però, quelli che sanno di non avere nessun regno su questa terra e sono consapevoli di essere poco diversi da pastori erranti (qualche figlio, la donna, un animale), quelli riconoscono la nuova vita: spalancano gli occhi, e piegano il ginocchio. Hanno bisogno del Bambino, e lo sanno.

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3 Responses to Natale, mai come oggi è atteso il Bambino

  1. Anton says:

    Proprio in questi giorni, guardando mi in giro e sentendo il peso delle preoccupazioni di chi mi circonda, ho desiderato impostare nuovi percorsi per l anno prossimo, basati sulla creativitá e la passione sperando si possa contribuire al rinnovamento del mondo che ci circonda. Certo questo presuppone dei rischi, ma anche il Bambino è entrato nel mondo senza aver fatto calcoli. Bellissimo e commovente grazie Claudio e auguri a tutti

  2. mi ha fatto sorridere mio figlio (6 anni) che in questi giorni mi ha chiesto quanti Gesù esistano visto che ogni anno ne nasce uno nuovo…
    fuori dalla battuta, da un certo punto di vista ha ragione anche lui: ogni anno sono le nostre differenti aspettative a far nascere un nuovo Bambino…

  3. Roberto says:

    Articolo molto bello e “laico”.
    Infatti che cosa significhi la festa di Natale per un cristiano, è noto. Ma siccome questa festa viene festeggiata anche dalla società secolarizzata, è importante che usi simboli e riti che la possono aiutare. Babbo Natale non è proprio uno di questi, mentre il “Bambino” si.
    Anzi, in certi paesi dell’Italia settentrionale (e magari anche in altri luoghi) della figura del “vecchio gelo” se ne faceva un fantoccio che veniva bruciato. Quindi, l’unico uso che si può fare di Babbo Natale è bruciarlo, non “farsi dettare l’agenda” da lui!

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