Il perdono

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 gennaio 2013, www.ilmattino.it

A inizio d’anno, e con la crisi, meglio pensare a come economizzare non solo il denaro, ma anche le energie. Che vanno usate bene e sfruttate fino in fondo. Attenzione quindi a non sviluppare troppe energie negative, rabbia e risentimento, perché tolgono risorse alle spinte positive, come gioia e voglia di fare.
L’Università di San Diego, California, ha recentemente riproposto per questo scopo un vecchio rimedio: il perdono. La cui pratica sistematica ci risparmierebbe molti guai.
Che perdonare faccia bene, filosofia, religioni, e scienze educative l’hanno sempre saputo, e a loro modo spiegato. La psicoterapia però non ha finora granché potuto servirsi di tutta questa saggezza perché la persona che chiede di essere curata si sente più o meno “alla frutta”, ed è poco disponibile a discorsi complessi e moraleggianti. Vuole stare meglio, ed è poco disponibile a donare o perdonare niente e nessuno.
Non è un atteggiamento aperto e lungimirante, quello della persona sofferente psichicamente, ma ha l’attenuante dello stato di necessità: se non hai nulla (o così credi) non puoi neppure donare granché.
Ciò che però il “perdonismo” educativo non spiega è il vantaggio “egoista” del dono, e cioè che il perdonare (senza entrare sugli effetti per l’altro), fa sicuramente bene a chi perdona. Ed è appunto questo aspetto “egoista” del perdono, che viene invece illustrato dagli studi psicologici e medici svolti sul perdono nelle Università americane negli ultimi mesi, e anni.
Dalle diverse ricerche appare piuttosto evidente come la rabbia, il risentimento, le fantasie di vendetta, portino le persone a continuare ad “investire”, a mettere energie in quelli aspetti negativi che le hanno fatte soffrire, anziché aiutarle a recuperare forze per sé, e per i propri progetti.
Dal punto di vista psicologico, questo atteggiamento alimenta la classica “ruminazione”: pensare continuamente al comportamento negativo dell’altro, immaginando anche possibili scenari peggiorativi, o amplificando la sofferenza dell’accaduto. Si costruiscono così vere e proprie “gabbie” di pensieri ossessivi, dalle quali la persona fa sempre più fatica ad uscire.
Da questa condizione, che lasciata a sé stessa può avere esiti psicologici anche piuttosto spiacevoli, non si esce con l’interpretazione razionale dell’accaduto, ma col suo azzeramento affettivo, il ritiro di ogni interesse e aspettativa da chi ci ha danneggiato e da cosa è successo.
Un atteggiamento forse più vicino alle psicologie orientali, che non “raccolgono” l’offesa, ma la restituiscono al mittente, senza consumare le forze nel valutare moralmente l’accaduto.
E’ un sapere, quello riscoperto dall’ Università di San Diego, del resto notissimo a Napoli, dove da sempre si spiega: “Tarantella, facennoce ‘e cunte, ?nun vale cchiù a niente ?’o ppassato a penzá.. Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto… ?chi ha dato, ha dato, ha dato… ?scurdámmoce ‘o ppassato..” Appunto.
Il perdono fa bene alla psiche, toglie le idee ossessive, dilata i vasi costretti dalla rabbia, ci fa dormire, venire fame, rimette in funzione tutti i circuiti cerebrali della gratificazione, insomma ci aiuta ad essere felici, e a smettere di buttare dalla finestre le energie buone.
Continuare a presentarlo come un’azione pia, difficile, quasi eroica, non è forse così esatto, e comunque non contribuisce certo a renderlo popolare. Mentre invece il perdono è indispensabile.
Ci sono ricordi, crediti, risentimenti, di cui a un certo punto il meglio che possiamo fare è solo buttarli. Questo, anche, è il perdono: un atto di sano egoismo, che è meglio imparare.

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6 Responses to Il perdono

  1. Marta says:

    Buonasera a tutti, verissimo ciò che ci ha detto Risé! Finalmente lo si ascolta, solitamente nessuno – neppure il cristianesimo – ci dice che il perdono fa bene a chi lo attua! Siamo stati abituati a sentir dire “ama il tuo prossimo come te stesso” ma nessuno agguingeva: “ciò ti farà star bene!” È invece è proprio così, e quando lo si prova e lo si comincia ad attuare, si riconosce il potere benefico del perdonare e ‘amare’ in generale…
    Secondo lei Risé perché il cristianesimo non è chiaro in questo senso?
    Intanto grazie, molto interessante..
    Marta

    • Buonasera Marta, mi sembra che ci sia un pregiudizio moralistico nei confronti del “farsi del bene”; pregiudizio che tra l’altra contrasta col comandamento “ama….come te stesso”. La Parola è coperta da secoli di incrostazioni moralistiche.

  2. bolpin says:

    “il ritiro di ogni interesse e aspettativa da chi ci ha danneggiato e da cosa è successo”.

    questione fondamentale e molto attuale. Dimenticarsi del passato non è poi talvolta così difficile, il problema è dimenticarsi del presente: anche lì serve credo il perdono come atto interiore che preservi dal risentimento, unito però alla necessità di neutralizzare chi ti abusa, di vedere il nemico nelle diverse forme che assume. Altrimenti non ti restano comunque energie da investire in positivo.
    così io la vedo, ma magari sbaglio

  3. Roberto B. says:

    Personalmente credo che il perdono dovrebbe essere visto come una sorta di abbuono che permette di non tenere conto dei torti subiti per poi comportarsi come se non fossero mai esistiti. E’ chiaro che questo modo di intendere il perdono non ha le stesse finalità con cui lo propone Claudio in questo articolo e che probabilmente fa riferimento al distacco, all’abbandono di persone, crediti e fatti.
    La mia esperienza mi dice che non è possibile perdonare sempre perché ci sono persone che hanno finalità che contrastano con la nostra esistenza, con la nostra salute e che regolarmente perseguono i loro obbiettivi e li perseguiranno fino alla morte. In questo caso sarebbe meglio parlare di abbandono/distacco. Non si perdona chi pensa sia un proprio diritto distruggere la vita di qualcuno, lo si cataloga come malato di mente, lo si allontana e lo si abbandona anche emotivamente curando bene l’economia emotiva, ovvero evitare di dedicare troppo energie a costoro che sarebbero inevitabilmente tolte a questioni più importanti per noi stessi.

  4. Anton says:

    Molto bello, ho trovato la psicoterapia del perdono applicata agli uomini che non volendolo hanno visto il loro figlio subire l aborto voluto dalla donna o da chi male ha consigliato la coppia, utile e proficua ma appunto difficile

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