I bambini non sono oggetti, ma titolari di diritti

(Intervista a Claudio Risé, di Andrea Gagliarducci, da “La Sicilia”, 15 gennaio 2013, www.lasicilia.it)

Non è detto che l’impostazione che apre ai matrimoni gay e alle adozioni dalle coppie omosessuali alla fine prevalga

«L’impressione è che la biopolitica segua le orme della vecchia politica: ideologizzare i comportamenti umani in modo da farne piattaforme per i poteri politici e burocrazie specializzate».
Claudio Risé è psicoterapeuta e scrittore. Ai problemi della genitorialità ha dedicato un libro già pubblicato (“Il padre, l’assente inaccettabile”, San Paolo editore) e uno in stampa (“Padre Libertà Dono”, Ares edizioni).
Ha seguito con interesse la Manif pour tous, la manifestazione indetta in Francia (ma erano moltissimi a manifestare nel mondo davanti le ambasciate francesi, 500 solo a Roma) in difesa della famiglia naturale composta da un uomo e una donna, della filiazione naturale e del diritto del bambino di essere allevato da un padre e da una madre.
Un’opposizione pacifica al progetto di legge Mariage pour tous francese, che apre ai matrimoni omosessuali e anche alle adozioni per le coppie gay. Un’impostazione che sembra prendere sempre più piede nel mondo. Ma – spiega Risé – «non è detto che questa impostazione prevalga. La manifestazione francese ha dimostrato un’ostilità al progetto di legge che né il governo né i media si aspettavano. Anche alcuni gruppi omosessuali sono ostili al “matrimonio”, e infatti hanno aderito con una percentuale assai bassa anche al già esistente Pacs (Patto di solidarietà sociale). Questo era stato istituito dai politici anche in nome di “esigenze degli omosessuali”, che forse però loro non condividono.
L’impressione è che molta politica a corto di idee voglia usare gli omosessuali a fini di propaganda e sviluppo di clientele. Forse questa operazione si sta incrinando, anche per l’urgenza di altri interessi proposti dalla crisi economica a tutti, omosessuali compresi».
Eppure, la questione della tutela dei diritti individuali è continuamente sbandierata. Si dice, ad esempio, che tutte le coppie hanno diritto ad avere un figlio, anche le coppie omosessuali.
«Sulla questione “diritto” delle varie coppie ad avere bambini – afferma Claudio Risé – si fa molta confusione. Questo diritto non esiste, perché il bambino non è “oggetto” di diritti. E’ lui, il bambino, il titolare di diritti. Per esempio quelli (moltissimi) elencati nella Convenzione sui diritti dell’infanzia e l’adolescenza, approvata dall’Onu nel 1989 e ratificata due anni dopo dall’Italia (che la infrange spesso)».
Ma c’è di più, afferma il professor Risé: «In quanto soggetto di diritti umani, il bambino non può, inoltre, essere “fabbricato” (come si fa invece con gli oggetti), assemblandone varie parti. Egli viene generato nell’incontro tra un uomo e una donna ed è titolare di diritti (tra cui quello di non essere separato dai propri genitori) dal concepimento in poi».
Claudio Risé ci tiene a sottolineare che, «come hanno confermato anche recentemente i rappresentanti delle tre grandi religioni monoteiste – Cattolicesimo, Ebraismo ed Islam – in nessun modo la vita umana può essere equiparata a merce e un bambino ad un “oggetto”, il cui “desiderio” deve essere soddisfatto».
Eppure le aperture di giurisprudenza in tal senso sono molte. Il processo si chiama soft law, legge leggera. Se non si riesce a introdurre una proposta di legge come la mariage pour tous, ad esempio, basta cominciare ad agire sulla consuetudine giuridica, appellandosi fino alla Corte di Giustizia Europea. La quale poi fa da guida per la giurisprudenza dei Paesi europei. Forse sta iniziando questo processo anche in Italia, dove una recente sentenza della Cassazione ha stabilito che «un minore può crescere in modo equilibrato anche in una famiglia omosessuale perché si tratta di un “mero pregiudizio” sostenere che “sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale”».
Il caso è stato scatenato da una causa di affidamento tra un uomo di religione islamica che aveva avuto un figlio con una donna italiana, che successivamente era andata a convivere con la sua compagna. Ma che impatto può avere questa scelta sulla crescita del bambino?
«Non ho – spiega Risé – sufficienti informazioni per esprimermi sul caso in questione. Non conosco l’età del bambino (importante in questo tipo di decisioni). Inoltre ho letto che il bimbo era stato affidato alla madre in sede di separazione, anche in seguito a comportamenti violenti del padre, in effetti rilevanti per valutarne l’affidabilità.
Nell’applicazione dell’attuale normativa, comunque, i padri perdono troppo spesso la loro genitorialità sul bambino, anche quando la madre non ha nuovi compagni/e, ma semplicemente perché lei non desidera condividerla col padre, e i giudici le consentono di farlo».

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5 Responses to I bambini non sono oggetti, ma titolari di diritti

  1. armando says:

    Credo che su questi temi occorra la massima chiarezza e la massima intransigenza. I malintesi diritti degli adulti, omo od etero, non possono e non devono prevalere sul diritto naturale dei bambini a nascere da un atto narturale e non essere fabbricati in asettiche cliniche, nonchè su quello di crescere guidati da un padre e una madre, cosa che purtroppo non sempre avviene ma la cui mancanza non può essere programmata a tavolino. Credo che ogni tentennamento, ogni mediazione su questi temi sia deleteria. Le mediazioni così dette laiche sono in realtà parte di una strategia che ha uno scopo chiaro. Servono a far “digerire” all’opinione pubblica la rottura di un principio simbolico e far iniziare a considerare certe pratiche come “normali”, con ciò spostando il limite in avanti per prepararla in modo indolore allo step successivo. E attenzione che il pericolo maggiore non viene da chi esprime le tesi “libertarie” più radicali. Queste si presentano almeno per quel che sono, chiare e riconoscibili, quindi contrastabili . E’ invece maggiore l’insidia rappresentata da coloro che, pur dichiarandosi genericamente d’accordo sui principi, si preparano a mediare, a trovare accordi in nome del principio di realtà e del falso rispetto delle opinioni altrui. A costoro, che spesso si dicono tormentati e pensosi, andrebbe fatta una domanda semplicissima. Esiste o no un limite invalicabile oltre il quale non sono disposti a spingersi perchè il farlo metterebbe in crisi lo statuto antropologico che l’umanità tutta si è data in millenni di storia? Lo dicano con onestà e li esplicitino questi limiti, se ritengono che esistano. Questa è la condizione necessaria per poter, poi, eventualmente parlare e dialogare per individuare le soluzioni possibili che salvaguardino i cardini simbolici nei quali l’uomo si è sempre rispecchiato e che a posto a base del vivere in comunità.
    armando

  2. Alessandro says:

    Con che coraggio mettere in bambini in mezzo a dispute del genere. Se ci si dimentica dei loro diritti ci si sta dimenticando di tutto.
    Che bell’articolo, l’ho apprezzato e condiviso sulla mia pagina facebook.

  3. Roberto B. says:

    Sarebbe il caso di chiedersi se sia ancora il caso di credere nel matrimonio tra eterosessuali, invece di proporre ciò che attualmente non sta più in piedi anche agli omosessuali.
    Gli stessi detrattori della stabilità di coppia diventano paladini del matrimonio tra i gay?
    Cosa c’è di credibile in tutto ciò? Molto buffo.

    • Roberto says:

      … infatti a riprova di quello che lei dice, alla manifestazione di Parigi, ho saputo che girava anche la battuta “Hollande, perchè non cominci tu a sposarti?”

  4. anton says:

    personalmente ci vado piano sulla questione coppie gay e adozioni. Temo le affermazioni universali, gli apriori, le sensazioni ideologiche i sensi unici. Non ho studi per ora alla mano che me ne parlino, quindi dovrei basarmi sull’esperienza diretta ma non ho esp su queste coppie e esiti relativi. Ho invece esp diretta di quanto dice Claudio: l’idea che i bambini siano oggetto di diritti altrui, come accade nell’aborto, come accade spesso nelle separazioni in cui i bambini diventano strumento dell’odio reciproco se non oggetti sullo sfondo di una guerra tra separandi incapaci di vedere/riconoscere il dolore dei bambini. Bambini che poi piangono sui banchi di scuola e racontano ai loro insegnanti e maestri vicende terribili da cui non si capisce come possano essere rimasti a galla. Questo di certo lo so, ed è un fatto del nostro tempo anton

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