Quei bambini in rivolta contro i rumori

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 25 febbraio 2013, www.ilmattino.it

È un popolo silenzioso, che vive con noi, ma di rado ci parla, e poco ci ascolta. Sono i nostri bambini autistici. Uno su cento è così, ma il loro numero è in aumento: in Occidente raddoppia ogni sei anni. Anche perché lo “spettro autistico”, il campo di questi disturbi, si allarga sempre di più.
In generale, gli autistici sono quelli che non giocano il nostro gioco. Nel mondo della “comunicazione” e delle chiacchiere, loro tacciono. E sono loro a decidere cosa ascoltare, cosa guardare. In un mondo sempre più uguale e uniforme, sono i diversi per eccellenza.
Il loro codice genetico è soggetto a cambiamenti assenti nelle altre persone. Le loro aree cerebrali presentano diversità da quelle degli altri, ed anche molto variate da loro. Sono un vero rompicapo per la scienza, perché la diagnosi di cosa non va è in loro molto diversa da persona a persona. E’ certo però che sono nella stragrande maggioranza maschi: 8 a 1.
Non facili da trattare, come racconta ora Gianluca Nicoletti, nel libro dove descrive la sua tenera e competente esperienza di padre di un bimbo autistico (Una notte ho sognato che parlavi). Leggi il resto dell’articolo

La crisi del padre e l’indebolimento del matrimonio

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 18 febbraio 2013, www.ilmattino.it

L’estinzione dei padri è ormai nei nostri media un genere comico di successo. Non così altrove: «Dobbiamo fare di più per incoraggiare la paternità. Ciò che fa di te un uomo non è la capacità di generare un figlio. È il coraggio di crescerlo. Famiglie forti creano comunità forti». Quindi uno Stato forte. Chi l’ha detto? Benedetto XVI prima di dimettersi? Un conservatore impenitente?
Il presidente degli Stati Uniti, Obama, nel primo discorso sullo “Stato dell’Unione” dopo la rielezione.
Sono ora disponibili le prime reazioni della galassia di associazioni e istituzioni che si occupano negli USA di paternità, famiglia e educazione. Tutte piuttosto soddisfatte di come l’icona mondiale dell’opinione democratica abbia insistito sul ruolo centrale che il padre occupa in ogni strategia di rafforzamento dello Stato e ricordato come il suo indebolimento sia stato invece determinante nel rendere più fragile l’America. Leggi il resto dell’articolo

Maschi e femmine a scuola

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 11 febbraio 2013, www.ilmattino.it

Genitori, insegnanti, opinionisti, tutti in Italia e altrove sono preoccupati per i ragazzi. Vanno male a scuola, non stanno attenti, sono scarsamente interessati a quasi tutto. Insomma un disastro. E’ tutto (New York Times compreso) un chiedersi come mai questo accade, e un accettare scommesse sulla prossima estinzione del maschio. Qual è dunque la realtà?
Cominciamo col dire che è tutto vero: i maschi (e non solo i ragazzi), sono in un mare di guai. Quali le cause, per i più giovani?
Cominciamo dalla scuola, dove la questione è ben visibile, con le ragazzine studiosette e i maschi disperati. Come mai? Beh, l’attuale impostazione didattica, preoccupata dall’eguaglianza, ha dimenticato che i maschi e le femmine, dai 13 anni ai 18, sono completamente diversi. Per esempio (non è cosa da poco) le ragazzine sono già quasi perfettamente a posto con lo sviluppo. Mentre i maschi stanno appena cominciando a capire come sopravvivere ai bombardamenti ormonali che da lì alla maggiore età assorbiranno gran parte delle loro energie e della loro attenzione, anche se cercheranno di non farlo capire. Leggi il resto dell’articolo

Come uscire dalla solitudine

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 4 febbraio 2013, www.ilmattino.it

La sofferenza più diffusa oggi? La solitudine. Un disagio che ne crea molti altri, anche gravi. Spesso comincia presto, anche prima di nascere, dalla faticosa ricerca di uno scambio armonico tra madre e figlio.
Oggi i bambini affetti da disturbi della comunicazione (dalle dislessie all’autismo), sono sempre più numerosi. Sono, o si sono sentiti, soli. Sono bimbi sensibili, e il loro disturbo è la metafora della malattia del tempo: solitudine e difficoltà a comunicare ciò che si sente.
Le cronache lo ricordano in continuazione: dalle vite difficili di molte star, a quella perdute delle cronache quotidiane di giovani o vecchi trovati abbandonati in fondo a un cortile, o in un appartamento chiuso. O il professionista famoso che si tira un colpo nel suo super studio, in pieno centro.
La solitudine è la grande sfida con la quale si deve confrontare l’uomo oggi. Da dove nasce? Il fatto è che l’uomo è un essere sociale, vive e si sviluppa comunicando con gli altri. Per comunicare, però, ha bisogno di appartenere a qualcosa in cui si possa riconoscere. Un territorio, una comunità, un gruppo. E una famiglia. Nel giro di pochi decenni molte di queste cose si sono squagliate, o quasi. I territori sono esplosi sotto sviluppi enormi, o si sono svuotati per l’abbandono dei loro tradizionali abitanti. Leggi il resto dell’articolo