Maschi e femmine a scuola

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 11 febbraio 2013, www.ilmattino.it

Genitori, insegnanti, opinionisti, tutti in Italia e altrove sono preoccupati per i ragazzi. Vanno male a scuola, non stanno attenti, sono scarsamente interessati a quasi tutto. Insomma un disastro. E’ tutto (New York Times compreso) un chiedersi come mai questo accade, e un accettare scommesse sulla prossima estinzione del maschio. Qual è dunque la realtà?
Cominciamo col dire che è tutto vero: i maschi (e non solo i ragazzi), sono in un mare di guai. Quali le cause, per i più giovani?
Cominciamo dalla scuola, dove la questione è ben visibile, con le ragazzine studiosette e i maschi disperati. Come mai? Beh, l’attuale impostazione didattica, preoccupata dall’eguaglianza, ha dimenticato che i maschi e le femmine, dai 13 anni ai 18, sono completamente diversi. Per esempio (non è cosa da poco) le ragazzine sono già quasi perfettamente a posto con lo sviluppo. Mentre i maschi stanno appena cominciando a capire come sopravvivere ai bombardamenti ormonali che da lì alla maggiore età assorbiranno gran parte delle loro energie e della loro attenzione, anche se cercheranno di non farlo capire.
E’ sempre stato così: è vero. Ma fino a pochi decenni fa le classi erano diverse per i maschi e le femmine, con insegnanti diversi, a seconda del sesso e della loro sensibilità. C’erano insegnanti che si trovavano meglio coi ragazzi ed altri con le femmine, e le scuole venivano organizzate anche tenendo conto di questo, che non è una “discriminazione”, ma un aspetto del carattere e della personalità.
Insegnare ai ragazzi, richiede un maggior interesse allo sport, al movimento, al parlarne e cercare di farlo; così come insegnare e stare con le ragazze trae vantaggio da una maggior attenzione ai temi sentimentali.
Malgrado l’enorme sforzo di spianamento fatto negli ultimi quarant’anni i due sessi rimangono biologicamente e psicologicamente diversi, soprattutto in quel cruciale periodo di formazione.
Per funzionare coi ragazzi devi fargli capire il lato avventuroso del sapere, e movimentare lo stare a scuola. Non facile, per un corpo insegnante ormai quasi completamente femminilizzato, e con l’ossessione dei “moduli” di insegnamento uguali per tutti.
Molti ragazzi riescono comunque: ma fanno sudare sette camicie le povere insegnanti, e sbuffare la compagne che devono rallentare per “colpa” loro. Molti altri, però, entrano nel tritacarne dei brutti voti, debiti e bocciature, e non sempre riescono poi a “rientrare” nei processi formativi e produttivi. E’ per questo che molti paesi sono rimasti in buona parte con classi separate (come l’Inghilterra), ed altri discutono se non tornarci, come gli Stati Uniti dove l’idea è già stata testata, con l’approvazione di Hillary Clinton.
Il problema non è però, almeno per ora, di ripristinare classi separate per maschi e femmine, quanto quello di accettare che l’educazione di massa “unisex” per maschi e femmine non funziona perché i due sessi sono diversissimi tra loro soprattutto nei due “settenni”, dai 7 ai 21anni.
E’ necessario che ognuno dei due sia seguito con empatia per le caratteristiche psicologiche del proprio sesso.
Il problema del resto non riguarda solo i maschi. Lo sa bene l’analista quando si trova ad aiutare donne non più ragazzine che scoprono di dover recuperare un “femminile” ancora sconosciuto, perché cresciute come se la “differenza” fosse un puro dato biologico, e non anche affettivo, simbolico, ed anche cognitivo.
Non c’è alcun dubbio che maschi e femmine siano uguali nella dignità umana, nei diritti e nei doveri. Adesso però cerchiamo di ricordare dove sono diversi. O saranno guai per tutti.

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7 Responses to Maschi e femmine a scuola

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  3. Daniele says:

    Guardi, una cosa che proprio non sopporto della propaganda mediatica, delle femministe e dei loro servi di sesso maschile è questa storia dell’ “estinzione del maschio”.
    Ma che vuol dire? Cosa significa? Peraltro, per quale ragione certi discorsi sono soventemente rivolti ai maschi bianchi occidentali, ma non ai cinesi o ai rumeni, tanto per fare un esempio riguardante il nostro Paese?

  4. anton says:

    Sono insegnante di medie e liceo. Non sempre vedo questa differenza tra maschi e femmine nel rendimento scolastico. Ci sono maschi bravi e femmine brave, maschi meno e femmine meno. Senz’altro però ci sono chiare differenze nella sensibilità, negli interessi, nei desiderata. Proprio per cogliere questa realtà propongo spesso agli studenti/studentesse questionari meta per conoscere questi aspetti e mi accorgo di quanto sia vero che i metodi e le didattiche siano assolutamente inadeguati. C’è molta trascuratezza nella scuola in generale, ma questa carenza è particolarmente grave proprio nel fornire risposte attente alla differenza dell’identità di genere. Per questo insisto spesso sulla precisione negli interventi. Ad esempio ho insistito perchè all’intervento educativo della psicologa per le femmine si affiancasse quello dello psicologo per maschi, a quello della ginecologa quello dell’andrologo. In quest’ultimo caso ho notato quanto domande inespresse abbiano i maschi, domande che non hanno mai potuto rivolgere a nessun altro (es. un colpo di pallone può essere pericoloso? fumare è dannoso per la mia fertilità?). Occorre quindi una rinnovata attenzione e sensibilità a quanto proposto da Risé. anton

  5. Ora di Educazione fisica insieme: le femmine si divertono, i maschi fanno finta.

  6. Giacomo Staffa says:

    Come sempre Risé è molto fine e coglie alla radice i problemi. Sono possibili approfondimenti su questo tema cruciale per la Scuola? Dove?

  7. Pingback: Faes Milano » Il perché dell’omogeneità

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