Oggi ai figli serve il padre. Per imparare a crescere

padre(Di Claudio Risé, da “Il Giornale”, 27 marzo 2013, www.ilgiornale.it)

Per oltre quarant’anni la figura paterna è stata definita superflua e autoritaria. Ma il malessere psichico di molti pazienti si spiega proprio con la sua assenza

La madre è indispensabile per nascere, ed entrare nella vita; il padre per crescere ed entrare nel tempo e nella storia. Entrambi per vivere, e imparare ad amare ed essere amati.
So bene che si tratta di un’affermazione scandalosamente sentimentale in tempi in cui i governi occidentali progettano di chiamare i genitori con le lettere dell’alfabeto (i numeri sarebbero già troppo personali, e gerarchici. Per quanto anche le lettere vengono una prima, l’altra dopo… Come la metteranno? Beh, se la vedranno loro).
Mi sento però di dirla, questa cosa impronunciabile, poiché da più di 35 anni mi aggiro (su loro richiesta) nella psiche di persone sofferenti, condividendone il dolore e la speranza. Che diventa molto spesso quella di uscire da un materno di cui si sentono tuttora in qualche modo prigionieri, e incontrare un «paterno» affettuoso e sicuro, che li aiuti ad affezionarsi alla propria libertà.
Naturalmente questo «materno» non è più la madre (almeno spesso, troppe volte però è ancora lei), ma è diventato ormai il modo di essere della persona (femmina o maschio che sia), in costante attesa di riconoscimento, accudimento e nutrimento. E quello che manca è appunto il maschile-paterno, capace di iniziativa, azione, e disposto ad assumersene la responsabilità. Manca (e abbiamo visto il perché) sia ai maschi sia a molte donne, comunque più attive, perché quasi mai la figura materna è mancata, mentre quella paterna è stata spesso assente. Leggi il resto dell’articolo

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Essere padri oggi

Nell’occasione dell’uscita del nuovo libro Il padre libertà dono (Edizioni Ares, 2013), Maria Giovanna Farina, filosofa e consulente filosofico, direttrice della rivista on line “L’accento di Socrate”, ha intervistato Claudio Risé.

Fonte: siamodonne.it

Il nuovo libro di Claudio Risé: Il padre libertà dono (Edizioni Ares, 2013)

padre E’ uscito il nuovo libro di Claudio Risé: Il padre libertà dono (Edizioni Ares, 2013)

(Dalla quarta di copertina)
“Serve un padre, per differenziarsi dalla madre,
per accettare le ferite e riconoscerne il senso,
ed esprimere il proprio Sé.
Entrando così personalmente nel tempo e nella storia”

È ancora possibile essere «padre» in Occidente, dopo 40 anni spesi a definirlo superfluo e a cancellarne la presenza (come nelle leggi sull’aborto), o a renderla facoltativa (in quelle sul matrimonio e l’educazione dei figli)? Secondo l’Autore sì. Perché oltre al padre naturale, riconosciuto e bistrattato a seconda degli interessi del potere, è sempre presente in noi la forza psicologica del Padre, immagine archetipica, «risorsa personale cui l’essere umano da sempre si rivolge con il pensiero e il sentimento quando la sua libertà è in pericolo». La mancanza di libertà è per Claudio Risé all’origine della coazione a ripetere e quindi della malattia psichica, dalla quale l’energia di vita del Padre guarisce e libera. Egli è «il luogo dell’altrove» che aiuta il figlio a crescere in autonomia, donandogli un amore aperto al trascendente.
«Un libro coraggioso», rileva il filosofo Pietro Barcellona nella Prefazione, «perché non solo propone la centralità della figura paterna nella formazione della persona libera da ogni coazione a ripetere, ma anche perché in controluce fornisce una diagnosi impietosa delle condizioni mentali, individuali e collettive della nostra epoca, …in cui i giovani abitano una terra di nessuno dove non ci sono più leggi né princìpi perché è venuta meno la riferibilità dei comportamenti a modelli normativi umani maschili e femminili che possono strutturare processi di trasformazione oltre il puro stadio pulsionale».

Per la scienza non ci sono “droghe leggere”, solo l’Italia resta nella disinformazione

(Intervista a Claudio Risé, di Rodolfo Casadei, da “Tempi”, 27 marzo 2013, www.tempi.it)

Claudio Risé, psicanalista junghiano, è autore di Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita (San Paolo, 2007). A lui ci siamo rivolti per commentare la rinnovata penetrazione delle tendenze antiproibizioniste in Italia e negli Stati Uniti in relazione alle cosiddette “droghe leggere”.

Professore, stando al codice di comportamento dei suoi deputati, il Movimento 5 Stelle dovrebbe presentare una proposta di legge dal titolo “Legalizziamo, tassiamo, e (con i suoi proventi) disincentiviamo l’uso e la vendita delle droghe!”, inteso da molti come un via libera alle droghe cosiddette “leggere”. Cosa ne pensa?
L’espressione “droghe leggere” non ha alcun significato scientifico da almeno dieci anni.
La cannabis non lo è, lo ha spiegato a più riprese l’Istituto superiore di Sanità nei suoi documenti.
Preoccupazione per la sua diffusione esprimono puntualmente l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, che a proposito dell’Italia propone dati allarmanti: il nostro paese fra il 2001 e il 2008 ha registrato il massimo incremento di consumatori in Europa, passando dal 9,2 al 20,3 per cento nelle persone fra i 15 e i 34 anni.
I costi sociali di ciò sono altissimi e colpiscono le fasce più deboli della popolazione. Leggi il resto dell’articolo

Quando comincia la paternità

fatherhood (A cura della Redazione)

L’Ass. cristiana The Radiance Foundation, Virginia, Usa: venti cartelli stradali, centinaia di manifesti su muri e bus, contro la crisi della paternità e per invitare i padri ad amare i figli combattendo l’aborto.
Se cliccate qui sotto trovate articolo e foto del cartello stradale:

http://www.echristiannews.com/new-billboard-campaign-exposes-how-abortion-takes-the-place-of-fathers

L’Anima potente sta ai margini. (Quella debole si mostra).

Psiche Lui: viaggio nell’Anima, di Claudio Risé e gli amici del blog

Ciao Claudio, volevo parlare con te/voi dell’”anima che abita ai margini”. Nel film di Bergman Sussurri e Grida (ad esempio), la serva Anna, colpita dal lutto e dalla morte, non viene distrutta da questo, ma diventa la guaritrice che scioglie l’angoscia. Chi è portatore di questa funzione salvifica non ottiene però un riconoscimento sociale, ma viene confermato come marginale: Anna la licenziano subito dopo. Significa che il “servizio dell’anima” è per forza una condizione di marginalità…(“Ecce Ancilla Domini”…) ? Certe sfumature preziose nelle relazioni con le persone in difficoltà con cui lavoro non hanno senso e visibilità sul piano sociale, dove invece sono privilegiate modalità più esteriori…Come se questa marginalità, mistero, silenzio, fosse malattia ed anche possibilità di guarigione, di sé e degli altri. Ma solo se tenuta a distanza dalla folla, riconoscimento, pubblicità. Che ne pensi? Ciao Rebecca
Ciao Rebecca, l’Anima che trasforma abita sempre ai margini, è dentro e non fuori. Non solo nelle persone, anche nelle cose (cavi, bottoni, strumenti) l’”anima” è quella che è dentro. Non si vede.
[continua a leggere su Psiche Lui]

Pensieri e passioni – info

Informiamo i gentili lettori del Diario di bordo che la collaborazione di Claudio Risé con “Il Mattino di Napoli” è terminata il 1 marzo 2013.

La Redazione