Le radici e il futuro. Il dono del padre: la libertà

padre(Di Alessandro Zaccuri, da “Noi. Genitori e figli”, supplemento ad “Avvenire”, 28 aprile 2013, www.avvenire.it)

Claudio Risé: «Rivendicare l’importanza della figura paterna non è mai stata un’impresa priva di rischi». Nel suo ultimo libro lo psicoanalista sottolinea il compito autentico del genitore: aiutare il figlio a scoprire il percorso di liberazione personale, rendendolo capace di compiere il proprio destino.

Mai sottovalutare i cartoni animati. Prendete Il re leone, per esempio, il classico Disney datato 1994. In una scena rimasta celebre, il cucciolo Simba viene sollevato in alto dalla cima di una rupe. Perché il popolo della savana possa ammirare il futuro monarca, certo. Ma anzitutto per avvicinare il neonato al cielo.
«I riti di innalzamento sono comuni alle culture più diverse – spiega lo psicoanalista Claudio Risé – ed erano consueti anche nell’antica Roma, dove spettava al padre il gesto del tollere liberos. “Sollevare i figli” significava introdurre nella loro vita la dimensione verticale, distaccandoli dalla linea orizzontale, di mera corrispondenza alla terra, in modo da metterli in relazione con il Padre celeste»

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Si è perso il padre. Torni a fare il liberatore

padre(Claudio Risé, da “L’Ordine”, Supplemento culturale de “La Provincia di Como”, 28 aprile 2013, www.laprovinciadicomo.it)

Il papà è (o dovrebbe essere) colui che mette la prole in contatto col trascendente, con l’al di là del quotidiano, con ciò che oggi si definisce rapidamente ma un po’ genericamente “i valori”

Si fa un gran parlare (finalmente) dei papà. Papà smarriti, papà in via di ritrovamento, papà mammizzati, papà “evaporati”. Si parla però ancora poco del padre. Eppure questa figura simbolica, storica e sociale, è il vero rifornitore di ispirazioni, direzioni ed energie al padre naturale, al papà. Rimanda, certo, a questioni diverse da chi metta i pannolini o lavi i piatti, cavalli di battaglia dei dibattiti sui papà. Tuttavia finché si evita il delicato confronto col padre ed il suo retroterra culturale e simbolico (come quasi sempre si fa), anche il papà non riesce a fare molta strada.
Il fatto è che la figura del genitore trae la propria forza dal contatto col suo Archetipo: il Padre con la P maiuscola, che il credente vede come Dio e di cui anche il non credente riconosce la presenza lungo tutta la storia dell’umanità, in miti, fiabe, leggende, immagini delle arti figurative. La sua assenza diventa anzi un guaio anche per gli Stati più liberal, come ha recentemente riconosciuto il presidente Usa, Obama, subito dopo la rielezione.

Non si parla più di lui
Tuttavia parlarne è oggi assai difficile, perché, come si dice nel dialogo poetico che introduce il mio “Il Padre Libertà Dono” l’ultimo dei miei libri su questo tema: “Del Padre non va detto, se non che non c’è più.
Attento! Stai per violare il tabù
Più grave: parlar del padre. Fermati”.
Convinto della necessità di romperlo ho scritto questo libro. Ma perché il padre è una figura così inquietante da non poterla affrontare se non nella versione “ridotta” del papà? Leggi il resto dell’articolo

Mappare le altezze, per non sprofondare nella terra

west%202(Claudio Risé, da “Ellen West. Nel regno dell’ansia”, Kasparhhauser”, gennaio-marzo 2013, http://www.kasparhauser.net/)

Gli “spiriti malvagi” e i coboldi che da dietro rami, cespugli e alberi osservano e poi assalgono Ellen West nella sua poesia ‘I cattivi pensieri’ del 1909 (ricordata più volte da Ludwig Binswanger nel suo lavoro sulla ex paziente come prova della sua inguaribilità), non erano sempre stati così orrendi, e cattivi. Anzi nella stessa poesia tengono a ricordarle: “non sai chi siamo stati? Non sempre spiriti malvagi, non sempre prole dell’inferno. Un tempo eravamo i tuoi pensieri, le tue speranze orgogliose e pure!
Ma adesso…

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Claudio Risé ci aiuta a capire la vera essenza della famiglia

padre(Di Luciano Garibaldi, da “Riscossa Cristiana”, 17 aprile 2013, www.riscossacristiana.it)

La crisi della famiglia è all’origine della crisi della società occidentale. E’ quanto sostiene – e dimostra con assoluta attendibilità – Claudio Risé, noto ed apprezzato psicanalista di fama internazionale, nel suo nuovo libro «Il padre. Libertà. Dono», pubblicato dalla Casa editrice Ares. Come recita il titolo, Risé offre, nella rivalutazione della figura paterna, l’elemento liberatore e di guarigione psicologica non solo per l’acquisizione di autonomia e di maturazione dei figli, ma anche per la realizzazione di una nazione autenticamente democratica.
Certo non è facile tornare ad essere «padri» in Occidente (Italia, ovviamente, compresa) dopo decenni in cui si è assistito ad una vera propria gara per definirlo superfluo e cancellarne la presenza (come nelle leggi sull’aborto), o a renderla facoltativa (in quelle sul matrimonio e l’educazione dei figli). Ma Claudio Risé sì dimostra ottimista. Perché, oltre al padre naturale, riconosciuto e bistrattato a seconda degli interessi del potere, è sempre presente in noi la forza psicologica del Padre, immagine archetipica, «risorsa personale cui l’essere umano da sempre si rivolge con il pensiero e il sentimento quando la sua libertà è in pericolo». Leggi il resto dell’articolo

Caro Claudio, ti scrivo, così mi rincuoro un po’

psiche_lui_new2(Da “Io Donna”, 13 aprile 2013)

Piovono commenti al blog che Risé tiene sul sito di “Io donna”. Il segreto del successo? Arricchisce. E aiuta a sconfiggere la madre di tutte le paure…

Ci sono Dani, Laura e Benedetta: si chiedono quale sia la giusta distanza da tenere nei rapporti. Segue dibattito: 316 interventi. C’è Emma che, ancora turbata dai silenzi e dalle improvvise sparizioni del suo ex, butta là un tema da niente: «Puoi aiutarmi a chiarire i misteri maschili?». Seguono 403 commenti. C’è Davide, che non è da meno: vuole capire il senso del dolore, usandolo per costruire il nuovo e abbandonare i rimpianti. Al momento, 433 commenti (aumenteranno, di sicuro).
Psiche lui” – in teoria – è il blog di Claudio Risé sul sito di Io donna. In pratica, è un gruppo di autocoscienza in cui ci si confronta su tutto e in cui lo psicoanalista, come un padre benevolo ma mai compiacente (ecco, gira e rigira si torna sempre alla figura paterna, come sottolinea appunto lui nel nuovo libro), interviene per rimettere la discussione in carreggiata. Facendo tesoro dei suggerimenti di chi scrive – come la ragazza che lo invita a notare come suona Anoushka Shankar, figlia del grande Ravi – per arrivare molto oltre: in questo caso, per esempio, si parte da Anoushka per concludere che «l’impossibilità dell’intimità per l’adulto fa parte della dominante infantile nella psicologia contemporanea. È un tratto che colpì molto Jung: la prima volta che andò negli Stati Uniti notò come gli uomini americani si comportassero sempre come se fossero i figli delle loro mogli». Leggi il resto dell’articolo

Scusa papà, ma dove sei finito?

padre(Intervista a Claudio Risé, di Angela Frenda, da “Io Donna”, 13 aprile 2013)

“Negli ultimi quarant’anni ci si è spesi con ogni mezzo per definire superflua la figura paterna. E questo indebolimento è alla base della crisi della società” dice Claudio Risé, che al tema ha dedicato un libro. E qui indica la strada per un nuovo equilibrio.

Glielo dicono i suoi pazienti in colloqui sempre più sofferti: «Il papà, con le sue assenze e i suoi disorientamenti, continua a essere uno dei più grandi elementi che causano disagio nei bambini/futuri adulti». Claudio Risé, 73 anni, scrittore e psicoanalista di orientamento junghiano, torna al tema che gli è più caro: i padri moderni. Dopo Il padre. L’assente inaccettabile (San Paolo Edizioni), tradotto in cinque lingue, è nelle librerie con Il Padre. Libertà Dono (Ares).
Risé ne è convinto: «Serve un padre, per differenziarsi dalla madre, per accettare le ferite e riconoscerne il senso, ed esprimere il proprio Sé. Entrando così personalmente nel tempo e nella storia».

Da dove nasce la sua urgenza di parlare dei papà moderni?
C’è bisogno della figura del padre, colui che mette il figlio nel mondo e lo aiuta a riconoscere le proprie capacità.
Non a caso Barack Obama nel suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione ha detto: «Ciò che fa di te un uomo non è generare un figlio, ma saperlo crescere. Famiglie più forti creano comunità più forti».
L’indebolimento di questa figura lascia dunque spesso le persone smarrite. In poche parole, la crisi del padre è all’origine della crisi della società. Leggi il resto dell’articolo

Lo Stato contro il padre, ci vuole tutti malati

padre(Recensione del libro di Claudio Risé, Il padre libertà dono, a cura di Paolo Marcon)

Fuori dal “sociologico recinto d’obbligo”. E’ lì che conduce, sempre, la lettura dei libri di Claudio Risé. Che non mirano direttamente a spiegare, definire minuziosamente, prima di tutto invitano a guardare con rispetto e curiosità alle esperienze di quella vita che origina dal padre e dalla madre, lungo tutto il suo sviluppo.

L’approccio qui adottato è multidisciplinare, non limitato al campo psicoanalitico: Il padre libertà dono (Edizioni Ares) è forse l’opera più radicale – perciò indubbiamente anti-politica –, dell’Autore.

E’ nei pressi di: libertà, salute, schiavitù , “malattia” (quest’ultimo termine, invero, adoperato con molta cautela da Risé, che nella sua riflessione cita anche orientamenti eterodossi, quali l’etnopsichiatria), che si sviluppano le argomentazioni appassionate di questo lavoro. Non si tratta, beninteso, di concetti astratti, bensì di fatti concreti, fenomeni di cui fare (facciamo) esperienza.

Libertà allora – ricorda Risé, non è un’astrazione, è la “sorgente viva dell’essere”, ciò che permette di correre l’avventura della formazione della propria identità. E’ sempre un fatto presente (o assente) in un essere umano, in un singolo essere umano. “Libertà” è un fatto personale, appassionarsi alla libertà è appassionarsi alla propria libertà, appassionarsi a Sé. Alla difesa della propria integrità/salute, dalle aggressioni esterne (mosse dagli “idoli collettivi”) e dalle pulsioni coattive interne (slegate dal principio di realtà, e finalmente dallo stesso principio di piacere), che minano la capacità di ricercare il proprio benessere. In una dimensione dinamica: perché “libertà” non è un “dato”, è un processo, un continuo “percorso di liberazione”. Leggi il resto dell’articolo

Il “ritorno” di papà. Dopo la crisi, va alla ricerca di un nuovo ruolo

padre(Di Delia Parrinello, da “Il Giornale di Sicilia, 7 aprile 2013, www.gds.it)

E mentre i padri separati e senza tetto si chiudono nelle cooperative di aiuto alloggi e servizi, e i padri attivi in famiglia sono sempre più minoritari e liberal-giocosi, un’ondata di opinione vuole invece il papà più forte, più grande di visione e comprensivo, più affettuoso e sicuro.
La sua assenza fa male, se papà gioca troppo ed è permissivo non va bene, il padre sia una forza che trasmette l’impulso a crescere in autonomia. Psicologi, psicoterapeuti e scrittori rivalutano il ruolo in una nuova dimensione: è vero, per oltre quarant’anni la figura paterna è stata definita superflua e autoritaria, facoltativa, ma oggi il malessere psichico di molti pazienti si spiega proprio con la sua assenza: si sta male perché papà se ne è andato o si è nascosto in altri ruoli, è ininfluente. E ha fatto male, perché c’è ancora bisogno di lui. Anche se nell’ultimo mezzo secolo è stato umiliato, bistrattato e reso inutile da un malinteso femminismo, oggi il papà ritorna ed è rivalutato, ne parla in un saggio lo scrittore Claudio Risé, psicoterapeuta ed esperto di psicologia al maschile (Il padre. Libertà Dono, edizioni Ares).
Papà al centro, perché ancora è possibile essere padre in Occidente dopo quarant’anni spesi a cancellare la sua presenza e a renderlo facoltativo in famiglia. «Mi aggiro – nota Risé – nella psiche di persone sofferenti, condividendone il dolore e la speranza, che diventa molto spesso quella di uscire da un materno di cui si sentono tuttora in qualche modo prigionieri, per incontrare un paterno affettuoso e sicuro, che li aiuti ad affezionarsi alla propria libertà. E tutto questo succede perché quasi mai e per nessuno la figura materna è mancata, mentre quella paterna è stata spesso assente». Leggi il resto dell’articolo

Il padre e l’aborto: il prof. Antonello Vanni interviene al Maternity Care di Torino

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Sabato 13 aprile 2013 il prof. Antonello Vanni, Educatore e Bioeticista, interviene sul tema “il padre e l’aborto”, nel corso “Maternity Care. Prendersi cura della maternità”, nell’Aula Magna dell’Università Ospedale Infantile Regina Margherita, Torino.

Il Corso di aggiornamento Maternity Care è alla sua seconda edizione: le relazioni dei docenti hanno come filo conduttore lo sguardo al figlio che nel suo venire al mondo chiede attenzione supplementare e riflessione sul senso della vita umana. Soprattutto se i parametri non sono quelli standard e se si profilano difficoltà di salute. Sulla base della ricerca scientifica e su quella di nuove esperienze concrete in ambito sanitario, il Maternity Care continua a proporsi come sostegno alla maternità e paternità difficili.

Scarica tutto il programma in file .pdf

 

Il Padre liberatore e l’Esodo verso la libertà

padre(Intervista a Claudio Risé, di Riccardo Caniato, da “Studi Cattolici”, n. 626, aprile 2013)

Professore, un nuovo libro sul padre, perché è urgente parlarne?
Perché (tra l’altro) è un’emergenza sociale. «Dobbiamo fare di più per incoraggiare la paternità. Ciò che fa di te un uomo non è la capacità di generare un figlio. È il coraggio di crescerlo. Famiglie forti creano comunità forti». Non sono parole di un conservatore attardato, ma del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, il quale ha sentito il bisogno di dirle e insistervi nel suo recente Discorso sullo Stato dell’Unione, il primo dopo la rielezione (contraddicendo così altre sue note posizioni sulla famiglia, maggiormente destinate alla propria immagine mediatica). Gli Stati più avanzati (anche nella disgregazione familiare) devono però riconoscere – seppur tra mille contraddizioni – il loro “bisogno di padre”, almeno per evitare guai peggiori.
L’Occidente è impantanato in una liquidazione (in parte autoliquidazione) della figura e responsabilità paterna che ha contribuito alla disgregazione familiare, al crescente disagio psicologico, e all’avvento di quella “società liquida” nella quale identità e sentimenti perdono le proprie forme trasformando il campo delle relazioni in quella “terra di nessuno” di cui parla Pietro Barcellona nella forte prefazione che ha fatto al mio libro.

Nel suo libro risale a un archetipo paterno rintracciabile nell’arco della cultura occidentale dall’Esodo e dal Cristianesimo fino a noi… Che cosa incarna questo archetipo?
Rappresenta la figura dell’origine e dello sviluppo umano. Il Padre che ti mette nel mondo, ti riaccoglie e ti conforta nel corso della vita, fornendoti le energie e direzioni necessarie a rimanere liberamente capace di amare e donare, e aiutandoti a capire il senso della perdita, e anche della morte. Leggi il resto dell’articolo

Risé: «Mancano i padri che ci mostrino il senso e la strada. Ma dalle nostre ferite possono rinascere»

padre(Intervista a Claudio Risé, di Benedetta Frigerio, da “Tempi”, 2 aprile 2013, www.tempi.it)

Una società senza padri è destinata a soccombere, è necessario il loro ritorno. Sono in tanti a dirlo, ma per lo psicanalista di fama internazionale Claudio Risé, come si legge nel suo libro appena pubblicato, “Il padre. Libertà dono” (Ares, 192 pagine, 14 euro), questo «non significa un ritorno al padre autoritario da cui siamo scappati, quello delle leggi e dell’imposizione dall’alto», spiega a tempi.it.
A mancare è un padre capace di tenerezza, «che è il contrario di un vago sentimento o di un servilismo nei confronti di figli padroni. La tenerezza è accoglimento dell’altro per quello che è. Il padre deve rispettare la diversità del figlio e accompagnarlo a scoprire chi è, senza imporre propri schemi, dicendo con affettuosa fermezza dei no là dove siano necessari a non farsi male».

L’assenza di un padre simile conduce la persona o a chiudersi in se stessa, rifiutando il mondo sentendolo nemico, o a omologarsi, facendo di tutto per avere l’approvazione degli altri. Come si esce da questa polarità?
Serve una madre che accolga pienamente il bambino, in completa sintonia, e lo rassicuri nei contatti con l’esterno: tale funzione, in una presenza affettiva costante, è fondamentale nei primi anni di vita. Il padre deve poi subentrare per staccare il figlio da questo rapporto per stimolare il suo sviluppo personale e condividere con lui la ricerca del senso della vita, in un rapporto educativo di testimonianza. Si riceve amore e supporto e la persona cresce capace di stabilità e responsabilità verso il prossimo, contribuendo al benessere di tutta la società. Leggi il resto dell’articolo