Il “ritorno” di papà. Dopo la crisi, va alla ricerca di un nuovo ruolo

padre(Di Delia Parrinello, da “Il Giornale di Sicilia, 7 aprile 2013, www.gds.it)

E mentre i padri separati e senza tetto si chiudono nelle cooperative di aiuto alloggi e servizi, e i padri attivi in famiglia sono sempre più minoritari e liberal-giocosi, un’ondata di opinione vuole invece il papà più forte, più grande di visione e comprensivo, più affettuoso e sicuro.
La sua assenza fa male, se papà gioca troppo ed è permissivo non va bene, il padre sia una forza che trasmette l’impulso a crescere in autonomia. Psicologi, psicoterapeuti e scrittori rivalutano il ruolo in una nuova dimensione: è vero, per oltre quarant’anni la figura paterna è stata definita superflua e autoritaria, facoltativa, ma oggi il malessere psichico di molti pazienti si spiega proprio con la sua assenza: si sta male perché papà se ne è andato o si è nascosto in altri ruoli, è ininfluente. E ha fatto male, perché c’è ancora bisogno di lui. Anche se nell’ultimo mezzo secolo è stato umiliato, bistrattato e reso inutile da un malinteso femminismo, oggi il papà ritorna ed è rivalutato, ne parla in un saggio lo scrittore Claudio Risé, psicoterapeuta ed esperto di psicologia al maschile (Il padre. Libertà Dono, edizioni Ares).
Papà al centro, perché ancora è possibile essere padre in Occidente dopo quarant’anni spesi a cancellare la sua presenza e a renderlo facoltativo in famiglia. «Mi aggiro – nota Risé – nella psiche di persone sofferenti, condividendone il dolore e la speranza, che diventa molto spesso quella di uscire da un materno di cui si sentono tuttora in qualche modo prigionieri, per incontrare un paterno affettuoso e sicuro, che li aiuti ad affezionarsi alla propria libertà. E tutto questo succede perché quasi mai e per nessuno la figura materna è mancata, mentre quella paterna è stata spesso assente».
Papà ritrona, soprattutto quando tutto va male: «Quando è debole e disperato, quando tutto sta per perdere senso, allora l’umano lancia il grido di aiuto al Padre, quello che conta davvero».
Non è quello che conta per davvero, non è la regola del «meno mamma più papà», ma è piuttosto la richiesta pressante di un altro padre che arriva da esperti di settore e docenti. «Fin dalla nascita il bambino ha bisogno di una figura che costituisca per lui una base sicura – ricorda dall’Università di Catania Liria Grimaldi di Terrasena, docente di Psichiatria e direttore della Scuola di specializzazione in Psicoterapia cognitiva post-razionalista -. Il bambino ha bisogno delle figure di mamma e papà insieme, pure una sola ma molto meglio se integrate, ha bisogno di una base sicura di inizio e poi, durante lo sviluppo e durante la fase di esplorazione e di risoluzione dei problemi, ha bisogno in particolare della madre per senso di sicurezza e di tenerezza e del ruolo di un padre che sia in sintonia con il figlio e ne capisca le emozioni, che riesca a parlare con lui delle emozioni reciproche».
E’ vero, la figura paterna «da molti decenni è saltata – aggiunge Grimaldi – è entrata in crisi una volta venuto meno il ruolo autoritario: dopo l’autoritarismo la maggior parte dei padri non è stata più capace di reggere il ruolo, non si è evoluta e ha offerto vecchie risposte».
La linea oggi parla di «sintonia e flessibilità per il padre». E certamente, i legami affettivi originari, papà più mamma, «mettono al sicuro, al riparo dalla confusione e dalla malattia».
E intanto, mentre è alla ricerca del nuovo ruolo dopo l’autoritarismo, la figura del padre diventa anche una moda editoriale. Parlano del papà scrittori e giornalisti, c’è l’accusa di Antonio Polito contro i padri-orsetti che crescono figli-bamboccioni, Contro i papà – Come noi italiani abbiamo rovinato i nostri figli (Rizzoli). C’è Il complesso di Telemaco. Genitori è figli dopo il tramonto del padre (Feltrinelli) di Massimo Recalcati, o la Genealogia di un padre per Einaudi di Valerio Magrelli. E Le sconfitte non contano (Rizzoli) del figlio giornalista Marcello Sorgi che ricorda la passione politica e civile del padre Nino Sorgi, siciliano eccentrico e avvocato antimafia.

Delia Parrinello

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