Caro Claudio, ti scrivo, così mi rincuoro un po’

psiche_lui_new2(Da “Io Donna”, 13 aprile 2013)

Piovono commenti al blog che Risé tiene sul sito di “Io donna”. Il segreto del successo? Arricchisce. E aiuta a sconfiggere la madre di tutte le paure…

Ci sono Dani, Laura e Benedetta: si chiedono quale sia la giusta distanza da tenere nei rapporti. Segue dibattito: 316 interventi. C’è Emma che, ancora turbata dai silenzi e dalle improvvise sparizioni del suo ex, butta là un tema da niente: «Puoi aiutarmi a chiarire i misteri maschili?». Seguono 403 commenti. C’è Davide, che non è da meno: vuole capire il senso del dolore, usandolo per costruire il nuovo e abbandonare i rimpianti. Al momento, 433 commenti (aumenteranno, di sicuro).
Psiche lui” – in teoria – è il blog di Claudio Risé sul sito di Io donna. In pratica, è un gruppo di autocoscienza in cui ci si confronta su tutto e in cui lo psicoanalista, come un padre benevolo ma mai compiacente (ecco, gira e rigira si torna sempre alla figura paterna, come sottolinea appunto lui nel nuovo libro), interviene per rimettere la discussione in carreggiata. Facendo tesoro dei suggerimenti di chi scrive – come la ragazza che lo invita a notare come suona Anoushka Shankar, figlia del grande Ravi – per arrivare molto oltre: in questo caso, per esempio, si parte da Anoushka per concludere che «l’impossibilità dell’intimità per l’adulto fa parte della dominante infantile nella psicologia contemporanea. È un tratto che colpì molto Jung: la prima volta che andò negli Stati Uniti notò come gli uomini americani si comportassero sempre come se fossero i figli delle loro mogli».
Il post cha ha scatenato maggior dibattito dall’inizio dell’anno? Quello del 12 gennaio. «Sono ancora insicuro nel rapporto con le donne, finisco per farmi trattare male da tipe molto sexy o che sembrano molto forti di carattere» gli racconta il trentaquattrenne Alessandro, «mentre non riesco ad appassionarmi a quelle che invece mi rispettano e a cui piaccio. Quelle dolci e accoglienti mi piacciono ma ne ho anche un po’ paura. Perché?».
Alla ricerca di questo “perché?”, i web-seguaci di Risé si lanciano con ben 684 considerazioni. C’è chi evidenzia la crescente aggressività femminile, chi sottolinea la contemporanea scarsa autostima maschile, chi – come Laura – chiede di non divagare: «Io resterei focalizzata sulla storia di Alessandro invece di spostarsi sulla classica dicotomia “le donne sono così, gli uomini sono colà”…».
Le citazioni, poi, si sprecano, altissime (Martin Buber), romantiche (da un brano di Juliette Greco ai versi di Federico García Lorca), pop (“Gianna non perdeva neanche un minuto per fare l’amore”, by Rino Gaetano).
«Considero uno straordinario arricchimento vedermi arrivare, tra una storia di vita e l’altra, una canzone, una poesia o la ricetta di una bavarese pazzesca. Anche perché non c’è mai la “risposta giusta”: c’è un work in progress di materiali, idee, associazioni» interviene lo stesso Risé. Che spesso riconosce, alla radice dei vari interventi, gli stessi due “mali”: il narcisismo e l’ansia che deriva (ah, i paradossi) dalle libertà pur conquistate a fatica.
«La paura di fondo – osserva in un altro post – è quella della libertà (non quella della morte, che è un fenomeno naturale). E rimanda a ferite antiche, nella primissima infanzia, quando avevamo bisogno di essere totalmente accolti, protetti e dipendenti, per poter poi diventare davvero liberi. Oggi moltissimi hanno paura perché quel caldo accoglimento non ha potuto esserci quanto doveva».
Che fare, allora? «Chi se ne frega. È una ferita che riguarda il vecchio Io, cavoli suoi. Il neonato è curioso e interessato a ciò che lo circonda. È nell’oggi e (con moderazione) nel domani che bisogna mettere le energie».

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