Claudio Risé ci aiuta a capire la vera essenza della famiglia

padre(Di Luciano Garibaldi, da “Riscossa Cristiana”, 17 aprile 2013, www.riscossacristiana.it)

La crisi della famiglia è all’origine della crisi della società occidentale. E’ quanto sostiene – e dimostra con assoluta attendibilità – Claudio Risé, noto ed apprezzato psicanalista di fama internazionale, nel suo nuovo libro «Il padre. Libertà. Dono», pubblicato dalla Casa editrice Ares. Come recita il titolo, Risé offre, nella rivalutazione della figura paterna, l’elemento liberatore e di guarigione psicologica non solo per l’acquisizione di autonomia e di maturazione dei figli, ma anche per la realizzazione di una nazione autenticamente democratica.
Certo non è facile tornare ad essere «padri» in Occidente (Italia, ovviamente, compresa) dopo decenni in cui si è assistito ad una vera propria gara per definirlo superfluo e cancellarne la presenza (come nelle leggi sull’aborto), o a renderla facoltativa (in quelle sul matrimonio e l’educazione dei figli). Ma Claudio Risé sì dimostra ottimista. Perché, oltre al padre naturale, riconosciuto e bistrattato a seconda degli interessi del potere, è sempre presente in noi la forza psicologica del Padre, immagine archetipica, «risorsa personale cui l’essere umano da sempre si rivolge con il pensiero e il sentimento quando la sua libertà è in pericolo».
La mancanza di libertà è per Claudio Risé all’origine della coazione a ripetere e quindi della malattia psichica, dalla quale l’energia di vita del Padre guarisce e libera, come mostra l’intera tradizione classica, biblica e cristiana. Il Padre, scrive lo psicanalista, è «il luogo dell’altrove» che aiuta il figlio a crescere in autonomia, donandogli un amore aperto al trascendente.
«Un libro coraggioso», scrive nella prefazione il filosofo Pietro Barcellona, «perché non solo propone la centralità della figura paterna nella formazione della persona libera da ogni coazione a ripetere, ma anche perché in controluce fornisce una diagnosi impietosa delle condizioni mentali, individuali e collettive della nostra epoca, in cui i giovani abitano una terra di nessuno dove non ci sono più leggi né princìpi perché è venuta meno la riferibilità dei comportamenti a modelli normativi umani maschili e femminili che possono strutturare processi di trasformazione oltre il puro stadio pulsionale».
Il Padre è, infatti, colui che aiuta il figlio a liberarsi a tempo opportuno dal rapporto simbiotico con la madre; ma, così facendo, aiuta anche la donna a riappropriarsi della propria indipendenza e autonomia.
Le categorie padre e madre, maschile e femminile sono, dunque, complementari e irrinunciabili per una società adulta, responsabile e libera. Solo «i legami affettivi originari, costitutivi di identità», conclude l’autore «ci mettono al riparo dalla confusione e dalla malattia. E si esprimono, innanzitutto, attraverso i sensi: il tatto, lo sguardo, la manipolazione, l’abbraccio. Tutta questa sfera, oggi, è in difficoltà profonde, a causa dell’intellettualizzazione dei rapporti, della fobia ideologica verso i legami, e della dimenticanza (o ignoranza) che senza di essi non esiste neppure la libertà».

Fonte: [RiscossaCristiana]

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