Il ritorno del padre per ritrovare la strada

padre Intervista di Stefano Chiappalone a Claudio Risé e Mariolina Ceriotti Migliarese trasmessa da Radio Maria il 14.7.2013

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L’amore imperfetto

Dove nasce l’attuale disorientamento della famiglia e dei suoi membri

(Di Claudio Risé, da “L’Osservatore Romano”, 14 luglio 2013, www.osservatoreromano.va)

Si moltiplicano le riflessioni orali e scritte su l’amore imperfetto. Il recentissimo seminario della Pontificia Commissione per la Famiglia su L’amore imperfetto. La madre e il padre nell’educazione dei figli, così come i recenti libri della psicologa Grazia Attili, (L’amore imperfetto. Perché i genitori non sono sempre come li vorremmo. Il Mulino), o quelli della neuropsichiatra Mariolina Ceriotti (La coppia imperfetta, La famiglia imperfetta. Ares), accettano di lasciarsi provocare dall’ imperfezione dell’amore. Sia quello che abbiamo ricevuto che quello che siamo chiamati a dare, in particolare nei rapporti tra generazioni e nel processo educativo di cui proprio l’amore è indispensabile veicolo.
Questi lavori si impegnano a rispondere alla forte domanda d’amore, insoddisfatta da modelli culturali sterili e utilitaristici oggi proposti in modo sempre più pervasivo. Ciò richiede però di andare oltre l’analisi della scena familiare.
L’attuale disorientamento della famiglia e dei suoi membri, infatti, non nasce solo al suo interno. Così il suo superamento non è ottenibile solo con una dettagliata descrizione delle dinamiche familiari. Esse rimandano sempre, infatti, ad una ferita più profonda, più ampia. Il malessere della modernità è di natura antropologica.
Oggi è in questione lo stesso statuto dell’uomo nelle sue caratteristiche fondamentali: per esempio se sia una creatura oppure (come viene sempre più spesso descritto) un creatore, se sia un soggetto dotato di libertà o un oggetto prodotto e continuamente aggiornabile e manipolabile dalle tecnoscienze. Leggi il resto dell’articolo

La nostra libertà “malata” di uomini senza padre

padre(Di Giuseppe Bonvegna, da “Il Sussidiario”, 13 luglio 2013, www.ilsussidiario.net)

C’è una domanda che l’odierno relativismo della scelta non riesce ad eliminare dal cuore dell’uomo e che riecheggia anche nella scena finale del film Blood (attualmente nelle sale), mentre il protagonista si allontana sotto un cielo plumbeo in riva al mare di Scozia e si ricorda che, quand’era piccolo, suo padre gli diceva di allacciare bene il cappotto, se non voleva farsi portare via dal vento. Eppure adesso lui, ormai adulto, il cappotto non se lo allaccia, proprio per lasciarsi inondare da quel vento e l’anziano padre ancora vivo resta “solo un uomo” che, un tempo, diceva quelle cose per mettergli paura e che, adesso, si è appena addossato la colpa dell’uccisione di un sospettato di omicidio che invece spettava a lui.
E tuttavia, l’umanità di quel padre lascia trasparire qualcosa che va oltre l’umano, perché poche scene prima egli era sorridente di fronte alle lacrime del figlio che avrebbe voluto impedirgli di addossarsi la responsabilità di quel delitto: il padre, ex capo di polizia in pensione, sapeva che esso era stato compiuto dal figlio poliziotto in nome della sua guerra disperata contro l’ingiustizia, ma sapeva anche che, a un certo punto, il figlio aveva intuito che solo un perdono poteva sconfiggere la viltà e l’inganno di se stesso. Quel cappotto allora può essere lasciato aperto non nonostante, ma proprio perché c’è quel padre e la sua umanità a consentire che il figlio possa andarsene libero incontro il vento.
La libertà di cui è dotato l’uomo non può infatti soltanto consistere (sartrianamente) nella possibilità di scegliere cosa fare, in quanto la stessa capacità di scelta si attiva nella forma della sequela o del rifiuto di un bene che, in svariati modi, qualcuno propone ad essa come meritevole di essere perseguito: ecco perché oggi la domanda lasciata senza risposta, ma, proprio per questo, sempre più bruciante riguarda chi o che cosa è in grado di attivare la capacità di scelta dell’uomo (liberandolo dall’illusione relativistica che sia egli stesso l’unica fonte della propria libertà) e questo è ancora il motivo per cui risulta ancora fondamentale che Claudio Risé nel suo ultimo libro riproponga all’attenzione del grande pubblico il tema del padre: Il padre. Libertà dono (Ares, Milano 2013).

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Serve un padre per riconoscere un senso

padre (Di Giovanni Fighera, da “La nuova Bussola Quotidiana”, 2 luglio 2013, www.lanuovabq.it)

«Serve un padre per differenziarsi dalla madre, per accettare le ferite e riconoscere il senso ed esprimere il proprio Sé, entrando così personalmente nel tempo e nella storia». Così scrive Claudio Risé in Il padre. Libertà dono (edizioni Ares, 2013, pp. 142). Nel mito Edipo uccide il padre Laio senza saperlo e sposa la madre Giocasta. La vicenda raccontata dal tragediografo greco Sofocle (496 a. C.-406 a. C.) profeticamente si è avverata nell’epoca contemporanea.
Oggi l’uomo risente di una cultura plurisecolare (discendente dall’Illuminismo) che ha distrutto i padri tentando di conservare solo i valori di cui essi erano stati detentori fino ad allora. Il Settecento illuministico francese ha cercato di eliminare Cristo e la Chiesa conservando i valori di uguaglianza, fraternità, libertà che millesettecento anni di storia cristiana avevano portato in Europa. Il tentativo dell’eliminazione della figura del re e della monarchia in Francia e l’abolizione dell’Ancient régime con la Rivoluzione francese rappresentano simbolicamente la cancellazione dell’antico per l’instaurazione del nuovo, la decollazione del padre per l’intronizzazione del figlio. La storia ha, poi, insegnato che non era possibile realizzare repentinamente questo passaggio brusco e rivoluzionario, perché i gradini si salgono con sacrificio e pazienza, non si possono saltare. I salti bruschi comportano di solito spargimento di sangue e involuzioni dal punto di vista della società e dei valori. Nietzsche fa piazza pulita di tutti i padri del passato (Socrate, Cristo, s. Paolo, tradizione, i valori, …) per lasciare il bimbo superuomo solo con se stesso, senza padre né madre. Nel Novecento i segnali di questa ribellione al padre/tradizione/autorità sono moltissimi. Tra questi senz’altro la ribellione sessantottina è uno dei più clamorosi.

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