Lasciate liberi i vecchi di scordare la parte

(Di Claudio Risé, da “L’Ordine”, allegato cultura a “La Provincia di Como”, 22 settembre 2013, www.laprovinciadicomo.it)

L’Alzheimer che ha colpito Sean Connery e Jack Nicholson, relegandoli nell’oblio, è la spia di un mondo che non presta più attenzione alle vere necessità dell’anziano, prima di tutte quella di essere finalmente libero di essere se stesso

Gli ultimi famosi vittime dell’Alzheimer (per ora) sono due grandi attori dei nostri anni: il re degli OO7, Sean Connery, e Jack Nicholson, che ha fatto del suo volto la maschera del terrore e della follia. Due protagonisti grandi e spesso “cattivi” che oggi si ritirano dalle scene, inghiottiti (si dice) dall’oblio. Il fatto è che il pubblico si ricorda benissimo di loro, ma loro non ricordano più le parti.
È già accaduto a grandi scrittori, come Agatha Christie o Iris Murdoch; statisti come Ronald Reagan e Margareth Thatcher, protagonisti dello star system. I “grandi vecchi” concludono la loro vita nella dimenticanza e nel silenzio, vengono nascosti dai familiari, non dirigono e non orientano più nessuno. Anzi diventano sempre più spesso essi stessi bisognosi non solo di cure, ma di guida, attenzioni. Loro che emozionavano il mondo, diventano inespressivi, sembrano non provare più nulla.
Come mai questi personaggi vincenti nelle professioni, nella popolarità, nel cuore delle folle, sembrano smarrire la loro presenza nel mondo, e lo stesso gusto per la vita?

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Serve il padre

padre(Recensione de “Il padre libertà dono“, a cura di David Taglieri, da “Recensioni & Storia.it”, 31 agosto 2013, www.recensioni-storia.it)

“Il Padre Libertà Dono” (Edizioni Ares, pagg. 185) è l’ultima fatica dello psicoanalista junghiano Claudio Risé, collaboratore del “Mattino” di Napoli e del “Giornale”. Il saggio sintetizza il contenuto, la morale e la logica dei precedenti libri, ma con un piglio maggiormente legato alle tematiche dell’attualità, contestualizzando il Padre oggi, con l’obiettivo di recuperare la sua funzione tanto bistrattata dalla modernità.
L’Occidente in 40 anni ha voluto avvilire, deformare e deprimere il concetto di paternità, laddove è essenziale e vitale invece il suo reingresso – e dalla porta principale – nella scena sociale.
Serve il Padre, che si differenzi da una Madre: questa accoglie il bimbo nel grembo e lo accompagna nella vita di tutti i giorni con dolcezza, ma il Padre dà la direzione, lo introduce nel Mondo, lo guida all’esistenza, gli fa comprendere che la vita stessa è anche dolore e perdita, non escluso il fallimento.

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Vogliono uccidere il Padre

padre(Intervista a Claudio Risé, di Davide Brullo, da “La Voce di Romagna”, 18 agosto 2013)

Un libro dello psicoterapeuta più scomodo d’Italia fa tremare i perbenisti. E si scaglia contro una società che tenta di distruggere la figura paterna fondamentale

I giornali si sa, come si dice, “sguazzano nella polemica”. Maneggiato da una certa stampa, perciò, l’ultimo libro di Claudio Risé, “Il Padre. Libertà, dono“, edito da Ares (Milano, 2013), è stato usato come una clava contro la devastazione morale del mondo odierno.
Giusto: se le mamme sono voraci “sciupamaschi” e i babbi indossano il grembiulino da cucina dopo essersi accuratamente adornati con il contorno occhi, non lamentiamoci se i figli crescono cretini, per lo meno disorientati.
C’è una magnificenza, una magniloquenza nell’ordine naturale delle cose che una patetica idea di uguaglianza (le donne possono farsi maschi e i maschi, magari, partorire i figli, come fantomatici, orribili, dèi) e uno scaffale di leggi non possono abolire.
Al di là delle opinioni e degli schieramenti (i paladini del progresso, pur nel covo dell’abisso e quelli della restaurazione a colpi di Croce), c’è una “ragione” nel testo di Risé, una profondità, che per una volta tanto non meritano lo strillo, la fuciliera da esaltati.

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Il padre e il grande esodo verso la libertà dell’uomo

padre (Intervista a Claudio Risé, a cura di Gioia Palmieri, da “Il Giornale del Popolo”, 17 agosto 2013, www.gdp.ch)

In ciascuno di noi è forte l’idea che l’essere liberi consista nella possibilità di fare ciò che vogliamo quando vogliamo. Ma pochi di noi sono fino in fondo consapevoli che ogni scelta implica la sequela di qualcuno che ci invita a perseguire o rifiutare un bene. Chi allora oggi, tra tutte le scelta che la società propone e impone, è veramente in grado di risvegliare la libertà dell’uomo orientandola verso il suo vero bene?
L’ultimo libro di Claudio Risé, “Il padre. Libertà dono” (Ed. Ares, 2013) risponde a questa domanda. «Il padre è colui che ci porta e ci guida nella realizzazione del nostro personale destino risvegliandoci alla consapevolezza di averlo, di avere una chiamata personale e concreta a cui rispondere», ci spiega lo psicanalista di fama internazionale.
«Il padre, come il Dio degli ebrei, ci indica la strada della liberazione dalla schiavitù», che oggi consiste nella condanna a ripetere gesti senza capire, a chiudersi in ossessioni, paure e dipendenze sempre più logoranti e diffuse».

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Il padre e la fondazione della libertà personale

padreClaudio Risé su Start, RaiRadio1, intervistato da Annalisa Manduca, presenta “Il padre, libertà, dono” (Ares ed.), 5 giugno 2013.

Precede l’intervista il brano “In viaggio con te” di Laura Pausini sulla figura paterna.

 

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