Cannabis: informazione carente sui rischi alla salute

cannabis (Intervista a Claudio Risé, di Annamaria Bacchin, da “Il Gazzettino”, 18 febbraio 2014, www.gazzettino.it)

C’è una buona parte di veneti, friulani e trentini che esprime un profondo dissenso rispetto alla legalizzazione delle droghe leggere. Ed è proprio questa prima istantanea del sondaggio a colpire Claudio Risé, psicanalista e scrittore; uno dei primi in Italia a descrivere in un libro gli effetti nocivi che l’hashish produce all’organismo e dal titolo “Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita” (Edizioni San Paolo, 2007).
«Nonostante i media e i commentatori più assidui dei salotti televisivi che cavalcano spesso la liberalizzazione delle droghe leggere – spiega Risé – è davvero interessante e confortante scoprire come il buon senso domini l’opinione pubblica».

Gli appelli alla legalizzazione come strumento di contrasto al traffico di stupefacenti, comunque, non si placano.
«Nessuno oserebbe ipotizzare una simile soluzione se solo conoscesse le conseguenze che l’hashish è in grado di provocare. Soprattutto se il suo consumo avviene prima dei 15 anni, cioè quando il cervello non è ancora completamente formato. L’abuso di droghe leggere, infatti, porta a danni seri e irreparabili. Effetti immediati che vanno dall’incapacità di concentrazione al deterioramento della memoria e all’indebolimento generale delle facoltà cognitive. Uno status che può condurre anche a depressioni, problemi di relazione, inserimento a scuola, al lavoro, in famiglia. Si possono poi manifestare comportamenti paranoidi. E non finisce qui: l’utilizzo di droghe leggere per lunghi periodi di tempo, talvolta, segna un inesorabile e devastante cammino verso forme psicotiche che arrivano anche alla schizofrenia».

L’ignoranza dei giovani si lega a una lacuna sul fronte delle informazioni che dovrebbero giungere da famiglia e scuola?
«Proprio così. E pensare che basterebbe leggere un documento molto chiaro e prezioso prodotto dal nostro Istituto superiore della Sanità che stabilisce nel dettaglio come l’uso della cannabis porti a gravi effetti collaterali. Genitori e insegnanti dovrebbero entrare nel merito di questa relazione che, tra l’altro non fa che confermare studi scientifici di tutto il pianeta in tema di droghe leggere. Gli unici Paesi che non danno indicazioni in tal senso sono quelli in cui c’è una diffusa produzione di sostanze narcotiche. La spiegazione è semplice: stimolano la legalizzazione perché sono consapevoli che il maggiore utilizzo di droghe leggere aumenti la possibilità di passare a quelle più pesanti e quindi incrementare il loro business».

Nei grafici relativi alla discriminante anagrafica, i più favorevoli alla liberalizzazione – accanto ai giovani – sono i 50-60enni.
«Quelli che erano giovani negli anni Settanta, il tempo delle contestazioni e delle trasgressioni che contemplavano anche l’assunzione diffusa e, quasi ostentata, di droghe leggere e pesanti. È probabile che in questo microcosmo di adulti inclini alla libera circolazione delle droghe leggere si celi anche più di qualche “vecchio” fumatore di spinelli che ancora pratica il rito e ne sostiene le virtù e non ne riconosce gli effetti nocivi. Sarà anche per merito di questi genitori e insegnanti che oggi il 39% dei giovanissimi è convinto che la cannabis dovrebbe essere legalizzata».

Come iniziare un nuovo dialogo con i giovani per informarli ed educarli?

«Si può cominciare proprio con l’insostituibile sostegno della scienza e degli studi compiuti negli ultimi anni in Italia e all’estero. E, se serve, arriviamo addirittura a spaventarli, perché le conseguenze possono essere davvero drammatiche».

Scarica la pagina de “Il Gazzettino” in file .pdf

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