Singleness? No, coppia è bello

(Di Claudio Risé, da “L’Osservatore Romano”, 27 ottobre 2014, www.osservatoreromano.va)

Coppia è bello. Nella variegata saggistica sulla relazione e i rapporti affettivi si nota un forte cambiamento: dallo sguardo negativo sulla coppia come stabile organizzazione della propria vita affettiva a una riscoperta del suo valore. Le ultime riflessioni sulla coppia confermano così le statistiche note da tempo e verificate negli anni, soprattutto nei Paesi anglosassoni, che raccontano come le persone in una coppia stabile vivano più a lungo, si ammalino meno, abbiano situazioni economiche e sociali più risolte e dichiarino di essere più felici di chi invece vive in situazione di singleness. Vivaci e per certi versi sorprendenti si rivelano a questo proposito saggi provenienti da ambienti culturali lontani da posizioni confessionali, occupati fino a qualche anno fa da lavori che presentavano il single come espressione di una proposta di vita particolarmente avanzata e ricca di sviluppi. Oggi invece proprio queste posizioni vengono confutate tra gli altri da studiosi come Claude Habib (specialista di letteratura del secolo dei Lumi, e docente all’università di Paris III) nel suo ultimo libro Il gusto della vita insieme. Elogio della coppia (Firenze, Ponte alla Grazie, 2014, pagine 142, 14 euro). «Il panegirico dell’autonomia affettiva in sé è vuoto e non porta da nessuna parte» afferma la Habib, ricordando che fare dell’ideale individualistico «lo scopo della vita significa decretare l’inverno perpetuo». L’osservazione della relazione fra uomo e donna nella propria esperienza e in quella degli altri (oltre che nelle intuizioni della letteratura di qualità), porta l’autrice a delineare tratti di una morale laica della coppia che appare singolarmente simile a quella della grandi tradizioni religiose e cristiane. La grande forza e funzione della coppia viene individuata così nell’«esperienza affettiva della cura dell’altro» che produce come «effetto reale» di questa pratica «l’abitudine al bene». Leggi il resto dell’articolo

La lotta spirituale dell’Arcangelo Michele e la libertà dell’uomo

St_Michael_Raphael (Di Claudio Risé, da “L’Ordine”, 28 settembre 2014)

La ricorrenza dell’Arcangelo alla fine dell’estate ha una forte valenza psicologica: simboleggia la lotta tutta spirituale nei confronti del drago che è dentro ciascuno di noi e contro la fatica acuita dai primi freddi

Nelle campagne ancora si dice “A San Michele il caldo va in cielo”. È così: nella fase dell’anno in cui stiamo entrando il caldo si indebolisce, poi se ne va. Ma il proverbio (come sempre) non ci dà solo un’informazione metereologica. Parla anche del clima psicologico del “tempo di Michele”, quello che si inaugura con l’equinozio autunnale e segna il passaggio dall’estate all’autunno. Una fase dell’anno che, assieme alle altre tre stagioni, segna una serie di cambiamenti che si manifestano nella natura esterna e nel nostro corpo. Influenzando profondamente, però, la nostra psiche e la nostra anima, e presentandoci sfide e opportunità.
Il tempo di Michele con i suoi cambiamenti psicologici è sintetizzato in un’immagine forte, che occupa un posto importante nella storia dell’arte, nell’immaginario religioso, nel folklore dei vari popoli, e in tante altre manifestazioni umane. Si tratta della rappresentazione dell’Arcangelo Michele che con la sua lancia colpisce un drago (di forme volta a volta diverse) e lo spinge verso il basso. È un’immagine con fortissima forza dinamica, di movimento, che si svolge tutta sull’asse verticale: dall’alto, da dove viene Michele con le sue grandi ali, e spinge verso il basso il dragone, anch’esso alato ma ormai schiacciato sulla terra.

Non solo folklore
Anche qui, non si tratta solo di arte, o di folklore. Le immagini archetipiche presenti nelle culture di interi continenti non appartengono a questa o quella sfera del sapere umano, ma sono espressione dell’ “inconscio collettivo”, che poi si manifesta nel sapere e nelle grandi narrazioni dell’umanità. Michele è presente fin dall’inizio della Bibbia, così come nelle scritture cristiane e in quelle dell’Islam, dove è ritenuto il messaggero della rivelazione da Dio a Maometto.
Qual è, in queste diverse manifestazioni dell’umanità, il carattere e il ruolo di Michele? Qual è dunque la specifica forza che questo tempo a lui dedicato, dove lo si ritiene particolarmente presente, può suscitare negli uomini che a lui si rivolgono? Leggi il resto dell’articolo

Sulla cannabis disinformazione e conformismo

cannabis(Intervista a Claudio Risé, di Benedetta Frigerio, da “Tempi”, 30 settembre 2014, www.tempi.it)

Claudio Risé: «La stampa e il governo l’hanno trasformata in droga innocua, ma anche i genitori la tollerano mascherando il proprio cinismo»

«Conformismo e indifferenza fanno a pugni con l’evidenza: la cannabis è pericolosissima, forse è la droga più pericolosa perché la più diffusa e tuttora la base di partenza per le altre. Lo confermano tutti gli studi e le ricerche scientifiche e anche l’Onu». Claudio Risé, psicoterapeuta e autore del libro Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita, ha sempre avuto una posizione molto netta a proposito delle cosiddette “droghe leggere”, ancora al centro in Italia di una campagna che ne vuole la completa liberalizzazione e ne magnifica le proprietà terapeutiche.

Il dipartimento antidroga degli Stati Uniti ha accusato il New York Times di condurre una campagna faziosa e superficiale a favore della liberalizzazione della cannabis. Eppure, quando fu legalizzata in Colorado, Obama strizzò l’occhio alla legge. Come mai questa schizofrenia?
Esiste un conflitto. Bisogna ricordare che la decisione fu del Colorado e che gli Stati Uniti sono una confederazione dove i singoli stati legiferano autonomamente entro certi limiti, ma già allora l’Onu dichiarò che la legge violava la Convenzione sugli stupefacenti del 1961 cui gli Stati Uniti avevano aderito. Sul governo americano ha pesato il fatto che il partito democratico di Obama è da sempre a favore della legalizzazione della marijuana. Decisiva è la pressione esercitata sulla questione da multinazionali del tabacco e conglomerate dell’intrattenimento che hanno pronti da tempo progetti per l’inserimento di cannabis nei loro prodotti e circuiti. Queste aziende hanno goduto di vistosi rialzi nelle quotazioni in borsa da quando il Nyt ha cominciato la sua campagna. La cannabis non è un’ideologia ma un’enorme fonte di denaro per chi la produce e partecipa in varie forme ai guadagni della sua vendita.

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