Papa Bergoglio, Padre spirituale in aiuto ai padri

(Intervista a Claudio Risé, di Vera Fisogni, da “Papa Francesco. Due anni di pontificato”, Inserto de “La Provincia”, 12 marzo 2015, www.laprovinciadicomo.it)    

«Alcune forme di autoritarismo e, in certi casi di sopraffazione» nel rapporto padri-figli, hanno lasciato il posto «specialmente in Occidente» a modelli familiari e sociali in cui «i padri sono assenti». In un’udienza generale del 28 gennaio il Pontefice ha affrontato con schiettezza un nodo della società contemporanea, implicato a doppio filo anche con la fede cattolica. Ne parliamo con Claudio Risé, autorevole psicoanalista, autore di “Il padre. L’assente inaccettabile” (San Paolo, pag. 166, 10 euro, 7 edizioni), che affronta proprio il tema che urge al cuore di Francesco.

Professor Risé, l’ha sorpresa che il Papa abbia affrontato il tema dell’assenza del padre, da lei tematizzata in un saggio del 2013?
Mi ha fatto molto piacere, ma non mi ha sorpreso. È uno dei maggiori problemi della società attuale, all’origine di molti altri, cui il Papa si è mostrato da subito assai sensibile: le diseguaglianze, l’estendersi di quelle periferie esistenziali che chiedono aiuto e attenzione.

Il Papa ha criticato i due estremi: autoritarismo e lassismo. Questa polarità, quanto è sintomatica dell’incertezza, oggi, del ruolo paterno?
Il padre, quando fa il suo “mestiere”, di cui ho parlato nei miei libri, è una presenza calma e autorevole. “Auctoritas” viene dal latino “augeo”: far crescere. Deve dare delle norme, ma funzionali alla crescita dei figli, non per il gusto di esercitare un potere. 

Esiste un rapporto simbolico tra il “padre” di famiglia e Dio Padre: la crisi del primo non adombra forse la fragilità della fede contemporanea?
L’autorità del padre è il riflesso nella vita della famiglia di quell’Altro padre. L’allontanamento dal dialogo col Signore, il renderlo marginale rispetto alla vita quotidiana, quasi un optional di cui si potrebbe fare a meno, ha indebolito ogni ricerca di senso, di significato e direzione della vita, caratteristico del campo paterno e del rapporto col padre.

Perché, professore, l’assenza del padre ha gravi conseguenze, come ha ricordato anche il Papa?
Senza padri è difficile diventare uomini, e naturalmente padri. Si crea quella sorta di infantilizzazione psicologica, ideativa, cognitiva che è alla base del disturbo narcisistico della personalità, oggi forse il più esteso dei disagi psichici, che ne nutre molti altri: disturbi alimentari, tossicodipendenze, depressioni. Una fatica nel vivere e costruire la propria vita con gioia che fa parte di quel «paradosso della ricchezza» che, come ricorda Francesco, caratterizza la nostra vita.

Secondo Francesco è sbagliato il rapporto alla pari padre-figlio. Qual è precisamente, il compito educativo del padre?
Far crescere il figlio, aiutandolo a riconoscere i propri contenuti profondi, le proprie vocazioni, dal rapporto con le quali dipende gran parte della vita del figlio, come ad esempio il lavoro.

Il Papa ha parlato anche del senso di “orfanezza” di tanti giovani. In termini psicologici, cosa significa?
La straziante nostalgia per un padre che non c’è; ma di cui si ha assolutamente bisogno.

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