Cristiani omosessuali, una proposta etica

Presentiamo questo  documento: Cristiani omosessuali, la nostra proposta etica di Daniele e Piotr, che ce l’hanno inviato. Il testo, ripreso da pochi giorni anche in altri siti internet, esprime in modo serio il disagio presente in molti giovani omosessuali cristiani, in dissenso con le posizioni LGBT, e in ricerca di una posizione etica   sociale informata della questione, in grado di rappresentare adeguatamente la loro identità e ricerca.
Diario di bordo, che il 7. 3. 2015 ha già pubblicato su questo tema l’intervista concessa dal giovane filosofo francese Philippe Arino alla rivista degli studenti di Sciences Po a Parigi (prima pubblicata e poi censurata dal giornale), pubblica volentieri questa “proposta”. Continua così anche la riflessione sulla questione già presentata anche da Claudio Risé ne  Il maschio Selvatico 2 (San Paolo Edizioni), riferendo sulle diverse posizioni presenti anche in ambito internazionale. Il tema ci pare molto sentito, e deve trovare un suo spazio di riconoscimento e condivisione nel dibattito culturale, al di fuori delle diverse strumentalizzazioni.
Buona lettura, la Redazione.

 

Cristiani omosessuali, la nostra proposta etica

Daniele e Piotr

Siamo due ragazzi che si sono conosciuti tramite un social network per mezzo di alcune amicizie in comune; non ci siamo cercati ma è stata quella che qualcuno definirebbe “casualità” a farlo per noi. Mentiremmo se non dicessimo che siamo convinti che è stato Cristo a metterci l’uno sul cammino dell’altro. Iniziando a scambiare qualche parola, abbiamo scoperto di essere accomunati dalla fede cattolica, innanzitutto, e in secondo luogo dal provare sentimenti di affetto e di attrazione nei confronti di persone del nostro stesso sesso. Detta con semplici parole, cristiani omosessuali. Nei nostri cammini, differenti per esperienza, ma con le difficoltà che incontrano tutti gli uomini, e in particolare i cristiani nel vivere quotidianamente il Vangelo, abbiamo imparato che questi due aspetti – che molti si ostinano a ritenere inconciliabili – alla luce della grazia di Dio possono diventare l’uno il completamento dell’altro se integrati fecondamente nella nostra persona. Sopprimerne uno, oltre ad essere un grave atto di irriconoscenza nei confronti di Colui che ci ha fatto dono di questo duplice mistero (le cui cause non sono state ancora chiarite né dalle scienze né dalla teologia), ci allontanerebbe definitivamente da quella “perfetta letizia”, per dirla con le parole di San Francesco, cui la nostra anima tende. Con questo non intendiamo ritenerci gli unici o i primi cristiani omosessuali a questo mondo, tutt’altro: nella bimillenaria storia della Chiesa ci sono state moltissime persone che, come noi, hanno vissuto con questa “spina nella carne”; gli storici ci dicono che alcune di loro, a seguito di una vita esemplare, sono state innalzate agli onori degli altari e oggi possiamo venerarle come santi e beati.  Leggi il resto dell’articolo

Consiglio per chi parla di gender: imparate dall’uomo selvatico

maschioselvatico (Di Cesare Cavalleri, da “Avvenire”, 22 aprile 2015, www.avvenire.it)

Torna, ampliato, il saggio di Claudio Risé: un invito a ritornare al senso profondo della natura che salva anche dalla presunta “neutralità sessuale”

«Mi chiedo se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza perché non sa più confrontarsi con essa». Queste ferme parole di Papa Francesco, pronunciate nell’udienza pubblica di mercoledì 15 aprile, incoraggiano a non farsi intimidire dalla «colonizzazione ideologica» (Papa Francesco) che i fautori della teoria del gender stanno tentando nel mondo.
Abolire la differenza tra il maschile e il femminile auspicando una sorta di neutralità sessuale è una guida all’infelicità, oltre che un’aberrante contorsione mentale.
È bene attrezzarsi culturalmente per non farsi intimidire da questa pervasiva campagna d’opinione, e un ottimo sussidio bibliografico è Il maschio selvatico/2, di Claudio Risé (San Paolo, pp. 288, euro 14,50) nuovissima edizione, aggiornata e ampliata, di un libro di grande successo fin dal suo primo apparire, ventidue anni fa.  Leggi il resto dell’articolo

Educazione alla prova degli archetipi

curare (Da “Brescia Oggi”, 18 aprile 2015, www.bresciaoggi.it)

Al centro dell’esperienza formativa, l’anima

Pubblicato dall’Editrice La Scuola, è arrivato in libreria “Curare l’anima. Psicologia dell’educazione“, un volume che nasce dal confronto tra due psicoterapeuti e scrittori – Claudio Risé e il bresciano Paolo Ferliga – su tematiche di psicologia dell’educazione. La tesi centrale è che le dinamiche che animano la relazione educativa non si risolvono sul piano della coscienza, ma sono influenzate da quelle immagini inconsce, dotate della forza trasformativa del simbolo, che Carl Gustav Jung ha chiamato archetipi. Queste immagini rivestono un ruolo fondamentale nell’organizzazione della vita psichica e nella formazione dell’identità individuale e collettiva.

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Curare l’anima. Psicologia dell’educazione (Editrice La Scuola, Brescia 2015)

curare Questo libro nasce dal confronto tra gli autori su temi di Psicologia dell’educazione, proposti agli studenti presso l’Università Bicocca di Milano tra il 2005 e il 2012. La tesi centrale è che le dinamiche che animano la relazione educativa, non si risolvono sul piano della coscienza, ma sono influenzate da quelle immagini inconsce, dotate della forza trasformativa del simbolo, che Carl Gustav Jung ha chiamato archetipi. Queste immagini rivestono un ruolo fondamentale nell’organizzazione della vita psichica e nella formazione dell’identità individuale e collettiva. Al centro di un’autentica esperienza formativa è comunque l’anima, di cui devono pertanto prendersi cura genitori, educatori, formatori e insegnanti.
In questa prospettiva simbolica gli autori confrontano teorie e pratiche psicologiche e pedagogiche con le immagini archetipiche, della filosofia greca e delle tre grandi religioni monoteistiche: Ebraismo, Cristianesimo e Islam. La filosofia greca ha definito in forma simbolica l’idea, vitale ancora oggi, dell’educazione come di un rapporto dialogico tra maestro e allievo. Le tre religioni del Libro invece mostrano un terreno comune, in particolare nell’idea di un Dio che è nello stesso tempo Creatore e Maestro. Il confronto qui svolto tra la tradizione ebraico-cristiana e quella islamica, che oltre a radicali differenze mette in luce affinità e parentele, si rivela particolarmente attuale, anche alla luce della drammatica cronaca quotidiana.
Fondato su una solida prospettiva teorica che fa riferimento alle categorie concettuali della psicologia analitica, dell’etnopsichiatria, dell’antropologia culturale, ma anche delle neuroscienze e della linguistica, e dotato di un ampio apparato critico, raccolto nel Glossario finale, questo libro si presenta come un’opera originale rispetto alla manualistica universitaria e come un accompagnamento critico, utile a chi voglia intraprendere un cammino di formazione personale o aiutare altri a compierlo.

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La società senza padri vista da Claudio Risé

padre(Di David Taglieri, da “Il Corriere del Sud”, 31 marzo 2015, www.corrieredelsud.it)

Claudio Risé è uno psicoterapeuta milanese di scuola junghiana che negli anni oltre ad essersi segnalato come un convinto sostenitore del non-politicamente corretto, applicando teorie e pratiche della psicanalisi più moderna a formule ispirate al diritto naturale ed al buon senso, si è dimostrato altresì un valido divulgatore dei linguaggi scientifici più ostici riuscendo a trasmettere al grande pubblico i contenuti delle terapie psicanalitiche in modo semplice e asciutto al tempo stesso. Uno dei suoi ultimi studi ha per oggetto la crisi del padre e dell’identità maschile che sono posti oggi sempre più sotto assedio da parte di una legislazione ultra-femminista che ultimamente sta condannando la figura dell’uomo nei suoi molteplici ruoli – sia come padre, che come marito – letteralmente all’insignificanza pubblica, culturale e sociale.
Naturalmente in premessa va chiarito che è indubbiamente vero che in passato, e a volte purtroppo ancora oggi, tanti uomini si sono comportati e si comportano vergognosamente nei confronti di quello che un tempo veniva definito ‘sesso debole’ tuttavia quello che appare con ogni evidenza attualmente soprattutto in Occidente è che l’emergenza reale riguarda la debolezza delle specifiche identità sessuali maschili e femminili, sempre meno percepite nella loro tipicità e largamente offuscate da una crescente volontà generale – almeno a livello di istituzioni e mezzi di comunicazione – tesa a fare dell’indifferenza verso il dato naturale e biologico un valore più che positivo, se non proprio assoluto.
Nei suoi lavori Risé ha inoltre il merito di coniugare il buon senso della fede cattolica, a cui è giunto peraltro in età adulta, con un sano pragmatismo ispirato dai risultati pluridecennali dell’esperienza clinico-terapeutica fin qui accumulata, in aperto contrasto con le interpretazioni dominanti della letteratura di settore come quelle che si rifanno – in un modo o nell’altro – alla figura di Sigmund Freud (1856-1939). E’ quello che ha fatto ripetutamente non solo tramite riviste specialistiche ma anche su quotidiani nazionali come Il Giornale prima e Il Mattino di Napoli poi, oltre che attraverso le sue numerose pubblicazioni uscite in libreria e sul suo sito internet (www.claudio-rise.it).  Leggi il resto dell’articolo

Potremo davvero fare a meno dei maschi?

maschioselvatico (Intervista a Claudio Risé, di Candida Morvillo, da “Io donna”, magazine femminile del “Corriere della Sera”, 11 aprile 2015, www.iodonna.it)

La propaganda sulla maternità senza padri spinta dagli interessi delle società di ingegneria genetica. Le donne nel mondo del lavoro imposte dai moderni sistemi economici e politici per poterle sfruttare (e pagare poco). L’annullamento delle differenze di genere per ingabbiare le identità.
Nella riedizione di un libro cult il pensiero controcorrente dello psicoterapeuta Claudio Risé si arricchisce di nuovi spunti di riflessione. In difesa di un tipo che imbarazza e inquieta: perché non è aggressivo e si innamora sul serio.

Il futuro è delle donne, più intelligenti, più sensibili, multitasking. Quante volte avete sentito questi refrain? Lo psicoterapeuta Claudio Risé parla di «character assassination del genere maschile». E di «una vasta campagna di denigrazione tesa a distruggere credibilità e reputazione di un intero gruppo sociale ». Come è potuto accadere? E come se ne esce? Lo specialista lo spiega in Il maschio selvatico 2 (Edizioni San Paolo), un saggio rieditato e aggiornato che da 23 anni è un cult book e che, ora che il delitto è sotto gli occhi di tutti, pone nuove domande e offre nuove risposte. Di seguito, cinque spunti. Leggi il resto dell’articolo

Il Lupo e il Contadino. E il maschio selvatico

maschioselvaticoIntervista a Claudio Risé

Autore de Il maschio selvatico/2. La forza vitale dell’istinto maschile

(Edizioni San Paolo)

da “Il Lupo e il Contadino – Radio Hirundo

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