Ritrovare l’anima

curare(Di Massimiliano Marano, da C & D, Città e Dintorni, n. 116, Brescia maggio-agosto 2015)

Sul Saggio di Claudio Risé e Paolo Ferliga, Curare l’anima. Psicologia dell’educazione, Editrice La Scuola, 2015

Ritrovare e curare la propria anima per preservare l’esistenza di un’autentica e armonica umanità nelle generazioni future: in questo modo si potrebbe forse riassumere l’imperativo morale cui cerca di rispondere il saggio di Claudio Risé e Paolo Ferliga, Curare l’anima. Psicologia dell’educazione, Brescia, La Scuola, 2015.
Con una perfetta circolarità, il percorso che Ferliga e Risé affrontano nel loro saggio di psicologia dell’educazione parte dalla scoperta dell’‘anima’ nel mondo dell’antica Grecia fino a giungere all’individuazione di un’urgenza, propria della civiltà contemporanea, di riscoprire e di ristabilire una relazione con essa.
Attraverso un’accurata e puntuale analisi di alcuni momenti della cultura occidentale, gli autori risalgono al momento aurorale in cui, per la prima volta, in essa affiora la dimensione umana dell’anima, intesa quale costante simbolico-archetipica che, quasi come un’invariante genetica, accompagna sin dalle origini l’uomo occidentale nella costruzione della propria identità personale, stabilendo inoltre una sorta di continuità psichica tra le diverse generazioni.

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Laura Girelli commenta il libro “Curare l’anima”

curare(Laura Girelli, psicoterapeuta, commenta il libro Curare l’anima, nella presentazione avvenuta a Milano, Libreria Claudiana, il 23 settembre 2015)

Nel prendere parola sul testo di Claudio Risé e Paolo Ferliga parto da un duplice sentimento: gratitudine e felicità cognitiva. “Curare l’anima” contiene doni preziosi e alcuni addirittura rari di cui sento di essere grata come intellettuale, psicoanalista e anche come genitore…

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Angelo Reginato commenta il libro “Curare l’anima”

curare(Angelo Reginato, biblista e teologo protestante, commenta il libro “Curare l’anima. Psicologia dell’educazione”, nella presentazione avvenuta a Milano, Libreria Claudiana, il 23 settembre 2015)

Il libro Curare l’anima, ha il pregio di affrontare la questione educativa su un orizzonte ampio, riandando alle grandi tradizioni del pensiero filosofico e religioso. E già questa prima mossa non è da poco, in un tempo in cui si affronta tutto all’insegna del problem solving; in cui anche le pubblicazioni pedagogiche si limitano ad offrire “istruzioni per l’uso”, come se l’essere umano fosse un elettrodomestico da far funzionare con qualche astuzia tecnica. Per gli autori, invece, occorre passare dal sintomo al simbolo.

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La rivincita dei colori

(Di Claudio Risé, da “Tempi”, 7 ottobre 2015, www.tempi.it

Che soddisfazione, in un mondo che ha ucciso le emozioni con la mania del “controllo”, guardare la Rabbia che prende a pugni un tavolo, la Gioia impazzita, il Disgusto schifato davanti al broccolo. E soprattutto il contagio della Tristezza. Abbiamo mandato Risé al cinema a vedere Inside Out

Chissà perché il mio amico Luigi Amicone mi ha chiesto se avevo voglia di venire a vedere questo Inside Out. Certo che ho voglia! Mi serviva solo una scusa decente per scaraventarmi fuori casa dopo una giornata difficile…

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Anche Peter Pan si rassegna. E cresce

(Di Claudio Risé, da “Io Donna”, magazine femminile del “Corriere della Sera”, 3 ottobre 2015, www.iodonna.it)

Per gli “eterni ragazzi” non è più tempo di stare nelle favole. Hollywood disegna il nuovo modello, tra palestra e donne guerriere. Una cosa non cambia: la colpa è sempre di mammà

Come stanno i Peter Pan? Quei maschi più o meno grandicelli che quando le ragazze gli chiedono “Quali sentimenti provi per me?” (come accade nella fiaba originale, scritta da J.M. Barrie a 1900 appena iniziato), tossicchiano, guardano in aria e sospirano: “Mi sento ancora un ragazzo”?

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Il maschio selvatico: un cult book da leggere e rileggere

maschioselvatico(Di Giuseppe Brienza, da “Il borghese”, novembre 2015)

Perché parlare del maschile è diventato “politicamente scorretto”? Quando nel 1993 Claudio Risé pensò il suo primo Maschio selvatico, molti provarono a dissuaderlo. Ma qual è lo specifico maschile che disturba? La risposta fa riflettere: «I moderni sistemi economici e politici hanno spinto le donne nel mondo del lavoro per poterle sfruttare e pagare poco. Per indurle all’affermazione, era necessario costruire l’immagine di un uomo predatore e distruttivo, da demolire. In quest’ottica, il maschio selvatico imbarazza perché non è aggressivo e cade innamorato delle donne».

Lo psicologo e psicoterapeuta di formazione e orientamento psicoanalitico junghiano esce ora con una versione aggiornata e ampliata del suo saggio “Il maschio selvatico”, pubblicato nella sua prima edizione ben 22 anni fa’ e più volte ristampato. Il libro denuncia come nell’attuale società mediatica, sradicata e dominata dalla pseudo-cultura di massa, «all’uomo si chiede, e spesso si impone con forza, di rinunciare a essere maschio. Questo diktat è oggi all’origine di buona parte dei disturbi presenti nel mondo maschile».

Il libro costituisce quindi un potente invito a tornare al senso profondo della natura del maschio che salva, come accennato, anche dall’ideologia della “neutralità sessuale”, quel “genere”, cioè, che vorrebbe prendere il posto del sesso biologico. Risé parla a questo proposito di un vero «“character assassination” del genere maschile», e di «una vasta campagna di denigrazione tesa a distruggere credibilità e reputazione di un intero gruppo sociale». Ma, la natura, è proprio «lo scenario simbolico dell’incontro tra maschile e femminile» e, «l’amore profondo tra uomo e donna è un profondissimo evento naturale, non un prodotto culturale. Anche se la cultura lo racconta e lo arricchisce».  Leggi il resto dell’articolo