Il maschio selvatico: un cult book da leggere e rileggere

maschioselvatico(Di Giuseppe Brienza, da “Il borghese”, novembre 2015)

Perché parlare del maschile è diventato “politicamente scorretto”? Quando nel 1993 Claudio Risé pensò il suo primo Maschio selvatico, molti provarono a dissuaderlo. Ma qual è lo specifico maschile che disturba? La risposta fa riflettere: «I moderni sistemi economici e politici hanno spinto le donne nel mondo del lavoro per poterle sfruttare e pagare poco. Per indurle all’affermazione, era necessario costruire l’immagine di un uomo predatore e distruttivo, da demolire. In quest’ottica, il maschio selvatico imbarazza perché non è aggressivo e cade innamorato delle donne».

Lo psicologo e psicoterapeuta di formazione e orientamento psicoanalitico junghiano esce ora con una versione aggiornata e ampliata del suo saggio “Il maschio selvatico”, pubblicato nella sua prima edizione ben 22 anni fa’ e più volte ristampato. Il libro denuncia come nell’attuale società mediatica, sradicata e dominata dalla pseudo-cultura di massa, «all’uomo si chiede, e spesso si impone con forza, di rinunciare a essere maschio. Questo diktat è oggi all’origine di buona parte dei disturbi presenti nel mondo maschile».

Il libro costituisce quindi un potente invito a tornare al senso profondo della natura del maschio che salva, come accennato, anche dall’ideologia della “neutralità sessuale”, quel “genere”, cioè, che vorrebbe prendere il posto del sesso biologico. Risé parla a questo proposito di un vero «“character assassination” del genere maschile», e di «una vasta campagna di denigrazione tesa a distruggere credibilità e reputazione di un intero gruppo sociale». Ma, la natura, è proprio «lo scenario simbolico dell’incontro tra maschile e femminile» e, «l’amore profondo tra uomo e donna è un profondissimo evento naturale, non un prodotto culturale. Anche se la cultura lo racconta e lo arricchisce». 

Le argomentazioni di Risé sono suffragate da studi ed esperienze attinte dalla sua professione di analista, che non lo portano, certamente, a vagheggiare un ritorno alla foresta, ma a prendere coscienza che la riduzione della natura a mero spazio individualistico di piacere esprime un’immagine di uomo «regredito a un’imitazione dell’infanzia, incapace di partecipare alla realtà se non in termini di godimento protetto». Invece, «nella natura selvaggia, e nella ricerca di essa dentro di sé, l’uomo cerca e trova la non eludibile contiguità tra vita e morte, tra gentilezza e ferocia, la conoscenza della realtà propria dell’istinto, cacciato lontano da ogni civiltà delle buone maniere».

Tutto questo, sostiene Risé, è molto lontano da qualsiasi romantico «smarrirsi nel primitivo» ma, è un fatto assodato, che l’uomo abbia cominciato a star male, fisicamente e psicologicamente, quando si è allontanato dalla natura, sposando uno stile di vita materialistico e “robotico”. Il “selvatico” teorizzato da Risé è invece capace di un appassionato rapporto con l’ambiente incontaminato, «non per ragioni estetiche o di performance sportiva» ma perché vi trova «pienezza e benessere fisico, spirituale e creativo».

Perché il maschio contemporaneo è insicuro e debole? Oggi l’uomo è “il colpevole”, deve chiedere scusa, è un mostro o un cretino, a prescindere. «La cultura della colpa» spiega Risé «è comoda anche per i maschi, i quali, chiedendo scusa, possono dirsi che è tutto a posto e accantonare la responsabilità di mettere a fuoco il loro progetto di vita e di relazione».

Qualcuna teorizza che presto la donna gestirà totalmente la maternità con la fecondazione artificiale e sarà la disfatta totale del maschio, relegato a facchino, giardiniere, uomo di fatica. Ma siamo sicuri che il mondo funzionerà meglio? «Il maschile e il femminile sono aspetti presenti dentro di noi, non possiamo distruggerli senza creare un disastro nella psiche. E non è vero che i figli senza padre stanno benissimo, gli studi in proposito affrontano archi temporali brevi, sono organizzati su base volontaristica e non sono attendibili» assicura Risé. «Buona parte della propaganda sulla maternità senza padri è spinta dagli interessi delle società di ingegneria genetica e biotecnologica».

Pensiamo in conclusione che, Il maschio selvatico 2”, sia un cult book da leggere, rileggere e proporre per organizzare una reazione culturale alla svirilizzazione dell’uomo e della società che abbiamo sotto gli occhi.

Giuseppe Brienza

Annunci

One Response to Il maschio selvatico: un cult book da leggere e rileggere

  1. Danf says:

    Salve Claudio, vorrei lasciare un commento a proposito dei figli senza padri. Ho vissuto per vari anni nel Regno Unito, dove lavoravo presso i servizi sociali. In tale ruolo avevo a che fare con gran numero di ‘figli senza padri’. Tali bambini non sono ottenuti tramite avanzate tecniche di ingegneria genetica, ma grazie a subdole manovre di ingegneria sociale. Piú in particolare nel Regno Unito é in corso da anni il fenomeno delle cosiddette ‘single mothers’ (molto spesso poco piú che adolescenti). Superficialmente tale fenomeno viene scoraggiato, ma scavando leggermente la superficie, si capisce che é in corso una campagna di incentivazione a partorire fuori dal matrimonio ed allontanare la figura paterna dal focolare domestico. I servizi sociali incentivano tale fenomeno elargendo case popolari alle single mothers (spesso poco piú che adolescenti) che possono permettersi di vivere in appartamenti che sul mercato privato costerebbero oltre 1500 pound al mese. Inoltre molto spesso le single mothers allontanano il padre dei loro figli per motivi di mera convenienza economica: come single mothers ricevono un ammontare maggiore di benefit che come coppia. Questo comporta una marginalizzazione della figura paterna con tutte le conseguenze sul benessere psicologico dei figli. Sono state effettuate numerosissime ricerche sulla correlazione tra assenza di una figura paterna e difficolta psicologiche riscontrate nei figli (particolarmente i maschi), minore rendimento scolastico, abuso di sostanze, etc. Nella mia esperienza lavorativa i figli di single mothers erano spesso testimoni di violenza domestica tra la madre ed i numerosi nuovi boyfriends che portavano nelle case, presentavano disturbi comportamentali a scuola e come adolescenti finivano spesso in carcere. Le figlie femmine al contrario mostravano diverse sintomatologie quali autolesionismo (a volte estremo) ed altissima incidenza di borderline personality disorder e bipolar. Questa é la mia esperienza anedottica di quello che la rimozione del maschile (che é divenuto perturbante per molti) comporta a livello individuale e sociale. Appena potró leggeró il suo libro. Complimenti per aver affrontato questo tema

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: