Claudio Risé: «La terra desolata della modernità»

(Da Attuali e inattuali. Il Blog di Andrea Scarabelli, 29/12/2017, blog.ilgiornale.it/scarabelli)

È appena uscito per Lindau un singolare libretto, firmato da Francesco Borgonovo e Claudio Risé. Vita selvatica è allo stesso tempo un dialogo tra due generazioni e una ricognizione sul nostro qui e ora, che si muove agilmente tra storia e archetipi, presente e passato, libertà e necessità, uomo e natura. Un manualetto da tenere sempre in tasca per guardare al nostro tempo in un modo autenticamente alternativo. Ne abbiamo parlato direttamente con Claudio Risé, psicoterapeuta e autore di una serie di studi che, percorrendo strade diverse, giungono tutti al cuore del problema: l’uomo moderno, nelle sue luci e nelle sue ombre. Il libro appena pubblicato non fa eccezione: il sottotitolo di Vita selvatica è, infatti, Manuale di sopravvivenza alla modernità. Un tempo in profonda crisi che viene interrogato in maniera serrata, utilizzando come chiave di lettura The Waste Land di T. S. Eliot, perfetta metafora della contemporaneità, che ci parla di una terra ridotta al silenzio e violentata dall’uomo, sottratta alle Muse e consegnata alla tecnica… Cosa ci dice questa potente immagine?

La terra desolata parla sostanzialmente della desacralizzazione. La terra è desolata perché non è più sacra. È una terra in qualche modo contaminata, offesa e disprezzata. Naturalmente – come tutti i momenti importanti della storia umana – è una situazione ricorrente. Non accade oggi per la prima volta: è un archetipo che ritorna. E noi siamo immersi in questo archetipo dominante – dominante per lo meno da Cartesio in poi, con l’idea filosofica di una res extensa contrapposta a una res cogitans. La terra e il corpo, secondo Descartes, non hanno un pensiero, sono soltanto oggetti. Ma ciò equivale a strappare la terra alla sua origine e alla sua destinazione – che sono entrambe divine – mutilandola della sua sacralità, istituendone così la desolazione. E poiché la desolazione è appunto una violazione, un impoverimento, noi ci troviamo in una crescente infelicità.

È un aspetto importante, che dà luogo a molti cambiamenti, alla fuoriuscita da un certo stato, con la conseguente liberazione dell’aspetto sinistro dell’archetipo. E gli archetipi non sono storielle, ma forze, rappresentate da immagini psichiche attive nell’inconscio collettivo, che acquistano potere sulle persone e le civiltà quando queste entrano nella situazione descritta dagli archetipi, ognuno dei quali è rappresentativo di una precisa condizione umana.  Leggi il resto dell’articolo

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