E’ lo smartphone il vero colpevole?

Ciao Claudio, leggo (La Verità) 8.12.2019 che sei anche tu tra quelli che sostengono che lo smartphone sia all’origine di molti degli attuali guai. Eppure, decenni fa, eri tra i pochi intellettuali che scrivevano che il computer non era poi così male, e che della tecnica non si poteva fare a meno. E – a quanto pare – l’hai usato abbondantemente.  Come mai questo cambiamento di rotta?

Per quanto riguarda me, insegnante, mi sono cautamente digitalizzato, ma anch’io sono abbastanza impressionato dai più vistosi danni dello smartphone sugli adolescenti, a cominciare dalla perdita dei freni inibitori, e dall’apparente caduta della capacità affettiva. Poi certo, come anche tu scrivi, questo pauroso restringersi e involgarirsi del vocabolario fa paura…

Ma come se ne esce (ammesso che si possa)? C’è davvero una via d’uscita?

Ciao, Enrico 

 

Ciao Enrico, lo smartphone è solo l’ultimo (per ora) passo sulla lunga strada dello strumento digitale come sostituto della scrittura, dell’incontro personale e della maggior parte della comunicazioni. Sta assumendo caratteri di emergenza, accelerando la crisi nell’educazione, nella vita personale e nelle aziende, perché è comparso molto in fretta, senza preparazione né negli utenti né nelle superstiti figure educative. Ha reso così più evidente e rapido il distacco dei giovani dalle mansioni loro affidate sia a scuola che in azienda, peraltro già in atto per ragioni più ampie, di “sistema” e della loro lontananza da aspetti costitutivi dell’umano.

Tuttavia la crisi è forte perché il cervello, ma anche l’essere umano in generale, aveva finora seguito un processo (quello analogico) di arricchimento e amplificazione dei propri contenuti, non di riduzione e semplificazione come avviene nel digitale. La situazione è drammatica, in particolare, nei bambini e adolescenti perché non è facile crescere e sviluppare le proprie facoltà riducendo l’approfondimento, il linguaggio e la partecipazione affettiva. E’ come crescere diventando però più stupidi: pericoloso, per sé e per gli altri.

E’ un tema di fondo di fronte al quale si trova la nostra civiltà “sviluppata”; in Occidente, ma non solo. Il sottotesto della questione è: la tecnica deve essere al servizio dell’uomo, o lasciamo che l’uomo diventi lo strumento, oltre che il finanziatore, delle tecniche?  Ma ora sentiamo cosa ne dici tu, e anche gli altri, ciao, Claudio

Per nuovi post scrivere a: lavitasacra@claudio-rise.it

14 Responses to E’ lo smartphone il vero colpevole?

  1. Paolo M. says:

    Ciao Claudio, mi aiuti a capire cosa intendi dire quando scrivi che lo smartphone “ha reso così più evidente e rapido il distacco dei giovani dalle mansioni loro affidate sia a scuola che in azienda, peraltro già in atto per ragioni più ampie, di “sistema” e della loro lontananza da aspetti costitutivi dell’umano”? Grazie, e benvenuto al nuovo Psiche Lui!

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  2. Cristiana says:

    Però ….leggo questa interessante lettera e l’altrettanto interessante risposta grazie ad uno smartphone e tramite una piattaforma social. Domanda: forse è l’uso dissennato che si fa di questi strumenti a provocare i gravi danni sui ragazzi ( ma vale anche per gli adulti) che avete elencato?

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  3. don Giorgio says:

    Premesso che sono smartphone dipendente pure io (mi viene l’ansia se lo dimentico a casa) noto nei miei alunni di scuola (15-19enni) un fenomeno: spesso mi mostrano video musicali (parte importante del loro consumo in rete) costruiti con un estetica estrema, sensuale e spesso di una violenza esplicita che fa accapponare la pelle. Sono costruiti per attrarre e catturare. Come anche costituisce per loro un problema non da poco il fatto che sulla rete si trovino notizie vere, false, stupide, interessanti appiattite tutte sullo stesso piano. Hanno sviluppato una capacità di presa di distanza o di critica su questi contenuti ma, come forse è tipico degli adolescenti, rischia di diventare una specie di “a priori” totalizzante ed unilaterale: tutto artefatto, tutto ingannevole o comunque relativo. Questo è l’aspetto più rischioso, perchè questa specie di “distacco cinico” – ed in fondo a-critico – non si limita al web ma diventa atteggiamento invadente tutta la vita relazionale.

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    • Libero says:

      @donGiorgio “Come anche costituisce per loro un problema non da poco il fatto che sulla rete si trovino notizie vere, false, stupide, interessanti appiattite tutte sullo stesso piano. Hanno sviluppato una capacità di presa di distanza o di critica su questi contenuti ma, come forse è tipico degli adolescenti, rischia di diventare una specie di “a priori” totalizzante ed unilaterale”

      sì, ok, ma sempre meglio degli “ok boomer” che prendono per oro colato tutto quello che gli propina la TV………..

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  4. Castorp says:

    @Enrico Caro Enrico anch’io nei miei ultimi anni di insegnamento ho constatato i danni dell’uso del cellulare non solo per quanto riguarda la capacità di attenzione e acquisizione di contenuti culturali, ma anche per le relazioni tra i giovani: all’intervallo, in cortile non si guardano più in faccia e anche quando sono in gruppo ciascuno ha gli occhi sul cellulare.
    @Claudio La stupidità deriva anche dal fatto che il cellulare sostituisce immagini virtuali, prive di una relazione con il corpo, a immagini reali che mantengono quella relazione. Come avviene per le immagini dei sogni che sono in grado di suscitare reazioni fisiche, emozioni e sentimenti. A proposito di sogni qualche sera fa, prima di leggere questo post di Enrico, ho sognato che rimproveravo mio figlio per l’uso del cellulare…Penso che l’inconscio avvertisse anche me dicendomi di stare attento a non eccedere con l’uso dell’ lphone.

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  5. Claudio says:

    @ tutti. Grazie a tutti della partecipazione. Scusate il ritardo, che recupereremo perché qui non siamo obbligati al ritmo settimanale dell’azienda, e quindi ogni argomento ce lo lavoreremo come ci pare (parziale gesto di liberazione dall’attuale tendenza all’automatismo spinto.
    Si tratta (in generale) di rimanere nello slancio vitale, “selvatico”, a cui è partito tutto il mio e nostro lavoro già secoli fa.
    Per ora telegraficamente, non come risposta ma come appunti per ulteriori approfondimenti:
    @Paolo M. Mi riferivo al dato, (poco commentato, mi sembra) della caduta della produttività anche in azienda, successiva a smartphone. Mi sembra che mostri che c’è un distacco con il lavoro, o con le modalità di esecuzioni richieste, che (come a scuola) la disponibilità a virare su strumento smartphone evidenzia, e evidentemente persiste.
    Se ripenso alla generazione dei miei genitori: distrarsi non era possibile, non perché proibito, ma perché era una stupidaggine, inutile e dannosa. Lavorare ( o studiare) era molto più interessante. D’altra parte smartphone è strumento “di sistema” prodotto dove la divagazione di massa è – anche- strumento di potere, anche per questo copiosamente finanziato. E’ un sistema retto, e questa è la grande questione che possiamo accennare, ma direi non affrontare direttamente in questo post, da quella diffidenza verso gli “aspetti costitutivi dell’umano” da cui l’attuale sistema politico economico culturale vuole stare accuratamente alla larga.

    @Cristiana L’uso dissennato, ma soprattutto l’assenza di autentiche “istruzioni per l’uso”. Un “bugiardino” per smartphone non esiste, eppure è molto più potente di un antibiotico.

    @ don Giorgio ” artefatto, ingannevole o comunque relativo. Questo è l’aspetto più rischioso, perchè questa specie di “distacco cinico” – ed in fondo a-critico – non si limita al web ma diventa atteggiamento invadente tutta la vita relazionale”. Per questo parlavo di voluta “lontananza da aspetti costitutivi dell’umano” : le vediamo anche nell’abolizione dei blog vecchia maniera di dove eravamo prima. Naturalmente ciò finisce con l’invadere, e condizionare, tutta la vita relazionale.

    @Castorp Un avvertimento al tuo aspetto “figlio”: non dare troppo spazio alla tecnica. E non dare lasciare spazio (non strettamente funzionale e subalterno all’uomo) a immagini che non abbiano un loro corrispondente nell’ordine simbolico della natura e della creazione.

    Grazie a tutti, mi sembra ci sia una base di discussione molto ricca, andate avanti tranquillamente. Chi ha link e indicazioni biblio metta pure, e proporrei di conservale non solo su supporti virtuali. Dobbiamo conservare il nostro sapere in uno spazio anche fisico, è parte del nostro corpo.

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    • Paolo M. says:

      Grazie Claudio per la risposta, personalmente rimango complessivamente ottimista sugli sviluppi tecnologici e gli utilizzi che se ne possono fare, se orientati a non perdere vista l’incontro fisico e l’azione possono addirittura incentivare. Per gli smartphone penso ad esempio all’uso che se ne fa nelle migliori lotte politiche in corso, dalla Catalogna fino ad Hong Kong, in cui proprio l’utilizzo di tecnologie specifiche di questi aggeggi elettronici (ad es. il Bluetooth) sta permettendo di bypassare le censure delle grandi Corporation, ammanicate coi governi.
      Quel che dici sulla distrazione, anche nel tempo del lavoro, è verissimo e lo vedo in molti colleghi, che sgamo ripetutamente a perder tempo con questi apparecchi (io il cellulare personale lo lascio appositamente chiuso nel cassetto… sulla scrivania solo quello aziendale).
      Personalmente soffro in certi momenti l’iperconnessione, cioè se c’è un tema o qualcosa di attualità che mi interessa, vado alla ricerca di “aggiornamenti” in modo forse eccessivo.
      Viene in mente la foresta di antenne sopra le case di cui parlava Jünger, che aveva un che di demoniaco, lo smartphone in un certo senso ce le fa portare dietro, come fossero corna…

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  6. Claudio says:

    @ Paolo Infatti. Il problema è tenere la comunicazione al nostro servizio, e non metterci noi al suo, perdendo libertà e dignità. Il fatto è che come notava Robert Wiener, pioniere nell’informatica, “comunicazione e controllo si legano a vicenda”. Interessante, per vedere come evitarlo, l’esperienza dei ragazzi di Hong Kong.

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  7. Claudio says:

    @ don Giorgio La vera presa di distanza richiede un Io che disponga di un proprio spazio fisico, affettivo e spirituale. Quando c’è una dipendenza da Internet, e in generale dalla tecnologia, questo spazio personale non c’è più, o è fortemente danneggiato. L’adesione alla proposta e comunque allo spazio virtuale, con il conseguente deperimento delle relazioni con il mondo vivente, diventa obbligata.

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    • Don Giorgio Lavezzari says:

      Non è chiara nemmeno per noi adulti l’urgenza di questa dimensione della “cura di se”. A scuola, ad esempio, proibiamo l’uso dello smartphone o anche il semplice fatto di tenerlo appoggiato sul banco, ma è un obbligo formale, che gli studenti mal sopportano e noi professori siamo poco attrezzati a sostenere con una consapevolezza educativa. Perché, con tutta evidenza, siamo diventati “dipendenti” anche noi.

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  8. Bianca says:

    Carissimo Claudio,
    ti auguro un Buon Natale e spero di continuare a leggerti ancora per moltissimo tempo su questa nuova pagina.
    Con affetto.

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