Lasciare il superfluo per trovarsi

Caro Claudio, negli ultimi anni la mia vita è cambiata in meglio proprio perché ho abbandonato il piano orizzontale cui abbiamo accennato nel post precedente; non so se casualmente o per un qualche disegno destinale trascendente la mia volontà. La mia amicizia con te, iniziata   poco meno di un lustro fa, ha accompagnato questo progressivo allontanamento dall’orizzontalità bisognosa e dipendente, e il contemporaneo avvicinamento ad una dimensione che attingesse preziose energie più dall’interno. 

È stata una trasformazione radicale. Non lineare, beninteso. Ho avuto ricadute specie all’inizio di questo cammino. Sdrucciolamenti verso il basso che, però, per fortuna, si sono diradati nel tempo e sono divenuti sempre meno inconsapevoli. Adesso è come se osservassi continuamente questa sorta di forza di gravità che a volte riconduce infaustamente alla dimensione orizzontale, quando mi accorgo di prestare troppa attenzione agli oggetti, al cibo, e  mi sento dipendente da ciò che ho ‘immediatamente’ attorno. Allora mi sforzo con tutto me stesso di dare un colpo d’ala che mi riporti più in alto. 

Mi sentivo “repulsivo”, adesso invece sento che le persone desiderano la mia compagnia; con mia grande gioia  cercano in me calore, ed io con grande soddisfazione sono in grado di donarlo. Mi piacerebbe che tu mi regalassi ancora più consapevolezza rispetto a questa mia esperienza che mi ha cambiato la vita.

Con profonda stima e gratitudine ed eterna amicizia. Michele

20 Responses to Lasciare il superfluo per trovarsi

  1. Claudio says:

    Grazie Michele di questa tua bella e importante testimonianza. Nella mia esperienza umana e clinica, liberarsi dei falsi bisogni indotti dal nostro modo di vita e sistema produttivo è davvero il primo e indispensabile passo per la guarigione e la libertà personale.
    L’uomo ha assoluto bisogno, per vivere la sua vita umana, di guardare in alto e anche in basso; non solo davanti a sé per stendere la mano, prendere e mangiare. Questo è l’immaginario del carcerato, che ci viene continuamente proposto. Seguendolo, ci si indebolisce e ci si ammala. E anche ci si arrabbia, perché la privazione della libertà è innaturale.
    A prestissimo, Claudio

    "Mi piace"

  2. paoloeffe says:

    Trovo molto bella, preziosa questa testimonianza di Michele. Nella risposta di Claudio mi sembra importante riflettere sul fatto che per vivere la nostra vita umana dobbiamo rivolgere lo sguardo non solo in alto, ma anche in basso. Il mito di Icaro, che attratto dal sole che brilla alto nel cielo non riesce a trovare la giusta misura tra alto e basso e precipita in mare, ce lo ricorda. In questa prospettiva anche la dimensione orizzontale della vita può essere valorizzata: non certo come dipendenza dai consumi, ma come capacità di godere delle cose semplici della vita e della relazione con gli altri. Si tratta di tenere insieme verticale e orizzontale, come nel simbolo della Croce.

    "Mi piace"

    • Claudio says:

      @ paoloeffe Alto e basso sono compresenti, e si incontrano nel punto centrale della croce, dove è inchiodato l’uomo. E’ quello il luogo della massima energia che sprigionandosi dà luogo alla vita, trasformazione, morte e resurrezione. Mors et vita conflixere duello mirando, come dice il canto pasquale. Almeno nella nostra simbolica ebraico-cristiana, ma anche in altre, come quella la nordica, dove a essere appeso è Odin. Che quando si risveglia vede in basso, sulla terra, formarsi le rune, il linguaggio del sapere.

      "Mi piace"

  3. arbeiter says:

    Questo tenere insieme l’orizzontale con il verticale spesso è un lavoro molto faticoso. Nella mia esperienza appesantisce non tanto il superfluo inteso come relazione con oggetti o cibi inutili, non è mai stato un mio problema, anzi forse l’eccessiva essenzialità, la scarsità di energie per il lusso, nella concentrazione sul senso del dovere. Dare senso all’orizzontale, come lavoro quotidiano. Ma forse non c’entra con il post di Michele.

    "Mi piace"

  4. don Giorgio says:

    @Michele, grazie per questa testimonianza in cui riconosco lo stesso percorso che sta accadendo anche a me, che con l’ “alto” dovrei avere più familiarità, ma mi sono accorto che non è esattamente così.
    @Claudio, tre anni fa ho incominciato a celebrare la messa in rito antico, quello che si usava prima del Concilio Vaticano II, per un gruppo di persone che ne ha fatto richiesta. Mi ha fatto fin da subito una profonda impressione, ma ho fatto veramente fatica a capire il perché della loro richiesta e del perché impressionava anche me. Ora, seguendo le tue indicazioni e le testimonianze di questo blog mi è diventato più chiaro.
    Cosa è decisivo in questo rito? All’inizio pensavo la lingua latina, ma non è così, pur essendo significativo il fatto che il rito si svolga in una lingua “inutile”, differente da quella “utile” dei rapporti quotidiani. Ma questo è un elemento tutto sommato secondario. Più decisivo il fatto che il rito non si svolge e non si esaurisce nel rapporto tra il prete e l’assemblea, in una “direzione orizzontale” (che spesso trasforma il rito in una pratica “socio-educativa”) ma tutti, prete compreso, sono rivolti non solo verso l’altare ma anche verso l’alto. Se si chiede ai fedeli di una messa con il rito nuovo quale sia il punto più significativo della celebrazione 90 volte su 100 la risposta è: la predica (o l’animazione più o meno fantasiosa messa in opera da chi “presiede”), cioè tutto ciò che si svolge in una dimensione orizzontale.
    Se si chiede invece a quelli del rito antico, la risposta è: l’elevazione. In questo rito è simbolicamente più chiaro che la realtà del rito si sviluppa non solo nella dimensione orizzontale (assemblea – altare) ma anche verticale (altare-alto: una volta si facevano le cupole sopra l’altare per rendere plasticamente questo fatto).
    Ora non mi stupisco più del fatto che queste messe sono frequentate ed anche servite da un consistente gruppo di uomini trentenni (e, di conseguenza, relativi matrimoni e battesimi in rito antico…)

    Piace a 2 people

    • Claudio says:

      @ Don Giorgio, anch’io trovo emozionante la messa in latino del rito tradizionale, e non solo perché era quella cui partecipavo da giovane. Il fatto è che il centro della messa per me, e per moltissimi altri è appunto l’incontro con Cristo e la comunione con lui, preparato dalla Scrittura. Roba, appunto, “alta”. La parte socio-educativa mi pare aggiunga poco, e distragga dalla Croce, luogo della trasformazione e della pace. In questo anche la lingua ha la sua importanza per la sua ricchezza simbolica, mentre le parte aggiunte (compresa la predica, spesso), cadono di frequente nel linguaggio ridotto, televisivo, energeticamente scarico, al massimo segnico ma raramente simbolico. Quindi con poco senso.
      Qui dove sono spesso, a Bolzano, mi piace nella messa in latino che venga celebrata in una cappella dove la comunione è distribuita non al fedele in piedi, uno dopo l’altro, ma a gruppi che si inginocchiano contemporaneamente, alla balaustra (che qui non è stata tolta), e racchiude l’altare. Al di là di essa è il luogo dell'”alto”.

      Piace a 1 persona

  5. Michele says:

    @PaoloEffe, in questo momento, mi sembra, Paolo, di aver trovato un equilibrio, ma, magari, come ogni equilibrio forse, è temporaneo. Non lo so. Orizzontalità forse è rimanere nei binari per paura di deragliare. Mi spiego meglio, accondiscendere alla pressione esterna (che appunto alimenta carenza/bisogno/dipendenza) in qualche modo diminuisce riduce anche una dimensione conflittuale ineludibile per l’accesso alla dimensione verticale che include il basso e l’alto. L’Orizzontalità, proprio come i binari, ci spinge e sottendo che noi dobbiamo andare sempre avanti. Si dice nella nostra cultura “andare avanti” sottendendo che ciò include necessariamente un progresso nella nostra vita, magari facendo carriera, guadagnando qualche solo in più, una casa un po’ grande, un’auto un po’ più confortevole ecc. e, un consenso un po’ più ampio accompagnato magari da un po’ di invidia testimonianza fallace che un po’ avanti ci siamo andati davvero…
    Ma, se usciamo dalla logica cogente dei binari, e ci arrestiamo e cerchiamo il nostro sentiero non ancora tracciato, allora sperimentiamo la verticalità che è basso e alto insieme e che non può essere una dimensione esclusiva, che non è ciò che io contesto, ciò che ho compreso essere mortifero e il considerare totalizzante ed esaustivo il credere che nella meccanica orizzontalità funzionalistica si possa esaurire il senso di un’esistenza. Così non è, e sono pronto a scommettermi tutto che l’unica cosa reale che alla fine sperimentale in una dimensione del genere è un Vuoto angosciante.
    @Don Giorgio, non capisco molto di riti e di chiesa, ma sono affascinato dalla tua esperienza e mi sembra proprio che il tuo ricercare un modo più vicino alla tua sensibilità di celebrare messa, si proprio un tuo movimento “verticale”, forse di esprimere più il profondo sentire in quello che fai; un inseguire la sostanza e l’anima nella ritualità.

    Piace a 2 people

    • don Giorgio says:

      @Michele in effetti mi sorprende spesso in questo modo di celebrare – soprattutto nella parte centrale della messa, che è in silenzio perché la celebro sottovoce – qualcosa che non saprei descrivere se non come un tranquillo senso di gioia o di pienezza, e non rendo comunque l’idea. Comunque qualcosa che è diverso da una reazione emotiva o di uno stato d’animo.

      "Mi piace"

  6. Michele says:

    Scusate, per gli errori, la prossima volta mi imporrò di rileggere, troppe sviste… ma spero che il senso sia chiaro.

    "Mi piace"

  7. Eugenio says:

    @Don Giorgio, questo ritirarsi, ritrarsi nel passato o in una tradizione che noi sentiamo più autentica e che amiamo di più mi sembra anche di capirla… Tutti studiano l’inglese che è diventata la lingua del mondo e di chi vuole prendersi il mondo… Ma il mio cuore batte per il greco e un po’ anche per il latino…

    "Mi piace"

    • Paolo M. says:

      @Eugenio più che un ritirarsi nel passato mi sembra un avanzare verso il futuro…

      "Mi piace"

    • don Giorgio says:

      @Eugenio più che il ritrarsi nel passato – lo è, almeno in parte – mi sembra decisiva l’altra dimensione, che mi sembra implicita in ciò che dici: è per rispondere ad una esigenza o ad una urgenza che nasce dal mio impatto con il presente (ad esempio l’assenza di una dimensione irrinunciabile per l’io: quella verticale) che cerco di recuperare, fare mio, ogni suggerimento ed ogni materiale utile proveniente dal passato, cioè la tradizione. In tutto questo non c’è una fuga dal presente o dall’io: anzi mi sembra che sia proprio il sé chiamato in causa a vagliare, accogliere o abbandonare, ogni strumento utile per esprimersi con più compiutezza nel presente.

      "Mi piace"

      • Claudio says:

        @ don Giorgio Mi pare però che questo aspetto “alto”, contemplativo, di elevazione-comunione con l’Altissimo, sia un aspetto centrale del Cristianesimo e di ciò che vi cercano le persone. Che poi, certo, è particolarmente evidente nella celebrazione tradizionale.

        "Mi piace"

        • Don Giorgio Lavezzari says:

          A mio avviso è interessante riflettere su una peculiarità del cattolicesimo, che è il sacramento. Potrebbe essere definito innanzi tutto un simbolo “inverso”: mentre il simbolo appartiene alla sfera anche profonda ed archetipa dell’umano ed apre al fondamento – ma con un movimento che va dal “basso verso l’alto” dal “noto all’ignoto” il sacramento pretende il movimento contrario “dall’ignoto (Mistero) al noto”, dall’alto verso il basso (incarnazione). In questo senso simbolo e sacramento sono strettamente legati ma non confondibili. Ma in questo sta la natura di nesso tra orizzontale e verticale del cristianesimo.

          "Mi piace"

          • Claudio says:

            E’ interessante anche – dal punto di vista psicologico- che a quanto mi risulta (dai miei ricordi infantili e dall’esperienza clinica) il movimento dall’alto in basso, l’incarnazione-discesa di qualcuno/qualcosa che dall’alto scende in basso per te, è accolta spontaneamente come qualcosa di molto gratificante e piacevole, e vissuta come per niente strana. D’altra parte in natura sono più le cose che scendono che quelle che salgono: la legge di gravità è propria dei reale. Lavorando con la psiche infatti si scopre che essa è molto più aperta al mistero di quando pensi la ragione.

            "Mi piace"

  8. paoloeffe says:

    @ MicheleCaro Michele non intendo l’orizzontalità come uno stare nei binari che chiamerei piuttosto dimensione unilaterale. Piuttosto per me la dimensione orizzontale implica rivolgere lo sguardo all’orizzonte, verso la bellezza della natura e verso la presenza dell’altro, degli altri. Per me è una dimensione imprescindibile per riconoscere e poter vivere anche la dimensione verticale, quella verso l’Altro. Tutte e due queste dimensioni, come sono sintetizzate dal simbolo della Croce, aiutano a superare gli angusti binari in cui molto spesso, come tu mi pare dica, il nostro Io si richiude.
    @ Don Giorgio Interessante la riflessione sul ruolo e sul valore simbolico del rito.

    "Mi piace"

  9. Claudio says:

    “ciò che io contesto, ciò che ho compreso essere mortifero è il considerare totalizzante ed esaustivo il credere che nella meccanica orizzontalità funzionalistica si possa esaurire il senso di un’esistenza. Così non è.”
    @ Michele Sono completamente d’accordo. Le due direzioni sono entrambe necessarie e in qualche modo sincroniche, è l’obbligo di giocarsi interamente su una di esse che è inaccettabile e forse mortifero. Per rimanere in una posizione dinamica, positivamente, è necessario nutrire entrambe, a partire da quella in cui si è abitualmente (di solito quella orizzontale), con l’altra, che quella dove troviamo direzione e senso.

    "Mi piace"

  10. Bianca says:

    Trovo molto bella questa riflessione sulle varie dimensioni della vita e dell’essere per “trovarsi”. Come ha scritto Claudio, avendo in mente il fine, e quindi vivendo secondo un significato che si sente appartenere alle cose, si vive verso l’Alto e secondo l’Alto, elevando la quotidianità.
    Sono tutti movimenti interiori, silenziosi, credo possa comprenderli solo chi li vive dentro di sé.

    "Mi piace"

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: