Uomini in movimento: quali spazi oggi?

Caro Claudio, riprendo il filo delle ultime lettere arrivate al blog, sulla nostalgia della forza maschile, ed il desiderio di ritrovarsi, come esperienza più o meno conscia, ma comune e diffusa.

Ernst Jünger parlava di “inquietudine della diminuzione”, per ciò che sentiamo esser perduto nella secolarizzazione: “E’ il tempo della ricerca, delle grandi peregrinazioni e delle partenze, dei profeti veri e falsi, degli attendamenti e dei campi militari, delle solitarie veglie notturne”. Difficile mantenere una direzione e – totalmente assorbiti dal lavoro quale forma dominante del nostro tempo – specie gli uomini rischiano di muoversi, confusamente, in solitaria. 

E’ come entrare in una foresta, facendosi largo col machete, con la segreta speranza che da un’altra parte qualcuno stia facendo lo stesso, per prima o poi incontrarsi.

Nella società matrizzata e senza padri (o peggio, con padri traditori), la tentazione di nostalgiche contrapposizioni, battaglie di retroguardia per fantomatici ritorni di immaginarie comunità è molto forte. Potenzialmente più attuale, mi sembra, il ritrovamento graduale di un’amicizia-alleanza maschile, come lega-Bund, in quanto categoria specifica a sé rispetto all’ideologica e per me abbastanza sterile contrapposizione comunità-società.

Certo si tratta di muoversi nell’ombra, riconoscendo valore a tutto ciò che è avvertito come pericoloso e interdetto dai poteri vigenti, senza negarsi il lusso (e il divertimento) di lanciare qualche freccia acuminata, ma assicurandosi di centrare il bersaglio.  

Quale spazio concreto può avere, oggi, una ricerca comune maschile? 

Paolo M.