Aborto. Che fine fa papà?

vanniluiaborto(Di Alessandro Zaccuri, da “Noi. Genitori e figli“, supplemento di Avvenire, 29 settembre 2013)

La decisione di rifiutare un figlio non è solo un dramma che segna per sempre la vita delle madri. Di trauma postabortivo soffrono 4 padri su 10, con esiti di depressione e sensi di colpa. In un libro dell’educatore Antonello Vanni il primo viaggio nell’interiorità maschile alle prese con la paternità mancata.

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Il nuovo libro di Antonello Vanni: “Lui e l’aborto. Viaggio nel cuore maschile”

vanniluiabortoLui e l’aborto: che ne è dunque del padre?

(Di Claudio Risé, Prefazione al libro di Antonello Vanni, “Lui e l’aborto. Viaggio nel cuore maschile“, Edizioni San Paolo, 2013)

Il libro che state per leggere ha un valore storico: infrange per la prima volta il tabù che ha finora oscurato in Italia il rapporto tra i padri e i loro figli abortiti.
Che ne è di questa relazione iniziata con la fecondazione, e poi interrotta con la violenza prima della nascita? Per il bambino possiamo solo pregare. Ma che accade a quel padre, che a volte ha dato il via a quell’azione mortifera; e che per solito, comunque, non ha osato opporsi? Cosa ne è poi di quegli altri padri che hanno cercato di dire no, sfidando una sconfitta già scritta nella legge dello Stato? E andando incontro all’inaudita umiliazione (scritta dalla legge anche quella) del non aver voce ascoltabile, come non l’ha potuta avere il figlio? Cosa ne è infine del rapporto tra la madre e il padre, dopo questo lutto?
Il libro, il primo scritto su questo argomento in Italia, non può naturalmente rispondere esaurientemente a tutte queste impegnative domande. Il tabù posto sulla relazione tra i padri e i figli abortiti, in omaggio al principio stabilito ideologicamente secondo il quale “l’aborto riguarda solo le donne”, ha tra l’altro impedito addirittura la raccolta di gran parte dei dati necessari per rispondervi. È ciò che accade quando appunto si decide sulla base di ideologie, e poi si è obbligati a difendere le scelte adottate scoraggiando o impedendo ogni ricerca che possa produrre risultati contrari all’assunto di partenza. In ogni caso il materiale raccolto dall’autore col suo scavo pionieristico è di grande interesse per stimolare finalmente anche in Italia la partenza di studi e ricerche in questo campo, purtroppo ancora molto frequentato, e dolorosissimo. Leggi il resto dell’articolo

Il padre e l’aborto: il prof. Antonello Vanni interviene al Maternity Care di Torino

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Sabato 13 aprile 2013 il prof. Antonello Vanni, Educatore e Bioeticista, interviene sul tema “il padre e l’aborto”, nel corso “Maternity Care. Prendersi cura della maternità”, nell’Aula Magna dell’Università Ospedale Infantile Regina Margherita, Torino.

Il Corso di aggiornamento Maternity Care è alla sua seconda edizione: le relazioni dei docenti hanno come filo conduttore lo sguardo al figlio che nel suo venire al mondo chiede attenzione supplementare e riflessione sul senso della vita umana. Soprattutto se i parametri non sono quelli standard e se si profilano difficoltà di salute. Sulla base della ricerca scientifica e su quella di nuove esperienze concrete in ambito sanitario, il Maternity Care continua a proporsi come sostegno alla maternità e paternità difficili.

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Intervista a Paola Bonzi, del CAV Clinica Mangiagalli di Milano

(A cura dell’Associazione Maschi Selvatici)

Fondato nel 1984, per volontà di Paola Marozzi Bonzi, il Centro di Aiuto alla Vita “Mangiagalli” ha salvato più di 11 mila bambini che sarebbero stati uccisi con l’aborto. Lo ripetiamo: 11 mila bambini! Che si aggiungono alle donne e alle coppie guidate, con premura e attenzione, verso strade diverse da quelle proposte dal mondo incapace di dono in cui viviamo. Paola Marozzi Bonzi ha raccontato la splendida avventura del Centro nel suo libro Oggi è nata una mamma. Storie e sfide del Centro di aiuto alla Vita Mangiagalli (San Paolo Ed.). Abbiamo intervistato la fondatrice Paola Marozzi Bonzi per sapere cosa ha da dire agli uomini su questo argomento:

Signora Paola, noi siamo un’associazione maschile che da anni riflette sulla relazione tra l’uomo-padre e la vita concepita. Dal punto di vista del suo osservatorio cosa si sente di dire agli uomini che si trovano davanti alla gravidanza della loro donna?

Come sempre non si può fare di ogni erba un fascio:

Agli uomini presenti nella vita della donna, bisogna dare la consapevolezza del proprio ruolo; infatti spesso si sentono tagliati fuori e vivono la gestazione del loro figlio come spettatori.

Serve invece che l’uomo faccia da “contenitore” della donna che a sua volta fa da contenitore al loro bambino. Ciò procura nella madre una regressione allo stato di “figlia” che ha bisogno di gesti affettuosi, di rassicurazioni, di sentirsi comunque desiderata nonostante i cambiamenti corporei a volte importanti, di progettualità comune, di condivisione anche dei piccoli eventi.

Altri uomini tendono a lasciare la donna che sta per diventare madre, da sola, dicendo “sono affari tuoi” e ciò avviene anche per l’accettazione o meno della gravidanza. Leggi il resto dell’articolo

Quando le adolescenti vogliono il figlio

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 12 dicembre 2011, www.ilmattino.it

Adolescenti incinte. Una realtà antica, che oggi assume nuove forme, in una società che considerava questo evento una difficile ma risolvibile eccezione.
Il caso dei genitori di Trento, che hanno chiesto al Tribunale dei minori di imporre alla figlia sedicenne di abortire, mentre lei vuole tenere il bambino, è adesso finito sui giornali per via del tentativo di coinvolgere le Istituzioni. Ma nelle professioni di aiuto, come la psicoterapia, si sa bene che il fenomeno è ormai frequente.
Le gravidanze minorenni prendono ora svolgimenti inattesi. All’origine del moltiplicarsi del fenomeno ci sono naturalmente i forti cambiamenti nella sessualità dei ragazzi, e negli stili educativi dei genitori. Tutto è però complicato, anche rispetto alle aspettative genitoriali, dal veloce mutamento della posizione dei giovani nei confronti della soluzione tradizionalmente adottata: l’aborto. Oggi invece, come nel caso di Trento, sono sempre di più i ragazzi, sia femmine che maschi, che vogliono tenere il bambino. Leggi il resto dell’articolo

Aborto e futuro: la crisi del dono

(Di Lucetta Scaraffia, da “L’Osservatore Romano”, 24 luglio 2009, www.vatican.va)

Due notizie di questi giorni – la promessa di Obama di impegnarsi per ridurre il numero di aborti negli Stati Uniti e l’approvazione a larga maggioranza nella Camera dei deputati italiana di una mozione da presentare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite contro l’aborto come strumento di controllo demografico – sembrano indicare che si sta chiudendo una fase storica iniziata negli anni Settanta, quando si diffuse l’opinione che l’aborto andava garantito come diritto di libertà delle donne, e doveva quindi essere considerato una possibilità positiva nell’esercizio di un diritto individuale.
Sull’eco di questa convinzione – affermatasi grazie alla propaganda ideologica radicale e femminista – l’aborto è stato diffuso come mezzo di controllo delle nascite nei Paesi del Terzo mondo anche da agenzie internazionali, e propagandato come strumento per assicurare la libertà delle donne persino quando viene imposto dallo Stato. Oggi, la crisi demografica e le voci di protesta che si sono levate soprattutto da parte della Chiesa cattolica – che sempre si è battuta perché nelle conferenze mondiali l’aborto non venisse considerato ufficialmente un metodo di contraccezione e un segno di liberazione delle donne – stanno provocando un ripensamento sulla questione, che coinvolge anche il femminismo. Leggi il resto dell’articolo

La crisi della “società del possesso” e la rinascita dell’umano

(Intervista a Claudio Risé, a cura di Antonello Vanni, da “Il Sussidiario”, 13 luglio 2009, www.ilsussidiario.net)

Oggi il mondo ha perso il gusto ad un reale rinnovamento, perché questo implica un dono di sé all’altro, ed una messa in discussione dell’Ego, e di ciò che si “possiede”. Quali sono le conseguenze nella nostra società di un tale atteggiamento caratterizzato da chiusura, difficoltà di relazione e scarsa lungimiranza?
Ne discutiamo con Claudio Risé, psicanalista e scrittore, che ha appena pubblicato il libro La crisi del dono. La nascita e il no alla vita (San Paolo Ed., 2009), un’opera che tratta i temi della nascita e della necessaria rinascita e trasformazione nel corso della vita dell’uomo, condizioni che portano ad un autentico rinnovamento e sviluppo nel mondo stesso.

Prof. Risé, la prima domanda sorge spontanea: esiste una relazione tra l’importante crisi economica che stiamo vivendo e il carattere di una società, come la nostra, che nel suo nuovo libro lei ha definito “società del possesso”? Quali sono le vie di uscita da questa stagnazione?
La società del possesso produce fatalmente crisi, proprio perché in essa importanti risorse, prodotte dalla genialità umana, dallo sviluppo economico, dalla ricerca scientifica e tecnologica, vengono continuamente sequestrate dalle categorie più avide, che finiscono col distruggerle in un folle gioco alla moltiplicazione dei guadagni e dei patrimoni individuali.
L’attuale crisi è nata dalla distruzione di enormi ricchezze, ad opera dall’alleanza tra l’avidità di risparmiatori convinti di poter aumentare a dismisura i propri patrimoni sia immobiliari che mobiliari, e fasce di finanza spregiudicata che lo lasciava credere possibile, per amministrarne le risorse.
Questa distruzione di energie nuove ha riprodotto, in campo finanziario ed economico, quella distruzione di vita nuova in nome della difesa e incremento degli interessi e possessi individuali, che io pongo nel mio libro alla base dell’attuale “crisi del dono”, e delle pratiche e legislazioni abortiste.
Da tutto ciò si esce tutelando lo sviluppo della nuova vita (nuove idee, visioni, saperi e tecniche), rispetto alla sua riduzione materialistica in possessi e guadagni immediati. Leggi il resto dell’articolo

Aborto e malinconia, paura di vivere e cambiare

(Intervista a Claudio Risé, a cura di Gioia Palmieri, dal “Giornale del Popolo. Quotidiano della Svizzera italiana”, 30 giugno 2009, www.gdp.ch)

Un libro che analizza la grande forza insita nell’uomo che contrasta la vocazione al cambiamento e alla rinascita, che spinge verso “l’uccisione del nuovo”: dall’arrivo di un bambino al modo di concepire i rapporti e le circostanze dell’esistenza

Claudio Risé, psicoterapeuta affermato in campo internazionale, nel suo ultimo libro “La crisi del dono”, sostiene che l’aborto, il soffocamento della novità del nascituro e il rifiuto al cambiamento a cui assistiamo oggi, affondano le loro «radici in un terreno psicologico, cognitivo ed affettivo molto più vasto», alimentato «dalla maggiore tentazione regressiva da sempre presente nella psiche umana: quella di uccidere il nuovo, lo sviluppo, il cambiamento, appena comincia a prendere forma. Prima che nasca, e ti costringa a cambiare con lui», scrive l’autore nell’introduzione.

Dott. Risé, qual è l’origine umana, affettiva e psicologica da cui nasce la decisione di abortire o da cui trae la sua forza, in generale, la cultura della non-vita?
Se guardiamo alla storia dell’inconscio collettivo umano, di come esso si esprime nelle leggende, nelle saghe e nei miti di tutte le culture, troviamo sempre di fronte alla nascita una duplice reazione: l’accoglienza, la gioia di fronte alla nuova vita che si manifesta e accanto e contrapposta ad essa, la reazione di spavento, di odio, di avversione per qualcosa che comunque modificherà profondamente la vita della persona, dei genitori e della società circostante. Questo perché la vita nuova è l’evento che trasforma il mondo e noi stessi. Di fronte a questo la reazione non è univoca: perché ci sia gioia è necessario che ci sia anche il desiderio di donarsi a questi bambini. Se questo desiderio non c’è si organizza la reazione del rifiuto, del “no”, della paura di fronte ad un evento che per genitori, adulti e poteri costituiti significa sempre una rinuncia, un passaggio di consegne (non immediato, ma che si profila nel futuro).
Infatti in tutte le culture e religioni, anche prima dell’Erode cristiano, noi troviamo dei re, dei vecchi dei, delle persone potenti o dei genitori noti – come nella cultura greca la figura di Medea – che uccidono i figli per ragioni diverse, ma dietro alle quali c’è sempre il rifiuto di donarsi ad una nuova vita che andrà avanti dopo di te, anche grazie al tuo sacrificio. Leggi il resto dell’articolo

Alle radici dell’aborto

La genealogia del dramma che porta a togliere o impedire la vita nel nuovo libro di Claudio Risé

(Di Riccardo Paradisi, da “Liberal”, 2 luglio 2009, www.liberal.it)

La materia di indagine del saggio è la psiche umana, il cui dinamismo è continuamente sollecitato anzitutto dalla nascita e la morte

Per ora il dibattito sull’estensione del diritto di abortire alle minorenni senza il coinvolgimento e il consenso dei genitori è circoscritto alla Spagna di Zapatero, dove la maggioranza parlamentare sembra seriamente intenzionata ad approvare una legge di ulteriore liberalizzazione della pratica abortiva. Ma c’è da attendersi che il dibattito esca dalla penisola iberica – dove il 70% degli spagnoli, compreso il 56% dei socialisti, è contraria all’iniziativa di Zapatero – per arrivare anche in Italia. Imbarazzando tutti quelli che, a destra come a sinistra, hanno trasformato la riflessione sull’aborto in un tabù, qualcosa da tenere fuori dal dibattito pubblico, nella convinzione che i conti con “l’interruzione di gravidanza” la nostra coscienza collettiva li abbia fatti e li abbia anche chiusi.
«Senonché l’aborto – come scrive Claudio Risé ne La crisi del dono. La nascita e il no alla vita (edizioni San Paolo) – non è solo materia di cronaca quotidiana e battaglia politica. Esso non inizia con le leggi che lo legalizzano, così come non era “un delitto come un altro” quando era considerato un crimine. La polemica politica sull’aborto è per questo quasi sempre inadeguata. Perché lo si considera soprattutto come un fare male, un malaffare, senza indagare la sua natura in quanto malessere, essere nel male, in una situazione di forte disordine e disagio». Ecco, è nelle acque profonde di questo disagio che Claudio Risé, psicanalista di scuola Junghiana e tra i maggiori studiosi dei temi del maschile e della paternità, si immerge senza riserve con l’intento di cogliere e portare in superficie, alla coscienza individuale e collettiva, le sue cause rimosse: «La piena comprensione del dramma dell’aborto e della vicenda di uccisione del figlio, del nuovo essere umano che in esso si compie, ci chiede un ulteriore profondo sforzo per svincolarci dagli aspetti strumentali della polemica politica, e dall’effetto fatalmente banalizzante della comunicazione mediatica». Leggi il resto dell’articolo

Il significato della nascita

(Da “Noi Genitori & Figli”, Supplemento di “Avvenire”, 20 giugno 2009, www.avvenire.it)

Un saggio sul senso del dono e della sua accezione più meravigliosa, il dono della vita. E sul suo rifiuto più doloroso, l’aborto.
Claudio Risé in La crisi del dono. La nascita e il no alla vita (San Paolo, pagg. 160, euro 12) analizza le cause psicanalitiche che portano a dire no ad una vita che sboccia, come se l’uomo oggi fosse dominato da una tentazione alla conservazione dell’esistente piuttosto che dall’apertura al nuovo che ogni giorno nasce e «ci chiede accoglienza e amore».
Un libro impegnativo, che esamina anche storicamente il significato della nascita nel mito e nella tradizione ebraico-cristiana, per poi avventurarsi nei rischi bioetici insiti nella pretesa al figlio.

La mentalità abortista nel mondo d’oggi

(Di Marina Corradi, da “Avvenire”, 25 giugno 2009, www.avvenire.it)

L’aborto in Occidente è legale da oltre trent’anni. L’aborto è ‘normale’. È normale, ormai, assumere pillole che espellono il prodotto del concepimento. È normale anche, in molti Paesi, selezionare, tra i figli possibili, quello sano, e cancellare gli altri. Ma quale forma mentis, quale visione del mondo sta dietro questa ‘normalità’, al suo tacito favor mortis?
L’aborto, è vero, clandestinamente c’è sempre stato. Ma non avrebbero pensato, i nostri genitori, che le nipoti adolescenti avrebbero avuto a disposizione una pillola che elimina un figlio come si elimina un mal di testa. In cosa, profondamente, siamo cambiati? Leggi il resto dell’articolo

L’aborto e le fantasie di controllo sulla vita

(Recensione de La crisi del dono. La nascita e il no alla vita, da “Il Foglio”, 19 maggio 2009, www.ilfoglio.it)

Parlare sempre e solo di aborto, pro o contro, girarci intorno in infinite dispute sul corpo della donna i diritti dell’embrione l’insindacabilità della coscienza, alla fine stronca. Raschia via la cosa, è il resto di niente. Così la questione rischia di non venire più alla luce, di non nascere, recintata negli spazi angusti del dibattito pubblico.
In questo piccolo saggio lo psicoanalista Claudio Risé lavora su questa rimozione, la sblocca, riportando il discorso alla questione di fondo.
«L’aborto non nasce solo dalla malvagità o distrazione individuale, o dall’opportunismo di gruppi politici inconsapevoli o irresponsabili. Esso affonda le sue radici in un terreno psicologico, cognitivo ed affettivo molto più vasto, ed è alimentato dalla maggiore tentazione regressiva da sempre presente nella psiche umana: quella di uccidere il nuovo, lo sviluppo, il cambiamento, appena comincia a prendere forma. Prima che nasca, e ti costringa a cambiare con lui». Leggi il resto dell’articolo

Perché non li lasciamo nascere? Abbiamo troppa paura di vivere

(Di Tommy Cappellini, da “Il Giornale“, 19 maggio 2009, www.ilgiornale.it)

Il nuovo saggio di Claudio Risé racconta il dramma interiore che porta a rifiutare la gravidanza. E ci spiega che più delle leggi conta la psiche

Diceva Charles Peguy: «O cuore,/tutto hai previsto,/ma non due labbra». È così, infatti, che ci si innamora. Si fanno tanti programmi esistenziali – e morali – a cui si crede di poter tenere fede, poi arrivano, improvvise, due labbra, e tutto deve reinventarsi. Un irresistibile, spontaneo irrompere della vita sembra condurci, errore dopo errore, gioia dopo gioia, sempre nella medesima direzione: verso il partner. È così, infatti, che ci si incontra davvero. Resistenze interiori altrettanto forti, però, vorrebbero trattenerci nello status quo precedente, in una fantastica autonomia da ogni relazione (ma ricordiamolo ancora, con Shelley: «Nothing in the world is single», tutto trascina tutto), in una «auto-responsabilità» glamour e liberaleggiante, in una sicurezza preventiva e profilattica.
Spesso, oggi, si assecondano proprio queste resistenze. Ed è così, infatti, che si abortisce. Leggi il resto dell’articolo

Se il dono va in crisi sono guai neri

(Di Giuseppe Romano, da Il Domenicale, 16 maggio 2009, www.ildomenicale.it)

I simboli non sono costruzioni astratte e fantasiose bensì rispecchiamenti di ciò che davvero siamo. Un libro di Claudio Risé rilegge storia e psiche secondo la categoria dell’aprirsi e accogliere. Che segna la differenza tra sognare e mentire.

Riguardo al tema del dono va chiarito che i riduzionismi moralizzanti risultano insufficienti: ce lo hanno insegnato sia i mostri partoriti da troppi sonni della ragione, sia gli ottimismi delle volontà col loro avvenire più sanguinoso che radioso. Il secolo dei totalitarismi violenti ha mostrato a sufficienza quanto sia esiziale ridurre lo spazio della libertà umana a pedagogia del “dover essere”.
Ragionare sul dono riguarda invece anzitutto la dimensione esistenziale dell’uomo, la sua costituzione fisica e metafisica: il dono infatti decide la qualità stessa dell’esistenza umana. Fa la differenza. Come la cipolla nel celebre episodio dei Fratelli Karamazov, dove la donna avara che precipita nell’inferno potrebbe ancora essere salvata, racconta Dostoevskij, dall’unico atto generoso della sua vita che l’angelo custode riesce a evocare davanti a Dio, appunto il dono di una cipolla. Quella stessa cipolla, calata dall’alto affinché la vecchia, se può, si aggrappi e si sollevi dalle fiamme eterne, la sosterrebbe se lei non si dimenasse nell’intento di respingere a calci gli altri dannati che vorrebbero approfittare di quel soccorso insieme a lei. Leggi il resto dell’articolo

La nascita ci chiede di cambiare

Susanna Dolci intervista Claudio Risé su “La crisi del dono. La nascita e il no alla vita“, per “il Fondo Magazine” di Miro Renzaglia, www.mirorenzaglia.org

È, Claudio Risé, uno degli psicanalisti italiani di ampia fama nazionale ed internazionale. Docente di Scienze Sociali alle Università di Trieste-Gorizia, Insubria (Varese) e Bicocca (Milano), da oltre trent’anni studia l’uomo e la donna ovvero il maschile ed il femminile, nelle loro molteplici sfaccettature. La vita, la famiglia e la genitorialità con particolare attenzione alla figura paterna intesa come assenza o come “mestiere” difficile.
I suoi numerosi libri sono stati tradotti in molti paesi europei ed in Brasile. Un spazio internet a disposizione del suo pubblico: www.claudio-rise.it.
Esce in questi giorni per le Edizioni San Paolo La crisi del dono. La nascita e il no alla vita. È questo suo nuovo andare in riflessione, una discesa verso le «radici del pensiero che rifiuta la nascita». Un’attenzione di saggia misura sull’aborto inteso come quotidianità di azione da cronaca e da statistica, di battaglia politica, di leggi, di polemica, di giudizi positivi e negativi, di “crimine” addirittura, di orrori legalizzati od illegali e di tanto altro da aggiungere. O da sottrarre… Dipende, sempre, dai punti di vista. Ma il libro non è solo questo… ed è già molto. Leggi il resto dell’articolo