Scontri di inciviltà

sazi ok(Di Costanza Miriano, da “Il blog di Costanza Miriano”, 22/07/2016, https://costanzamiriano.com/)

Tra chi, di fronte agli atti di terrorismo di matrice islamica sostiene, in nome di un vago irenismo, che si tratti di gesti folli, come se non avessero un fondamento teologico, e chi sostiene invece che siamo allo scontro di civiltà, io mi colloco istintivamente più vicina a questi ultimi. Ma non sono certa che si tratti proprio di uno scontro: più esattamente, credo che siamo alla collisione tra una civiltà e una non civiltà. Dove la civiltà è quella musulmana, mentre la nostra, quella occidentale, è la stanca, satolla, assuefatta e imbarbarita discendenza della magnifica civiltà europea – occidentale e orientale – che era nata dai valori cristiani inculturati nella ragione greca e latina portate al massimo splendore dalla fede.
Quella stessa civiltà che però poi ha rifiutato Dio, ha messo al centro l’individuo con tutti i suoi desideri ma senza alcun senso del limite, e che poi, imbolsita dalla sazietà, ha deciso di suicidarsi. In questo quadro desolante la cosa bella è che quello che sta succedendo – terrorismo (di cui i media tendono ad ampliare le dimensioni), crisi di economia e di senso – può essere per noi un’occasione di conversione. Sia per le folle, quelle a cui Gesù guardava con tenerezza perché erano “come pecore senza pastore”, che per noi che forse il pastore lo abbiamo intravisto nella nostra ricerca. Tornare a essere cristiani come unica risposta possibile. L’importante è sapere che quello che noi dobbiamo difendere con orgoglio e con tutte le nostre forze non sono un’identità o dei valori (“valori cristiani” è un’espressione che non significa niente, o meglio, che non significa la cosa più importante): quello che noi dobbiamo cercare, con il cuore dolorante di desiderio, è un incontro con Cristo, che dia senso a tutto quello che viviamo, che salvi ogni cosa sulla terra, perché ogni cosa è redenta dall’amore di Cristo, se riconsegnata a lui. Così è nata la nostra civiltà, non dall’orgoglio identitario ma dalle catacombe, e più tardi da un incontro con Cristo che i monaci facevano nel silenzio e nella preghiera, ed era la ricerca di Cristo a far desiderare loro di curare i malati, costruendo gli ospedali, di tramandare la sua parola, creando biblioteche, di raffigurare Dio o il desiderio di lui, e così è nata tutta l’arte fino a quella contemporanea (che infatti è tendenzialmente brutta, perché un tempo era l’uomo che cercava, come poteva, di raccontare la sua ricerca di Dio, poi invece ha cominciato a raccontare la sua ricerca di se stesso, piccolo omuncolo che non può certo far battere di bellezza i cuori di generazioni nei secoli).  Leggi il resto dell’articolo

Malattie non trasmissibili ed isolamento consumistico

sazi okLa malattia del nuovo millennio è la bulimia. Di cibo, tecnologia, medicine e false relazioni

(Intervista a Claudio Risé, di Anna Tagliacarne, da “F”, n. 14, 6 aprile 2016, www.cairoeditore.it)

Siamo in preda a un delirio di onnipotenza che ha annullato limiti e regole. Vogliamo tutto, ci abbu amo di ogni cosa, chiusi in un mondo sempre più ristretto e incapaci di vero amore. Anche la salute è a rischio. Claudio Risé ci spiega l’inquietante legame tra le malattie non trasmissibili e il nostro “isolamento consumistico”

Chiuso in se stesso, iperconnesso, vive nel culto dell’abbondanza, dell’avere, del piacere, scivolando nella dipendenza, che non prevede sforzi, abolisce la fatica e favorisce l’iperconsumo di tutto: di cibo, di cose, di sostanze, di farmaci, di tecnologia, di esseri umani. Che diventano oggetti. È il ritratto dell’uomo moderno occidentale. In bilico tra delirio di onnipotenza e depressione. Di questo e molto altro parla Sazi da morire, l’ultimo libro dello psicoterapeuta, psicoanalista e scrittore Claudio Risé, che parte dall’osservazione dei dati riguardanti le malattie non trasmissibili, dal diabete all’ipertensione. Ne parliamo con l’autore.

Dove porta il bisogno senza freni di soddisfare ogni desiderio?
«A stare molto male dal punto di vista sico e psichico. Il limite è indispensabile allo sviluppo umano. Ci rafforziamo dandoci con ni entro i quali stare e all’interno di questi ci nutriamo sia psicologicamente sia fisicamente, allenandoci, esercitando il corpo e il pensiero. Il confronto con la necessità è fondamentale: Leonardo da Vinci la definì “misura e maestra”».

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«Vi spiego perché la società vuole cancellare i papà»

51Uc6Y0rU6L._SX315_BO1,204,203,200_ (Intervista a Claudio Risé, di Francesco Borgonovo, da “Libero”, 16 marzo 2016, www.liberoquotidiano.it)

Claudio Risé è uno dei più stimati psicoterapeuti italiani (tradotto nei vari continenti), e non ha timore di esprimere posizioni forti. Lo ha fatto in bestseller come Il maschio selvatico, dedicato alla figura – ormai in via di sparizione – del maschio. E lo fa di nuovo nel suo ultimo libro, Sazi da morire (edizioni San Paolo), in cui sferza la nostra civiltà faustiana, “ricca ma non felice”, “dedita al culto del troppo”. Una civiltà dei consumi ammalata di troppo benessere e bisognosa di rallentare, se non vuole costruirsi un futuro nero.

Ci avviciniamo alla festa del papà, come sta la figura del padre di questi tempi?
Nei guai, ma sempre più consapevole della necessità di un cambiamento e di un rinnovamento, recuperando le cose buone della tradizione paterna. A livello diffuso, mediatico e di sistema politico, c’è invece una crescente ignoranza della situazione che vivono le famiglie, della solitudine dell’infanzia e della giovinezza.

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Il Lupo e il Contadino. E il maschio selvatico

maschioselvaticoIntervista a Claudio Risé

Autore de Il maschio selvatico/2. La forza vitale dell’istinto maschile

(Edizioni San Paolo)

da “Il Lupo e il Contadino – Radio Hirundo

ASCOLTA LA PUNTATA DEL 31 MARZO 2015

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Il ritorno del maschio “selvatico”?

maschioselvaticoGianluca Nicoletti intervista Claudio Risé,

Autore de Il maschio selvatico/2. La forza vitale dell’istinto maschile (Edizioni San Paolo)

da “Melog cronache meridiane

ASCOLTA LA PUNTATA DEL 25 MARZO 2015

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Passa dalla selva il cammino della salvezza. Per lui e per lei.

maschioselvatico(Intervista a Claudio Risé, di Lorenzo Bertocchi, da “La Croce Quotidiano”, 24 marzo 2015, www.lacrocequotidiano.it)

Esce dopo vent’anni il sequel de “Il maschio selvatico”, il fortunato libro di Claudio Risé comparso negli anni ’90. Un aggiornamento, una revisione, un punto della questione, una conferma: l’uomo odierno «ha urgente bisogno di ritrovare il Selvadego che, diceva Leonardo, è “colui che si salva”»

Negli anni ’90 comprai un libro dal titolo straordinario. Era la scoperta che c’era ancora spazio per il maschio selvatico, fuori dai luoghi comuni e dalle “buone maniere”, dentro alla selva della mascolinità più autentica. Liberatorio. Una sensazione simile la provai con il “Braveheart” di Mel Gibson.
E così mi trovai a benedire le serate passate in garage a truccare il motorino, certe “scaramucce” in cortile, e la vecchia colonna sonora di Rocky IV (Ti spiezzo in due).
Costanza Miriano può prendere nota: il ritorno dei “maschi che amano la selva” è la vera soluzione per le donne che vogliono essere sottomesse. Per provare di capire abbiamo fatto qualche domanda a Claudio Risé, psicoterapeuta e psicoanalista, che in questi giorni è uscito in libreria con la versione riveduta e ampliata di quel cult book anni ’90.

Dottor Risé, Maschio selvatico/2. E’ un sequel come al cinema, o c’è altro?
Mi va bene anche l’idea del sequel. Tipo Vent’anni dopo (libro e film) ambientato da Alexandre Dumas vent’anni dopo I Tre moschettieri. Anche il Selvatico/2 viene vent’anni dopo l’altro. Tutti poi sono (tra l’altro) dei libri d’avventura maschili. Vengono utilizzati anche come manuali d’iniziazione alla maschilità, grazie a molte cose politicamente scorrettissime: avventura, lealtà, fede, coraggio, divertimento. Il maschio occidentale ha bisogno di avventure “buone”, che abbiano a che fare con la sua storia profonda e i suoi ideali. Anche per non ridursi a cercare di uscire da cinismo e noia arruolandosi nell’ISIS (nel Selvatico 2 si parla anche di questo), come fanno tanti disperati nel tentativo di liberarsi dal nichilismo post modern.
I moschettieri, già allora accusati di essere fuori moda, rischiano in quei libri di essere fatti fuori in ogni momento, un po’ come capita agli uomini oggi, accettati solo se si travestono da soft men, maschi dolci, pentiti di tutto, al rimorchio di ogni moda e convenzione. Oggi, il maschio occidentale è fisicamente e psicologicamente perduto, se con un guizzo di fantasia non fa come i monaci medievali, ritrovando la strada della selva e del Padre che ha creato la selva e anche l’uomo. Fa fatica a riprodursi, è afflitto (come del resto le sue compagne) dall’impennata delle malattie mentali, passa da zero autostima a momentanee esaltazioni, che poi finiscono negli abissi. Ha urgente bisogno di ritrovare il Selvadego, che, come diceva Leonardo da Vinci “è colui che si salva”.  Leggi il resto dell’articolo

Philippe Ariño e l’intervista censurata

(A cura della Redazione)

Segnaliamo la recente intervista data da Philippe Ariño al giornale degli studenti di Sciences Po (la facoltà di Scienze Politiche più importante d’Europa) “La Péniche”. 
Pubblicata sul web il 6 marzo 2015, a seguito della Settimana Queer, l’intervista ha avuto in pochi minuti 400 visitatori e commenti incendiari, dopo di che è stata subito tolta dal web.
 Philippe Ariño è un saggista cattolico e omosessuale, che ha partecipato con altri intellettuali e i principali gruppi omosessuali francesi alle Manif di Parigi contrarie  al “matrimonio per tutti”, e alle successive iniziative politiche e culturali in Francia e Europa contro l’invadenza nella vita privata dei cittadini dell’azione politica ispirata alla gender theory. Diario di bordo la pubblica qui per documentare la censura in atto verso le posizioni contrarie al Pensiero Unico imposto oggi dai poteri forti della politica, dell’economia  e della comunicazione in tema di rapporti personali e libertà d’opinione.

À Sciences Po, la « Queer week » est une semaine consacrée à l’étude et la mise en pratique des théories dites « queers ». Que pensez-vous de ces théories?
Ces théories sont inutiles et dangereuses puisqu’elles veulent le bien de l’Homme sans l’Homme réel (elles lui préfèrent l’homme-objet angélique asexué), et sur la base d’une vision conflictuelle entre l’homme et la femme ou entre l’individu et sa société. Elles ont choisi l’indéfinition comme définition, l’anticonformisme et le doute nihiliste comme vérités absolues, la violence comme moyen privilégié d’expression.

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Sulla cannabis disinformazione e conformismo

cannabis(Intervista a Claudio Risé, di Benedetta Frigerio, da “Tempi”, 30 settembre 2014, www.tempi.it)

Claudio Risé: «La stampa e il governo l’hanno trasformata in droga innocua, ma anche i genitori la tollerano mascherando il proprio cinismo»

«Conformismo e indifferenza fanno a pugni con l’evidenza: la cannabis è pericolosissima, forse è la droga più pericolosa perché la più diffusa e tuttora la base di partenza per le altre. Lo confermano tutti gli studi e le ricerche scientifiche e anche l’Onu». Claudio Risé, psicoterapeuta e autore del libro Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita, ha sempre avuto una posizione molto netta a proposito delle cosiddette “droghe leggere”, ancora al centro in Italia di una campagna che ne vuole la completa liberalizzazione e ne magnifica le proprietà terapeutiche.

Il dipartimento antidroga degli Stati Uniti ha accusato il New York Times di condurre una campagna faziosa e superficiale a favore della liberalizzazione della cannabis. Eppure, quando fu legalizzata in Colorado, Obama strizzò l’occhio alla legge. Come mai questa schizofrenia?
Esiste un conflitto. Bisogna ricordare che la decisione fu del Colorado e che gli Stati Uniti sono una confederazione dove i singoli stati legiferano autonomamente entro certi limiti, ma già allora l’Onu dichiarò che la legge violava la Convenzione sugli stupefacenti del 1961 cui gli Stati Uniti avevano aderito. Sul governo americano ha pesato il fatto che il partito democratico di Obama è da sempre a favore della legalizzazione della marijuana. Decisiva è la pressione esercitata sulla questione da multinazionali del tabacco e conglomerate dell’intrattenimento che hanno pronti da tempo progetti per l’inserimento di cannabis nei loro prodotti e circuiti. Queste aziende hanno goduto di vistosi rialzi nelle quotazioni in borsa da quando il Nyt ha cominciato la sua campagna. La cannabis non è un’ideologia ma un’enorme fonte di denaro per chi la produce e partecipa in varie forme ai guadagni della sua vendita.

Continua a leggere l’intervista su Tempi.it – clicca qui

Caro Claudio, ti scrivo, così mi rincuoro un po’

psiche_lui_new2(Da “Io Donna”, 13 aprile 2013)

Piovono commenti al blog che Risé tiene sul sito di “Io donna”. Il segreto del successo? Arricchisce. E aiuta a sconfiggere la madre di tutte le paure…

Ci sono Dani, Laura e Benedetta: si chiedono quale sia la giusta distanza da tenere nei rapporti. Segue dibattito: 316 interventi. C’è Emma che, ancora turbata dai silenzi e dalle improvvise sparizioni del suo ex, butta là un tema da niente: «Puoi aiutarmi a chiarire i misteri maschili?». Seguono 403 commenti. C’è Davide, che non è da meno: vuole capire il senso del dolore, usandolo per costruire il nuovo e abbandonare i rimpianti. Al momento, 433 commenti (aumenteranno, di sicuro).
Psiche lui” – in teoria – è il blog di Claudio Risé sul sito di Io donna. In pratica, è un gruppo di autocoscienza in cui ci si confronta su tutto e in cui lo psicoanalista, come un padre benevolo ma mai compiacente (ecco, gira e rigira si torna sempre alla figura paterna, come sottolinea appunto lui nel nuovo libro), interviene per rimettere la discussione in carreggiata. Facendo tesoro dei suggerimenti di chi scrive – come la ragazza che lo invita a notare come suona Anoushka Shankar, figlia del grande Ravi – per arrivare molto oltre: in questo caso, per esempio, si parte da Anoushka per concludere che «l’impossibilità dell’intimità per l’adulto fa parte della dominante infantile nella psicologia contemporanea. È un tratto che colpì molto Jung: la prima volta che andò negli Stati Uniti notò come gli uomini americani si comportassero sempre come se fossero i figli delle loro mogli». Leggi il resto dell’articolo

Quei bambini in rivolta contro i rumori

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 25 febbraio 2013, www.ilmattino.it

È un popolo silenzioso, che vive con noi, ma di rado ci parla, e poco ci ascolta. Sono i nostri bambini autistici. Uno su cento è così, ma il loro numero è in aumento: in Occidente raddoppia ogni sei anni. Anche perché lo “spettro autistico”, il campo di questi disturbi, si allarga sempre di più.
In generale, gli autistici sono quelli che non giocano il nostro gioco. Nel mondo della “comunicazione” e delle chiacchiere, loro tacciono. E sono loro a decidere cosa ascoltare, cosa guardare. In un mondo sempre più uguale e uniforme, sono i diversi per eccellenza.
Il loro codice genetico è soggetto a cambiamenti assenti nelle altre persone. Le loro aree cerebrali presentano diversità da quelle degli altri, ed anche molto variate da loro. Sono un vero rompicapo per la scienza, perché la diagnosi di cosa non va è in loro molto diversa da persona a persona. E’ certo però che sono nella stragrande maggioranza maschi: 8 a 1.
Non facili da trattare, come racconta ora Gianluca Nicoletti, nel libro dove descrive la sua tenera e competente esperienza di padre di un bimbo autistico (Una notte ho sognato che parlavi). Leggi il resto dell’articolo

Le App. dell’oblio

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 28 gennaio 2013, www.ilmattino.it

Non possiamo ricordare tutto. Anche la capacità di conservare ciò che non può essere dimenticato, si rafforza cancellando ricordi inutili. Dimenticare però fu impossibile da Internet in poi. Da allora la registrazione dei particolari anche secondari o sciocchi della vita di tutti si trasformò in una delle maggiori attività della rete. All’inizio fu bello; ma dopo l’euforia di ritrovare sempre le proprie immagini e storie cominciò il panico.
Integerrime docenti universitarie si trovarono improvvisamente senza lavoro per via di vecchie foto che le ritraevano un po’ troppo scollate e allegramente brindanti. Manager impeccabili si rivelarono amici di personaggi discutibili, segnando la fine della loro carriera.
I messaggi dei social network cominciarono ad essere seguiti da avvocati divorzisti in cerca di prove imbarazzanti, con conseguenze disastrose nella vita di chi li aveva mandati. Fidanzati e mariti cominciarono a cercare su siti erotici tracce fotografiche delle loro amate (a volte trovandole). Leggi il resto dell’articolo

Le amare passioni dei potenti

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 12 novembre 2012, www.ilmattino.it

L’uomo e la donna moderni sono di rado all’altezza della loro grandezza, intelligenza, forza fisica, ricchezza e generosità. L’amara vicenda di due famosi primi della classe globale, il generale David Petraeus, attuale capo della Cia e vincitore del conflitto irakeno, e della sua amica Paula Broadwell, laureata a West Point e a Harvard, atleta, scrittrice e altre cose eccellenti, lo dimostra.
Il fatto è che i famosi di oggi sanno meno sull’amore di quanto l’Occidente ha sempre saputo.
Non solo Dante ed i poeti dell’amor cortese hanno esaltato la capacità dell’amore tra uomo e donna di riempire uno spazio emotivo assai ampio, che andava dalla tenerezza e condivisione dell’amore coniugale all’intensa partecipazione affettiva delle altre numerose e forti forme della passione. Il trovatore cantava all’amata lontana: la distanza, accettata, lo rendeva capace di amare più intensamente, in modo elevato. Leggi il resto dell’articolo

Il ritorno dei sogni

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 5 novembre 2012, www.ilmattino.it

I sondaggi si moltiplicano, e si può capire. Ai politici, industriali, commercianti, interessano le opinioni e le intenzioni delle persone. Chi voteranno, cosa compreranno, dove andranno.
Su una cosa, però, i sondaggi tacciono: i sogni. Quelli gli intervistatori non li chiedono, né (forse) glieli direbbero. Eppure sono importanti. Non solo perché c’entrano coi voti e con gli acquisti. Ma perché (come appare lavorando con la psiche) le persone, specie giovani, ricominciano a sognare.
E’ assai probabile che pezzi di questi sogni stiano contribuendo ai sommovimenti in atto nella vita pubblica, non solo italiana.
Anche le elezioni di domani, in America, rispetto a competizioni del passato, più fredde e ragionate, hanno (ad esempio) un forte aspetto di sogno: quello dei diritti civili del candidato nero, Obama, e quello dei doveri per tutti del candidato mormone, Romney. Per entrambi, certo, sono in ballo anche affari e potere, ma è sulla forza del sogno e la capacità di comunicarlo che vinceranno, o perderanno. Leggi il resto dell’articolo

Disorientamento sociale e malessere psichico

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 8 ottobre 2012, www.ilmattino.it

C’è un aspetto nuovo nei malesseri che le persone presentano allo psicologo negli ultimi mesi. Si tratta del “disorientamento”, una sensazione di difficoltà nel muoversi nell’ambiente abituale. E’ un sintomo noto da sempre alla psichiatria, che lo tiene d’occhio come indicatore dello stato di salute della persona.
Chi sta bene sa dove andare, oggi invece questo orientamento è sostituito da sconcerto, che crea incertezza. E, non sapendo bene dove andare, le persone preferiscono fermarsi.
A cosa è dovuto questo disorientamento collettivo, testimoniato dalle persone in cura, ma anche, più banalmente, dai molti sondaggi (come quelli elettorali) che presentano una società sconcertata, priva di una direzione precisa, un programma più o meno condiviso?
Il fatto è che la chiarezza del nostro orientamento psicologico dipende anche da quanto ci riconosciamo nel mondo attorno a noi, nella società in cui viviamo. La società è lo scenario umano in cui è posta la “casa”, la vita quotidiana delle persone, è lo sfondo dell’orizzonte ad esse familiare. Oggi, però, si stenta a vedere nella società un ambiente sufficientemente affidabile, in cui si possa vivere e crescere. Leggi il resto dell’articolo

La fiducia riparte da noi

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 1 ottobre 2012, www.ilmattino.it

La patologia più diffusa oggi? La sfiducia. E non è solo il frutto degli ultimi scandali, o della crisi. E’ qualcosa di sotterraneo, che si sta sviluppando lentamente, da anni, non solo in Italia. Sfiducia verso le autorità, lo Stato, i superiori. Ma anche verso i genitori, i figli. E, soprattutto, se stessi.
La corruzione è legata, nel profondo, anche a questo. Facciamo molta fatica a pensarci onesti. Sarà ben difficile diventarlo finché vediamo in questo modo noi stessi e gli altri.
Questa sfiducia porta con sé il pessimismo: se non mi fido di nessuno, la vita diventa più difficile. Ed alimenta la paura, lo stato emotivo in cui crescono ansia, e instabilità.
All’origine di siffatto scenario, che rende difficile superare le crisi e risanare persone e nazioni c’è un sentimento preciso: la sfiducia. Leggi il resto dell’articolo