Man Up, i “mama’s boys” alla riscossa

(Intervista a Claudio Risé, di Cristina Lacava, da “Io Donna”, 16 gennaio 2014, www.iodonna.it)

Claudio Risé ha visto in anteprima la serie tv Man Up – Uomini alla riscossa, dove figli mai cresciuti chiedono aiuto.

A 30 anni, Mike è ancora teenager dentro. Vive in casa con la mamma che prepara pranzi ipercalorici. La sua cameretta sembra quella di un quindicenne. Zero ragazze, zero appuntamenti, dell’ultimo bacio Mike non si ricorda neanche. Ma ecco una bella trainer, Olivia, che in cinque tappe lo trasformerà da sfigato a figo, da complessato con lacrima facile a uomo sicuro di sé. Mike Cooper (nella foto) è uno dei protagonisti di Man Up – Uomini alla riscossa, la nuova serie su FoxLife dal 31 gennaio. L’abbiamo vista in anteprima con Claudio Risé, psicoterapeuta, autore del blog “Psiche lui” sul nostro sito, dove indaga i tormenti e le fragilità degli uomini. Che fanno sempre più fatica a crescere.

Colpa delle madri oppressive? Eppure quella di Mike non è ingombrante.
Non lo è, anzi fa di tutto per aiutare il figlio a emanciparsi. Ma al tempo stesso gli trasmette una grande ansia. E continua a trattarlo da ragazzino.

Vecchia storia, se i maschi non si svegliano è sempre colpa delle madri…
No, il problema è soprattutto l’assenza del padre. Se il padre non c’è e un bambino cresce senza questo confronto, non sviluppa la sua maschilità.

[continua a leggere l’intervista sul sito di Io Donna]

Scusa papà, ma dove sei finito?

padre(Intervista a Claudio Risé, di Angela Frenda, da “Io Donna”, 13 aprile 2013)

“Negli ultimi quarant’anni ci si è spesi con ogni mezzo per definire superflua la figura paterna. E questo indebolimento è alla base della crisi della società” dice Claudio Risé, che al tema ha dedicato un libro. E qui indica la strada per un nuovo equilibrio.

Glielo dicono i suoi pazienti in colloqui sempre più sofferti: «Il papà, con le sue assenze e i suoi disorientamenti, continua a essere uno dei più grandi elementi che causano disagio nei bambini/futuri adulti». Claudio Risé, 73 anni, scrittore e psicoanalista di orientamento junghiano, torna al tema che gli è più caro: i padri moderni. Dopo Il padre. L’assente inaccettabile (San Paolo Edizioni), tradotto in cinque lingue, è nelle librerie con Il Padre. Libertà Dono (Ares).
Risé ne è convinto: «Serve un padre, per differenziarsi dalla madre, per accettare le ferite e riconoscerne il senso, ed esprimere il proprio Sé. Entrando così personalmente nel tempo e nella storia».

Da dove nasce la sua urgenza di parlare dei papà moderni?
C’è bisogno della figura del padre, colui che mette il figlio nel mondo e lo aiuta a riconoscere le proprie capacità.
Non a caso Barack Obama nel suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione ha detto: «Ciò che fa di te un uomo non è generare un figlio, ma saperlo crescere. Famiglie più forti creano comunità più forti».
L’indebolimento di questa figura lascia dunque spesso le persone smarrite. In poche parole, la crisi del padre è all’origine della crisi della società. Leggi il resto dell’articolo

Il Padre liberatore e l’Esodo verso la libertà

padre(Intervista a Claudio Risé, di Riccardo Caniato, da “Studi Cattolici”, n. 626, aprile 2013)

Professore, un nuovo libro sul padre, perché è urgente parlarne?
Perché (tra l’altro) è un’emergenza sociale. «Dobbiamo fare di più per incoraggiare la paternità. Ciò che fa di te un uomo non è la capacità di generare un figlio. È il coraggio di crescerlo. Famiglie forti creano comunità forti». Non sono parole di un conservatore attardato, ma del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, il quale ha sentito il bisogno di dirle e insistervi nel suo recente Discorso sullo Stato dell’Unione, il primo dopo la rielezione (contraddicendo così altre sue note posizioni sulla famiglia, maggiormente destinate alla propria immagine mediatica). Gli Stati più avanzati (anche nella disgregazione familiare) devono però riconoscere – seppur tra mille contraddizioni – il loro “bisogno di padre”, almeno per evitare guai peggiori.
L’Occidente è impantanato in una liquidazione (in parte autoliquidazione) della figura e responsabilità paterna che ha contribuito alla disgregazione familiare, al crescente disagio psicologico, e all’avvento di quella “società liquida” nella quale identità e sentimenti perdono le proprie forme trasformando il campo delle relazioni in quella “terra di nessuno” di cui parla Pietro Barcellona nella forte prefazione che ha fatto al mio libro.

Nel suo libro risale a un archetipo paterno rintracciabile nell’arco della cultura occidentale dall’Esodo e dal Cristianesimo fino a noi… Che cosa incarna questo archetipo?
Rappresenta la figura dell’origine e dello sviluppo umano. Il Padre che ti mette nel mondo, ti riaccoglie e ti conforta nel corso della vita, fornendoti le energie e direzioni necessarie a rimanere liberamente capace di amare e donare, e aiutandoti a capire il senso della perdita, e anche della morte. Leggi il resto dell’articolo

Essere padri oggi

Nell’occasione dell’uscita del nuovo libro Il padre libertà dono (Edizioni Ares, 2013), Maria Giovanna Farina, filosofa e consulente filosofico, direttrice della rivista on line “L’accento di Socrate”, ha intervistato Claudio Risé.

Fonte: siamodonne.it

La crisi del padre e l’indebolimento del matrimonio

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 18 febbraio 2013, www.ilmattino.it

L’estinzione dei padri è ormai nei nostri media un genere comico di successo. Non così altrove: «Dobbiamo fare di più per incoraggiare la paternità. Ciò che fa di te un uomo non è la capacità di generare un figlio. È il coraggio di crescerlo. Famiglie forti creano comunità forti». Quindi uno Stato forte. Chi l’ha detto? Benedetto XVI prima di dimettersi? Un conservatore impenitente?
Il presidente degli Stati Uniti, Obama, nel primo discorso sullo “Stato dell’Unione” dopo la rielezione.
Sono ora disponibili le prime reazioni della galassia di associazioni e istituzioni che si occupano negli USA di paternità, famiglia e educazione. Tutte piuttosto soddisfatte di come l’icona mondiale dell’opinione democratica abbia insistito sul ruolo centrale che il padre occupa in ogni strategia di rafforzamento dello Stato e ricordato come il suo indebolimento sia stato invece determinante nel rendere più fragile l’America. Leggi il resto dell’articolo

I bambini non sono oggetti, ma titolari di diritti

(Intervista a Claudio Risé, di Andrea Gagliarducci, da “La Sicilia”, 15 gennaio 2013, www.lasicilia.it)

Non è detto che l’impostazione che apre ai matrimoni gay e alle adozioni dalle coppie omosessuali alla fine prevalga

«L’impressione è che la biopolitica segua le orme della vecchia politica: ideologizzare i comportamenti umani in modo da farne piattaforme per i poteri politici e burocrazie specializzate».
Claudio Risé è psicoterapeuta e scrittore. Ai problemi della genitorialità ha dedicato un libro già pubblicato (“Il padre, l’assente inaccettabile”, San Paolo editore) e uno in stampa (“Padre Libertà Dono”, Ares edizioni).
Ha seguito con interesse la Manif pour tous, la manifestazione indetta in Francia (ma erano moltissimi a manifestare nel mondo davanti le ambasciate francesi, 500 solo a Roma) in difesa della famiglia naturale composta da un uomo e una donna, della filiazione naturale e del diritto del bambino di essere allevato da un padre e da una madre.
Un’opposizione pacifica al progetto di legge Mariage pour tous francese, che apre ai matrimoni omosessuali e anche alle adozioni per le coppie gay. Un’impostazione che sembra prendere sempre più piede nel mondo. Ma – spiega Risé – «non è detto che questa impostazione prevalga. La manifestazione francese ha dimostrato un’ostilità al progetto di legge che né il governo né i media si aspettavano. Anche alcuni gruppi omosessuali sono ostili al “matrimonio”, e infatti hanno aderito con una percentuale assai bassa anche al già esistente Pacs (Patto di solidarietà sociale). Questo era stato istituito dai politici anche in nome di “esigenze degli omosessuali”, che forse però loro non condividono. Leggi il resto dell’articolo

Per essere padri non basta fare i papà

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 26 novembre 2012, www.ilmattino.it

Qualcosa cambia tra lo Stato e i padri. A Firenze, un padre separato si è rifiutato di vedere la sua bambina solo tre ore alla settimana. Non avrebbe più potuto – ha detto – metterla a letto dopo il pomeriggio e raccontarle la fiaba prima di dormire. Ciò avrebbe deluso la bimba e distrutto la sua immagine di padre. L’ex moglie l’ha denunciato. Ha rischiato tre anni di prigione per poter continuare a fare, almeno un po’, il papà. Ma il giudice, donna, l’ha assolto, come chiedeva la pm.
Dare regole più giuste alla gestione dei figli dopo la separazione servirà, speriamo, a svelenire un po’ i difficili rapporti tra uomini e donne.
L’esercito dei padri separati, tra l’altro riconosciuti ormai come componente inquietante delle “nuove povertà” (anche per la perdita della casa da cui vengono colpiti), soltanto se trattato con umanità e non partendo da posizioni ideologiche può diventare risorsa di cambiamento, e non elemento di destabilizzazione.
Per sviluppare questo nuovo clima, più capace di ascolto, dovremmo, forse, abituarci tutti a non prendere posizioni “contro” i padri o le madri, gli uomini o le donne, come se queste categorie fossero composte al loro interno da persone tutte uguali. E soprattutto come se le loro responsabilità, i loro difetti, i guai da essi procurati non fossero ampiamente condivisi tra padri e madri, uomini e donne, tutti impegnati a fare con fatica il meglio che possono, spesso tuttavia clamorosamente insufficiente a far funzionare la famiglia, crescere bene i figli, sviluppare la società. Leggi il resto dell’articolo

Disubbidisce al giudice, padre assolto ‘per amore’

Separazioni, sentenza rivoluzionaria a Firenze

Firenze, 20 nov. – (Adnkronos/Catola&Partners/Quotidiano.net) – Condannato dopo la separazione a vedere la figlia per non più di tre ore infrasettimanali e successivamente processato per aver più volte ritardato a riportarla alla madre, un trentottenne professionista fiorentino è stato assolto in primo grado dal tribunale di Firenze perché il fatto non costituisce reato.

La sentenza è di alcuni giorni fa, ma ne danno notizia oggi Fabio Barzagli, presidente del network internazionale Paternita.info, e Marino Maglietta, presidente dell’associazione Crescere Insieme, cui si deve il disegno di legge 54/2006 sull’affido condiviso.
“Sentenza rivoluzionaria”, esulta Maglietta. “Vittoria della ragionevolezza”, aggiunge l’avvocato Elisabetta Bavasso, difensore dell’imputato. “Un ottimo provvedimento pilota”, commenta Giancarlo Ragone, in Italia il primo consigliere comunale (comune di Bari) incaricato di promuovere la Bigenitorialità.

Si tratta in ogni caso di una sentenza innovativa, che prelude a una giurisprudenza più attenta alle aspettative dei genitori svantaggiati nella frequentazione dei figli (quasi sempre i padri), sollecitando implicitamente norme più equilibrate. Leggi il resto dell’articolo

Pace per Leonardo, e tutti i bambini

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 15 ottobre 2012, www.ilmattino.it

E’ bello che Leonardo, il bimbo trascinato sull’asfalto davanti a scuola per trasferirlo dalla madre al padre, dedichi alla madre un tema sull’ulivo, e la sua qualità di albero della pace. Bello per lui, fresco reduce dalla battaglia tra i genitori (con rispettive famiglie), e segno di speranza per i milioni di persone che si sono appassionati alla sua storia, specchio delle migliaia di bambini che negli ultimi quarant’anni sono stati trascinati e travolti nelle guerre tra i genitori.
E’ indispensabile che queste guerre tra madri e padri finiscano, se non si vuole perpetuare nei figli e nella loro vita affettiva i malesseri psicologici evidenti nella relazione tra i loro genitori, contagiando con l’odio una società che non ha certo bisogno di una “cura” così intossicante.
In questa pace deve impegnarsi direttamente lo Stato, che ha finora trattato l’intera questione badando ai voti e alle pressioni delle lobby, ma con distrazione verso quanto emergeva dalla società. Nella quale la conflittualità tra gli ex genitori ricadeva sull’equilibrio dei figli, sviluppando in loro i più diversi disturbi psicologici, dalle depressioni ai disturbi alimentari, alle patologie borderline, con i loro caratteristici scompensi affettivi ed emotivi. Leggi il resto dell’articolo

Divorzi, si litiga di meno

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 21 maggio 2012, www.ilmattino.it

Una buona notizia, di gran peso, dal fronte famiglia. Finalmente sembra che gli italiani comincino ad essere stufi dei divorzi guerreggiati, dove l’altro è il nemico, e i bambini (in nome loro si combattono le battaglie più cruente) le fatali vittime. Dopo oltre 40 anni di questa musica, che ha bruciato una buona quantità di reddito nazionale e rovinato la vita a decine di migliaia di persone, si incomincia a cambiare spartito.
Si fa sempre più strada il “diritto collaborativo”. Di che si tratta? Di una pratica piuttosto nuova, anche se negli Stati Uniti esiste da anni: la separazione-divorzio riguarda entrambi i coniugi, regola alcuni loro rapporti per il resto della vita, e quindi i due devono procedere di comune accordo (anche se non è semplice).
Ad esempio non va bene il bambino che per salomonica (nel migliore dei casi) sentenza viene tagliato in due (in proporzioni diverse), e diviso tra un genitore e l’altro: crea scissioni gravi nel bambino, e sviluppa nei genitori nevrosi e squilibri, più preoccupanti di quanto essi credano. Leggi il resto dell’articolo

La tentazione di chiudersi

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 5 marzo 2012, www.ilmattino.it

“Sei venuto a sparare?… Voglio vederti sparare”. Il monologo del militante No Tav sporto sullo scudo del carabiniere silenzioso non è solo provocazione. Più simile invece a quel particolare rovesciare la colpa e il male sull’altro, trasformandolo in nemico (potenzialmente assassino), che sta dietro alle tragedie storiche dell’ultimo secolo, l’ultima delle quali fu la stagione degli anni di piombo. Accade anche in drammi privati, raccontati al terapeuta di solito dopo che sono accaduti.
Gradualmente l’altro diventa un individuo pericoloso, che qualunque cosa dica, o faccia, ti vuole far fuori. Mentre le persone attorno a lui, quelli che condividono la sua posizione sono partecipi del “complotto”.
La prima caratteristica di queste costruzioni immaginarie, personali o collettive che siano, è che alla loro origine non c’è (nella stragrande maggioranza dei casi), nessuna specifica patologia. Sono invece presenti due caratteristiche che, insieme, possono generare problemi: un forte senso critico, e l’insicurezza. Leggi il resto dell’articolo

Divorzio breve: una legge che rende malati i nostri figli

(Intervista a Claudio Risé, di Paolo Nessi, da “Il Sussidiario”, 24 febbraio 2012, www.ilsussidiario.net)

DIVORZIO BREVE. Ciò che tradizionalmente si intende definire “società” assume via via la parvenza di un pulviscolo indifferenziato. Le forme relazionali che di consueto si instauravano tra le persone sono, sempre più spesso, sostituite da temporanei e quasi accidentali interscambi tra singoli. Come leggere, altrimenti, l’ennesimo passo del Parlamento italiano nella direzione di favorire sempre di più non tanto la famiglia, quanto chi ne ha una e vuole disfarsene?
Ieri, infatti, la Commissione Giustizia della Camera ha completato l’esame degli emendamenti sulla proposta di legge relativa al divorzio breve. Tutte le correzioni sono state ritirate, salvo quella del relatore Maurizio Paniz che prevede la riduzione a un anno per il periodo di separazione prima di ottenere il divorzio (ora è di tre) mentre sarà di due anni in caso della presenza di figli minori. Cosa sta succedendo all’Italia (e al mondo)? Lo abbiamo chiesto a Claudio Risé.

Come interpreta la decisione della Commissione?
Mi sembra che la società occidentale si sia incamminata ormai da tempo, almeno dagli anni 70, sulla strada della precarietà dei rapporti tale per cui il rapporto breve viene reputato pratica normale, mentre quello di chi decide di impegnarsi per tutta la vita è valutato eccezionalmente.

[continua a leggere su ilsussidiario.net]

Casa e figli “persi”: come la separazione può colpire l’identità maschile

(Intervista a Claudio Risé, di Viviana Daloiso, da “Avvenire”, 13 gennaio 2012, www.avvenire.it)

Il disagio psichico dei padri rimane ancora invisibile alla società

Padri disperati. E, tuttavia, invisibili. Non solo ai servizi sociali, ma alle comunità d’appartenenza, alle istituzioni, all’intera opinione pubblica. C’è una “leggerezza” diffusa, alla base di stragi come quella di Trapani: quella che non coglie, spiega lo psicoanalista Claudio Risé, «come il più delle volte la separazione pesi con violenza inaudita sui mariti e in particolare sui padri».

Cosa intende dire? Che gli uomini sono più fragili delle donne? Che soffrono di più?
Non mi riferisco a fragilità e sofferenza, ma al tipo di perdita che la separazione comporta per gli uomini. Questi ultimi nell’80% e forse più dei casi oltre a “perdere” la moglie, lasciano anche figli e casa.
Si tratta di un trauma affettivo fortissimo, che comporta una perdita contestuale di identità: non a caso lo step successivo è quasi sempre anche la perdita di lavoro e il progressivo impoverimento. Leggi il resto dell’articolo

L’esaurimento sentimentale

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 12 settembre 2011, www.ilmattino.it

Sono sempre più numerosi. Arrivano dallo psicoanalista ancora un po’ storditi, ma composti, senza le improvvise crisi di pianto, o i pugni stretti sul bracciolo della poltrona, di chi ha appena scoperto di essere tradito/a. Sono gli abbandonati per disamore.
La moglie, o il marito, ha appena rivelato che da tempo non prova più niente per il coniuge. Non c’è un altro amore, una passione nascosta. Semplicemente, non c’è più amore. Anzi: «Non c’è più niente». È il nichilismo sentimentale.
Non è un fenomeno improvviso: andava crescendo da un po’, e nutre da tempo il fenomeno dei «single di ritorno»: le persone, in crescita esponenziale, che escono dalla coppia, e non vogliono più saperne di ripetere l’esperienza. Non si tratta di un fenomeno solo italiano: anche in Inghilterra, già da qualche anno, ci sono studi e statistiche che mostrano come la fine dell’amore sia ormai la prima causa di divorzio, davanti al tradimento. Leggi il resto dell’articolo

Matrimonio d’amore, la fine di un mito?

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 20 giugno 2011, www.ilmattino.it

La famiglia si ripensa. Non tanto attraverso i discorsi sociologici di uffici ed agenzie che se ne occupano a spese dello Stato, ma nella pratica, nei gesti e comportamenti delle persone.
Il crollo nella celebrazione dei matrimoni, il loro crescente scacco (nelle zone più sviluppate dell’Occidente 2 su 3 falliscono), la diffusione dei «singles» (ormai il gruppo più diffuso nelle grandi città), testimoniano di grandi mutamenti, più complessi di quelli rivendicati da politici e media.
In genere, le agenzie politiche e mediatiche tendono a continuare un discorso prevalentemente «sentimentale», che cerca di cogliere «le nuove forme dell’amore». Mentre, osservando cosa succede, soprattutto tra i giovani, emergono valutazioni diverse: progetti di vita, interessi, solidarietà. Leggi il resto dell’articolo