Malattie non trasmissibili ed isolamento consumistico

sazi okLa malattia del nuovo millennio è la bulimia. Di cibo, tecnologia, medicine e false relazioni

(Intervista a Claudio Risé, di Anna Tagliacarne, da “F”, n. 14, 6 aprile 2016, www.cairoeditore.it)

Siamo in preda a un delirio di onnipotenza che ha annullato limiti e regole. Vogliamo tutto, ci abbu amo di ogni cosa, chiusi in un mondo sempre più ristretto e incapaci di vero amore. Anche la salute è a rischio. Claudio Risé ci spiega l’inquietante legame tra le malattie non trasmissibili e il nostro “isolamento consumistico”

Chiuso in se stesso, iperconnesso, vive nel culto dell’abbondanza, dell’avere, del piacere, scivolando nella dipendenza, che non prevede sforzi, abolisce la fatica e favorisce l’iperconsumo di tutto: di cibo, di cose, di sostanze, di farmaci, di tecnologia, di esseri umani. Che diventano oggetti. È il ritratto dell’uomo moderno occidentale. In bilico tra delirio di onnipotenza e depressione. Di questo e molto altro parla Sazi da morire, l’ultimo libro dello psicoterapeuta, psicoanalista e scrittore Claudio Risé, che parte dall’osservazione dei dati riguardanti le malattie non trasmissibili, dal diabete all’ipertensione. Ne parliamo con l’autore.

Dove porta il bisogno senza freni di soddisfare ogni desiderio?
«A stare molto male dal punto di vista sico e psichico. Il limite è indispensabile allo sviluppo umano. Ci rafforziamo dandoci con ni entro i quali stare e all’interno di questi ci nutriamo sia psicologicamente sia fisicamente, allenandoci, esercitando il corpo e il pensiero. Il confronto con la necessità è fondamentale: Leonardo da Vinci la definì “misura e maestra”».

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La fatica ci aiuta a vivere meglio

51Uc6Y0rU6L._SX315_BO1,204,203,200_(Francesco Belletti intervista Claudio Risé sul suo nuovo libro “Sazi da morire” per “Famiglia cristiana”, n. 12, 20 marzo 2016, www.famigliacristiana.it)

Siamo “malati di abbondanza”, non dobbiamo impegnarci per ottenere quello che vogliamo. Lo psicoterapeuta denuncia la pigrizia della nostra società: “Bisogna riscoprire il senso del limite. E ritrovare Dio”.

Eliminare la fatica dalla vita quotidiana sembra l’obiettivo principale dell’uomo contemporaneo. Da questa osservazione nasce l’ultimo libro di Claudio Risé, Sazi da morire (San Paolo Edizioni).

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Il maschio cerca l’identità

maschioselvatico(Di Antonia Dalpiaz, da “L’Adige”, www.ladige.it)

La “lettura” del terapeuta Claudio Risé

Esiste una crisi attuale del maschio? Come stanno i giovani d’oggi?
Risé ha risposto che i maschi di vent’anni fa stavano molto peggio (determinante il passaggio dalla società rurale a quella industriale che ha mutato i rapporti) e che attualmente c’è una maggiore sintonia tra uomo e donna.

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Claudio Risé intervistato da Mario Ciancarella della Libreria Caffè Letterario Lucca Libri

Pubblicato su youtube il video dell’incontro con Claudio Risé:
Abitare il maschile e il femminile“, Lucca, Chiesa di San Michele Arcangelo, 30 gennaio 2016.
Claudio Risé è intervistato da Mario Ciancarella della Libreria Caffè Letterario Lucca Libri.

 

Identità maschile e femminile: l’una indispensabile all’altra

maschioselvatico(Di Giuseppe Brienza, da “Il Corriere del Sud”, 19 ottobre 2015, www.corrieredelsud.it)

Mi chiedo se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza perché non sa più confrontarsi con essa». Queste ferme parole di Papa Francesco, pronunciate nell’udienza pubblica di mercoledì 15 aprile 2015, incoraggiano a non farsi intimidire dalla «colonizzazione ideologica» che i fautori della teoria del gender stanno tentando in Italia e in tutto il mondo occidentale.
«Abolire la differenza tra il maschile e il femminile – ha commentato in proposito il direttore della rivista mensile “Studi Cattolici” – auspicando una sorta di neutralità sessuale è una guida all’infelicità, oltre che un’aberrante contorsione mentale. È bene attrezzarsi culturalmente per non farsi intimidire da questa pervasiva campagna d’opinione» (Cesare Cavalleri, Consiglio per chi parla di gender: imparate dall’uomo selvatico, in Avvenire, 22 aprile 2015).
Un ottimo sussidio bibliografico da quest’ultimo punto di vista è “Il maschio selvatico/2” (Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2015, pp. 288, euro 14,50), nuovissima edizione, aggiornata e ampliata, di un libro di grande successo pubblicato nella sua prima ed originaria versione, ben ventidue anni fa, dallo psicologoe psicoterapeuta Claudio Risé.

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Ritrovare l’anima

curare(Di Massimiliano Marano, da C & D, Città e Dintorni, n. 116, Brescia maggio-agosto 2015)

Sul Saggio di Claudio Risé e Paolo Ferliga, Curare l’anima. Psicologia dell’educazione, Editrice La Scuola, 2015

Ritrovare e curare la propria anima per preservare l’esistenza di un’autentica e armonica umanità nelle generazioni future: in questo modo si potrebbe forse riassumere l’imperativo morale cui cerca di rispondere il saggio di Claudio Risé e Paolo Ferliga, Curare l’anima. Psicologia dell’educazione, Brescia, La Scuola, 2015.
Con una perfetta circolarità, il percorso che Ferliga e Risé affrontano nel loro saggio di psicologia dell’educazione parte dalla scoperta dell’‘anima’ nel mondo dell’antica Grecia fino a giungere all’individuazione di un’urgenza, propria della civiltà contemporanea, di riscoprire e di ristabilire una relazione con essa.
Attraverso un’accurata e puntuale analisi di alcuni momenti della cultura occidentale, gli autori risalgono al momento aurorale in cui, per la prima volta, in essa affiora la dimensione umana dell’anima, intesa quale costante simbolico-archetipica che, quasi come un’invariante genetica, accompagna sin dalle origini l’uomo occidentale nella costruzione della propria identità personale, stabilendo inoltre una sorta di continuità psichica tra le diverse generazioni.

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Curare l’anima. Incontro con gli Autori a Milano

curareSegnaliamo l’evento:

Libreria Claudiana
Via Francesco Sforza 12/a – 20122 Milano
Tel. 02 76021518

Mercoledì 23 settembre 2015 ore 18
presentazione del libro
CURARE L’ANIMA
Psicologia dell’educazione

di Claudio Risé e Paolo Ferliga
Editrice La Scuola

La psicologia analitica, l’etnopsichiatria e l’antropologia culturale hanno dimostrato la presenza nell’inconscio collettivo di “forme” (che C.G.Jung ha chiamato “archetipi”): i nuclei simbolici presenti nei miti, nelle creazioni artistiche, nelle religioni, nei sogni, che alimentano e danno continuità alla vita psichica attraverso le generazioni. Anche la psicologia dell’educazione deve rivolgere il proprio sguardo in profondità, per cogliere lo sfondo archetipico e simbolico che ha reso possibile, per almeno tre millenni, la trasmissione educativa nell’area dell’Europa e del Mediterraneo: dalle civiltà greca e latina alle grandi religioni monoteiste; dalle scuole attive, fondate sulla centralità del bambino, alla modernità.

Dialogano con gli autori

Laura Girelli
psicoterapeuta

Angelo Reginato
biblista e teologo protestante

ingresso libero

Educazione & psiche

curare(Di Maurizio Schoepflin, da “Studi cattolici”, Luglio/Agosto 2015)

Ci sono numerosi motivi per apprezzare questo recente volume, opera di due autori che condividono l’attività di psicoterapeuta e
quella di insegnante. Fra essi, desidero segnalare innanzitutto la notevole attenzione prestata alle radici classiche della tradizione educativa occidentale: dal secondo al sesto capitolo, il lettore troverà assai ben delineato il percorso seguito dalla filosofia greca per definire il concetto di anima e, di conseguenza, quello di cura dell’anima. Fu il compianto Giovanni Reale a richiamare con forza l’attenzione sulla straordinaria fecondità dell’intuizione socratica, secondo la quale l’uomo è la sua anima, la quale, dunque, deve essere fatta oggetto della massima cura in vista della piena realizzazione dell’individuo. Tale cura si identifica, in ultima analisi, con l’azione educativa, che chiama in causa l’altro, il maestro, la persona che attraverso il dialogo – ecco, di nuovo, fare la sua comparsa uno dei cardini della filosofia di Socrate e di Platone – sarà in grado di far emergere e maturare tutte le potenzialità presenti nell’allievo.
Dopo aver accuratamente descritto i tratti essenziali del grande patrimonio pedagogico della grecità, Risé e Ferliga dedicano due capitoli all’ebraismo e al cristianesimo, i quali, in un rapporto di continuità/rottura, hanno contribuito in misura decisiva a fondare il significato e il senso dell’azione educativa. Dopo essersi soffermati a chiarire alcuni aspetti della questione pedagogica nel mondo islamico, i due autori spostano la loro attenzione sull’epoca contemporanea e sulle sfide che essa sta costantemente lanciando a coloro che si impegnano sul fronte dell’educazione e della riflessione pedagogica.  Leggi il resto dell’articolo

Curare l’anima, l’emergenza dell’educazione

curare(Di Ennio Pasinetti, dal “Corriere della Sera Brescia”, 20 maggio 2015, www.corriere.it)

Nel dibattito sempre vivace sull’educazione oggi, sulla sua attualità e i suoi nodi critici, Paolo Ferliga e Claudio Risé intervengono con una scelta di campo tanto più preziosa in quanto esplicita: “Curare l’anima” (Editrice la Scuola, la presentazione domani 21 maggio alle 18 alla Libreria Paoline di Brescia, via Gabriele Rosa 57) è un titolo manifesto piuttosto che un titolo didascalia, quasi uno slogan. Esprime non solo il contenuto del libro, quanto la concezione che gli autori hanno maturato e argomentano riguardo l’educare e il suo fine.
Prendersi cura dell’anima è l’emergenza rispetto all’affastellarsi di informazioni che rischiano di confondere la capacità del singolo di decidere e orientarsi.

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Curare l’anima – Incontro a Brescia

curareGiovedì 21 maggio 2015 ore 18.00

Libreria Paoline di Brescia

Via Gabriele Rosa, 57

Intevengono

Claudio Risé e Paolo Ferliga

Autori del libro Curara l’anima. Psicologia dell’educazione

Mons. Giacomo Canobbio, Delegato Vescovile per la cultura

Introduce Ennio Pasinetti

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Educazione alla prova degli archetipi

curare (Da “Brescia Oggi”, 18 aprile 2015, www.bresciaoggi.it)

Al centro dell’esperienza formativa, l’anima

Pubblicato dall’Editrice La Scuola, è arrivato in libreria “Curare l’anima. Psicologia dell’educazione“, un volume che nasce dal confronto tra due psicoterapeuti e scrittori – Claudio Risé e il bresciano Paolo Ferliga – su tematiche di psicologia dell’educazione. La tesi centrale è che le dinamiche che animano la relazione educativa non si risolvono sul piano della coscienza, ma sono influenzate da quelle immagini inconsce, dotate della forza trasformativa del simbolo, che Carl Gustav Jung ha chiamato archetipi. Queste immagini rivestono un ruolo fondamentale nell’organizzazione della vita psichica e nella formazione dell’identità individuale e collettiva.

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Curare l’anima. Psicologia dell’educazione (Editrice La Scuola, Brescia 2015)

curare Questo libro nasce dal confronto tra gli autori su temi di Psicologia dell’educazione, proposti agli studenti presso l’Università Bicocca di Milano tra il 2005 e il 2012. La tesi centrale è che le dinamiche che animano la relazione educativa, non si risolvono sul piano della coscienza, ma sono influenzate da quelle immagini inconsce, dotate della forza trasformativa del simbolo, che Carl Gustav Jung ha chiamato archetipi. Queste immagini rivestono un ruolo fondamentale nell’organizzazione della vita psichica e nella formazione dell’identità individuale e collettiva. Al centro di un’autentica esperienza formativa è comunque l’anima, di cui devono pertanto prendersi cura genitori, educatori, formatori e insegnanti.
In questa prospettiva simbolica gli autori confrontano teorie e pratiche psicologiche e pedagogiche con le immagini archetipiche, della filosofia greca e delle tre grandi religioni monoteistiche: Ebraismo, Cristianesimo e Islam. La filosofia greca ha definito in forma simbolica l’idea, vitale ancora oggi, dell’educazione come di un rapporto dialogico tra maestro e allievo. Le tre religioni del Libro invece mostrano un terreno comune, in particolare nell’idea di un Dio che è nello stesso tempo Creatore e Maestro. Il confronto qui svolto tra la tradizione ebraico-cristiana e quella islamica, che oltre a radicali differenze mette in luce affinità e parentele, si rivela particolarmente attuale, anche alla luce della drammatica cronaca quotidiana.
Fondato su una solida prospettiva teorica che fa riferimento alle categorie concettuali della psicologia analitica, dell’etnopsichiatria, dell’antropologia culturale, ma anche delle neuroscienze e della linguistica, e dotato di un ampio apparato critico, raccolto nel Glossario finale, questo libro si presenta come un’opera originale rispetto alla manualistica universitaria e come un accompagnamento critico, utile a chi voglia intraprendere un cammino di formazione personale o aiutare altri a compierlo.

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La società senza padri vista da Claudio Risé

padre(Di David Taglieri, da “Il Corriere del Sud”, 31 marzo 2015, www.corrieredelsud.it)

Claudio Risé è uno psicoterapeuta milanese di scuola junghiana che negli anni oltre ad essersi segnalato come un convinto sostenitore del non-politicamente corretto, applicando teorie e pratiche della psicanalisi più moderna a formule ispirate al diritto naturale ed al buon senso, si è dimostrato altresì un valido divulgatore dei linguaggi scientifici più ostici riuscendo a trasmettere al grande pubblico i contenuti delle terapie psicanalitiche in modo semplice e asciutto al tempo stesso. Uno dei suoi ultimi studi ha per oggetto la crisi del padre e dell’identità maschile che sono posti oggi sempre più sotto assedio da parte di una legislazione ultra-femminista che ultimamente sta condannando la figura dell’uomo nei suoi molteplici ruoli – sia come padre, che come marito – letteralmente all’insignificanza pubblica, culturale e sociale.
Naturalmente in premessa va chiarito che è indubbiamente vero che in passato, e a volte purtroppo ancora oggi, tanti uomini si sono comportati e si comportano vergognosamente nei confronti di quello che un tempo veniva definito ‘sesso debole’ tuttavia quello che appare con ogni evidenza attualmente soprattutto in Occidente è che l’emergenza reale riguarda la debolezza delle specifiche identità sessuali maschili e femminili, sempre meno percepite nella loro tipicità e largamente offuscate da una crescente volontà generale – almeno a livello di istituzioni e mezzi di comunicazione – tesa a fare dell’indifferenza verso il dato naturale e biologico un valore più che positivo, se non proprio assoluto.
Nei suoi lavori Risé ha inoltre il merito di coniugare il buon senso della fede cattolica, a cui è giunto peraltro in età adulta, con un sano pragmatismo ispirato dai risultati pluridecennali dell’esperienza clinico-terapeutica fin qui accumulata, in aperto contrasto con le interpretazioni dominanti della letteratura di settore come quelle che si rifanno – in un modo o nell’altro – alla figura di Sigmund Freud (1856-1939). E’ quello che ha fatto ripetutamente non solo tramite riviste specialistiche ma anche su quotidiani nazionali come Il Giornale prima e Il Mattino di Napoli poi, oltre che attraverso le sue numerose pubblicazioni uscite in libreria e sul suo sito internet (www.claudio-rise.it).  Leggi il resto dell’articolo

Passa dalla selva il cammino della salvezza. Per lui e per lei.

maschioselvatico(Intervista a Claudio Risé, di Lorenzo Bertocchi, da “La Croce Quotidiano”, 24 marzo 2015, www.lacrocequotidiano.it)

Esce dopo vent’anni il sequel de “Il maschio selvatico”, il fortunato libro di Claudio Risé comparso negli anni ’90. Un aggiornamento, una revisione, un punto della questione, una conferma: l’uomo odierno «ha urgente bisogno di ritrovare il Selvadego che, diceva Leonardo, è “colui che si salva”»

Negli anni ’90 comprai un libro dal titolo straordinario. Era la scoperta che c’era ancora spazio per il maschio selvatico, fuori dai luoghi comuni e dalle “buone maniere”, dentro alla selva della mascolinità più autentica. Liberatorio. Una sensazione simile la provai con il “Braveheart” di Mel Gibson.
E così mi trovai a benedire le serate passate in garage a truccare il motorino, certe “scaramucce” in cortile, e la vecchia colonna sonora di Rocky IV (Ti spiezzo in due).
Costanza Miriano può prendere nota: il ritorno dei “maschi che amano la selva” è la vera soluzione per le donne che vogliono essere sottomesse. Per provare di capire abbiamo fatto qualche domanda a Claudio Risé, psicoterapeuta e psicoanalista, che in questi giorni è uscito in libreria con la versione riveduta e ampliata di quel cult book anni ’90.

Dottor Risé, Maschio selvatico/2. E’ un sequel come al cinema, o c’è altro?
Mi va bene anche l’idea del sequel. Tipo Vent’anni dopo (libro e film) ambientato da Alexandre Dumas vent’anni dopo I Tre moschettieri. Anche il Selvatico/2 viene vent’anni dopo l’altro. Tutti poi sono (tra l’altro) dei libri d’avventura maschili. Vengono utilizzati anche come manuali d’iniziazione alla maschilità, grazie a molte cose politicamente scorrettissime: avventura, lealtà, fede, coraggio, divertimento. Il maschio occidentale ha bisogno di avventure “buone”, che abbiano a che fare con la sua storia profonda e i suoi ideali. Anche per non ridursi a cercare di uscire da cinismo e noia arruolandosi nell’ISIS (nel Selvatico 2 si parla anche di questo), come fanno tanti disperati nel tentativo di liberarsi dal nichilismo post modern.
I moschettieri, già allora accusati di essere fuori moda, rischiano in quei libri di essere fatti fuori in ogni momento, un po’ come capita agli uomini oggi, accettati solo se si travestono da soft men, maschi dolci, pentiti di tutto, al rimorchio di ogni moda e convenzione. Oggi, il maschio occidentale è fisicamente e psicologicamente perduto, se con un guizzo di fantasia non fa come i monaci medievali, ritrovando la strada della selva e del Padre che ha creato la selva e anche l’uomo. Fa fatica a riprodursi, è afflitto (come del resto le sue compagne) dall’impennata delle malattie mentali, passa da zero autostima a momentanee esaltazioni, che poi finiscono negli abissi. Ha urgente bisogno di ritrovare il Selvadego, che, come diceva Leonardo da Vinci “è colui che si salva”.  Leggi il resto dell’articolo

Maschio selvatico

maschioselvatico (Costanza Miriano legge “Il maschio selvatico/2. La forza vitale dell’istinto maschile“, tratto da “Il blog di Costanza Miriano”, 18 marzo 2015, www.costanzamiriano.com)

Posso orgogliosamente affermare di avere fatto inorridire moltissime mamme sulla spiaggia, al parco, in piscina, perché i miei figli hanno girato sempre armati, almeno da quando sono stati in grado di tenere in mano oggetti. “Il sonaglietto tienitelo tu, dammi la spada” deve essere stata una delle prime frasi di senso compiuto che hanno pronunciato. E siccome i poliziotti americani sono dotati di moltissime qualità ma di pochissimo senso dell’umorismo, Bernardo quando aveva tre anni a New York fu bloccato e perquisito a causa della spada di plastica che teneva perennemente infilata nei suoi calzoncini a quadretti, con la punta che lambiva le scarpe tonde da gnomo. Schiere di mamme, poi, hanno malvolentieri permesso ai loro figli di giocare a soldatini con i miei, sempre specificando che quella era comunque una missione di pace, come si affrettavano a chiedermi. No, no, giocano alla guerra, rispondevo con una certa con soddisfazione.

E sì, hanno avuto anche i videogiochi violenti, centellinati non perché fossero violenti ma perché videogiochi, e dopo il limite orario suggerivo sempre una bella giocata alla lotta tra fratelli, perché i maschi lo devono fare, e la mamma deve avere il coraggio di starsene da parte, finché i lacerocontusi sono consenzienti. Quando uno ha avuto un momento di crescita un po’ destabilizzante un amico lo ha portato a sparare, un altro a spaccare la legna in campagna, e a rimettere in sesto una vecchia moto tutta arrugginita. L’effetto terapeutico è stato rapido ed evidente.

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