Il teologo Mancuso, e i patiti della forza

Claudio Risé, da “Tempi”, 17 luglio 2008, www.tempi.it

Il teologo Vito Mancuso, molto amato non solo dal Foglio, dove scrive cose molto interessanti, sostiene che la forza costituisca il massimo interesse degli uomini e il vero principio che muove la loro storia. In questa convinzione ha dato pochi giorni fa un formidabile assist alla visione dell’uomo e della storia del Friedrich Nietzsche de L’Anticristo, associandosi al filosofo tedesco nell’invitare la Chiesa a parlare della forza, che veramente interessa agli uomini, invece di attardarsi nel riproporre testi e scritture polverose. Il che fa già venire un po’ i brividi: i Vangeli saranno tra quelle?
Mancuso ha citato come riconoscimento della forza anche l’attenta accoglienza riservata a Bush da Benedetto XVI, ben consapevole, sottolinea il teologo, di tutti i morti provocati dalla guerra in Iraq. Par di capire, dunque, che di un gesto di resa al principio della forza si sia trattato (in quello come in altri episodi politici ricordati da Mancuso), a conferma dell’irriducibile potenza della forza, alla quale tutti, Papa compreso, devono piegarsi. A meno di raccontare menzogne, quelle appunto di cui parla Nietzsche. Leggi il resto dell’articolo

In vacanza dai pregiudizi: per ascoltare l’altro

Claudio Risé, da “Tempi”, 10 luglio 2008, www.tempi.it

Vorrei proporre a me stesso, e ai lettori, di andare in vacanza dai pregiudizi, dalle idee che abbiamo costituito sugli altri e sulle loro opinioni, e che dirigono i nostri comportamenti in modo automatico. Non è una proposta relativista: è solo perché, se non li ascoltiamo con la curiosità e l’innocenza di un bambino, non riusciamo a sentire cosa gli altri ci dicono.
Un esempio di vita quotidiana, per farmi capire. Qualche giorno fa incontro un gruppo di medici, che avevano voluto scambiare le mie opinioni ed esperienze di psicoterapeuta con le loro di cura del corpo. Persone interessate, sicuramente aperte, con una visione della vita, credo, non molto diversa dalla mia (molti anche lettori di questo giornale). Infatti scambio ricco e, mi è sembrato, appassionato. Non senza curiosi inciampi. Leggi il resto dell’articolo

Divorare tutto e il vuoto resta lì

Claudio Risé, da “Tempi”, 3 luglio 2008, www.tempi.it

Ci scrive una lettrice: «Di dipendenze da internet ce ne sono di tanti tipi, io vivo quella da eccesso di ricerca di informazioni. Non mi interessano i videogiochi, chat o altro. Ma di fronte a questo contenitore infinito di dati e notizie di ogni genere continuamente cerco, guardo, studio tutto quello che posso, tutto quello che non so – un universo di cose! Ho l’ansia di non sapere, di dover rincorrere qualcosa, non so bene che cosa, ma ho paura che mi scappi».
La lettrice ha naturalmente alcune ragioni biografiche che l’aiutano in questa direzione. Racconta: «Mi piace molto leggere; non ho potuto studiare granché e questo mi pesa; faccio un lavoro solitario al computer per otto ore di fila», e così via. La trappola in cui è caduta, però, non ha origini esclusivamente (forse neppure prevalentemente), personali.
Ci sono persone estremamente erudite che hanno la stessa dipendenza, e altre cui non capita niente del genere. Si tratta piuttosto, come dimostra la sua vastissima diffusione, di una patologia che ha origine nel modello di cultura proposto dalla coscienza collettiva, col quale tutti, in un modo o nell’altro, ci troviamo a doverci confrontare. Leggi il resto dell’articolo

Gli eurocrati odiano i popoli e le nazioni

Claudio Risé, da “Tempi”, 26 giugno 2008, www.tempi.it

Sorprendente, nella bocciatura irlandese dell’Europa, è stata la reazione dei politici e dirigenti europei. Si è andati dal «chi non è contento se ne vada» al «che vergogna sputare nel piatto in cui si mangia». Il massimo di autocritica è venuto dai pochi che hanno pensato a un errore di comunicazione. Eppure più volte gli europei hanno bocciato le “carte” dei politici: l’Irlanda nel 2001 il Trattato di Nizza, nel 2005 Francia e Olanda la nuova costituzione, e adesso l’Irlanda quella di Lisbona, l’ultimo “trattato” costituzionale Ue.
Bisogna essere davvero molto testardi e arroganti nei confronti del “popolo bue” per non accorgersi che forse c’è qualcosa che non va nel modo di concepire l’Europa da parte del personale politico europeo. Hanno anche una strana idea di democrazia, questi politici e tecnocrati che quando il popolo dice loro che stanno sbagliando pensano che è il popolo ad essere scemo. Leggi il resto dell’articolo

La ricchezza come responsabilità

Claudio Risé, da “Tempi”, 19 giugno 2008, www.tempi.it

I pazienti operati per far soldi (comunque vada a finire l’inchiesta: ce n’è abbastanza, e purtroppo non solo nella clinica Santa Rita di Milano) o il rumeno bruciato dalla coppia in affari per incassare l’assicurazione fanno parte, prima e più del discorso sugli esami di riparazione, dell’emergenza educativa. Innanzitutto perché sono la prova della sua esistenza.
Persone che uccidono, o trattano la salute altrui dando la priorità al proprio interesse senza curarsi del danno per l’altro, sono il risultato di un completo fallimento educativo. L’altro non c’è, se non come strumento di affermazione personale. Il sentimento, il cuore, è stato distaccato dalle esperienze più elementari: la pietà, il rispetto umano, la percezione del dolore altrui. L’emozione, come in altri tragici casi che hanno recentemente riguardato protagonisti della cura, è suscitata dal comprarsi una grossa automobile più che dall’aiutare un altro essere umano a uscire dai guai. Leggi il resto dell’articolo

Il disagio delle ragazze, e la perdita del sapere femminile

Claudio Risé, da “Tempi”, 12 giugno 2008, www.tempi.it

Nel malessere giovanile colpisce il crescente disagio delle ragazze. I ragazzi sono più abituati al male, alla sofferenza. Ferdinando Camon (e anch’io) lo ritiene un tratto tipico del maschile, e ricorda che non a caso in francese male (mal), e maschio (mâle), si pronunciano allo stesso modo.
I “teddy boys” fanno parte dell’iconografia dei guai dei giovani maschi: ci sono sempre stati, e gli angeli hanno sempre dovuto darsi molto daffare per salvare i ragazzi da quel tipo di situazioni. Il “branco” al femminile è più nuovo, e fa più impressione. Così come il tasso di incremento nel consumo di ogni droga da parte delle donne, oggi più alto che fra gli uomini; e come il fatto che, proporzionalmente, siano più le ragazze che bevono fino a star male rispetto ai maschi, che smettono prima. Leggi il resto dell’articolo

“I ragazzi non devono pregare”

Claudio Risé, da “Tempi”, 5 giugno 2008, www.tempi.it

Una giornata di metà maggio, a Teolo, nei Colli Euganei. In piazza Mercato, si sta per concludere la Festa dello Sport, cui ha partecipato tutto il paese, in testa i giovani delle scuole. Prima di dare la benedizione al paese e ai suoi giovani atleti, il parroco, don Claudio Savoldo, inizia a dire: «Padre nostro…». La preside dell’Istituto comprensivo di Teolo insorge: «I ragazzi non devono pregare, non mettetemi in difficoltà». Il silenzio gela l’atmosfera di festa, si alzano sguardi perplessi, arrabbiati. La preside forse si rende conto di non poter zittire la preghiera corale di un intero paese e, seccata, aggiunge: «Se volete fatelo voi». I ragazzi, e tutto il paese, continuano, e la preghiera si compie.
In questo episodio, che ha trasformato la consegna di due motopompe e un pulmino (conclusione della festa) in un caso politico, con interrogazioni in Consiglio comunale e costernazione dei cittadini, ci sono molti dei guai dell’Italia di oggi. Innanzitutto la crisi della scuola italiana, perfettamente riassunta nel grido della preside: «I ragazzi non devono pregare». Leggi il resto dell’articolo

La vecchiaia interiore dei giovani e le mode distruttive

Claudio Risé, da “Tempi”, 29 maggio 2008, www.tempi.it

Di cosa è fatto questo essere “vecchi dentro”, come ha detto Benedetto XVI a Genova, che consuma prematuramente e progressivamente spegne la vita di molti giovani di oggi? Cos’è questa tendenza a farsi “parassiti”, come li ha definiti il parroco di Niscemi, con una parola in realtà molto precisa e pregnante?
Dal punto di vista dell’esistenza profonda, si tratta certo, come ha precisato il Papa Benedetto, del mancato incontro con Gesù. Se non vedi la via, la verità, la vita, questa avvizzisce e si spegne. Tuttavia, anche in fasi storiche meno materialistiche di quelle che stiamo vivendo, l’incontro con Dio è per un giovane sì sempre alle porte, ma anche una grazia spesso rinviata, a volte respinta da una serie di richiami “del mondo”, che ti prende, ti distrae, ti alletta e alla fine ti delude e ti svuota. Prima di svuotarti, però, c’è spesso stata una “pienezza” giovanile, sempre parziale, a volte scellerata o pazza, come nella vita e nell’opera di Rimbaud, che però illustrava anche potentemente la bellezza della vita, e la ricerca del suo senso. Perché invece oggi la scelleratezza giovanile è così stanca, mortifera, priva di energia, vecchia? “Parassitaria”, come dice l’acuto parroco? Leggi il resto dell’articolo

Lo Stato, gli “irregolari” e la barbarie

Claudio Risé, da “Tempi”, 22 maggio 2008, www.tempi.it

La menzogna dello Stato prepara la barbarie di domani. L’indifferenza e superficialità verso l’immigrazione, spacciata dallo Stato italiano per accoglienza e apertura, ha creato l’habitat ottimale per i raid anti immigrati di questi giorni a Ponticelli (Napoli), che domani potrebbero moltiplicarsi altrove. Far finta di niente e non proporre regole, da parte di chi ha per funzione l’attenzione e l’offerta di norme, come appunto lo Stato (o i genitori), tradisce la propria ragione di essere e abbandona gli altri che gli sono affidati.
Nella vicenda dell’immigrazione, il non dare regole e il non applicarle ha tradito sia i cittadini dello Stato sia i migranti che vi si sono installati, al di fuori di norme, possibilità di vita e servizi adeguati alla loro sopravvivenza e convivenza con i cittadini residenti. Leggi il resto dell’articolo

La storia di Sergio Nardelli, uno dei tanti papà disperati

Claudio Risé, da “Tempi”, 15 maggio 2008, www.tempi.it

Una lettera come troppe altre, con conclusione diversa. «Quando scopri che il coniuge ti tradisce: dolore, umiliazione, paura per la famiglia. Le chiedi: “Ma cosa stai facendo?”, e senti rispondere: “Chi, io? Niente, perché?”. Nega tutto. Metti il telefono sotto controllo: è tutto vero, e anche peggio. Discussioni, litigi, ho subìto quattro aggressioni con il coltello, lei ha persino minacciato di gettare dal sesto piano la mia bambina. Le ho detto: “Per il bene dei figli, vattene!”. E sono finito in carcere con l’accusa di abusi sessuali su mia figlia di 9 anni e altre di violenza e maltrattamenti. Il quinto giorno in prigione un giudice mi dice: “Lei abusa della sua figlia minore”. Io, guardandolo negli occhi, dico: “Perché sono qui?”, e il giudice: “Perché lei abusa di sua figlia minore”. Scoppio in singhiozzi, non capivo le domande del giudice, non ricordo cosa ho risposto, ma alla fine dell’interrogatorio il giudice ha detto: “Rimandatelo a casa questo qui”. Leggi il resto dell’articolo

Slancio ideale, please

Claudio Risé, da “Tempi”, 8 maggio 2008, www.tempi.it

Molto è cambiato, nella geografia politica italiana, nelle ultime tre settimane. Il popolo degli elettori non poteva essere più chiaro: sul fatto che vuole un netto cambiamento, e in che direzione lo vuole. Anche le foto dei politici sono di un’eloquenza disarmante: nei volti finalmente radiosi e allegri dei vincitori, e in quelli spaventati e confusi dei vinti.
È triste che qualcuno soffra, ma è certamente un bene che dalle facce si capisca ciò che sta accadendo. Non sono mai stato un ammiratore delle imperscrutabili facce democristiane, che hanno inquietato la mia infanzia e adolescenza. Le ritenevo un furto di informazioni. Le facce devono dire, comunicare ciò che sta accadendo. Adesso finalmente lo fanno. Tanta salute in più per tutti, a cominciare dal sistema politico. Leggi il resto dell’articolo

Dopo trent’anni di “uome”, la verità indicibile: le donne hanno voglia di fare i bambini

Claudio Risé, da “Tempi”, 1 maggio 2008, www.tempi.it

Ormai i dati sono fin troppi. Il modello della donna cattiva e vincente, della “Uoma”, come la chiamava un settimanale femminile italiano nei propri manifesti pubblicitari alla ricerca di uno sperato (ma mancato) rilancio, della donna-Ego, che calpesta il mondo pur di affermare se stessa, si è rivelato per le donne una straordinaria fregatura. Molte hanno ormai fatto tutto quello che il sistema culturale ha loro proposto: messo se stesse al primo posto rispetto a tutti gli altri, limitato le proprie disponibilità sentimentali, rimandato nell’avere bambini, abortito quando sembrava opportuno.
Ora si ritrovano, in tutto l’Occidente, spesso sole e infelici, a volte i bambini non arrivano più, o loro non ce la fanno più ad averli, gli uomini sono stati allontanati, ma non ne vengono altri, la solitudine morde, cattiva, e buona parte della vita è passata. La carriera a volte è arrivata, ma nel suo tipico modo: viene e poi se ne va, ti lascia ancora prima che tu possa farne veramente qualcosa, come del resto capita, da sempre, alla gran parte degli uomini. Leggi il resto dell’articolo

Il voto ha sfrattato gli “ismi”

Claudio Risé, da “Tempi”, 24 aprile 2008, www.tempi.it

A guardarlo dalla selva, luogo dove si bada alla natura e alle sue leggi, e dove appunto risiede (almeno in spirito) il buon selvatico, il Parlamento uscito dalle ultime elezioni apre alla speranza. Innanzitutto perché non ci sono più gli “ismi”. È il primo Parlamento italiano dal quale scompaiono, contemporaneamente, i vari partiti comunisti, il partito socialista, il partito radicale e il partito liberale. La cosa è stata variamente deplorata: liquidazione della storia, barbarie in arrivo e così via. Ma è veramente così?
Non ho i riferimenti sottomano, ma i morti provocati dal socialismo reale e dalla fede nel comunismo, nel mondo, sono stati decine di milioni, ampiamente documentati. Anche il liberalismo e il radicalismo selvaggio non sono indenni da responsabilità. Ad esempio i cinque milioni di bambini soppressi prima della nascita in Italia negli ultimi trent’anni, perché la parte di “assistenza alla maternità” della legge sull’aborto non è mai stata realizzata, possono ringraziare (anche) un’interpretazione letterale del liberalismo, che ritiene che ognuno è libero di fare ciò che vuole. E quindi se la richiesta di viaggi alle Maldive è maggiore di quella di assistenza alla maternità, meglio incentivare i primi che realizzare la seconda. Leggi il resto dell’articolo

Un delirio filosofico la tecnica al posto di Dio

Claudio Risé, da “Tempi”, 17 aprile 2008, www.tempi.it

Il delirio si riconosce perché appare prosciugato di contenuti affettivi e relazionali. Chi delira teme la ricchezza della vita nelle sue manifestazioni affettive, istintive e simboliche, e tende a rifugiarsi in sistemi astratti. Per distanziarsi da quello che Nietzsche (che di deliri se ne intendeva perché ogni tanto vi precipitava) chiamava appunto il lato “troppo umano” dell’umano.
Passione prediletta del delirante è il potere, e la sua sorella potenza. Infatti il terrore del folle, come dimostra la storia del nazismo, è che gli altri vogliano prendere il potere su di lui; e il suo sogno, a volte inconscio, a volte invece dichiarato e “logicamente” teorizzato, è quello di prendere il potere sugli altri. È sulla misura nel gestire il potere che si distingue la politica saggia da quella attraversata da elementi deliranti.
Quando la sinistra, con una maggioranza dello zero-virgola-qualcosa per cento, si prese governo, presidenze delle camere e presidenza della Repubblica, la diagnosi sull’equilibrio psichico del governo Prodi e della sua maggioranza era già scritta, ed era facile prevedere come sarebbe finita. Leggi il resto dell’articolo

L’aborto, crisi del dono, e fine della coppia

Per la moratoria - Aborto? No, grazieClaudio Risé, da “Tempi”, 3 aprile 2008, www.tempi.it

L’aborto non decreta solo la fine del bambino che è stato concepito e sta già vivendo. Stabilisce anche la fine di un’altra vita, che spesso decide l’aborto proprio per proteggere la propria esistenza: quella della coppia. La scelta di abortire è il sigillo forse più significativo e impressionante di quella “crisi del dono” che caratterizza la coppia tardomoderna e l’“individuo”, entità cui il nostro tempo è massimamente devoto. Il rifiuto del dono della vita a un essere umano cui già abbiamo dato origine, nella ricerca del piacere personale, è infatti la più forte delle negazioni del dono di sé, e se non viene portato alla coscienza nel suo vero significato (come appunto la cultura abortista impedisce di fare) è destinato a segnare profondamente la capacità di dare, e di darsi, della persona e della coppia che lo pratica.
Negare il dono di una vita già data fonda inesorabilmente il rifiuto di tanti altri successivi doni, che sono alla base delle relazioni con l’altro, e con gli altri in generale.
Non si tratta, tuttavia, di una vicenda unicamente psicologica, né tanto meno sociologica. Si tratta di una vicenda metafisica. La capacità di donarsi all’altro, infatti, viene all’uomo dal riconoscimento della sua natura di creatura a cui il Padre ha donato la vita, nella forma umana. Leggi il resto dell’articolo