Educazione alla prova degli archetipi

curare (Da “Brescia Oggi”, 18 aprile 2015, www.bresciaoggi.it)

Al centro dell’esperienza formativa, l’anima

Pubblicato dall’Editrice La Scuola, è arrivato in libreria “Curare l’anima. Psicologia dell’educazione“, un volume che nasce dal confronto tra due psicoterapeuti e scrittori – Claudio Risé e il bresciano Paolo Ferliga – su tematiche di psicologia dell’educazione. La tesi centrale è che le dinamiche che animano la relazione educativa non si risolvono sul piano della coscienza, ma sono influenzate da quelle immagini inconsce, dotate della forza trasformativa del simbolo, che Carl Gustav Jung ha chiamato archetipi. Queste immagini rivestono un ruolo fondamentale nell’organizzazione della vita psichica e nella formazione dell’identità individuale e collettiva.

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Lo Stato contro il padre, ci vuole tutti malati

padre(Recensione del libro di Claudio Risé, Il padre libertà dono, a cura di Paolo Marcon)

Fuori dal “sociologico recinto d’obbligo”. E’ lì che conduce, sempre, la lettura dei libri di Claudio Risé. Che non mirano direttamente a spiegare, definire minuziosamente, prima di tutto invitano a guardare con rispetto e curiosità alle esperienze di quella vita che origina dal padre e dalla madre, lungo tutto il suo sviluppo.

L’approccio qui adottato è multidisciplinare, non limitato al campo psicoanalitico: Il padre libertà dono (Edizioni Ares) è forse l’opera più radicale – perciò indubbiamente anti-politica –, dell’Autore.

E’ nei pressi di: libertà, salute, schiavitù , “malattia” (quest’ultimo termine, invero, adoperato con molta cautela da Risé, che nella sua riflessione cita anche orientamenti eterodossi, quali l’etnopsichiatria), che si sviluppano le argomentazioni appassionate di questo lavoro. Non si tratta, beninteso, di concetti astratti, bensì di fatti concreti, fenomeni di cui fare (facciamo) esperienza.

Libertà allora – ricorda Risé, non è un’astrazione, è la “sorgente viva dell’essere”, ciò che permette di correre l’avventura della formazione della propria identità. E’ sempre un fatto presente (o assente) in un essere umano, in un singolo essere umano. “Libertà” è un fatto personale, appassionarsi alla libertà è appassionarsi alla propria libertà, appassionarsi a Sé. Alla difesa della propria integrità/salute, dalle aggressioni esterne (mosse dagli “idoli collettivi”) e dalle pulsioni coattive interne (slegate dal principio di realtà, e finalmente dallo stesso principio di piacere), che minano la capacità di ricercare il proprio benessere. In una dimensione dinamica: perché “libertà” non è un “dato”, è un processo, un continuo “percorso di liberazione”. Leggi il resto dell’articolo

Quei bambini in rivolta contro i rumori

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 25 febbraio 2013, www.ilmattino.it

È un popolo silenzioso, che vive con noi, ma di rado ci parla, e poco ci ascolta. Sono i nostri bambini autistici. Uno su cento è così, ma il loro numero è in aumento: in Occidente raddoppia ogni sei anni. Anche perché lo “spettro autistico”, il campo di questi disturbi, si allarga sempre di più.
In generale, gli autistici sono quelli che non giocano il nostro gioco. Nel mondo della “comunicazione” e delle chiacchiere, loro tacciono. E sono loro a decidere cosa ascoltare, cosa guardare. In un mondo sempre più uguale e uniforme, sono i diversi per eccellenza.
Il loro codice genetico è soggetto a cambiamenti assenti nelle altre persone. Le loro aree cerebrali presentano diversità da quelle degli altri, ed anche molto variate da loro. Sono un vero rompicapo per la scienza, perché la diagnosi di cosa non va è in loro molto diversa da persona a persona. E’ certo però che sono nella stragrande maggioranza maschi: 8 a 1.
Non facili da trattare, come racconta ora Gianluca Nicoletti, nel libro dove descrive la sua tenera e competente esperienza di padre di un bimbo autistico (Una notte ho sognato che parlavi). Leggi il resto dell’articolo

Viviamo senza paura le sfide del domani

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 31 dicembre 2012, www.ilmattino.it

Stasera il mondo entrerà nel 2013 con prudente cautela. Il passaggio di San Silvestro ha due facce: l’anno che finisce, e quello che comincia. A volte, l’attenzione è sul festeggiamento della fine, a volte sul benvenuto a ciò che inizia. Questa volta, non c’è dubbio che è il secondo che interessi di più: dall’Italia, con le sue elezioni; agli Usa, col brivido del «precipizio fiscale»; al mondo, ansioso di uscire dalla crisi.
Quanto al vecchio anno, un sospiro di sollievo lo saluterà. E il nuovo? Più che un anno che comincia, sembra un quiz da decifrare. Per iniziarlo bene però, non bisogna «isolare» San Silvestro dal periodo che lo ha preceduto, e da quello che lo seguirà fino all’Epifania, con la sua Comare secca da bruciare.
Tutto il periodo che segue al Natale (ne abbiamo parlato una settimana fa) rappresenta infatti una svolta nel ciclo del tempo, nella natura e nella psiche individuale e collettiva. È il Bambino la vera nascita del nuovo, dentro e fuori di noi, che si svilupperà durante l’anno (e anche nei successivi).
A Capodanno, in realtà, c’è in giro ancora molta vecchia mercanzia, dal vecchio pianeta Saturno, ai diavoli o gli spiriti, come sanno bene i napoletani che li cacciano con i botti. Fino appunto all’aspetto del femminile «vecchio», i cui doni più o meno secchi segneranno all’Epifania la fine del ciclo vegetativo precedente e l’inizio del nuovo. Leggi il resto dell’articolo

La fine del mondo per ricominciare

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 17 dicembre 2012, www.ilmattino.it

Milioni di persone, nei vari continenti, sono convinte che il mondo stia per finire. Preoccupati dalle manifestazioni di panico, dagli spostamenti di masse in cerca di rifugi ed altre manifestazioni imprevedibili, alcuni governi hanno diffuso comunicati ufficiali spiegando perché il mondo non finirà. Così ha fatto anche la NASA, agenzia spaziale americana, assicurando che nel cosmo tutto è tranquillo.
Cosa significano, però, queste periodiche e collettive convinzioni che tutto finisca?
Nel mondo prendono forma ciclicamente movimenti più o meno estesi, impegnati a diffondere l’attesa della fine. Qualcuno ne profitta per guadagnarci denaro o potere, magari come capo di una setta; ma il grosso di queste masse è in buona fede, e disinteressato. Come mai continuano a riproporsi aspettative di una fine che viene poi sempre smentita?
Le risposte sono diverse. Secondo la psicoanalisi tutti sono più o meno preoccupati della propria fine. Questi movimenti sarebbero allora un modo di condividere quest’angoscia, riferendola ad una fine collettiva. Al problema personale verrebbe insomma dato un senso più ampio, coinvolgendovi il resto del mondo. Leggi il resto dell’articolo

Quando il cemento fa ammalare

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 17 settembre 2012, www.ilmattino.it

Non è che il cemento faccia male, come vorrebbe una vulgata “verde” un po’ sommaria. Serve a fare case, e altre cose indispensabili. Però distruggere in 40 anni aree verdi grandi come tre regioni per coprirle di cemento, come è accaduto in Italia, fa di certo molto male. Non solo all’economia o al paesaggio, ma al corpo: lo fa ammalare. Nei paesi più sviluppati di noi (anche culturalmente), è nota da tempo la sindrome da “deficit di natura”, oggi all’origine dei malesseri psicofisici.
L’eccessiva cementificazione è innanzitutto causa di molteplici forme di disagio e di comportamenti a rischio che giocano una parte importante nell’attuale crisi. L’uso e il commercio di droghe ad esempio, che è la seconda causa di ricoveri ospedalieri con i connessi costi (in testa alle motivazioni di omicidi, furti e attentati alla sicurezza delle persone), è direttamente correlato alla diminuzione di aree verdi ed alla perdita di qualsiasi rapporto con la vita dei campi e delle zone boschive.
Non a caso le Comunità di recupero terapeutico più efficienti, come quella di San Patrignano, si trovano in località agricole, ed il lavoro coi prodotti della natura e con gli animali è uno dei più potenti strumenti di ricostruzione di personalità prima devastate dall’uso di droghe. Leggi il resto dell’articolo

Vacanze e cervello in libertà

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 23 luglio 2012, www.ilmattino.it

Nelle vacanze, insegnano i più recenti studi sul cervello, si impara di più. E’ allora che si esce dai soliti percorsi, i circuiti “razionali” di ogni giorno, e la mente ascolta anche messaggi di aree più antiche e “fuori mano” del cervello.
E’ così che si arriva ad intuizioni impensabili, organizzando nuovi percorsi di pensiero, e nuovi ricordi. Sono il pisolino e la siesta (ad esempio) i momenti favorevoli alle grandi scoperte scientifiche. Ma come, e cosa, imparare senza stancarsi?
Si tratta di dare al cervello dei temi, delle piste di riflessione, non in un’ottica di fatica e impegno, ma in una prospettiva di svago, rilassatezza, e divertimento.
L’industria turistica ha intuito qualcosa di queste tendenze e potenzialità della mente umana con l’idea del “parco a tema”. Le persone si svagano e divertono in uno scenario, per così dire, “specializzato”: i mostri preistorici, i cartoons di Disney, gli animali, le acque, la tecnologia, epoche del passato o del futuro. Leggi il resto dell’articolo

Guarigione ed effetto placebo

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 16 luglio 2012, www.ilmattino.it

Dove nasce il processo che porta alla guarigione, sia fisica che psichica?
Dagli studi e ricerche svolte lungo tutta la storia della medicina, oggi rafforzate dalle scoperte delle neuroscienze, appare molto più chiaramente il ruolo svolto dagli aspetti psicologici e sociali della cura: il sentirsi seguiti da una figura terapeutica, la fiducia in essa, la considerazione di cui il metodo di cura gode presso il gruppo sociale. È questo che la scienza moderna chiama oggi l’“effetto placebo”.
Il placebo è un insieme di fattori psicologici e sociali che può rendere efficace anche un “rimedio finto”.
Così lo chiama il neuroscienziato Fabrizio Benedetti nel suo «L’effetto placebo» recentemente premiato in Inghilterra); ma aiuta anche la medicina scientifica, oltre alle terapie alternative, nel portare i pazienti alla guarigione. Che, dopotutto, è un processo naturale.
La gran parte della malattie, fisiche e psichiche (ricordava Carl Gustav Jung, psichiatra e fondatore della psicologia analitica), tende di per sé alla guarigione; il terapeuta deve saper diagnosticare il male e aiutare il malato a superare la malattia coi rimedi appropriati. Leggi il resto dell’articolo

Creatività. Istruzioni per l’uso

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 23 aprile 2012, www.ilmattino.it

L’accordo è unanime: bisogna crescere, innovare, tornare allo sviluppo (magari più equilibrato). Per questo però servono nuove idee. Da dove vengono?
L’Europa deve evitare di adottare una visione troppo cupa e ansiosa dell’innovazione e dello sviluppo.
Le idee che cambiano la vita nostra e degli altri, non nascono infatti da estenuanti studiate o seminari barbosi. Nascono (spiegano le neuroscienze) quando ci concediamo di non pensare a niente di speciale, di andare a zonzo con la mente.
Non è un caso che tutta la rivoluzione dei computer sia nata e cresciuta in California, dove ci sono ottime università ma anche si va al mare, a spasso, si fa surf. Con grande indignazione dei paesi della costa est, quella atlantica (oggi più declinante), che considerano i californiani dei fannulloni, quasi dei “mediterranei”. Però le idee più rivoluzionarie sono nate lì, e hanno anche prodotto un fiume di denaro. Come mai darsi la libertà di non pensare a nulla, e un po’ di godersela, genera idee fantastiche? Leggi il resto dell’articolo

Dalla passione la rinascita

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 2 aprile 2012, www.ilmattino.it

Passione, morte, resurrezione. Queste tre tappe, riproposte ancora una volta nella prossima settimana, non appartengono solo alla storia di Gesù, ma ad ogni trasformazione e sviluppo umano.
Il successo ha sempre un termine, molti si allontanano, occorre rientrare dentro se stessi e accettare con passione la fine di come si è stati. Solo così si risorge, si entra nel rinnovamento.
La vita umana cresce sempre attraverso esperienze pasquali. Ma non è semplice vederlo e accettarlo davvero.
L’idea della fine e della resurrezione è presente nella maggior parte delle antropologie (non solo nel Cristianesimo), e parla appunto della necessità del cambiamento, che deve passare sempre attraverso una perdita: di abitudini, di situazioni consolidate, di modi di essere.
Il nostro tempo, la modernità, fatica però più di altre epoche ad accettare questa visione. Anche se una delle sue scienze più giovani e più promettenti, la neuroscienza, ha dimostrato che è proprio così che il cervello si forma e cresce, attraverso un continuo sviluppo, che passa attraverso distruzioni e trasformazioni, dalla giovinezza fino alla fine della vita. Leggi il resto dell’articolo

La neuroplasticità: il movimento è il nostro destino

Guarda Tocca Vivi (Di Claudio Risé, dal libro Guarda, tocca, vivi. Riscoprire i sensi per essere felici, Sperling & Kupfer, 2011)

Il movimento e la conseguente trasformazione sono il nostro destino, e la consapevolezza di questo fatto è ciò che consente alla vita dell’uomo moderno di essere all’altezza del suo tempo.
Solo verso il 1990, mentre esplodeva l’Unione Sovietica e la globalizzazione riceveva una nuova, decisiva spinta, cominciarono a essere prese in considerazione le ricerche neuroscientifiche che dimostravano che il cervello umano non è una struttura definita, che si formerebbe nell’infanzia e sarebbe sostanzialmente compiuto e immutabile entro i 20 anni, bensì un insieme dinamico di circa 100 miliardi di neuroni, ognuno dei quali con migliaia di sinapsi, impegnati in un continuo movimento di formazione, trasformazione, morte e rigenerazione, prodotto fondamentalmente da noi stessi. È, infatti, ciò che noi facciamo e pensiamo, le nostre esperienze e il nostro comportamento, a modellare e costituire il nostro cervello. Leggi il resto dell’articolo