Il nuovo libro di Claudio Risé e altre questioni

(Di Armando Ermini, da “Il Covile”, Settembre 2017, www.ilcovile.it)

Nel libro-intervista col giornalista de La Verità, Francesco Borgonovo, l’analista junghiano e sociologo Claudio Risé ripercorre e sistematizza tutte le tematiche che tratta da oltre vent’anni, ossia dalla prima apparizione de Il Maschio selvatico, del 1994, poi seguita da numerosi altri lavori fra cui Il maschio selvatico 2. Lo fa da terapeuta, nel senso di prestare particolare attenzione agli aspetti archetipici dei fenomeni ed alle conseguenze concrete sulle persone, ma di conseguenza anche sulla società, delle scelte che hanno contrassegnato la parabola della civiltà occidentale.

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Privazione e resurrezione: chi non muore nemmeno vive

(Di Riccardo Paradisi, da “Tempi”, 20 luglio 2017, www.tempi.it)

Secondo Risé il destino dell’Occidente non è il trionfo della tecnica. “Noi siamo natura, solo il Selvatico si salva”.

Vita selvatica. Un libro-dialogo tra Claudio Risé e Francesco Borgonovo, esce in sincronia con l’estate, stagione evocatrice di “quelle forze profonde che spingono a un cambiamento positivo e vitale”, come le definisce Risé, dichiarando così l’intento di questo “manuale per la sopravvivenza alla modernità”.

Un discorso, quello di Risé, che muove dalla constatazione di aggirarci ancora nella terra desolata raccontata un secolo fa da Eliot. Desolata non solo sub specie ecologica ma nel senso più profondo e originario dell’esser tagliata via dalla partecipazione all’acqua di vita elargita dalla sofianica anima del mondo e dallo spirito.

A essere particolarmente investiti dall’archetipo della terra desolata, dice Risé in questo colloquio con Tempi, sono soprattutto i giovani.

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L’attacco alle differenze sessuali nasconde il sogno dell’uomo in serie

(Di Claudio Risé e Francesco Borgonovo, da “La Verità”, 29 giugno 2017)

E’ uscito “Vita selvatica“, il nuovo libro di Claudio Risé e Francesco Borgonovo edito da Lindau. Un colloquio sui mali della modernità e sulle nuove ideologie che stanno piegando l’Occidente

La riduzione di padre e madre, archetipi fondativi del maschile e del femminile, a due numeri o lettere dell’alfabeto, realizzata nella legge francese Taubira sul matrimonio omosessuale, illustra più di ogni discorso l’intenzionalità neutralizzante perseguita dai legislatori della modernità occidentale verso le forze storiche e simboliche dei due generi e la loro collaborazione nell’istituto famigliare. L’abolizione di padre e madre è diretta a trasformare la famiglia da cellula vivente della società in categoria burocratica di classificazione degli individui.

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Il disagio gay non si risolve coi processi agli psicologi

(Di Claudio Risé, da “La nuova Bussola Quotidiana”, 13 maggio 2017, www.lanuovabq.it)

Sul caso dello psicologo Giancarlo Ricci, finito sotto accusa dell’ordine per aver detto che madre e padre sono due condizioni indispensabili per la crescita di un bambino interviene nel dibattitto Claudio Risé.

Purtroppo c’è un procedimento disciplinare in corso, e per rispetto al collega e amico Gianfranco Ricci e ai responsabili dell’Ordine che lo conducono, non intendo sovrapporre valutazioni personali.
Colpisce però che alcuni psicologi abbiano preferito affrontare un tema importante e delicato come i disagi legati agli orientamenti sessuali, a colpi di denunce e procedimenti disciplinari, anzichè svilupparlo attraverso ampie, attente, informate e plurali occasioni di incontro, formazione, dibattito. Dal punto di vista psicologico (che non è certo quello politico, o giudiziario), su questioni così importanti e attuali il confronto, l’ascolto della posizione dell’altro, il lasciar lavorare dentro di sé le esperienze diverse, l’apertura agli altri sono indispensabili alla crescita personale, professionale, e scientifica.  Leggi il resto dell’articolo

La rivincita del padre contro il “pensiero unico secolarizzato”

padre(Intervista a Claudio Risé, di Federico Cenci, da “Zenit”, 5 dicembre 2016, www.zenit.org)

Università di Oxford: “Padri presenti donano equilibrio ai figli”. Lo psicoterapeuta Risé: “Ma questi dati vengono ignorati dai centri di potere, impegnati a propugnare figure genitoriali neutre”

Un padre molto presente, aiuta lo sviluppo dei figli e ne fa donne e uomini più equilibrati. Ragazzini ben seguiti, infatti, hanno il 28% di probabilità in meno di avere problemi comportamentali. È quanto emerge da una ricerca dell’Università di Oxford, che ha esaminato un campione di seimila bambini, seguiti per dieci anni.

Sulla stampa internazionale la notizia ha avuto una notevole eco. Proprio in una fase storica in cui spira forte in Occidente il vento di ideologie tese a destrutturare l’identità sessuale e a demolire l’istituto familiare, la scienza lucida a nuovo e ricolloca al vertice la figura dell’uomo quale pater familias. Siamo forse al tramonto della campagna di indebolimento del ruolo del padre, portata avanti fin dal ’68 dal “capitalismo edonista” di concerto con le “burocrazie politiche marxiste”?

ZENIT ne ha parlato con il prof. Claudio Risé, psicoterapeuta e scrittore, docente di Psicologie dell’educazione all’Università Bicocca di Milano.

Prof. Risé, finalmente viene rivalutata l’importanza del ruolo del padre?

Per la verità dati simili, anche molto dettagliati e impressionanti, erano già noti, raccolti dal Bureau of Census Usa e altre istituzioni nazionali e internazionali, e già presentati nel mio Il padre l’assente inaccettabile, la cui prima edizione italiana è del 2003, poi tradotto in gran parte del mondo. Il fatto è che questi dati non vengono finora diffusi e presi sul serio da gran parte dei centri di potere politico ed economico, impegnati invece nell’indebolimento del padre, in quanto figura potenzialmente disturbante nei confronti della proposta omologante di figure genitoriali neutre, portata avanti dal pensiero unico secolarizzato, fino a poco fa dominante nell’ultimo cinquantennio in Occidente.  Leggi il resto dell’articolo

Dalle frontiere alla bioetica: oggi il problema è il limite

sazi ok (Di Eleonora Barbieri, da “Il Giornale”, 20 marzo 2016, www.ilgiornale.it)

Per il nostro mondo superare i limiti è una virtù: da Bodei a Debray fino a Risé, così gli studiosi affrontano il dilemma di un’epoca

Si dice limite. Si dice: barriera, ostacolo. Si dice confine. O incapacità. In ogni caso, al mondo contemporaneo, occidentale, non piace. Oggi superare i limiti, «proiettarsi verso l’ignoto», non è hybris, non è un peccato che sarà punito dagli dèi: è «il maggior vanto dell’età moderna», come scrive Remo Bodei nel suo ultimo saggio (Limite, appunto, da poco pubblicato da Il Mulino, pagg. 124, euro 12).
Di più. L’avventura, in tutti i campi e i sensi, è diventata «normale», è il modo in cui l’uomo agisce e realizza se stesso ed è, anche, la direzione lungo cui viene interpretata la temporalità: la storia come progresso. L’uomo ha abbattuto i muri, dice Bodei, quelli che «impedivano alla conoscenza di penetrare negli arcana naturae, gli arcana Dei e gli arcana imperii, i misteri della natura, di Dio e del potere»: e, da allora, il limite non ha fatto altro che spostarsi in avanti, trasformandosi, per definizione, in qualcosa di «provvisorio». Qualcosa che è destinato a essere superato, secondo la tesi di Bloch per cui pensare è «oltrepassare», varcare i confini.I confini però non smettono di essere. Nasciamo limitati: nel tempo, nello spazio, in un corpo e un cervello.

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Quanta miseria si cela nell’abbondanza?

sazi ok (Di Silvia Lucchetti, da “Aleteia”, 16 marzo 2016, www.aleteia.org)

Il prezzo che l’Occidente paga al culto della trinità perversa: Piacere, Ricchezza e Immagine

Claudio Risé, noto psicoterapeuta e psicoanalista, con il libro “Sazi da morire. Malattie dell’abbondanza e necessità della fatica” (San Paolo Edizioni) offre una lettura critica e rigorosa della crisi di valori in cui si dibatte l’Occidente che rischia di intrappolare l’uomo “moderno” in un vicolo cieco da cui non è scontata la possibilità di uscita. Questo rischio è tanto più pernicioso in assenza della chiara consapevolezza che la triade “Piacere, Ricchezza e Immagine” rappresenta la trinità di questo nuovo millennio venerata dagli uomini occidentali «chiusi in un ego ipertrofico e disperato, dove non si vede più realmente l’altro, non si trasmette più nulla» se non la cultura dell’eccesso.
Per imboccare la via della salvezza dall’oscena assurdità dell’eccesso in cui siamo irretiti, l’unica strada è quella di riscoprire il valore del limite, la ricchezza educativa delle necessità, del prendere atto della realtà, “nella sua verità e meraviglia”.

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Le malattie del troppo e l’unica cura

sazi ok (Di Claudio Risé, da “L’Ordine”, Inserto culturale de “La provincia di Como”, 20 marzo 2016, www.laprovinciadicomo.it)

Oggi l’emergenza sono le “malattie non comunicabili” dovute all’ansia di accumulare ricchezza e agli stili di vita sbagliati. Attenti a criticare quei giovani che scelgono di lavorare poco e di non possedere nulla: è solo così che si torna ad essere liberi e a capire che cosa è davvero importante nella vita

Diventiamo, sembra, sempre più ricchi. Nel mondo, tra una crisi e l’altra, il reddito medio aumen­ta. Anche se lentamente (oggi lo si vede meglio di qualche anno fa), e malgrado le diseguaglianze (non solo economiche) aumenti­no ancora di più. Ancora più ve­locemente, però, aumentano le malattie che accompagnano le nuove abbondanze e gli usi che ne facciamo.
Questi disturbi, ormai molto più diffusi e mortali dell’Aids e di tutte le altre malattie infettive messe insieme, oggi cominciano a preoccupare i diversi Istituti Nazionali di Sanità e l’Organiz­zazione Mondiale per la Sanità (Oms, l’agenzia Onu per la salu­te).

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La fatica ci aiuta a vivere meglio

51Uc6Y0rU6L._SX315_BO1,204,203,200_(Francesco Belletti intervista Claudio Risé sul suo nuovo libro “Sazi da morire” per “Famiglia cristiana”, n. 12, 20 marzo 2016, www.famigliacristiana.it)

Siamo “malati di abbondanza”, non dobbiamo impegnarci per ottenere quello che vogliamo. Lo psicoterapeuta denuncia la pigrizia della nostra società: “Bisogna riscoprire il senso del limite. E ritrovare Dio”.

Eliminare la fatica dalla vita quotidiana sembra l’obiettivo principale dell’uomo contemporaneo. Da questa osservazione nasce l’ultimo libro di Claudio Risé, Sazi da morire (San Paolo Edizioni).

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«Vi spiego perché la società vuole cancellare i papà»

51Uc6Y0rU6L._SX315_BO1,204,203,200_ (Intervista a Claudio Risé, di Francesco Borgonovo, da “Libero”, 16 marzo 2016, www.liberoquotidiano.it)

Claudio Risé è uno dei più stimati psicoterapeuti italiani (tradotto nei vari continenti), e non ha timore di esprimere posizioni forti. Lo ha fatto in bestseller come Il maschio selvatico, dedicato alla figura – ormai in via di sparizione – del maschio. E lo fa di nuovo nel suo ultimo libro, Sazi da morire (edizioni San Paolo), in cui sferza la nostra civiltà faustiana, “ricca ma non felice”, “dedita al culto del troppo”. Una civiltà dei consumi ammalata di troppo benessere e bisognosa di rallentare, se non vuole costruirsi un futuro nero.

Ci avviciniamo alla festa del papà, come sta la figura del padre di questi tempi?
Nei guai, ma sempre più consapevole della necessità di un cambiamento e di un rinnovamento, recuperando le cose buone della tradizione paterna. A livello diffuso, mediatico e di sistema politico, c’è invece una crescente ignoranza della situazione che vivono le famiglie, della solitudine dell’infanzia e della giovinezza.

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La natura e il padre: Incontro con Claudio Risé

Il ruolo del padre nell’educazione dei figli e il recupero del mondo naturale.

Incontro con lo scrittore, giornalista, docente universitario e psicoterapeuta Claudio Risé, autore di “Il maschio selvatico2”, “Il padre: libertà dono”, “Il mestiere di padre”.

Teatro Padergnone • 16 marzo 2016 – ore 20.30-22.30

La serata, aperta a tutti, gratuita e senza iscrizioni, promossa dalla Biblioteca intercomunale di Vezzano, Padergnone e Terlago e dalla Biblioteca Valle di Cavedine, sarà preceduta da incontri di lettura sui testi dell’autore, organizzati dalle biblioteche della Valle dei Laghi.

Valle dei laghi

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Maschio in crisi, ce la farai

maschioselvatico(Intervista a Claudio Risé, di Fabio De Santi, da “L’Adige”, 28 gennaio 2016, www.ladige.it)

Confronto sui rapporti tra uomo e donna oggi: i due sessi sono sulla difensiva, c’è un’eccessiva razionalizzazione, ma i giovani sono più equilibrati dei loro padri

E’ possibile costruire una società diversa dove uomini e donne sono alla pari?
Direi che non solo è possibile ma a mio avviso è anche necessario, perché altrimenti si mette a rischio come sta accadendo anche nelle società occidentali, in Europa ma non solo, la continuazione della vita. Torniamo al problema cardine che è quello di rispettare la specificità di questo rapporto fra uomo e donna che non è equiparabile a quello del rapporto tra due categorie più o meno contendenti, ma di due categorie, se vogliamo definirle tali, che per la conformazione della specie umana sono chiamate a collaborare.

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Claudio Risé intervistato da Mario Ciancarella della Libreria Caffè Letterario Lucca Libri

Pubblicato su youtube il video dell’incontro con Claudio Risé:
Abitare il maschile e il femminile“, Lucca, Chiesa di San Michele Arcangelo, 30 gennaio 2016.
Claudio Risé è intervistato da Mario Ciancarella della Libreria Caffè Letterario Lucca Libri.

 

Identità maschile e femminile: l’una indispensabile all’altra

maschioselvatico(Di Giuseppe Brienza, da “Il Corriere del Sud”, 19 ottobre 2015, www.corrieredelsud.it)

Mi chiedo se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza perché non sa più confrontarsi con essa». Queste ferme parole di Papa Francesco, pronunciate nell’udienza pubblica di mercoledì 15 aprile 2015, incoraggiano a non farsi intimidire dalla «colonizzazione ideologica» che i fautori della teoria del gender stanno tentando in Italia e in tutto il mondo occidentale.
«Abolire la differenza tra il maschile e il femminile – ha commentato in proposito il direttore della rivista mensile “Studi Cattolici” – auspicando una sorta di neutralità sessuale è una guida all’infelicità, oltre che un’aberrante contorsione mentale. È bene attrezzarsi culturalmente per non farsi intimidire da questa pervasiva campagna d’opinione» (Cesare Cavalleri, Consiglio per chi parla di gender: imparate dall’uomo selvatico, in Avvenire, 22 aprile 2015).
Un ottimo sussidio bibliografico da quest’ultimo punto di vista è “Il maschio selvatico/2” (Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2015, pp. 288, euro 14,50), nuovissima edizione, aggiornata e ampliata, di un libro di grande successo pubblicato nella sua prima ed originaria versione, ben ventidue anni fa, dallo psicologoe psicoterapeuta Claudio Risé.

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Ritrovare l’anima

curare(Di Massimiliano Marano, da C & D, Città e Dintorni, n. 116, Brescia maggio-agosto 2015)

Sul Saggio di Claudio Risé e Paolo Ferliga, Curare l’anima. Psicologia dell’educazione, Editrice La Scuola, 2015

Ritrovare e curare la propria anima per preservare l’esistenza di un’autentica e armonica umanità nelle generazioni future: in questo modo si potrebbe forse riassumere l’imperativo morale cui cerca di rispondere il saggio di Claudio Risé e Paolo Ferliga, Curare l’anima. Psicologia dell’educazione, Brescia, La Scuola, 2015.
Con una perfetta circolarità, il percorso che Ferliga e Risé affrontano nel loro saggio di psicologia dell’educazione parte dalla scoperta dell’‘anima’ nel mondo dell’antica Grecia fino a giungere all’individuazione di un’urgenza, propria della civiltà contemporanea, di riscoprire e di ristabilire una relazione con essa.
Attraverso un’accurata e puntuale analisi di alcuni momenti della cultura occidentale, gli autori risalgono al momento aurorale in cui, per la prima volta, in essa affiora la dimensione umana dell’anima, intesa quale costante simbolico-archetipica che, quasi come un’invariante genetica, accompagna sin dalle origini l’uomo occidentale nella costruzione della propria identità personale, stabilendo inoltre una sorta di continuità psichica tra le diverse generazioni.

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