Pensieri e passioni – info

Informiamo i gentili lettori del Diario di bordo che la collaborazione di Claudio Risé con “Il Mattino di Napoli” è terminata il 1 marzo 2013.

La Redazione

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Quei bambini in rivolta contro i rumori

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 25 febbraio 2013, www.ilmattino.it

È un popolo silenzioso, che vive con noi, ma di rado ci parla, e poco ci ascolta. Sono i nostri bambini autistici. Uno su cento è così, ma il loro numero è in aumento: in Occidente raddoppia ogni sei anni. Anche perché lo “spettro autistico”, il campo di questi disturbi, si allarga sempre di più.
In generale, gli autistici sono quelli che non giocano il nostro gioco. Nel mondo della “comunicazione” e delle chiacchiere, loro tacciono. E sono loro a decidere cosa ascoltare, cosa guardare. In un mondo sempre più uguale e uniforme, sono i diversi per eccellenza.
Il loro codice genetico è soggetto a cambiamenti assenti nelle altre persone. Le loro aree cerebrali presentano diversità da quelle degli altri, ed anche molto variate da loro. Sono un vero rompicapo per la scienza, perché la diagnosi di cosa non va è in loro molto diversa da persona a persona. E’ certo però che sono nella stragrande maggioranza maschi: 8 a 1.
Non facili da trattare, come racconta ora Gianluca Nicoletti, nel libro dove descrive la sua tenera e competente esperienza di padre di un bimbo autistico (Una notte ho sognato che parlavi). Leggi il resto dell’articolo

La crisi del padre e l’indebolimento del matrimonio

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 18 febbraio 2013, www.ilmattino.it

L’estinzione dei padri è ormai nei nostri media un genere comico di successo. Non così altrove: «Dobbiamo fare di più per incoraggiare la paternità. Ciò che fa di te un uomo non è la capacità di generare un figlio. È il coraggio di crescerlo. Famiglie forti creano comunità forti». Quindi uno Stato forte. Chi l’ha detto? Benedetto XVI prima di dimettersi? Un conservatore impenitente?
Il presidente degli Stati Uniti, Obama, nel primo discorso sullo “Stato dell’Unione” dopo la rielezione.
Sono ora disponibili le prime reazioni della galassia di associazioni e istituzioni che si occupano negli USA di paternità, famiglia e educazione. Tutte piuttosto soddisfatte di come l’icona mondiale dell’opinione democratica abbia insistito sul ruolo centrale che il padre occupa in ogni strategia di rafforzamento dello Stato e ricordato come il suo indebolimento sia stato invece determinante nel rendere più fragile l’America. Leggi il resto dell’articolo

Maschi e femmine a scuola

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 11 febbraio 2013, www.ilmattino.it

Genitori, insegnanti, opinionisti, tutti in Italia e altrove sono preoccupati per i ragazzi. Vanno male a scuola, non stanno attenti, sono scarsamente interessati a quasi tutto. Insomma un disastro. E’ tutto (New York Times compreso) un chiedersi come mai questo accade, e un accettare scommesse sulla prossima estinzione del maschio. Qual è dunque la realtà?
Cominciamo col dire che è tutto vero: i maschi (e non solo i ragazzi), sono in un mare di guai. Quali le cause, per i più giovani?
Cominciamo dalla scuola, dove la questione è ben visibile, con le ragazzine studiosette e i maschi disperati. Come mai? Beh, l’attuale impostazione didattica, preoccupata dall’eguaglianza, ha dimenticato che i maschi e le femmine, dai 13 anni ai 18, sono completamente diversi. Per esempio (non è cosa da poco) le ragazzine sono già quasi perfettamente a posto con lo sviluppo. Mentre i maschi stanno appena cominciando a capire come sopravvivere ai bombardamenti ormonali che da lì alla maggiore età assorbiranno gran parte delle loro energie e della loro attenzione, anche se cercheranno di non farlo capire. Leggi il resto dell’articolo

Come uscire dalla solitudine

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 4 febbraio 2013, www.ilmattino.it

La sofferenza più diffusa oggi? La solitudine. Un disagio che ne crea molti altri, anche gravi. Spesso comincia presto, anche prima di nascere, dalla faticosa ricerca di uno scambio armonico tra madre e figlio.
Oggi i bambini affetti da disturbi della comunicazione (dalle dislessie all’autismo), sono sempre più numerosi. Sono, o si sono sentiti, soli. Sono bimbi sensibili, e il loro disturbo è la metafora della malattia del tempo: solitudine e difficoltà a comunicare ciò che si sente.
Le cronache lo ricordano in continuazione: dalle vite difficili di molte star, a quella perdute delle cronache quotidiane di giovani o vecchi trovati abbandonati in fondo a un cortile, o in un appartamento chiuso. O il professionista famoso che si tira un colpo nel suo super studio, in pieno centro.
La solitudine è la grande sfida con la quale si deve confrontare l’uomo oggi. Da dove nasce? Il fatto è che l’uomo è un essere sociale, vive e si sviluppa comunicando con gli altri. Per comunicare, però, ha bisogno di appartenere a qualcosa in cui si possa riconoscere. Un territorio, una comunità, un gruppo. E una famiglia. Nel giro di pochi decenni molte di queste cose si sono squagliate, o quasi. I territori sono esplosi sotto sviluppi enormi, o si sono svuotati per l’abbandono dei loro tradizionali abitanti. Leggi il resto dell’articolo

Le App. dell’oblio

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 28 gennaio 2013, www.ilmattino.it

Non possiamo ricordare tutto. Anche la capacità di conservare ciò che non può essere dimenticato, si rafforza cancellando ricordi inutili. Dimenticare però fu impossibile da Internet in poi. Da allora la registrazione dei particolari anche secondari o sciocchi della vita di tutti si trasformò in una delle maggiori attività della rete. All’inizio fu bello; ma dopo l’euforia di ritrovare sempre le proprie immagini e storie cominciò il panico.
Integerrime docenti universitarie si trovarono improvvisamente senza lavoro per via di vecchie foto che le ritraevano un po’ troppo scollate e allegramente brindanti. Manager impeccabili si rivelarono amici di personaggi discutibili, segnando la fine della loro carriera.
I messaggi dei social network cominciarono ad essere seguiti da avvocati divorzisti in cerca di prove imbarazzanti, con conseguenze disastrose nella vita di chi li aveva mandati. Fidanzati e mariti cominciarono a cercare su siti erotici tracce fotografiche delle loro amate (a volte trovandole). Leggi il resto dell’articolo

Psicologia delle tribù. Danni e vantaggi

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 21 gennaio 2013, www.ilmattino.it

“L’Italia è un insieme di tribù”, ha dichiarato il Presidente del Consiglio Mario Monti. A dirlo è una persona che da più di un anno governa il Paese, ed ha ottimi elementi per parlarne. Che significa, però, in concreto, che l’Italia è un “insieme di tribù”? E siamo sicuri che sia davvero un guaio?
Dieci anni fa fece scalpore il testo “Il tempo delle tribù”, dove il sociologo francese Michel Maffesoli sosteneva che proprio da loro nasceva la vitalità psicologica dei tempi postmoderni.
Le tribù, i clan, le corporazioni, gli interessi locali e particolari esprimono storie e psicologie differenti, tra le quali mediare. Però portano anche alla luce punti di vista, interessi, risorse che non verrebbero notati se non rappresentati nella scena politica.
L’Italia, contro 150 anni di Stato unitario, ha una storia più antica nella quale è stata presente nel mondo proprio con le sue vitalissime tribù: le città marinare, quelle mercantili, le corporazioni artigianali, le sue associazioni bancarie, e molte altre. Serve una sintesi tra questa storia italiana “tribale”, e lo Stato moderno presente sulla scena globale. Leggi il resto dell’articolo

Stato e vita privata. Una convivenza difficile

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 14 gennaio 2013, www.ilmattino.it

Quando lo Stato fatica a tenere i conti a posto, mette il naso nella vita privata dei sudditi, cercando nuovi spazi al proprio potere, e nuove categorie e tipi di “sudditi” da fidelizzare con apposite norme. Il filosofo Michel Foucault la chiamava “biopolitica”: quella che investiga e regola sessualità, natalità, stili di vita, alla ricerca di elettori e potere. Servono però precauzioni. Spesso, infatti, lo Stato o i suoi organi sanno poco di queste materie, estranee alle loro mansioni.
Il rischio è quello di seguire le indicazioni di consiglieri politici più interessati alla propria influenza personale che ad ascoltare ciò che pensa la gente. Si suscitano così reazioni scomposte, che disturbano la tranquillità e la vita privata delle stesse categorie che si pretendono di proteggere. E’ quanto sta accadendo in Francia a proposito della legge sul matrimonio omosessuale.
A quante persone serve questa legge? Agli omosessuali, che parteciperanno alla manifestazione anti matrimonio di Parigi con una loro associazione Plus gay sans le mariage (più contenti senza il matrimonio), non è certo che interessi molto. Sul milione di Pacs (Patto di solidarietà sociale), censiti nel 2010, le coppie omosessuali rappresentavano solo il 6%. Poiché però gli omosessuali sono molto di più (sembra il 6% della popolazione), forse non sono interessati al matrimonio. Leggi il resto dell’articolo

Il perdono

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 7 gennaio 2013, www.ilmattino.it

A inizio d’anno, e con la crisi, meglio pensare a come economizzare non solo il denaro, ma anche le energie. Che vanno usate bene e sfruttate fino in fondo. Attenzione quindi a non sviluppare troppe energie negative, rabbia e risentimento, perché tolgono risorse alle spinte positive, come gioia e voglia di fare.
L’Università di San Diego, California, ha recentemente riproposto per questo scopo un vecchio rimedio: il perdono. La cui pratica sistematica ci risparmierebbe molti guai.
Che perdonare faccia bene, filosofia, religioni, e scienze educative l’hanno sempre saputo, e a loro modo spiegato. La psicoterapia però non ha finora granché potuto servirsi di tutta questa saggezza perché la persona che chiede di essere curata si sente più o meno “alla frutta”, ed è poco disponibile a discorsi complessi e moraleggianti. Vuole stare meglio, ed è poco disponibile a donare o perdonare niente e nessuno.
Non è un atteggiamento aperto e lungimirante, quello della persona sofferente psichicamente, ma ha l’attenuante dello stato di necessità: se non hai nulla (o così credi) non puoi neppure donare granché. Leggi il resto dell’articolo

Viviamo senza paura le sfide del domani

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 31 dicembre 2012, www.ilmattino.it

Stasera il mondo entrerà nel 2013 con prudente cautela. Il passaggio di San Silvestro ha due facce: l’anno che finisce, e quello che comincia. A volte, l’attenzione è sul festeggiamento della fine, a volte sul benvenuto a ciò che inizia. Questa volta, non c’è dubbio che è il secondo che interessi di più: dall’Italia, con le sue elezioni; agli Usa, col brivido del «precipizio fiscale»; al mondo, ansioso di uscire dalla crisi.
Quanto al vecchio anno, un sospiro di sollievo lo saluterà. E il nuovo? Più che un anno che comincia, sembra un quiz da decifrare. Per iniziarlo bene però, non bisogna «isolare» San Silvestro dal periodo che lo ha preceduto, e da quello che lo seguirà fino all’Epifania, con la sua Comare secca da bruciare.
Tutto il periodo che segue al Natale (ne abbiamo parlato una settimana fa) rappresenta infatti una svolta nel ciclo del tempo, nella natura e nella psiche individuale e collettiva. È il Bambino la vera nascita del nuovo, dentro e fuori di noi, che si svilupperà durante l’anno (e anche nei successivi).
A Capodanno, in realtà, c’è in giro ancora molta vecchia mercanzia, dal vecchio pianeta Saturno, ai diavoli o gli spiriti, come sanno bene i napoletani che li cacciano con i botti. Fino appunto all’aspetto del femminile «vecchio», i cui doni più o meno secchi segneranno all’Epifania la fine del ciclo vegetativo precedente e l’inizio del nuovo. Leggi il resto dell’articolo

Natale, mai come oggi è atteso il Bambino

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 24 dicembre 2012, www.ilmattino.it

Per una volta si sente il bisogno che il Babbo (Natale) si faccia da parte e ci lasci contemplare in silenzio il figlio, il bambino Gesù. Anche chi scrive, da sempre convinto della insostituibile funzione del padre, in questo caso sente (anche nelle testimonianze di chi soffre, e chiede cure), il bisogno del figlio, della presenza nuova e misteriosa che arriva nella notte, dall’inconscio, ed inaugura un tempo diverso da quello precedente.
Mai il bambino Gesù è stato più atteso di oggi. Mai come oggi è stato quindi facile cogliere l’aspetto simbolico di questa immagine, la forza dinamica che essa contiene e che ci trasmette con la sua apparizione.
Il bambino è il nuovo: la nuova vita, il nuovo modo di essere, ciò che comincia ora. È il rinnovamento: una necessità psicologica e biologica fortissima, costante nell’essere umano, in cui si ripresenta ciclicamente.
Per questo l’arrivo del Fanciullo Divino (archetipo antichissimo) è così amato, e sempre atteso, pur nel frastuono degli auguri, dei regali, dei gesti: è colui che porta il tempo nuovo. Leggi il resto dell’articolo

La fine del mondo per ricominciare

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 17 dicembre 2012, www.ilmattino.it

Milioni di persone, nei vari continenti, sono convinte che il mondo stia per finire. Preoccupati dalle manifestazioni di panico, dagli spostamenti di masse in cerca di rifugi ed altre manifestazioni imprevedibili, alcuni governi hanno diffuso comunicati ufficiali spiegando perché il mondo non finirà. Così ha fatto anche la NASA, agenzia spaziale americana, assicurando che nel cosmo tutto è tranquillo.
Cosa significano, però, queste periodiche e collettive convinzioni che tutto finisca?
Nel mondo prendono forma ciclicamente movimenti più o meno estesi, impegnati a diffondere l’attesa della fine. Qualcuno ne profitta per guadagnarci denaro o potere, magari come capo di una setta; ma il grosso di queste masse è in buona fede, e disinteressato. Come mai continuano a riproporsi aspettative di una fine che viene poi sempre smentita?
Le risposte sono diverse. Secondo la psicoanalisi tutti sono più o meno preoccupati della propria fine. Questi movimenti sarebbero allora un modo di condividere quest’angoscia, riferendola ad una fine collettiva. Al problema personale verrebbe insomma dato un senso più ampio, coinvolgendovi il resto del mondo. Leggi il resto dell’articolo

Inverno demografico e crisi economica

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 10 dicembre 2012, www.ilmattino.it

L’Europa, con l’Italia in buona posizione, ha in questi anni tre primati che fanno pensare: il maggior sviluppo di patologie psichiatriche; la crisi economica più persistente; il tasso di natalità più basso nel mondo, solo 1,47 figli per donna. Per avere una popolazione almeno stabile ne occorrerebbero 2,1.
Che ci sia un nesso tra questi tre primati? Se ne parla poco, ma è molto probabile. I rapporti fra sviluppo economico e demografico, e tra invecchiamento e demenza, sono noti.
Chi lavora con l’inconscio sa che la comparsa dei bambini nei sogni annuncia sempre l’arrivo di nuove energie, la possibilità di reagire alle spinte depressive, a stanchezze e pessimismo. Il perché non è poi difficile da capire: il bambino significa nuova vita, nuova forza vitale, e così è visto in tutte le culture.
In quella cristiana dove l’arrivo del bambino Gesù, attorno al solstizio d’inverno (fra poco), segna l’inizio nascosto del rinnovamento. Ma anche, ad esempio, nella cultura Maya (se ne parla oggi a proposito delle sue previsioni di “fine del mondo”), che nel momento del suo fulgore adorava un dio fanciullo e buono, Xochipilli, sostituito poi con una figura tenebrosa e crudele. Cominciarono allora a moltiplicarsi i sacrifici di bambini al dio Sole, e quella civiltà si avviò alla decadenza e alla scomparsa. Leggi il resto dell’articolo

Diciamo addio all’era dei bamboccioni

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 3 dicembre 2012, www.ilmattino.it

Cosa si aspettano i nostri (troppo pochi) giovani? Capirlo potrebbe aiutare il Paese ad uscire dallo stallo e malessere in cui si trova.
Chi, come genitori, educatori, terapeuti, è a contatto coi più giovani, può individuare con una certa chiarezza alcuni elementi comuni, presenti fra di loro e piuttosto nuovi rispetto alla generazione precedente. Uno è il rifiuto di ogni atteggiamento paternalista da parte dei “grandi”. Questi ragazzi si considerano persone, e sanno cosa ciò significa.
C’è – spesso – la consapevolezza di non sapere molte cose, e a volte la curiosità di conoscerle. Ma ancora più forte è la coscienza della propria dignità.
Dal punto di vista psicologico, la loro situazione è diversa da chi li ha preceduti 10 o vent’anni fa. Questi oscillano meno spesso tra depressione e trasgressione, i due poli degli adolescenti a cavallo del millennio. In compenso sono piuttosto stabilmente “arrabbiati”, in modo meno isterico ma più costante. Leggi il resto dell’articolo

Per essere padri non basta fare i papà

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 26 novembre 2012, www.ilmattino.it

Qualcosa cambia tra lo Stato e i padri. A Firenze, un padre separato si è rifiutato di vedere la sua bambina solo tre ore alla settimana. Non avrebbe più potuto – ha detto – metterla a letto dopo il pomeriggio e raccontarle la fiaba prima di dormire. Ciò avrebbe deluso la bimba e distrutto la sua immagine di padre. L’ex moglie l’ha denunciato. Ha rischiato tre anni di prigione per poter continuare a fare, almeno un po’, il papà. Ma il giudice, donna, l’ha assolto, come chiedeva la pm.
Dare regole più giuste alla gestione dei figli dopo la separazione servirà, speriamo, a svelenire un po’ i difficili rapporti tra uomini e donne.
L’esercito dei padri separati, tra l’altro riconosciuti ormai come componente inquietante delle “nuove povertà” (anche per la perdita della casa da cui vengono colpiti), soltanto se trattato con umanità e non partendo da posizioni ideologiche può diventare risorsa di cambiamento, e non elemento di destabilizzazione.
Per sviluppare questo nuovo clima, più capace di ascolto, dovremmo, forse, abituarci tutti a non prendere posizioni “contro” i padri o le madri, gli uomini o le donne, come se queste categorie fossero composte al loro interno da persone tutte uguali. E soprattutto come se le loro responsabilità, i loro difetti, i guai da essi procurati non fossero ampiamente condivisi tra padri e madri, uomini e donne, tutti impegnati a fare con fatica il meglio che possono, spesso tuttavia clamorosamente insufficiente a far funzionare la famiglia, crescere bene i figli, sviluppare la società. Leggi il resto dell’articolo