Privazione e resurrezione: chi non muore nemmeno vive

(Di Riccardo Paradisi, da “Tempi”, 20 luglio 2017, www.tempi.it)

Secondo Risé il destino dell’Occidente non è il trionfo della tecnica. “Noi siamo natura, solo il Selvatico si salva”.

Vita selvatica. Un libro-dialogo tra Claudio Risé e Francesco Borgonovo, esce in sincronia con l’estate, stagione evocatrice di “quelle forze profonde che spingono a un cambiamento positivo e vitale”, come le definisce Risé, dichiarando così l’intento di questo “manuale per la sopravvivenza alla modernità”.

Un discorso, quello di Risé, che muove dalla constatazione di aggirarci ancora nella terra desolata raccontata un secolo fa da Eliot. Desolata non solo sub specie ecologica ma nel senso più profondo e originario dell’esser tagliata via dalla partecipazione all’acqua di vita elargita dalla sofianica anima del mondo e dallo spirito.

A essere particolarmente investiti dall’archetipo della terra desolata, dice Risé in questo colloquio con Tempi, sono soprattutto i giovani.

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L’attacco alle differenze sessuali nasconde il sogno dell’uomo in serie

(Di Claudio Risé e Francesco Borgonovo, da “La Verità”, 29 giugno 2017)

E’ uscito “Vita selvatica“, il nuovo libro di Claudio Risé e Francesco Borgonovo edito da Lindau. Un colloquio sui mali della modernità e sulle nuove ideologie che stanno piegando l’Occidente

La riduzione di padre e madre, archetipi fondativi del maschile e del femminile, a due numeri o lettere dell’alfabeto, realizzata nella legge francese Taubira sul matrimonio omosessuale, illustra più di ogni discorso l’intenzionalità neutralizzante perseguita dai legislatori della modernità occidentale verso le forze storiche e simboliche dei due generi e la loro collaborazione nell’istituto famigliare. L’abolizione di padre e madre è diretta a trasformare la famiglia da cellula vivente della società in categoria burocratica di classificazione degli individui.

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Nell’era del Narciso la salvezza viene dalla famiglia

(Di Claudio Risé e Francesco Borgonovo, da “La Provincia”, 29 giugno 2017)

Nel saggio “Vita selvatica” lo psicanalista Claudio Risé ed il giornalista Francesco Borgonovo cercano antidoti ai veleni della modernità

Francesco Borgonovo: Da una parte il narcisismo aiuta, dall’altra fa disastri…
Claudio Risé: Francamente, dopo la primissima infanzia, fa soprattutto disastri. Anche qui, questo non accettare il tempo che passa, impegnativa categoria del maschile, è senz’altro devastante.

FB: Tu sostieni che questa cultura del narcisismo attacca ed indebolisce la famiglia.
CR: Sì, perché il narcisista vede solo se stesso. La famiglia è invece il luogo di formazione dei legami affettivi e delle relazioni: la madre, il padre, i fratelli, gli altri. Nella famiglia vengo accolto e scopro me stesso e gli altri. In questa attività di relazione e scambio si forma l’Io e la sua relazione col mondo. Tutto ciò si realizza attraverso doni. La capacità donativa, che prende forma nello scambio familiare, ha un forte costo per l’ego individuale perché contrasta l’edonismo individualistico della società dell’immagine e dei consumi, ma è molto nutriente per gli aspetti più profondamente produttivi della società.

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Vita selvatica. Manuale di sopravvivenza alla modernità – L’Indice del libro

Indice del libro “Vita selvatica. Manuale di sopravvivenza alla modernità” di Francesco Borgonovo e Claudio Risé, Lindau Edizioni

7 Introduzione, di Francesco Borgonovo

17 L’archetipo della «Terra desolata»
18 La vita e la morte nelle primavere
19 Sviluppo e distruzione
19 Gli Archetipi, l’unione degli opposti, e la necessità della distinzione
20 La ferita fallica del Re del Graal
21 L’inaridimento della terra del Re ferito
22 La folla di morti sul London Bridge
23 Il presente / futuro. Il Marinaio Fenicio
24 Il naufragio della civiltà di profitto/perdita
25 Lo stupro dell’anima occidentale
26 L’Eros come consumo e la depressione
27 L’era della sterilità
30 La sterilità e la ferita: istruzioni per l’uso
30 L’azione, e il suo scopo
31 Rifiutare la posizione giudiziaria
32 Rifiutare la posizione estetizzante e/o sentimentale
33 L’allontanamento dalla natura e la crisi dell’istinto riproduttivo
35 L’uomo della civilizzazione e l’angoscia
37 L’acqua della vita e la rinascita
38 Decapitazione del padre e secolarizzazione
40 L’acqua della dissoluzione
40 Padre, confine, limite: nascita o dissoluzione dell’Io
42 Liquefazione delle forme e necessità del limite/confine
44 L’indispensabile mondo organico
45 L’uomo tra istinto e intelligenza
47 Il reality show del totalitarismo capitalista
51 Eros è ammalato
52 Parsifal e la coppa del Graal  Leggi il resto dell’articolo

Noi soffocati tra pulsione al consumo e dittatura dei software

(Di Cesare Cavalleri, da “Avvenire”, 28 giugno 2017, www.avvenire.it)

Un’argomentazione centrale nell’illuminante dialogo tra lo psicologo junghiano Claudio Risé e il giornalista Francesco Borgonovo, intitolato Vita selvatica. Manuale di sopravvivenza alla modernità (Lindau, Torino 2017, pp. 160, euro 14,50) è a pagina 63, dove, in consonanza con gli studi di Slavoj Žižek, viene osservato che il capitalismo e la globalizzazione non sono più fondati sulla contrapposizione freudiana fra Io (il mondo della coscienza), Es (il mondo delle pulsioni) e Super-Io (il dover essere): «La società dei consumi ha per la prima volta creato un mondo in cui il Super-Io è alleato con l’Es. Pertanto, cedere alla pulsione è diventato un dovere, perché il consumo, non solo di prodotti fabbricati ma anche di comportamenti (sessualità, pornografia, stili di vita ecc.) è il motore principale dello sviluppo economico». Ciò «azzera le possibilità di crescita dell’Io, perché l’individuo non deve rinunciare a nulla, diventando così schiavo delle spinte pulsionali, variamente sollecitate».
Ottima diagnosi. In Occidente viviamo nella società del “passaggio all’atto” (acting out), della coazione alla soddisfazione immediata. In questo modo, scaricandola, «l’energia non viene mai trattenuta e trasformata, ma direttamente scaricata e persa». Peraltro, in psichiatria, il continuo ricorso all’acting out, cioè l’incapacità di contenere la pulsione, è considerato sintomo di psicosi.  Leggi il resto dell’articolo

Sterile nell’anima e nel corpo. L’Europa è una terra desolata

(Di Claudio Risé, da “Il Giornale”, 29 giugno 2017, www.ilgiornale.it)

Il poeta Eliot profetizzò le malattie dell’inconscio dovute al materialismo. Guarire si può: con una «Vita selvatica»

E’ uscito il nuovo libro di Claudio Risé con Francesco Borgonovo, Vita selvatica. Manuale di sopravvivenza alla modernità. Quello che segue è un estratto rielaborato dall’Autore. Per maggiori informazioni visita il sito dell’Editore Lindau – clicca qui.

La più efficace rappresentazione della modernità occidentale: questo è La terra desolata di Eliot per Ezra Pound. Non si tratta infatti solo di un’opera poetica. I suoi versi hanno anche un contenuto profetico; non soltanto perché descrivono i morti sul London Bridge 96 anni prima dell’attacco di venti giorni fa.
Questi morti Eliot li vede camminare sul ponte con «gli occhi fissi ai piedi». Il loro sguardo (come il nostro oggi), vola basso. In un tempo ormai di post secolarizzazione, dove tutto il mondo torna a guardare verso l’alto, l’Occidente non sa più riconoscere di essere figlio di Dio e prendersi la propria quota di divinità. Così mentre ovunque Dio è forza, visione, obiettivi, noi lo viviamo come un peso da nascondere. Mentre per gli altri è energia (distruttiva se non governata), l’Occidente, come intuì James Hillman, ha trasformato Dio in malattia. La nostra visione è attirata dal basso, dove vanno gran parte delle nostre energie.
La terra desolata, però, non riguarda solo noi oggi. È un archetipo dell’inconscio collettivo, un’immagine da sempre presente nella psiche e storia umana, che si attiva in tempi di forte cambiamento. Attraverso di essa l’inconscio collettivo spinge l’uomo a ritrovare una forza vitale perduta, a guarire malattie che corrodono la sua anima, il suo corpo e la sua vita quotidiana. Era già presente, come racconta Eliot, nell’Europa del 1200, cui si riferiscono le leggende e i miti Arturiani. Epoca di ricerca, cambiamento e fondazione di quella che fu poi per cinquecento anni la civiltà occidentale, coinvolgendo nei suoi sviluppi gran parte del mondo. Leggi il resto dell’articolo

Vita selvatica. Manuale di sopravvivenza alla modernità

E’ uscito il nuovo libro firmato da Claudio Risé e Francesco Borgonovo

Vita selvatica. Manuale di sopravvivenza alla modernità

Edizioni Lindau

Siamo nel pieno di una crisi economica, politica, morale e ambientale che pare inarrestabile. L’Occidente sembra destinato a impoverirsi e a diventare trascurabile, mentre i Paesi dell’Est e del Sud del mondo continueranno a crescere. In Europa si fanno sempre meno figli, e aumentano le malattie non comunicabili e le cosiddette «malattie del benessere». Assieme alla nostra umanità, stiamo perdendo ciò che ci caratterizza e ci rende speciali: la nostra cultura, il nostro spirito, il contatto con la natura.
Viviamo secondo quello che Eliot ha definito il principio del profitto e della perdita, governati dalle sole logiche dell’economia.
In un vivace scambio di spunti e di riflessioni, Francesco Borgonovo, giovane e brillante giornalista, e Claudio Risé, noto psicologo-analista junghiano, ci forniscono gli strumenti per comprendere i mali della contemporaneità. Muovendo dalla psicoanalisi, dalla sociologia e dalla filosofia, ma anche dal pensiero di poeti e intellettuali come Ezra Pound, Thomas Stearns Eliot e Henry David Thoreau, delineano la fisionomia di una civiltà decaduta e ci mostrano, al contempo, la via per un possibile riscatto. Se è vero che nuvole fosche hanno coperto l’orizzonte, non tutto è perduto. Possiamo ancora cambiare il corso di molte cose, e tornare, infine, «a riveder le stelle».

Per maggiori informazioni ed acquistare il libro visita la pagina dell’Editore – clicca qui.

Il disagio gay non si risolve coi processi agli psicologi

(Di Claudio Risé, da “La nuova Bussola Quotidiana”, 13 maggio 2017, www.lanuovabq.it)

Sul caso dello psicologo Giancarlo Ricci, finito sotto accusa dell’ordine per aver detto che madre e padre sono due condizioni indispensabili per la crescita di un bambino interviene nel dibattitto Claudio Risé.

Purtroppo c’è un procedimento disciplinare in corso, e per rispetto al collega e amico Gianfranco Ricci e ai responsabili dell’Ordine che lo conducono, non intendo sovrapporre valutazioni personali.
Colpisce però che alcuni psicologi abbiano preferito affrontare un tema importante e delicato come i disagi legati agli orientamenti sessuali, a colpi di denunce e procedimenti disciplinari, anzichè svilupparlo attraverso ampie, attente, informate e plurali occasioni di incontro, formazione, dibattito. Dal punto di vista psicologico (che non è certo quello politico, o giudiziario), su questioni così importanti e attuali il confronto, l’ascolto della posizione dell’altro, il lasciar lavorare dentro di sé le esperienze diverse, l’apertura agli altri sono indispensabili alla crescita personale, professionale, e scientifica.  Leggi il resto dell’articolo

Il Leviatano tecno-burocratico che porta uomo e donna alla follia

(Di Caterina Giojelli, da “Tempi”, 23 febbraio 2017, www.tempi.it)

«L’impennarsi della violenza nasce dalla crisi del rapporto col primo Altro», spiega Claudio Risé, «una crisi promossa dalle istituzioni per rafforzare il peso degli Stati occidentali»

Scriveva Claudio Risé, a proposito della famosa campagna “No alla violenza sulle donne” affidata nel 2008 a Oliviero Toscani (un bambino bruno, con sopra la testa il proprio nome, Mario, impresso su una striscia nera e sotto i piedi la scritta “carnefice”, e una bimba bionda, anche lei nuda, con sopra la testa la scritta Anna e sotto i piedi la scritta “vittima”): «Carnefici i maschi e vittime le femmine: due ruoli violenti e infelici, nelle cui gabbie questi bambini vengono chiusi fin dall’infanzia. Il loro status di carnefice e di vittima è impresso nella loro appartenenza di genere. In piena “surmodernità”, siamo ripiombati nel più cupo sessismo razzista, a stigma e stereotipie di genere che avrebbero impensierito i lombrosiani più biechi. I risultati? Nuove violenze. Trasformare tratti patologici in caratteristiche di gruppo (il razzismo fa questo) non ha mai portato pace e armonia».  Leggi il resto dell’articolo

Il giustiziere che vendica la moglie uccisa

(Di Claudio Risé, da “Il Giornale”, 02 febbraio 2017, www.ilgiornale.it)

L’odio uccide. Ma anche ti uccide. Se non riesci a liberartene, ti mangia dentro, ti paralizza, non riesci a far niente tranne coltivarlo con cura.
Diventa il tuo demone. Fino a quando lo agisci, passi all’atto (come dice la psicologia, col termine acting out, usato in tutto il mondo per descrivere questo ultimo passaggio). Che, quando la pulsione/demone è l’odio, è spesso un omicidio. Più il tuo odio ha ragioni profonde, fondate, più è difficile liberartene. Le sue «buone ragioni», in realtà ben poco ragionevoli, diventano la sua forza, e aumentano la tua debolezza. Dargli forma con un’azione diventa la tua ragione di vita, il tuo impegno quotidiano. È così che nasce la vendetta, spesso vissuta come una missione. Così è stato per Fabio Di Lello, calciatore, atleta, uomo di principi. Che sa cos’è la disciplina, ma vi rimane anche intrappolato se lascia che l’odio diventi il mister, il capo. Leggi il resto dell’articolo

La rivincita del padre contro il “pensiero unico secolarizzato”

padre(Intervista a Claudio Risé, di Federico Cenci, da “Zenit”, 5 dicembre 2016, www.zenit.org)

Università di Oxford: “Padri presenti donano equilibrio ai figli”. Lo psicoterapeuta Risé: “Ma questi dati vengono ignorati dai centri di potere, impegnati a propugnare figure genitoriali neutre”

Un padre molto presente, aiuta lo sviluppo dei figli e ne fa donne e uomini più equilibrati. Ragazzini ben seguiti, infatti, hanno il 28% di probabilità in meno di avere problemi comportamentali. È quanto emerge da una ricerca dell’Università di Oxford, che ha esaminato un campione di seimila bambini, seguiti per dieci anni.

Sulla stampa internazionale la notizia ha avuto una notevole eco. Proprio in una fase storica in cui spira forte in Occidente il vento di ideologie tese a destrutturare l’identità sessuale e a demolire l’istituto familiare, la scienza lucida a nuovo e ricolloca al vertice la figura dell’uomo quale pater familias. Siamo forse al tramonto della campagna di indebolimento del ruolo del padre, portata avanti fin dal ’68 dal “capitalismo edonista” di concerto con le “burocrazie politiche marxiste”?

ZENIT ne ha parlato con il prof. Claudio Risé, psicoterapeuta e scrittore, docente di Psicologie dell’educazione all’Università Bicocca di Milano.

Prof. Risé, finalmente viene rivalutata l’importanza del ruolo del padre?

Per la verità dati simili, anche molto dettagliati e impressionanti, erano già noti, raccolti dal Bureau of Census Usa e altre istituzioni nazionali e internazionali, e già presentati nel mio Il padre l’assente inaccettabile, la cui prima edizione italiana è del 2003, poi tradotto in gran parte del mondo. Il fatto è che questi dati non vengono finora diffusi e presi sul serio da gran parte dei centri di potere politico ed economico, impegnati invece nell’indebolimento del padre, in quanto figura potenzialmente disturbante nei confronti della proposta omologante di figure genitoriali neutre, portata avanti dal pensiero unico secolarizzato, fino a poco fa dominante nell’ultimo cinquantennio in Occidente.  Leggi il resto dell’articolo

Nudi, naturali e spirituali contro la vita moderna

(Di Claudio Risé, da “Il Giornale”, 12 giugno 2016, www.ilgiornale.it)

All’inizio del Novecento numerosi movimenti anticiparono idee e desideri degli anni Sessanta

Non basta il benessere, lo sviluppo economico. E neppure il potere. L’uomo ha bisogno anche di altro. Ideali, un’armonia non solo materiale, una visione anche trascendente: di sé, degli altri, del proprio territorio. Quando mancano, lo segnala con movimenti, inizialmente sotterranei, che annunciano grandi rivolgimenti, non sempre positivi, a volte terribili.
All’inizio del Novecento la Germania era la maggiore potenza continentale europea. Proprio allora, però, prese forma un movimento contrario a quel modello politico ed economico di esasperato sviluppo industriale e commerciale. Si chiamò: Movimento di riforma della vita (Lebensreform Bewegung), perché metteva in discussione direttamente lo stile di vita della trionfante Germania guglielmina. Che all’epoca era considerato un modello dalla maggior parte dei Paesi d’Europa. Tanto la Germania di Guglielmo II era materialista e industriale, tanto la Riforma della vita fu pacifista, ecologica e molto interessata allo spirito. E anche al corpo, in quanto portatore di forze spirituali. Il nudismo nacque allora (chiamato: cultura del corpo nudo, freikoerperkultur), coi suoi bagni di luce, e il suo motto: «Luce e sole». La nudità come verità: «Corpo nudo non mente», era un altro adagio nudista. Tra gli ispiratori della riforma c’erano figure come l’abate Kneipp, promotore di cure naturali seguite ancora oggi in cliniche e «percorsi» frequentati da chi vuole rimettersi da vite troppo stressanti e impegnative (come la clinica von Guggenberg di Bressanone, amata da Silvio Berlusconi). O il pittore simbolista Karl Diefenbach, fondatore della comune Himmelhof, vicino a Vienna.
L’ispiratore principale della Lebensreform diventò però soprattutto Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia. Una corrente scientifico-spirituale tuttora fiorente con la sua attività pedagogica (le scuole Waldorf, ormai diffuse in tutto il mondo), le sue associazioni di medici e cliniche, riconosciute in ogni Paese, i gruppi di intervento sulla terra con l’agricoltura biodinamica, anche queste oggi in pieno sviluppo, anche in Italia.

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Fonte: IlGiornale

La crisi dell’Europa nel mito di Parsifal

cope-grande-scheda(Di Claudio Risé, da “Il Giornale”, 22 aprile 2016, www.ilgiornale.it)

Nella parabola del cavaliere, i sintomi della difficile condizione del Vecchio continente, affondato dal materialismo

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo uno stralcio della nuova versione riveduta e ampliata del saggio Parsifal di Claudio Risé (Editrice La Scuola, pagg. 140, euro 14,50). Lo psicoterapeuta e scrittore narra la vicenda romanzesca di Parsifal, personaggio centrale nella cultura europea, che da sempre occupa un posto particolare nell’immaginario dell’Occidente. Ma Parsifal è anche una figura archetipica di estrema attualità per il Vecchio Continente: è, insomma, l’incarnazione dei desideri e delle contraddizioni dell’Uomo in cerca di se stesso e di un posto nel mondo.

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Malattie non trasmissibili ed isolamento consumistico

sazi okLa malattia del nuovo millennio è la bulimia. Di cibo, tecnologia, medicine e false relazioni

(Intervista a Claudio Risé, di Anna Tagliacarne, da “F”, n. 14, 6 aprile 2016, www.cairoeditore.it)

Siamo in preda a un delirio di onnipotenza che ha annullato limiti e regole. Vogliamo tutto, ci abbu amo di ogni cosa, chiusi in un mondo sempre più ristretto e incapaci di vero amore. Anche la salute è a rischio. Claudio Risé ci spiega l’inquietante legame tra le malattie non trasmissibili e il nostro “isolamento consumistico”

Chiuso in se stesso, iperconnesso, vive nel culto dell’abbondanza, dell’avere, del piacere, scivolando nella dipendenza, che non prevede sforzi, abolisce la fatica e favorisce l’iperconsumo di tutto: di cibo, di cose, di sostanze, di farmaci, di tecnologia, di esseri umani. Che diventano oggetti. È il ritratto dell’uomo moderno occidentale. In bilico tra delirio di onnipotenza e depressione. Di questo e molto altro parla Sazi da morire, l’ultimo libro dello psicoterapeuta, psicoanalista e scrittore Claudio Risé, che parte dall’osservazione dei dati riguardanti le malattie non trasmissibili, dal diabete all’ipertensione. Ne parliamo con l’autore.

Dove porta il bisogno senza freni di soddisfare ogni desiderio?
«A stare molto male dal punto di vista sico e psichico. Il limite è indispensabile allo sviluppo umano. Ci rafforziamo dandoci con ni entro i quali stare e all’interno di questi ci nutriamo sia psicologicamente sia fisicamente, allenandoci, esercitando il corpo e il pensiero. Il confronto con la necessità è fondamentale: Leonardo da Vinci la definì “misura e maestra”».

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Dalle frontiere alla bioetica: oggi il problema è il limite

sazi ok (Di Eleonora Barbieri, da “Il Giornale”, 20 marzo 2016, www.ilgiornale.it)

Per il nostro mondo superare i limiti è una virtù: da Bodei a Debray fino a Risé, così gli studiosi affrontano il dilemma di un’epoca

Si dice limite. Si dice: barriera, ostacolo. Si dice confine. O incapacità. In ogni caso, al mondo contemporaneo, occidentale, non piace. Oggi superare i limiti, «proiettarsi verso l’ignoto», non è hybris, non è un peccato che sarà punito dagli dèi: è «il maggior vanto dell’età moderna», come scrive Remo Bodei nel suo ultimo saggio (Limite, appunto, da poco pubblicato da Il Mulino, pagg. 124, euro 12).
Di più. L’avventura, in tutti i campi e i sensi, è diventata «normale», è il modo in cui l’uomo agisce e realizza se stesso ed è, anche, la direzione lungo cui viene interpretata la temporalità: la storia come progresso. L’uomo ha abbattuto i muri, dice Bodei, quelli che «impedivano alla conoscenza di penetrare negli arcana naturae, gli arcana Dei e gli arcana imperii, i misteri della natura, di Dio e del potere»: e, da allora, il limite non ha fatto altro che spostarsi in avanti, trasformandosi, per definizione, in qualcosa di «provvisorio». Qualcosa che è destinato a essere superato, secondo la tesi di Bloch per cui pensare è «oltrepassare», varcare i confini.I confini però non smettono di essere. Nasciamo limitati: nel tempo, nello spazio, in un corpo e un cervello.

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