Curare l’anima, l’emergenza dell’educazione

curare(Di Ennio Pasinetti, dal “Corriere della Sera Brescia”, 20 maggio 2015, www.corriere.it)

Nel dibattito sempre vivace sull’educazione oggi, sulla sua attualità e i suoi nodi critici, Paolo Ferliga e Claudio Risé intervengono con una scelta di campo tanto più preziosa in quanto esplicita: “Curare l’anima” (Editrice la Scuola, la presentazione domani 21 maggio alle 18 alla Libreria Paoline di Brescia, via Gabriele Rosa 57) è un titolo manifesto piuttosto che un titolo didascalia, quasi uno slogan. Esprime non solo il contenuto del libro, quanto la concezione che gli autori hanno maturato e argomentano riguardo l’educare e il suo fine.
Prendersi cura dell’anima è l’emergenza rispetto all’affastellarsi di informazioni che rischiano di confondere la capacità del singolo di decidere e orientarsi.

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Educazione alla prova degli archetipi

curare (Da “Brescia Oggi”, 18 aprile 2015, www.bresciaoggi.it)

Al centro dell’esperienza formativa, l’anima

Pubblicato dall’Editrice La Scuola, è arrivato in libreria “Curare l’anima. Psicologia dell’educazione“, un volume che nasce dal confronto tra due psicoterapeuti e scrittori – Claudio Risé e il bresciano Paolo Ferliga – su tematiche di psicologia dell’educazione. La tesi centrale è che le dinamiche che animano la relazione educativa non si risolvono sul piano della coscienza, ma sono influenzate da quelle immagini inconsce, dotate della forza trasformativa del simbolo, che Carl Gustav Jung ha chiamato archetipi. Queste immagini rivestono un ruolo fondamentale nell’organizzazione della vita psichica e nella formazione dell’identità individuale e collettiva.

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Curare l’anima. Psicologia dell’educazione (Editrice La Scuola, Brescia 2015)

curare Questo libro nasce dal confronto tra gli autori su temi di Psicologia dell’educazione, proposti agli studenti presso l’Università Bicocca di Milano tra il 2005 e il 2012. La tesi centrale è che le dinamiche che animano la relazione educativa, non si risolvono sul piano della coscienza, ma sono influenzate da quelle immagini inconsce, dotate della forza trasformativa del simbolo, che Carl Gustav Jung ha chiamato archetipi. Queste immagini rivestono un ruolo fondamentale nell’organizzazione della vita psichica e nella formazione dell’identità individuale e collettiva. Al centro di un’autentica esperienza formativa è comunque l’anima, di cui devono pertanto prendersi cura genitori, educatori, formatori e insegnanti.
In questa prospettiva simbolica gli autori confrontano teorie e pratiche psicologiche e pedagogiche con le immagini archetipiche, della filosofia greca e delle tre grandi religioni monoteistiche: Ebraismo, Cristianesimo e Islam. La filosofia greca ha definito in forma simbolica l’idea, vitale ancora oggi, dell’educazione come di un rapporto dialogico tra maestro e allievo. Le tre religioni del Libro invece mostrano un terreno comune, in particolare nell’idea di un Dio che è nello stesso tempo Creatore e Maestro. Il confronto qui svolto tra la tradizione ebraico-cristiana e quella islamica, che oltre a radicali differenze mette in luce affinità e parentele, si rivela particolarmente attuale, anche alla luce della drammatica cronaca quotidiana.
Fondato su una solida prospettiva teorica che fa riferimento alle categorie concettuali della psicologia analitica, dell’etnopsichiatria, dell’antropologia culturale, ma anche delle neuroscienze e della linguistica, e dotato di un ampio apparato critico, raccolto nel Glossario finale, questo libro si presenta come un’opera originale rispetto alla manualistica universitaria e come un accompagnamento critico, utile a chi voglia intraprendere un cammino di formazione personale o aiutare altri a compierlo.

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Donne Selvatiche, mito in crisi d’identità

(Di Claudio Risé e Moidi Paregger, da “L’Ordine”, Inserto de “La Provincia”, 8 marzo 2015)

L’istinto femminile sia liberato dalla condanna sociale

Claudio Risé, la cui fama è legata anche al cult book “Il maschio selvatico“, appena uscito in una nuova edizione, pubblica in questi giorni la versione ebook di “Donne selvatiche. Forza e mistero del femminile” (Edizioni San Paolo), scritto con la moglie Moidi Paregger, medico specializzato in omeopatia e medicina antroposofica. Ne pubblichiamo un estratto.

(clicca sull’immagine per ingrandirla)

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L’Anima potente sta ai margini. (Quella debole si mostra).

Psiche Lui: viaggio nell’Anima, di Claudio Risé e gli amici del blog

Ciao Claudio, volevo parlare con te/voi dell’”anima che abita ai margini”. Nel film di Bergman Sussurri e Grida (ad esempio), la serva Anna, colpita dal lutto e dalla morte, non viene distrutta da questo, ma diventa la guaritrice che scioglie l’angoscia. Chi è portatore di questa funzione salvifica non ottiene però un riconoscimento sociale, ma viene confermato come marginale: Anna la licenziano subito dopo. Significa che il “servizio dell’anima” è per forza una condizione di marginalità…(“Ecce Ancilla Domini”…) ? Certe sfumature preziose nelle relazioni con le persone in difficoltà con cui lavoro non hanno senso e visibilità sul piano sociale, dove invece sono privilegiate modalità più esteriori…Come se questa marginalità, mistero, silenzio, fosse malattia ed anche possibilità di guarigione, di sé e degli altri. Ma solo se tenuta a distanza dalla folla, riconoscimento, pubblicità. Che ne pensi? Ciao Rebecca
Ciao Rebecca, l’Anima che trasforma abita sempre ai margini, è dentro e non fuori. Non solo nelle persone, anche nelle cose (cavi, bottoni, strumenti) l’”anima” è quella che è dentro. Non si vede.
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