La scoperta di sé. I sentieri dell’individuazione

Il nuovo libro di Claudio Risé

La scoperta di sé
I sentieri dell’individuazione

Edizioni San Paolo, Aprile 2018

In questo libro si parla delle energie che l’essere umano può trovare dentro di sé, da sempre, per uscire dalle difficoltà, crescere e affrontarle. E dei diversi modi che nel corso dei secoli sono stati riconosciuti e messi a punto per farlo, scoprendo le risorse della propria personalità e sviluppandole in un’esistenza il più possibile felice e realizzata.
Un’impresa iniziata in Occidente più di 2500 anni fa, non da psicologi (che ancora non esistevano come tali), ma da filosofi, matematici, scienziati. I quali videro tutti, fin dall’inizio, che il benessere e lo sviluppo fisico, psichico e spirituale dell’uomo comincia dentro di sé, nel graduale riconoscimento delle proprie personali forze, energie e vocazioni. È dal riconoscersi, trovarsi e diventare chi a livello profondo già siamo che nasce la realizzazione personale, nostra e di chi ci sta intorno.
In questo libro si parla di questo percorso, che dal secolo scorso, per iniziativa soprattutto dello psicologo analista Carl Gustav Jung, è stato chiamato “processo di individuazione”. Ad animarlo, figure e immagini che prima ancora della psicologia appartengono al teatro, ai riti religiosi, alle arti, alle narrazioni mitiche o romanzesche dell’umanità. Compaiono così i temi della maschera-Persona che mostriamo agli altri, dell’Io che conduce l’intero processo, dell’Ombra in cui ricacciamo gli aspetti più inquietanti, dell’Anima che sostituisce il potere con la grazia, del Sé che ispira e conclude l’intero sviluppo.

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Il maschio d’oggi alla ricerca della virilità perduta

maschioselvatico(Di Luca Marcolivio, da “Zenit.org”, 14 maggio 2015, www.zenit.org)

Claudio Risé e padre Maurizio Botta intervengono in un dibattito all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

Le tematiche legate alla donna e alla condizione femminile sono all’ordine del giorno da decenni. Molto meno quelle maschili, salvo una certa letteratura piuttosto recente che ha fatto luce sulla crisi della virilità ed in particolare della figura paterna.
Cosa connota, dunque, la differenza maschile? Se n’è parlato stamattina a una tavola rotonda presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, a cura dell’Istituto Superiore di Studi sulla Donna. Come ha spiegato Marta Rodriguez, direttrice dell’Istituto, “non si può parlare della donna, se non si parla dell’uomo. L’uomo e la donna naufragano e si riscattano sempre insieme”.
Partendo dal tema sviluppato nel suo saggio Il maschio selvatico (la cui ultima edizione riveduta e corretta è stata recentemente edita dalla San Paolo), Claudio Risé ha spiegato come il “maschio selvatico” sia “un archetipo sempre presente nell’inconscio collettivo”, sviluppato in modo particolare da Carl Gustav Jung. Tale archetipo non è affatto avulso dagli altri ma ci vive in contatto in maniera assolutamente complementare.
Uno dei più diffusi disturbi della personalità al giorno d’oggi è, tuttavia, il “narcisismo”, laddove l’altro è vissuto soltanto come un riscontro alla “conferma del proprio valore” e come oggetto della rivendicazione di un presunto “diritto” ad essere amati.

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Educazione alla prova degli archetipi

curare (Da “Brescia Oggi”, 18 aprile 2015, www.bresciaoggi.it)

Al centro dell’esperienza formativa, l’anima

Pubblicato dall’Editrice La Scuola, è arrivato in libreria “Curare l’anima. Psicologia dell’educazione“, un volume che nasce dal confronto tra due psicoterapeuti e scrittori – Claudio Risé e il bresciano Paolo Ferliga – su tematiche di psicologia dell’educazione. La tesi centrale è che le dinamiche che animano la relazione educativa non si risolvono sul piano della coscienza, ma sono influenzate da quelle immagini inconsce, dotate della forza trasformativa del simbolo, che Carl Gustav Jung ha chiamato archetipi. Queste immagini rivestono un ruolo fondamentale nell’organizzazione della vita psichica e nella formazione dell’identità individuale e collettiva.

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Campo Maschile

invito_campo_maschile_osp-01 Progetto di ricerca-azione sull’identità maschile

di Paolo Ferliga

Intervengono Claudio Risé e Cesare Lievi

Sabato 29 marzo, ore 17.30
c/o AAB – Associazione Artisti Bresciani
Vicolo delle Stelle, 4 – Brescia

Campo maschile si propone come luogo, fisico e simbolico, di ricerca-azione sull’identità maschile e si rivolge a uomini che desiderano confrontarsi sui temi propri dell’esperienza maschile.
Sempre più spesso alcuni maschi si sentono oggi insoddisfatti, bloccati nelle scelte, inadeguati nei confronti delle donne, titubanti di fronte alla responsabilità di diventare padri, vittime di una rabbia impotente. Campo maschile si rivolge in particolare a loro, ma anche a chi, partendo da una situazione di benessere psicologico, vuole conoscere la dimensione archetipica e simbolica del maschile per riconoscerne il valore e le potenzialità, in modo da poterle declinare personalmente nella vita quotidiana e nella relazione con gli altri. La scommessa è che un confronto tra uomini, in uno spazio separato e ben definito, possa aiutare ciascuno a vivere meglio e a sentire la bellezza di appartenere al genere maschileLeggi il resto dell’articolo

L’immagine del “pater” sorgente di libertà

padreRecensione del libro di Claudio Risé “Il padre libertà dono” (Edizioni Ares, 2013), a cura de “Il Foglio”, 29 maggio 2013, www.ilfoglio.it

“Chi è il padre? E’ questa la domanda forse più ansiosamente ripetuta nella letteratura psicologica contemporanea. Ciò fornisce intanto due informazioni. La prima: se continuiamo a chiedercelo è perché molti non sanno più chi sia. La seconda: chiarirci le idee è dunque necessario, anche se non facile”. Psicoanalista di formazione junghiana, Claudio Risé alla domanda dà una risposta che può sembrare ovvia: “Serve un padre, per differenziarsi dalla madre, per accettare le ferite e riconoscerne il senso, ed esprimere il proprio Sé. Entrando così personalmente nel tempo e nella storia”.
In occidente, negli ultimi quarant’anni, l’ovvio ha cessato spesso di essere tale, e la presenza del padre è stata oscurata o cancellata del tutto. Anche l’idea della coppia gay maschile che adotta o si fa fare un figlio con l’utero in affitto comporta la cancellazione del padre, perché la differenza sessuale – come orizzonte e riferimento, all’interno della coppia genitoriale – è azzerata.
Parlamenti e media ancora in gran parte composti e gestiti da uomini hanno indotto questa deriva. “La visione antagonistica del rapporto padre-figlio espressa dal freudismo ha contribuito a far sì che il vasto movimento che ha contestato in occidente negli anni Settanta il potere politico e sociale dell’epoca venisse interpretato come una rivolta contro il padre”. Secondo Risé, “la “rivolta contro il padre” da acuta che era si è poi cronicizzata in un processo di sistematica negazione di contenuti “specifici” della paternità, ridotta a posizione di supporto alla madre, o con essa più o meno intercambiabile. Questo processo, funzionale all’organizzazione del lavoro e al potere delle burocrazie statali nazionali e internazionali (sollevate da un imbarazzante interlocutore), ha poi ugualmente travolto anche ogni contenuto (anche affettivo e riproduttivo) della stessa madre”. Leggi il resto dell’articolo

Né bisbetico né frivolo

padre (Claudio Risé, da “L’Osservatore Romano”, 19 maggio 2013, www.vatican.va)

Indagine sulla complessità della figura genitoriale maschile (dalla Premessa del volume Il padre libertà dono, Edizioni Ares, 2013)

Chi è il padre? È questa la domanda forse più ansiosamente ripetuta nella letteratura psicologica contemporanea. Ciò fornisce intanto due informazioni. La prima: se continuiamo a chiedercelo è perché molti non sanno più chi sia. La seconda: chiarirci le idee è dunque necessario, anche se non facile.
Padre, innanzitutto, è preda dei fantasmi di uomini e donne che l’hanno fatto fuori. Imprigionandolo con rappresentazioni di maniera che corrispondono ormai solo alle loro paure, o nostalgie. Per gli uni è il barbuto bisbetico il cui sguardo rimprovera dal ritratto ormai riposto in qualche cassetto; per gli altri è il frivolo papà vestito all’ultima moda e incapace di «dare norme». La realtà è più complessa, non facile da rappresentare; ma bisogna provarci.
Le opinioni su chi sia il padre già si differenziano tra Sigmund Freud e Carl Gustav Jung, all’inizio della psicoanalisi. Per Freud il padre era innanzitutto l’antagonista del figlio (simboleggiato nella vicenda mitica di Edipo) nella competizione per il possesso della madre. Sconfiggendolo, rendeva il figlio consapevole della legge e del principio di realtà.
Nell’esperienza terapeutica junghiana invece, il padre, oltre e al di là dell’«Edipo» freudiano, è un’immagine transpersonale che compare con nomi diversi fra gli archetipi dell’inconscio collettivo, centri permanenti di energia psichica. Questa presenza dell’inconscio personale e collettivo va al di là del padre personale, diventa stabile riferimento del sé del bambino, alimenta e ispira esperienze importanti per il suo equilibrio psicologico complessivo (come quelle creative, sociali, religiose). La sua attività sulla psiche umana si rivela in modo esplicito durante e dopo il processo di separazione che conclude la fusione madre-figlio, alla cui riuscita fortemente contribuisce. Leggi il resto dell’articolo

Lo Stato contro il padre, ci vuole tutti malati

padre(Recensione del libro di Claudio Risé, Il padre libertà dono, a cura di Paolo Marcon)

Fuori dal “sociologico recinto d’obbligo”. E’ lì che conduce, sempre, la lettura dei libri di Claudio Risé. Che non mirano direttamente a spiegare, definire minuziosamente, prima di tutto invitano a guardare con rispetto e curiosità alle esperienze di quella vita che origina dal padre e dalla madre, lungo tutto il suo sviluppo.

L’approccio qui adottato è multidisciplinare, non limitato al campo psicoanalitico: Il padre libertà dono (Edizioni Ares) è forse l’opera più radicale – perciò indubbiamente anti-politica –, dell’Autore.

E’ nei pressi di: libertà, salute, schiavitù , “malattia” (quest’ultimo termine, invero, adoperato con molta cautela da Risé, che nella sua riflessione cita anche orientamenti eterodossi, quali l’etnopsichiatria), che si sviluppano le argomentazioni appassionate di questo lavoro. Non si tratta, beninteso, di concetti astratti, bensì di fatti concreti, fenomeni di cui fare (facciamo) esperienza.

Libertà allora – ricorda Risé, non è un’astrazione, è la “sorgente viva dell’essere”, ciò che permette di correre l’avventura della formazione della propria identità. E’ sempre un fatto presente (o assente) in un essere umano, in un singolo essere umano. “Libertà” è un fatto personale, appassionarsi alla libertà è appassionarsi alla propria libertà, appassionarsi a Sé. Alla difesa della propria integrità/salute, dalle aggressioni esterne (mosse dagli “idoli collettivi”) e dalle pulsioni coattive interne (slegate dal principio di realtà, e finalmente dallo stesso principio di piacere), che minano la capacità di ricercare il proprio benessere. In una dimensione dinamica: perché “libertà” non è un “dato”, è un processo, un continuo “percorso di liberazione”. Leggi il resto dell’articolo

Guarigione ed effetto placebo

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 16 luglio 2012, www.ilmattino.it

Dove nasce il processo che porta alla guarigione, sia fisica che psichica?
Dagli studi e ricerche svolte lungo tutta la storia della medicina, oggi rafforzate dalle scoperte delle neuroscienze, appare molto più chiaramente il ruolo svolto dagli aspetti psicologici e sociali della cura: il sentirsi seguiti da una figura terapeutica, la fiducia in essa, la considerazione di cui il metodo di cura gode presso il gruppo sociale. È questo che la scienza moderna chiama oggi l’“effetto placebo”.
Il placebo è un insieme di fattori psicologici e sociali che può rendere efficace anche un “rimedio finto”.
Così lo chiama il neuroscienziato Fabrizio Benedetti nel suo «L’effetto placebo» recentemente premiato in Inghilterra); ma aiuta anche la medicina scientifica, oltre alle terapie alternative, nel portare i pazienti alla guarigione. Che, dopotutto, è un processo naturale.
La gran parte della malattie, fisiche e psichiche (ricordava Carl Gustav Jung, psichiatra e fondatore della psicologia analitica), tende di per sé alla guarigione; il terapeuta deve saper diagnosticare il male e aiutare il malato a superare la malattia coi rimedi appropriati. Leggi il resto dell’articolo