Privazione e resurrezione: chi non muore nemmeno vive

(Di Riccardo Paradisi, da “Tempi”, 20 luglio 2017, www.tempi.it)

Secondo Risé il destino dell’Occidente non è il trionfo della tecnica. “Noi siamo natura, solo il Selvatico si salva”.

Vita selvatica. Un libro-dialogo tra Claudio Risé e Francesco Borgonovo, esce in sincronia con l’estate, stagione evocatrice di “quelle forze profonde che spingono a un cambiamento positivo e vitale”, come le definisce Risé, dichiarando così l’intento di questo “manuale per la sopravvivenza alla modernità”.

Un discorso, quello di Risé, che muove dalla constatazione di aggirarci ancora nella terra desolata raccontata un secolo fa da Eliot. Desolata non solo sub specie ecologica ma nel senso più profondo e originario dell’esser tagliata via dalla partecipazione all’acqua di vita elargita dalla sofianica anima del mondo e dallo spirito.

A essere particolarmente investiti dall’archetipo della terra desolata, dice Risé in questo colloquio con Tempi, sono soprattutto i giovani.

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In libreria: il maschio selvatico/2

maschioselvatico (Di Andrea Chinappi, da “Il Giornale”, 23.01.2016, www.ilgiornale.it)

In libreria la versione aggiornata di un libro cult anni Novanta

Che il genio artistico di Leonardo Da Vinci sarebbe stato irripetibile era cosa certa già dal Rinascimento, ma che una sua massima si sarebbe rivelata illuminante mezzo millennio dopo non era poi così scontato.
«Il salvadego è colui che si salva»: il selvatico è colui che non deve chiedere di essere salvato.
Claudio Risé, psicanalista e studioso di grande calibro, torna in libreria con la versione aggiornata di un libro cult degli anni Novanta e che oggi risulta più attuale che mai: Il maschio selvatico 2 (San Paolo Edizioni, pagg. 280, 14,50 Euro).
Dal motto davinciano la penna di Risé fa scaturire un’analisi degli uomini «in crisi d’identità», stretti tra il politicamente corretto delle buone maniere e una confusione «di genere» che li vuole in quarantena e addestrati al consumo.
Chi è, dunque, il selvatico? Colui che ritorna, che si salva da solo e sfugge al controllo di chi pretende di «salvarlo» in cambio di una concessa schiavitù personale, familiare.
Claudio Risé offre una via d’uscita al labirinto iper-burocratizzato, incrociando le grandi narrazioni europee dal Parsifal fino a San Francesco – con i sogni di uomini in difficoltà, e «curando», attraverso le pagine del libro, gli scettici riguardo l’«homo salvadego».
Selvatici di tutto il mondo, unitevi!

Fonte: [Il Giornale]

Identità maschile e femminile: l’una indispensabile all’altra

maschioselvatico(Di Giuseppe Brienza, da “Il Corriere del Sud”, 19 ottobre 2015, www.corrieredelsud.it)

Mi chiedo se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza perché non sa più confrontarsi con essa». Queste ferme parole di Papa Francesco, pronunciate nell’udienza pubblica di mercoledì 15 aprile 2015, incoraggiano a non farsi intimidire dalla «colonizzazione ideologica» che i fautori della teoria del gender stanno tentando in Italia e in tutto il mondo occidentale.
«Abolire la differenza tra il maschile e il femminile – ha commentato in proposito il direttore della rivista mensile “Studi Cattolici” – auspicando una sorta di neutralità sessuale è una guida all’infelicità, oltre che un’aberrante contorsione mentale. È bene attrezzarsi culturalmente per non farsi intimidire da questa pervasiva campagna d’opinione» (Cesare Cavalleri, Consiglio per chi parla di gender: imparate dall’uomo selvatico, in Avvenire, 22 aprile 2015).
Un ottimo sussidio bibliografico da quest’ultimo punto di vista è “Il maschio selvatico/2” (Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2015, pp. 288, euro 14,50), nuovissima edizione, aggiornata e ampliata, di un libro di grande successo pubblicato nella sua prima ed originaria versione, ben ventidue anni fa, dallo psicologoe psicoterapeuta Claudio Risé.

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Il maschio selvatico: un cult book da leggere e rileggere

maschioselvatico(Di Giuseppe Brienza, da “Il borghese”, novembre 2015)

Perché parlare del maschile è diventato “politicamente scorretto”? Quando nel 1993 Claudio Risé pensò il suo primo Maschio selvatico, molti provarono a dissuaderlo. Ma qual è lo specifico maschile che disturba? La risposta fa riflettere: «I moderni sistemi economici e politici hanno spinto le donne nel mondo del lavoro per poterle sfruttare e pagare poco. Per indurle all’affermazione, era necessario costruire l’immagine di un uomo predatore e distruttivo, da demolire. In quest’ottica, il maschio selvatico imbarazza perché non è aggressivo e cade innamorato delle donne».

Lo psicologo e psicoterapeuta di formazione e orientamento psicoanalitico junghiano esce ora con una versione aggiornata e ampliata del suo saggio “Il maschio selvatico”, pubblicato nella sua prima edizione ben 22 anni fa’ e più volte ristampato. Il libro denuncia come nell’attuale società mediatica, sradicata e dominata dalla pseudo-cultura di massa, «all’uomo si chiede, e spesso si impone con forza, di rinunciare a essere maschio. Questo diktat è oggi all’origine di buona parte dei disturbi presenti nel mondo maschile».

Il libro costituisce quindi un potente invito a tornare al senso profondo della natura del maschio che salva, come accennato, anche dall’ideologia della “neutralità sessuale”, quel “genere”, cioè, che vorrebbe prendere il posto del sesso biologico. Risé parla a questo proposito di un vero «“character assassination” del genere maschile», e di «una vasta campagna di denigrazione tesa a distruggere credibilità e reputazione di un intero gruppo sociale». Ma, la natura, è proprio «lo scenario simbolico dell’incontro tra maschile e femminile» e, «l’amore profondo tra uomo e donna è un profondissimo evento naturale, non un prodotto culturale. Anche se la cultura lo racconta e lo arricchisce».  Leggi il resto dell’articolo

Il maschio selvatico oggi. La forza vitale dell’istinto maschile

maschioselvatico Incontro con l’Autore Claudio Risé

Venerdì 19 giugno ore 17.30

Libreria San Paolo

Via della Consolata, 1/bis

Torino

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Il maschio d’oggi alla ricerca della virilità perduta

maschioselvatico(Di Luca Marcolivio, da “Zenit.org”, 14 maggio 2015, www.zenit.org)

Claudio Risé e padre Maurizio Botta intervengono in un dibattito all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

Le tematiche legate alla donna e alla condizione femminile sono all’ordine del giorno da decenni. Molto meno quelle maschili, salvo una certa letteratura piuttosto recente che ha fatto luce sulla crisi della virilità ed in particolare della figura paterna.
Cosa connota, dunque, la differenza maschile? Se n’è parlato stamattina a una tavola rotonda presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, a cura dell’Istituto Superiore di Studi sulla Donna. Come ha spiegato Marta Rodriguez, direttrice dell’Istituto, “non si può parlare della donna, se non si parla dell’uomo. L’uomo e la donna naufragano e si riscattano sempre insieme”.
Partendo dal tema sviluppato nel suo saggio Il maschio selvatico (la cui ultima edizione riveduta e corretta è stata recentemente edita dalla San Paolo), Claudio Risé ha spiegato come il “maschio selvatico” sia “un archetipo sempre presente nell’inconscio collettivo”, sviluppato in modo particolare da Carl Gustav Jung. Tale archetipo non è affatto avulso dagli altri ma ci vive in contatto in maniera assolutamente complementare.
Uno dei più diffusi disturbi della personalità al giorno d’oggi è, tuttavia, il “narcisismo”, laddove l’altro è vissuto soltanto come un riscontro alla “conferma del proprio valore” e come oggetto della rivendicazione di un presunto “diritto” ad essere amati.

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Il vero coraggio non è sentirsi onnipotenti

(Intervista a Claudio Risé, di Gaia Giorgetti, da “F”, www.cairoeditore.it)

Una valanga minaccia la famiglia e lui, il padre perfetto, il marito protettivo, se la dà a gambe. Succede nel film Forza maggiore, che fa riflettere sulla potenza della natura, sui nostri istinti, sulle emozioni. E sul pericolo di trovarci a fianco un maschio meno forte di quanto appare. Ne parla lo psicanalista Claudio Risé.

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Consiglio per chi parla di gender: imparate dall’uomo selvatico

maschioselvatico (Di Cesare Cavalleri, da “Avvenire”, 22 aprile 2015, www.avvenire.it)

Torna, ampliato, il saggio di Claudio Risé: un invito a ritornare al senso profondo della natura che salva anche dalla presunta “neutralità sessuale”

«Mi chiedo se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza perché non sa più confrontarsi con essa». Queste ferme parole di Papa Francesco, pronunciate nell’udienza pubblica di mercoledì 15 aprile, incoraggiano a non farsi intimidire dalla «colonizzazione ideologica» (Papa Francesco) che i fautori della teoria del gender stanno tentando nel mondo.
Abolire la differenza tra il maschile e il femminile auspicando una sorta di neutralità sessuale è una guida all’infelicità, oltre che un’aberrante contorsione mentale.
È bene attrezzarsi culturalmente per non farsi intimidire da questa pervasiva campagna d’opinione, e un ottimo sussidio bibliografico è Il maschio selvatico/2, di Claudio Risé (San Paolo, pp. 288, euro 14,50) nuovissima edizione, aggiornata e ampliata, di un libro di grande successo fin dal suo primo apparire, ventidue anni fa.  Leggi il resto dell’articolo

Potremo davvero fare a meno dei maschi?

maschioselvatico (Intervista a Claudio Risé, di Candida Morvillo, da “Io donna”, magazine femminile del “Corriere della Sera”, 11 aprile 2015, www.iodonna.it)

La propaganda sulla maternità senza padri spinta dagli interessi delle società di ingegneria genetica. Le donne nel mondo del lavoro imposte dai moderni sistemi economici e politici per poterle sfruttare (e pagare poco). L’annullamento delle differenze di genere per ingabbiare le identità.
Nella riedizione di un libro cult il pensiero controcorrente dello psicoterapeuta Claudio Risé si arricchisce di nuovi spunti di riflessione. In difesa di un tipo che imbarazza e inquieta: perché non è aggressivo e si innamora sul serio.

Il futuro è delle donne, più intelligenti, più sensibili, multitasking. Quante volte avete sentito questi refrain? Lo psicoterapeuta Claudio Risé parla di «character assassination del genere maschile». E di «una vasta campagna di denigrazione tesa a distruggere credibilità e reputazione di un intero gruppo sociale ». Come è potuto accadere? E come se ne esce? Lo specialista lo spiega in Il maschio selvatico 2 (Edizioni San Paolo), un saggio rieditato e aggiornato che da 23 anni è un cult book e che, ora che il delitto è sotto gli occhi di tutti, pone nuove domande e offre nuove risposte. Di seguito, cinque spunti. Leggi il resto dell’articolo

Il Lupo e il Contadino. E il maschio selvatico

maschioselvaticoIntervista a Claudio Risé

Autore de Il maschio selvatico/2. La forza vitale dell’istinto maschile

(Edizioni San Paolo)

da “Il Lupo e il Contadino – Radio Hirundo

ASCOLTA LA PUNTATA DEL 31 MARZO 2015

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Il ritorno del maschio “selvatico”?

maschioselvaticoGianluca Nicoletti intervista Claudio Risé,

Autore de Il maschio selvatico/2. La forza vitale dell’istinto maschile (Edizioni San Paolo)

da “Melog cronache meridiane

ASCOLTA LA PUNTATA DEL 25 MARZO 2015

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Passa dalla selva il cammino della salvezza. Per lui e per lei.

maschioselvatico(Intervista a Claudio Risé, di Lorenzo Bertocchi, da “La Croce Quotidiano”, 24 marzo 2015, www.lacrocequotidiano.it)

Esce dopo vent’anni il sequel de “Il maschio selvatico”, il fortunato libro di Claudio Risé comparso negli anni ’90. Un aggiornamento, una revisione, un punto della questione, una conferma: l’uomo odierno «ha urgente bisogno di ritrovare il Selvadego che, diceva Leonardo, è “colui che si salva”»

Negli anni ’90 comprai un libro dal titolo straordinario. Era la scoperta che c’era ancora spazio per il maschio selvatico, fuori dai luoghi comuni e dalle “buone maniere”, dentro alla selva della mascolinità più autentica. Liberatorio. Una sensazione simile la provai con il “Braveheart” di Mel Gibson.
E così mi trovai a benedire le serate passate in garage a truccare il motorino, certe “scaramucce” in cortile, e la vecchia colonna sonora di Rocky IV (Ti spiezzo in due).
Costanza Miriano può prendere nota: il ritorno dei “maschi che amano la selva” è la vera soluzione per le donne che vogliono essere sottomesse. Per provare di capire abbiamo fatto qualche domanda a Claudio Risé, psicoterapeuta e psicoanalista, che in questi giorni è uscito in libreria con la versione riveduta e ampliata di quel cult book anni ’90.

Dottor Risé, Maschio selvatico/2. E’ un sequel come al cinema, o c’è altro?
Mi va bene anche l’idea del sequel. Tipo Vent’anni dopo (libro e film) ambientato da Alexandre Dumas vent’anni dopo I Tre moschettieri. Anche il Selvatico/2 viene vent’anni dopo l’altro. Tutti poi sono (tra l’altro) dei libri d’avventura maschili. Vengono utilizzati anche come manuali d’iniziazione alla maschilità, grazie a molte cose politicamente scorrettissime: avventura, lealtà, fede, coraggio, divertimento. Il maschio occidentale ha bisogno di avventure “buone”, che abbiano a che fare con la sua storia profonda e i suoi ideali. Anche per non ridursi a cercare di uscire da cinismo e noia arruolandosi nell’ISIS (nel Selvatico 2 si parla anche di questo), come fanno tanti disperati nel tentativo di liberarsi dal nichilismo post modern.
I moschettieri, già allora accusati di essere fuori moda, rischiano in quei libri di essere fatti fuori in ogni momento, un po’ come capita agli uomini oggi, accettati solo se si travestono da soft men, maschi dolci, pentiti di tutto, al rimorchio di ogni moda e convenzione. Oggi, il maschio occidentale è fisicamente e psicologicamente perduto, se con un guizzo di fantasia non fa come i monaci medievali, ritrovando la strada della selva e del Padre che ha creato la selva e anche l’uomo. Fa fatica a riprodursi, è afflitto (come del resto le sue compagne) dall’impennata delle malattie mentali, passa da zero autostima a momentanee esaltazioni, che poi finiscono negli abissi. Ha urgente bisogno di ritrovare il Selvadego, che, come diceva Leonardo da Vinci “è colui che si salva”.  Leggi il resto dell’articolo

Maschio selvatico

maschioselvatico (Costanza Miriano legge “Il maschio selvatico/2. La forza vitale dell’istinto maschile“, tratto da “Il blog di Costanza Miriano”, 18 marzo 2015, www.costanzamiriano.com)

Posso orgogliosamente affermare di avere fatto inorridire moltissime mamme sulla spiaggia, al parco, in piscina, perché i miei figli hanno girato sempre armati, almeno da quando sono stati in grado di tenere in mano oggetti. “Il sonaglietto tienitelo tu, dammi la spada” deve essere stata una delle prime frasi di senso compiuto che hanno pronunciato. E siccome i poliziotti americani sono dotati di moltissime qualità ma di pochissimo senso dell’umorismo, Bernardo quando aveva tre anni a New York fu bloccato e perquisito a causa della spada di plastica che teneva perennemente infilata nei suoi calzoncini a quadretti, con la punta che lambiva le scarpe tonde da gnomo. Schiere di mamme, poi, hanno malvolentieri permesso ai loro figli di giocare a soldatini con i miei, sempre specificando che quella era comunque una missione di pace, come si affrettavano a chiedermi. No, no, giocano alla guerra, rispondevo con una certa con soddisfazione.

E sì, hanno avuto anche i videogiochi violenti, centellinati non perché fossero violenti ma perché videogiochi, e dopo il limite orario suggerivo sempre una bella giocata alla lotta tra fratelli, perché i maschi lo devono fare, e la mamma deve avere il coraggio di starsene da parte, finché i lacerocontusi sono consenzienti. Quando uno ha avuto un momento di crescita un po’ destabilizzante un amico lo ha portato a sparare, un altro a spaccare la legna in campagna, e a rimettere in sesto una vecchia moto tutta arrugginita. L’effetto terapeutico è stato rapido ed evidente.

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Crescere senza padri, la crisi del maschio

(Di Claudio Risé, da “L’Ordine”, Inserto de “La Provincia”, 15 marzo 2015)

L’uomo (non solo il maschio) non “è”, ma “diventa”. Per questo la trasmissione “di genere” è così importante.

E’ appena uscito per le Edizioni San Paolo “Il maschio selvatico/2. La forza vitale dell’istinto maschile“, di cui pubblichiamo uno stralcio dedicato alla paternità.
In questo libro Claudio Risé afferma l’urgenza di ridare centralità alla dimensione selvatica del maschio. Proprio il contatto con la natura può salvare l’uomo, fisicamente e spiritualmente. Senza chiedere aiuto a Stati, burocrazie, enti, ma assumendosi la responsabilità della propria vita.

(clicca sull’immagine per ingrandirla)

maschiselvatici

Il Maschio Selvatico/2. Un fuorilegge salverà la civiltà

maschioselvatico(Di Caterina Giojelli, da “Tempi”, 15 marzo 2015, www.tempi.it)

La natura feconda del maschio selvatico si ribella alla sterile burocrazia. Smaschera le menzogne dei nuovi diritti e riafferma la sacralità della vita

È una piccola vicenda ordinaria quella raccontata nel 1952 da John Fante in Full of Life, e c’è davvero tutto: «Era una casa grande perché eravamo gente con progetti grandiosi. Il primo era già lì, una sporgenza all’altezza del suo punto vita, una cosa dai movimenti sinuosi, striscianti e contorti come un groviglio di serpi. Nelle tranquille ore prima di mezzanotte appoggiavo il mio orecchio su quella zona e sentivo un gocciolio come da una sorgente, dei gorgoglii, dei risucchi e degli sciabordii. Dicevo: “Si comporta proprio come il maschio della specie”». C’è tutto perché c’è John che annaspa in un brodo di impotenza e rassegnazione davanti a una improvvisamente sdegnosa e beata Joyce; John assalito dalla paura e dall’istinto di fuga davanti alla “sporgenza”, inesplorato regno abitato da un figlio in arrivo; John che non sa riparare un buco nel pavimento di legno marcio in cucina divorato dalle termiti, ma che all’improvviso «ebbi chiaro cosa dovevo fare. (…) Come le nubi che si aprivano, dopo il quietarsi della tempesta, lui mi apparve, gagliardo come la luce del sole, il più grande muratore di tutta la California, il più nobile costruttore di tutti! Papà! La mia carne e il mio sangue, il vecchio Nick Fante».

C’è tutto, perché c’è una casa piena di crepe tirata in piedi da un uomo e una donna, un viaggio per ritrovare un padre capace di riaggiustarla dalle fondamenta, un regno incontaminato governato da una presenza capace di commuovere, mettere in movimento, agitare. Alle prese con il mistero della creazione, il limite e la sua natura profonda, John sente risvegliare la propria libertà umana e vuole salvarsi, fisicamente e spiritualmente, proprio come il “salvadego” di Leonardo da Vinci. Un’impresa per veri uomini? No, per uomini veri, cioè essenzialmente alieni alle ragioni di una donna, una pancia abitata, una casa che cede, un padre con gli attrezzi giusti, essenzialmente maschi. Maschi selvatici.

La cacciata dal bosco
Trovare il proprio mondo selvatico non è come andare ai Tropici per Natale. E un maschio impegnato in questo senso non si trova su Amazon. Fernanda Pivano, parlando della beat generation, della generazione perduta, che lei fa risalire a Eliot, Hemingway e Pollock, scrive: «Dalla cibernetica alla bomba atomica, dai missili nella luna alla procreazione artificiale, i giovani d’oggi hanno subìto una serie di violenze psicologiche che tendono tutte ad annullare l’importanza dell’individuo come essere umano nella realizzazione di programma ultraterreni e ultraumani». Oggi come allora il potere per dominare ha bisogno di cancellare l’individuo nella sua struttura fondamentale, umana. Cioè naturale. Strapparlo al suo territorio d’origine per allevarlo alla scuola delle buone maniere. Ma l’uomo originario, selvatico, non è il buon selvaggio: non è buono, non è neutro. Ha una sua radicata e radicale identità di genere, è politicamente scorretto.  Leggi il resto dell’articolo