Nell’era del Narciso la salvezza viene dalla famiglia

(Di Claudio Risé e Francesco Borgonovo, da “La Provincia”, 29 giugno 2017)

Nel saggio “Vita selvatica” lo psicanalista Claudio Risé ed il giornalista Francesco Borgonovo cercano antidoti ai veleni della modernità

Francesco Borgonovo: Da una parte il narcisismo aiuta, dall’altra fa disastri…
Claudio Risé: Francamente, dopo la primissima infanzia, fa soprattutto disastri. Anche qui, questo non accettare il tempo che passa, impegnativa categoria del maschile, è senz’altro devastante.

FB: Tu sostieni che questa cultura del narcisismo attacca ed indebolisce la famiglia.
CR: Sì, perché il narcisista vede solo se stesso. La famiglia è invece il luogo di formazione dei legami affettivi e delle relazioni: la madre, il padre, i fratelli, gli altri. Nella famiglia vengo accolto e scopro me stesso e gli altri. In questa attività di relazione e scambio si forma l’Io e la sua relazione col mondo. Tutto ciò si realizza attraverso doni. La capacità donativa, che prende forma nello scambio familiare, ha un forte costo per l’ego individuale perché contrasta l’edonismo individualistico della società dell’immagine e dei consumi, ma è molto nutriente per gli aspetti più profondamente produttivi della società.

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Felicità è donarsi. Contro la cultura del narcisismo

felicitàE’ in distribuzione la nuova edizione ampliata del libro di Claudio Risé, Felicità è donarsi. Contro la cultura del narcisismo, Edizioni San Paolo, 2014

Donarsi è la sola strada per trovare
la felicità, fuori e dentro di noi.
Una cura per il narcisismo che ci circonda.

La cultura del narcisismo confonde il nostro povero ombelico (non a caso sempre più esibito dalla moda) con la cornucopia, la mitica coppa dell’abbondanza. Non è così: possiamo guardarcelo e riguardarcelo, ma non ne uscirà mai nulla, e tanto meno oro, e magici profumi.
La felicità sta da tutt’altra parte.
Per lasciarla avvicinare, dobbiamo fare esattamente il contrario: alzare lo sguardo al di sopra del nostro supercelebrato ombelico, e poi ancora più su. Dopo, una volta incontrato con lo sguardo l’altro, e dietro di lui l’intero mondo vivente, finalmente possiamo, e dobbiamo, fare il gesto: tendere la mano, offrire, offrirci. Donare e donarci.
È allora, e soltanto allora, che tutto può cambiare. Che la vita, quella vera, la straordinaria vita umana, può cominciare a fluire. Che la mitica cornucopia, la coppa dell’abbondanza e della felicità, può finalmente rovesciarsi su di noi.

Per info vai al sito delle Edizioni San Paolo

Gli uomini narcisi e l’egoismo che fa ammalare

felicita(Intervista a Claudio Risé, di Valeria Chierichetti, da “F”, N. 47, 20 novembre 2013, www.cairoeditore.it)

In una donna cercano solo conferme delle loro capacità. Per loro sarebbe perfetta una fidanzata virtuale che non li mette mai in discussione, come succede nel film Her. Perché hanno il terrore di un rapporto vero. «Alla base di tutto c’è una completa mancanza di autostima», dice lo psicoterapeuta Claudio Risé. Che ci spiega perché il narcisismo (da non confondere con la vanità) è il disturbo più diffuso del nostro tempo

Un uomo, reduce da un fallimento sentimentale, trova l’amore in una donna che non esiste: di lei conosce solo la voce, in quanto è frutto di un sistema operativo capace di rispondere alle domande che le vengono rivolte, e di interagire a sua volta. È la trama del film Her, di Spike Jonze, presentato al Festival di Roma, dove il protagonista maschile, Theodore, è interpretato da Joaquin Phoenix e la voce computerizzata è quella sensualissima di Scarlett Johansson che, appunto, resta invisibile per tutta la durata del film. Theodore s’innamora di quella voce. Ci fantastica sopra, la sogna, la desidera. Perché la voce è collaborativa, è malleabile, in pratica è tutto quello che Theodore vuole sentirsi dire e che gli altri non gli dicono.
La voce funge da doppio di Theodore, è uno specchio, sono la stessa cosa. Un elogio dolente al narcisismo portato all’estremo, dove la realtà svanisce dentro quella voce che dice sempre di sì.
Maschi infragiliti al punto da rifuggire ogni contatto realistico con le donne. Maschi narcisi. Che volontariamente si confinano in un universo abitato solo da loro, dove della donna resta il simulacro di una voce sensuale, accattivante e soprattutto disponibile. A cui si aggiunge il fenomeno di una crescente vanità maschile, un culto dell’estetica che in cifre si traduce in una spesa di 2,7 miliardi di euro per prodotti cosmetici e, superata la banalità del dopobarba, si posiziona su creme antiage o sieri contorno occhi. Gli uomini sono in preda a un narcisismo galoppante?
Lo abbiamo chiesto a Claudio Risé, psicoterapeuta, autore del saggio Felicità è donarsi. Contro la cultura del narcisismo e per la scoperta dell’altro. Leggi il resto dell’articolo