Contro il mito dell’uguaglianza il 2017 sia l’anno della diversità

(Di Claudio Risé, da “Il Giornale”, 8 gennaio 2017, www.ilgiornale.it)

I segnali: gli inglesi dicono addio all’Ue e l’America cancella la Clinton. La nostra bellezza è nella diversità

Forse il nuovo anno una cosa buona ce la porterà, magari con qualche sconquasso (tutto ha il suo prezzo). Si tratta della fine del mito dell’eguaglianza: «Siamo tutti uguali, in tutto il mondo, e vogliamo tutti le stesse cose». Con la sua altra faccia, nascosta ma non troppo: «Chi la pensa diversamente è un asociale, un individuo pericoloso». La cui moglie non ha diritto nemmeno a uno straccio di sarto (alla faccia dell’uguaglianza universale appena dichiarata: ma si è sempre saputo che i miti perfezionisti creano segregazione. Ogni Paradiso esige il suo inferno).
Non se ne poteva più. E la gente lo ha detto: gli inglesi non ne potevano più dell’Europa alla Juncker, gli americani della gommosa signora Clinton e del politically correct che impone appunto di fare finta di essere tutti uguali. Hanno perfino riscoperto, gli americani che parevano completamente bolliti, le radici del «perché no», perché siamo tutti diversi, e proprio nella nostra diversità sta la nostra bellezza. Torna l’American renaissance, roba di quasi un secolo e mezzo fa, con il pensiero libertario, senza la cui frusta ogni liberalismo rischia di diventare un manierismo. E Walt Withman: «Io non piagnucolo quel frignare sul mondo intero. Io porto il cappello come mi garba, in casa o fuori».  Leggi il resto dell’articolo