Le passioni senili di un Paese di vecchi

Claudio Risé, da “Il Mattino di Napoli” del lunedì, 19 settembre 2011, www.ilmattino.it

Fare figli, o guardarsene bene? E, casomai, come tirarli grandi?
La famiglia è oggetto di attenzioni multiple e contraddittorie. Tutte le autorità, da quelle economiche a quelle civili, raccomandano di riprodursi senza esitazioni, anche per garantirsi una pensione.
Farli, dunque, ma attenzione. Non cicciotti, perché rivelatori della tua incapacità di tenerli a dieta. Neppure violenti, perché le vittime potrebbero, anni dopo, pignorarti la casa. Come accaduto a due genitori nel Milanese.
Non farli da vecchi, perché anche in quel caso potrebbero essere dati in adozione. Tra le motivazioni addotte in una recente sentenza, infatti, figurava anche l’eventualità di “rimanere orfana”: rischio, a dire il vero, da cui l’essere umano non ha mai potuto essere esentato, e che non si vede come una diversa collocazione genitoriale potrebbe evitare.
Anche la condizione economica, naturalmente, conta: non sono mancati bambini sottratti alla potestà dei genitori, in quanto “troppo poveri”, e quindi non in grado di provvedere adeguatamente alla loro educazione. Non si sa se Giuseppe, il padre di Gesù, sarebbe sfuggito a questo filtro, forse sì, in quanto artigiano, falegname. Certamente però gran parte delle famiglie dei Santi (della chiesa cristiana, ed altre), sarebbero state scartate in quanto spesso di umilissima condizione. Senza dimenticare poi le numerose sentenze (queste una specialità tutta italiana), che obbligano i padri a provvedere ai figli in età più che adulta, anche passata la trentina, mantenendoli agli studi anche se non danno esami, e provvedendo loro anche se non accettano di lavorare. Nell’insieme, il moltiplicarsi di interventi giudiziari, sanitari, burocratici, per valutare come le funzioni di genitori vengano esercitate nei confronti dei figli e cambiare la situazione (fino appunto a togliere la patria potestà), sembrano ispirati da un’ansia grande, inquieta e generalizzata, che aumenta notevolmente la confusione in cui si trova l’istituto della famiglia. E non invita certo ad essere meno avari e calcolatori nella scelta di fare figli.
Si tratta di un’ansia a dire il vero caratteristica della situazione in cui si trova gran parte dell’Europa, ed in modo speciale l’Italia: paesi non più abituati alla riproduzione come un dato naturale, della condizione umana, ma che lo vivono piuttosto come un fatto “culturale”, da organizzare minuziosamente con norme, divieti e istruzioni per l’uso. Come accade appunto nei “Paesi di vecchi” uno scenario cui fino a poco tempo fa nessuno sembrava badare troppo, e che è diventato di colpo realtà, ed insieme uno spettro collettivo. Nei “paesi di vecchi” come mostrano certe fiabe dove di colpo spariscono tutti i bambini tranne uno, che viene fatto oggetto di cure soffocanti e insensate, nessuno sa più come fare coi piccoli perché tutti si sono dimenticati che i bambini, essenzialmente, fanno da sé, utilizzando l’istinto materno e paterno dove lo trovano, e nella misura in cui c’è.
Se l’esistenza fosse stata sempre affidata a giudici preoccupati dal fatto che i figli potrebbero “rimanere orfani”, la vita si sarebbe già estinta da un pezzo. La sopravvivenza innanzitutto, e poi lo sviluppo e l’educazione risultano da assemblaggi e intuizioni in cui è decisivo l’istinto vitale del bambino, che (quello sì) deve essere aiutato il più possibile a trovare le soluzioni opportune. Ci sono figli di ricchi, sopravvissuti perché hanno avuto il coraggio di fuggire, o ripararsi dalla balia, e figli di poveri analfabeti (molti), insigniti del Nobel.
Controllare tutto è una passione senile. Il contrario della vita.

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